Finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna

Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna

Albert Einstein

(Una citazione che è quasi una dichiarazione programmatica. O una scusa bella e buona per scrivere comunque qualcosa, in mancanza del tempo necessario per metterla in pratica 🙂 )

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45 Commenti

  1. Pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 20:16 | Permalink

    Non sono per niente d'accordo con questa frase. Voglio dire, ci sono cose che non sono esprimibili in termini semplici secondo me. Prendi per esempio che per noi è facile. Come spiegheresti a tua nonna a cosa serve un determinante?

    In secondo luogo, dicendo "in grado di spiegarlo" e non "in grado di farlo capire" si lascia troppo margine 🙂
    Se la nonna di Einstein fosse andata ad uno dei suoi corsi, lui gli avrebbe spiegato la cosa senza problemi.

  2. Pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 21:27 | Permalink

    Cara nonna,

    una matrice (quadrata) è un oggetto matematico che contiene molte informazioni, e ha svariate belle proprietà che le vengono conferite proprio dall'insieme tutto di queste informazioni. Un po' come il tuo arrosto, che è la somma del pezzo della vena che ci hai messo, dell'olio buono, del rametto di rosmarino dell'orto, del sale grezzo e del pepe, del barolo che ci hai versato sopra e persino della grossa pietra che viene dal Carso che usi per chiudere ermeticamente la vecchia pentola d'acciaio. Il determinante di una matrice è solo un numeretto, ma in qualche modo sintetizza le proprietà della matrice, un po' come il sughetto ristretto che fai con quello che avanza dall'arrosto dopo la cottura. Non è l'arrosto, non è nemmeno la somma di tutti i sui pezzi, non ha la sua complessità, eppure ne porta la memoria. E come ogni arrosto ha il suo sughetto unico, ogni matrice quadrata ha il suo determinate.

    P.S. cara nonna, il determinate non "serve" a niente, la matematica è solo uno strumento - un po' come il passino fine che ti serve per le verdure - per leggere il mondo e descriverlo. Certo, un passino molto bello e elegante. Ma pur sempre un passino.

    P.P.S. cara nonna, a volte la gente che passa di qui ama sottilizzare sulla sintassi. Tu non starli ad ascoltare, son perdigiorno sfaccendati. 🙂

    P.P.P.S. caro Pinin, io a questa frase credo moltissimo. "Spiegare" in questo caso non vuol dire certo "mettere in grado di utilizzare nella sua completezza formale", ma piuttosto "permettere di afferrarne i lineamenti dei punti fondamentali, al livello possibile per l'ascoltatore". Cosa che implica l'avere afferrato i punti fondamentali, cosa non sempre vera anche per chi maneggia con disinvoltura l'aspetto formale delle cose.

  3. Cosimo
    Pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 21:53 | Permalink

    ok! ora spiegale cos'è un fibrato cotangente.. scherzo.. concordo con einstein.. buon lavoro e dateci dentro con questo acceleratore!

  4. nonna minimum bias
    Pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 21:55 | Permalink

    Bello di nonna, ma che cos'è un oggetto matematico? 🙂

  5. Pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 22:00 | Permalink

    Beh... devi prendere nonne e nonne. Io, se dovessi rapportare la mia conoscenza al sapere che riesco ad incuccare nella testa della mia, sarei totalmente ed indiscutibilmente ignorante 🙂

  6. minimum bias
    Pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 23:06 | Permalink

    (potete sempre sfidarla a una partita a carte: http://arxiv.org/abs/0910.0359 :D)

  7. Pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 23:35 | Permalink

    @Cosimo: beh, io non sono sicuro di sapere che cosa sia un fibrato cotanente, dunque mi ritengo esonerato!

    @Minimum bias: pistino! Non oso pensare che nonna/o sarai (e soprattutto che cosa dovranno spiegarti i tuoi nipoti: la vita potrebbe riservare delle sorprese).

