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Una lingua può essere patria 29 giugno 2006

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Vita di frontiera 1 commento finora

Da qualche settimana sto facendo un corso di francese.

Vivo a cavallo tra la Francia e la Svizzera ormai da più di un anno, e parlo un francese dignitoso, che mi permette di sopravvivere tanto tra i fisici che al supermarcato o al cinema. In francese leggo pure qualche libro, facile (chessò, ho digerito bene Amelie Nothomb, Pennac – che pure avevo già letto in italiano – mi è rimasto sullo stomaco alle prime pagine). Ma faccio una fatica improba a scrivere in francese.

Per uno che ha imparato una lingua ascoltando la radio e gli amici, per imitazione e tentativi e assonanze, le parole sono solo suoni, non hanno mai assumono forma di lettere affinacate sul bianco della carta. D’accordo, i francesi sono pazzi, hanno mille accenti e strane manie nella scrittura, che è per loro un’arte codificatafino alla paranoia. Però faticare a scrivere una semplice lettera alla padrona di casa è una sensazione profondamente spiacevole; è analfabetismo di ritorno, impotenza, povertà e isolamento. Per questo mi sono messo a studiare. Scrivo lettere improbabili a interlocutori immaginari, temi sull’inquinamento, riflessioni sulla società odierna, insomma tutto il campionario di un buon studente di seconda media.

Ho letto di recente un bel libro di Marisa Feniglio (la sorella di Beppe), “Vivere altrove“, che mi sento di consigliare a chi si è dovuto allontanare da casa, per un’emigrazione probabilmente più facile di quella dei nostri nonni, ma non meno sradicante. Scrive la Fenoglio:

Quanto tempo occorre perchè una lingua diventi patria? E in essa esprimersi come si vuole, non più tradurre, ma finalmente parlare?

E ancora:

L’uomo migliore non è il tedesco o l’italiano o il turco o chicchessia, ma colui che fa dimenticare da dove viene.

Vorrei essere uno di questi uomini migliori, nei paesi in cui il pendolarismo esistenziale della mia vita mi ha portato e mi porterà.

Metereopatia ginevrina 27 giugno 2006

Inviato da Marco in : Geek attitude, Vita di frontiera aggiungi un commento

Stamattina intorno alle 7:30 il sole spledeva su Ginevra e dintorni mentre introducevo nel mio corpo una dose di caffeina adeguata ad affrontare un martedi. Pronto a lanciarmi verso il Cern con la mia splendida bici nuova, ho visto il cielo farsi grigio nel breve lasso di tempo necessario a sciaquare la tazzina, e poi venire giù il diluvio universale. Non senza una certa delusione sono andato in ufficio in macchina, maledicendo Giove pluvio e la sua residenza estiva situata inequivocabilmente nella Svizzera romanda.

La pioggia è terminata intorno alle 9:30, ed è poi andata e venuta per tutto il giorno, con un certo rincaro verso le ore serali quasi a voler confermare che non oggi era un buon giorno per pedalare. Preso da una certa rabbia per le bizze metereologiche di questo posto, ho installato sul sito un plugin per dare conto di com’è il cielo a Ginevra. Dovrebbe essere visibile sulla barra laterale. Quando sono solo il mio lato geek prende facilmente il sopravvento.

Update (19/1/2007): Bel giochino, ma apparentemente rallenta da pazzi l’accesso a queste pagine; ho deciso di disattivare ogni plugin che faccia uso di javascript per questo sito, se dunque volete sapere che tempo fa da queste parti, fatevi vivi.

Mad OS X 26 giugno 2006

Inviato da Marco in : Geek attitude aggiungi un commento

Irene è partita stamattina per una Summer School dell’OSCE dalle parti di Vienna. Ieri sera, prima di partire, ha preparato una presentazione con il suo splendido Apple Powerbook G4 12″ che le ho regalato a Natale. Le ho prestato la mia penna USB (formattata VFAT, letta senza problemi su ogni macchina Winzozz *nix a cui accedo) per salvare la presentazione, e… frrrr… (si, ha proprio fatto frrrr, il simpatico rumore del disco che frulla invano) il computer si è piantato.

Prima di saltare a conclusione azzardate, è bene che si sappia che il Powerbook di Irene gira con lo stabilissimo Mac OS X 10.4, e che si pianta in maniera fastidiosamente casuale (ma in qualche modo sistematica!) usando Microzozz Word o altre brutte applicazioni di Redmond, e tentando di disabilitare/abilitare la scheda Airport (che però funziona bene se lasciata sempre attiva). In questi casi uno spegnimento forzato è di rigore, e non sempre la macchina torna su in maniera pulita immediatamente.

Ecco una lista non esaustiva delle cose che ho cercato di fare (si può essere investiti di responsabilità di amministrazione si una macchina per molto meno che un regalo di Natale) negli ultimi mesi per sistemare questo comportamento irritante:

… il tutto corredato da un certo numero di ore di ricerca su Google, l’iscrizione a un paio di mailing list specialistiche e altre amenità simili. Ho scoperto per esempio che lookupd avrebbe un buco che lo fa suicidare silenziosamente in modo casuale, lasciando dunque il sistema pronto a morire a sua volta non appena un cliente di lookupd voglia chiedere qualche informazione (chessò, il client DNS :-) ).

Francamente, per un sistema che pretende di essere “the word most advanced operating system“, è un po’ deludente… grrr…

P.S. Scrivo questo post unicamente per sfogare la mia frustrazione. Se per caso però qualche guru di Mac OS X passasse da queste parti, ogni consiglio sarà ben accetto.