Ieri ero a Torino per visitare la mia famiglia, ma anche per partecipare alla manifestazione nazionale. Ho passato quattro ore in strada, in quello che è stato uno dei cortei più grandi e più pacifici a cui abbia mai preso parte. Non ho visto direttamente gli scontri, che sembrano essere diventati l’unico elemento di cui si parla da sabato sera in poi. Ne sono venuto a conoscenza soprattutto una volta rientrato a casa, anche perché nel tardo pomeriggio mi trovavo nella parte finale del corteo, pur essendo partito all’inizio insieme agli universitari.
La mia prima reazione è stata di forte irritazione verso il modo in cui molti media hanno raccontato la giornata. Com’è possibile che si parli quasi esclusivamente della violenza di pochi, ignorando la presenza pacifica di migliaia di persone? A chi giova una narrazione che riduce tutto a scontri e ordine pubblico, cancellando le ragioni della protesta? A caldo avevo scritto parole molto dure, nate dalla rabbia e dalla frustrazione. Non rinnego il senso di indignazione: la violenza e gli abusi da parte delle forze dell’ordine sono reali e documentati, e gli episodi di tensione come quello di sabato vengono sistematicamente strumentalizzati per delegittimare interi movimenti. Ma, a distanza di una giornata e qualche centinaio di chilometri, mi rendo conto che fermarsi a una lettura semplicistica ("sono solo pochi violenti" oppure "è tutto orchestrato, erano infiltrati" o "la questura avrebbe potuto fermarli, sanno benissimo chi sono" o persino "non ci sono più i servizi d'ordine di una volta") non basta a inquadrare ciò che è accaduto e sta accadendo.
La verità è che la tensione sociale, a Torino come altrove in Italia, è altissima. A Torino, dallo sgombero di Askatasuna in poi, il quartiere di Vanchiglia vive un clima di militarizzazione e di repressione del dissenso sempre più evidente. In questo contesto, non dovrebbe sorprendere che emergano anche reazioni più dure e conflittuali. Questo non significa giustificare la violenza, né considerarla una strada condivisibile (personalmente io sono sempre stato vicino alle forme nonviolente di mobilitazione), ma sarebbe ipocrita fingere che non esistano ragioni profonde, reali e brucianti, che alimentano il conflitto sociale. Quando la politica e le istituzioni rispondono esclusivamente con la repressione, e usano il conflitto come pretesto per adottare politiche sempre più conservatrici e autoritarie, la frattura non può che allargarsi. Come spesso accade, a pagare il prezzo sono e saranno soprattutto le persone comuni, che chiedono spazio, voce e dignità.


Giusto. Torino come laboratorio. Nel bene come nel male. Comunque che gli "eroi" non stiano tutti da una sola parte è un dubbio che sta emergendo anche sui media mainstream. E le istituzioni, per quanto possibile, dovevano cercare di impedire la risposta militare già in occasione dello sgombero. Per istituzioni intendo il nostro Comune in primis, che a Palazzo Chigi e dintorni non aspettavano altro. I movimenti avranno, in ogni caso, un bel po' da pensare, in termini di obiettivi e di strategia per conseguirli. Per quanto mi riguarda ho qualche dubbio che questa debba essere la sola via (quella che fa conto solo sui movimenti, appunto) per costruire una opposizione fattiva di sinistra.
Grazie per questo tuo contributo. Io ho solo visto le immagini del poliziotto pestato. Non ho alcuna informazioni sulle ragioni del corteo di protesta. E' gia successo tante volte che le informazioni vengano manipolate. E se vogliono sanno fare anche dei bei film di successo su fatti completamente stravolti o persino inventati. Per questo credo indispensabile che, qualora ci siano informazioni di diverso tipo, vengano esposte, prima di ogni cosa, quelle prima di tutto il resto. Io ad esempio non ho capito perchè ci sarebbe, in tutta Italia, un'alta tensione sociale. Io forse non la vedo perchè non ho informazioni.
Nelle manifestazioni, se non c’è lo scontro, molti giornalisti – o meglio, giornalacchè – sembrano non avere nulla da raccontare. Senza tensione non saprebbero come riempire quelle pagine che spesso valgono quanto carta igienica. Per la maggior parte delle persone, una buona notizia non fa notizia; ma se c’è un ferito o un morto, allora sì che diventa un titolo da prima pagina.
Basta guardare i telegiornali: ormai sembrano necrologi. E i talk show? Ring televisivi dove chi urla di più dà l’impressione di avere ragione.
Ho partecipato a diverse manifestazioni a Roma, soprattutto quelle a sostegno della Palestina. In più di un’occasione ho visto giornalisti confabulare con individui mascherati. Sembravano conoscersi bene. E questo mi fa pensare che, a volte, la “regia” degli scontri non sia poi così spontanea.
condivido tutta la mia solidarietà e la mia comprensione per il tuo sentimento di imbarazzo e di frustrazione, di fronte a un fenomeno diffuso che, giorno dopo giorno, deteriora la consistenza dei principi fondamentali sui quali siamo educati a stabilire i meccanismi delle relazioni pubbliche e della convivenza sociale.
è obbligatorio riconoscere e deprecare l'esplosione degli episodi di violenza che sistematicamente boicottano e danneggiano la generosità e l'entusiasmo di chi si impegna per manifestare con coraggio le proprie convinzioni, rivendicando il diritto alla socialità e al rispetto degli interessi di tutti, ma sconcerta ancora di più assistere al totale ribaltamento della retorica che dimentica sconsideratamente il ruolo e la responsabilità istituzionale di chi, da posizioni di controllo e di potere opera per alimentare le dinamiche specifiche che favoriscono l'insorgere di reazioni indesiderabili e fuori misura. la campagna di aggressione ai centri sociali che è stata posta in atto in questi ultimi tempi impoverisce culturalmente la nostra società ed è ben poco efficace per stabilizzare certi squilibri di molti settori urbani delle nostre grandi città, rispetto ai quali i centri svolgevano una preziosa funzione di tampone, autoalimentato dalla partecipazione spontanea del territorio.
purtroppo, temo che l'opinione pubblica maggioritaria sia, al contrario, ben meno sensibile e che determinate percezioni stiano diventando, ogni giorno di più, marginali ed ininfluenti. in particolare, sono perplesso per il modo in cui la profonda disarticolazione del sistema giuridico avanzi a passo di marcia senza trovare quasi nessun ostacolo in un'opinione pubblica fortemente distratta ed indifferente.
stiamo forse imboccando ad altissima velocità un tunnel in fondo al quale ci attendono trasformazioni profonde e irreversibili, che potrebbero un giorno far sentire noi stessi estranei e avversi alla stessa società che ci si muove intorno.
La invito a dare un'occhiata a questo articolo, che risponde alla domanda che moltissimi cittadini di Torino, anche io che ci abito vicino si pongono: perché hanno aspettato decenni prima di sgomberare il centro dei violenti anarchici?
https://torinocronaca.it/news/torino/600343/il-ricatto-di-askatasuna-ecco-perche-certa-torino-tollera-la-violenza-e-si-auto-assolve.html.
Spero non mi cancelli, adoro i suoi post!
Non cancello perché non è nel mio stile, ma non posso evitare di dire che trovo l'articolo linkato estremamente capzioso. Difficile scegliere il passaggio che mi ha irritato di più per la cattiva fede, scegli forse questo:
Cioè, la "busiarda" sarebbe stata organo delle cultura di sinistra cittadina?!? Per favore, scegliamo meglio le fonti, altrimenti parliamo di una realtà inventata.