    P.S. dovrei istituire una punizione per chiunque osi ancora citare da queste parti la storia del bosone di Higgs the impedisce la sua scoperta dal futuro. Qualcosa di cattivo e festidioso, tipo sabbia tra le lenzuola o lumaconi nelle ciabatte. 🙂

  8. minimum bias
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 01:14 | Permalink

    i lumaconi del bois de serve credo sarebbero un'adeguata punizione 🙂

  9. Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 01:25 | Permalink

    @Marco In parte sono daccordo con te. Ma comunque continuo a credere che l'essere in grado di spiegare a chiunque una cosa, anche come hai fatto te con l'arrosto (tra parentesi, mi fai venire fame così) non sia sufficiente e neanche necessario per definire il tuo grado di comprensione della materia.

    e ovviamente la faccina 🙂 qualificava la parte seguente come "nonna, sto per dirla grossa"

    PS io metterei direttamente la sabbia nei lumaconi e le ciabatte nel letto!

  10. Danilo
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 02:20 | Permalink

    Beh, ma non vale. Tu riesci a spiegare la fisica a Oliver, era scontato che sapessi spiegare la matematica a tua nonna!
    Dopo le passeggiate con Oliver passiamo a cena dalla nonna. Semplicemente fantastico, sei un mito.
    Non oso immaginare con quale esempio di vita domestica spiegheresti il gradiente...

  11. GM
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 09:10 | Permalink

    Marco, sei sicuro,neh, che sia arrosto e non "Brasato al barolo"?
    http://it.wikipedia.org/wiki/Brasato_al_Barolo

    In piu` con la tua spiegazione temo che adesso tua nonna pensi che due matrici diverse abbiano per forza due determinanti diversi (come i sughetti unici). Spero che tu non le confonda le idee anche in cucina!
    Ciao

  12. Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 10:17 | Permalink

    @Pinin: penso si tratti di una condizione univoca. Saper spiegare qualcosa non garantisce necessariamente la comprensione, non saperlo fare fa sempre dubitare sul livello di comprensione. Poi è chiaro, c'è chi è più portato e chi meno. Ma il punto rimane: afferrare i punti chiave e saper generalizzare e astrarre sono una misura della profondità di una conoscenza.

    @GM: Si, certo, è un brasato. Ma nel lessico familiare lo chiamiamo tradizionalmente comunque arrosto. Mia nonna sa (sapeva) benissimo che due arrosti diversi possono dare sughetti uguali, e non si sognerebbe mai di giudicare un arrosto dal solo sugo.

  13. Valter
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 10:34 | Permalink

    Premesso che sono fermamente d’accordo con l’affermazione di Einstein, mentre andavo leggendo i posts, mi veniva in mente un intervista a Battisti dove diceva che le sue canzoni dovevano avere la caratteristica di poter essere immediatamente comprese e cantate dalla gente della piazza del suo paese. Mi sembra una bel concetto di artista che attingendo profondo, sminuzza poi per la gente più semplice (il volgo). Con il doppio risultato di un lavoro che genera un’evoluzione e una crescita propria ed un servizio all’altro. C’è forse qualcosa di meglio?
    Valter

  14. ILARIA
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 12:05 | Permalink

    Ecco, sei contento? sono in ufficio, sto leggendo il tuo commento su arrosti e sughetti vari e ............ gggrrrrrrruuuuuurrrrr!! Il mio stomaco riempie tutto il silenzio della stanza...che figure!!
    Comunque sono d' accordo con te, e con Einstein.Saper far comprendere anche solo le semplici basi di un concetto complesso significa, prima di tutto, avere chiaro in mente il senso fondamentale di ciò che si sta x dire, in modo da essere chiari e concisi (soprattutto con la nonna!), anche xché "Meno sappiamo e più lunghe sono le nostre spiegazioni."

  15. Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 13:37 | Permalink

    Identificare il livello di comprensione, se hai un interlocutore per volta no problem e ha ragione Einstein. Ma nella comunicazione di massa?
    In certi casi - geometrie non commutative, anyone? - è meglio dire che per capire, bisogna aver studiato. Mi sembra. Tanto per mostrare che sì, gli scienziati hanno strumenti mentali inarrivabili per noi tapini, e li paghiamo perché ci arrivino al posto nostro.

    @Valter
    A parte che andavano di più gli Stones che quasi nessuno capiva, non so se l'analogia funziona. "Emozioni" si capisce al volo, "l'energia è uguale alla massa moltiplicata per la velocità al quadrato" no anche se chiunque capisce il senso delle singole parole

    @Marco
    scusa l'OT ma ieri sarà mica caduto un croissant?

  16. GM
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 14:33 | Permalink

    Cara Nonna di Marco,
    si sa che a volte i nipoti non hanno tanto tempo e pazienza per spiegare le cose ai vecchi (e per ascoltarli); sono troppo occupati a spiegare il mondo ai loro cani! Altrimenti Marco avrebbe imparato che non bastano quei buoni ingredienti a fare un "arrosto" unico; quello che lo rendeva unico erano le Sue mani, i Suoi occhi, il Suo naso e la Sua bocca. Ritornando al determinante, quello che volevo dire e` che non e` vero che sintetizza le "proprieta`" della matrice. Ne sintetizza la "grandezza", cioe` quello che succede se si moltiplica la matrice per se stessa. Se il determinante e` maggiore di 1, continuanto a moltiplicare la matrice il determinante della matrice che ne risulta ( e con lui i numeri che la costituiscono) prima o poi diventera` enorme, senza limiti; se e` piu` piccolo di 1, prima o poi si ridurra` a zero. Se e` esattamente 1, restera` sempre 1, e questo e` cio` che rende quel tipo di matrici molto interessanti e utili nella fisica di cui si occupa il suo affezionato nipote. Anche perche` se si moltiplicano due matrici anche diverse, il determinante della matrice che ne risulta e` uguale al prodotto dei due determinanti.

    Non e` poi vero che il determinante sia del tutto inutile; come lei ricordera` dalle scuole medie (o forse alla sua epoca si imparava questo anche alle elementari),
    se 3 mele + 2 pere costano 12 lire,
    e
    2 mele + 4 pere ne costano 16,
    queste due equazioni definiscono 3 matrici c,p,m:
    3 2, 3 12 e 12 2
    2 4 2 16 16 4
    (per ottenere p rimpiazzi coefficienti delle pere con i coefficienti delle lire, per ottenere m rimpiazzi i coefficienti delle mele)

    i cui determinanti sono C=(3x4-2x2)=8, P=24 e M=16
    Per sapere quanto costa una pera, basta fare
    P/C =3
    Per sapere quanto costa una mela si fa M/C = 2
    Questo metodo si chiama "regola di Cramer"

    Cordiali saluti

  17. Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 14:47 | Permalink

    Gentile GM,

    La ringrazio della spiegazione completa ed esauriente. Mio nipote è un pasticcione volenteroso che spesso si lascia trascinare. In più ieri sera quando ha tentato al volo il colpo del determinante era stanco da una giornata di 11 ore di lavoro: non riesce a perdonarlo? Io si. Ma ovviamente io sono sua nonna.

    P.S. quando facevo le elementari io non usavamo le matrici per risolvere i sistemi lineari, ma delle semplici procedure di sostituzione. Che poi si potesse fare tutto più in fretta con Cramer lo si scopriva molto dopo, per quelli che ci arrivavano. E le pere costavano talmente tanto che mangiavamo solo piccole mele bitorzolute. ;-P

  18. Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 15:05 | Permalink

    @Oca: sulla brioche sorvolo, la storia inizia a essere noiosa.

    La questione della comunicazione alla massa è spinosa (e interessante). Per capire (il senso, non il dettaglio) aiuta aver studiato, non necessariamente la materia in questione (che spesso è troppo esoterica per poter essere comunque afferata nei dettagli), quanto piuttosto i fondamentali (il metodo scientifico, qualche ideuzza matematica tipo i concetti di proporzionalità) che chiunque dovrebbe digerire alle elementari. Il che rimanda alla questione dell'eduzione scientifica nella scuola di ogni livello, che è un discorso ovviamente politico.

    Invece non credo sia lecito dire "paghiamo i cervelloni perché capiscano per noi". Se la scienza non ha ricadute sulla cultura della società tutta c'è un problema da qualche parte.

  19. minimum bias
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 15:37 | Permalink

    Il "paghiamo i cervelloni perché capiscano per noi" rientra nella categoria che descriveva Eco, nella Fenomenologia di Mike Bongiorno: "L'uomo mediocre rifiuta di imparare, ma si propone di far studiare il figlio".

  20. Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 19:01 | Permalink

    @marco Così andiamo già meglio. Ma torniamo in parte al mio punto originale. La mia idea infatti continua ad essere che la frase "Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo" sarebbe stata molto più onesta. E su questo mi pare siamo d'accordo. Tuttavia mi chiedo, se il saper spiegare non deve dipendere dall'auditorio, come facciamo a sapere se lo abbiamo fatto bene?

    Se poi questo si riduce a saper valuare i punti chiave, allora non c'è alcun bisogno di spiegarli per aver capito.

    Di contro, se dobbiamo dimostrare di aver capito qualcosa, ovviamente bisogna essere in grado di far passare agli altri quello che abbiamo in testa. Che poi sia la nonna lo zombie di Feynman o Oliver a quel punto credo conti poco.

  21. La nonna
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 19:36 | Permalink

    Ecco, faccia conto che sia sua nonna... anzichè di torta alla mele, parliamo di entropia !

    Qualsiasi reazione, nei più sperduti meandri dell'universo, aumenta la quantità di energia non più utilizzabile, il disordine, il caos.

    Ma allora, svolgendo il filmato a ritroso nel tempo, il punto iniziale, il primum movens, era costituito da uno stato ad entropia uguale a 0.

    Cosa potrebbe significare ? "Estrema" differenza, dislivello abissale, fra un'energia quasi infinita ed il nulla ? Tale che non poteva che crearsi, necessariamente, un'immane deflagrazione: il Big Bang ? In principio fu la luce...

  22. La nonna
    Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 19:47 | Permalink

    Ops... la nonnina non è che ci veda tanto bene, nonostante lenti spesse 5 centimetri... il commento si riferiva al post soprastante.

    Per inciso, nella mia esperienza universitaria in medicina, ho potuto apprezzare de visu l'assoluta veridicità della frase di Einstein.
    Quanto più il professore era capace, tanto più la lezione scorreva via liscia, sciogliendo i nodi del dubbio con irrisoria facilità.

  23. Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 23:17 | Permalink

    "paghiamo ecc."
    ok sui fondamenti e la scuola. Che la scienza cambi sia il mondo che la visione del mondo, l'uomo "mediocre" lo sa o al figlio farebbe studiare altro. Non ne vuol sapere della Susy, che c'è di male? Come me del calcio, o tanti fisici di Gadda. Paghiamo i produttori di conoscenze per tanti motivi, tra cui sentirle nostre e, vicariamente, sentirci parte dell'élite. Il padre vuol andare fiero del figlio, bravo, così orienta l'evoluzione culturale della specie nel senso giusto.

    "spiegare a se stesso",
    concordo, è un'esigenza personale, riferita alla propria disciplina, la nonna è retorica. Non credo che Einstein volesse spiegarle le interazioni dei beta-sheets nelle placche amiloidi dell'Alzheimer, che a lei invece interessava molto - qui ci vorrebbe un pistolotto sul rapporto tra scienze "inutili" e "utili" ma ne ho appena fatto uno sul nostro rapporto con la cultura, basta!

  24. Pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 23:59 | Permalink

    @la nonna: benvenuta. Sullo stato di bassissima entropia dell'inizio dell'universo in cui ci troviamo (e sulla freccia del tempo) potremo discutere ore, ma come sempre "non ora, non qui". Se l'argomento ti stuzzica, potresti leggere "From Eternity to Here: The Quest for the Ultimate Theory of Time" di Sean Carroll. Eccone un assaggino.

    @oca: che all'uomo della strada non freghi nulla delle SUSY mi sta bene (persino a me non stanno simpaticissime), nel senso che la comprensione delle SUSY di per se non lo aiuterebbe nell'orientarsi nel mondo. Che all'uomo della strada non freghi nulla del metodo scientifico o della statistica mi sta meno bene, perché senza si ritrova a fare scelte sciocche e irrazionali (una a casa, si cura con delle palline di zucchero). E siccome l'uomo della strada elegge il politico governante, la strada per il disastro è spianata. La sola fierezza per i successi della prole non basta, perché è di nuovo la cultura (in senso buono o cattivo) a determinare cosa sia il "successo" (per dire, in Italia abbiamo genitori fieri di una partecipazione a un casting per un reality).

  25. Monica
    Pubblicato il 4 dicembre 2009 alle 09:52 | Permalink

    Se io fossi la nonna sarei ben contenta che qualcuno cercasse di spiegarmi cose anche molto difficili senza cadere nella a volte troppo facile scusa "non hai l'istruzione adatta a capire", che in alcuni casi maschera una leggera arroganza.

    Forse è per questo che amo passeggiare con i cani...

  26. Andrea ex-nonna
    Pubblicato il 4 dicembre 2009 alle 11:10 | Permalink

    Grazie Marco per il link molto interessante, e ti faccio i miei più vivi complimenti per la sezione educativa con Oliver.
    Se ti avanza tempo, potresti senz'altro pubblicare un libro sulle divertentissime ed istruttive passeggiate col tuo amico a quattro zampe.

  27. Claudio
    Pubblicato il 4 dicembre 2009 alle 11:55 | Permalink

    "..il vuoto e' una sostanza..." A. de Rujula

    ...e' il primo esempio che mi e' venuto in mente a supporto di questa frase meravigliosa di Einstein.

  28. Pubblicato il 4 dicembre 2009 alle 20:06 | Permalink

    @Marco
    sono d'accordo sulla mancanza degli elementi di base, è IL problema, ma voglio vederti con Oliver quando avrà la mia età, trying to teach old dogs new tricks - i'm kidding. E anche sull'uomo della strada e la cultura di massa. Perciò difendo il "mediocre" che per il figlio, vuole qualcosa di meglio di quello che gli era toccato. Tanto più in un paese dove oggi Mike Buongiorno parrebbe picco della mirandola e quel padre sarebbe un eroe. L'intolleranza per ogni traccia di scienza in cultura (libro di JM Lévy-Leblond, ti piacerebbe credo) parte dai luoghi stessi della scienza, dai responsabili del museo Leonardo da Vinci, Milano, proprio come dal vice presidente del CNR a Roma, un creazionista di quelli che "li scienziati vi mentono, la Terra a 6000 anni, le specie anche". E se scrivi che esagera, Maiani parla di "censura" della "ricerca intellettuale" e invoca l'art. 21 della Costituzione.

    Non è che glieli spiegheresti tu a Maiani, i fondamenti della ricerca intellettuale?

  29. Pubblicato il 4 dicembre 2009 alle 21:24 | Permalink

    Visto che si è cambiato argomento, almeno in parte. Credo che se un genitore, ancorché non istruito, faccia studiare i figli sia, almeno fino ad un certo punto una cosa sensata. Che li costringa a fare l'università perché "anche l'operaio vuole il figlio dottore", come si leggeva nei manifesti di sinistra studentesca, è un po' diverso. Io credo che non si tratti di lauree. Il metodo scientifico è una cosa che andrebbe insegnata alle elementari.

    La mia idea è che in 5° elementare, uno debba sapere tutto ciò che gli serve per vivere e capire il mondo che lo circonda. E nel mondo di oggi la scienza è parte di noi e conoscerne il metodo miglioreerbbe senz'altro la comprensione che ognuno ha della realtà che lo circonda. Altrimenti ci troviamo in giro gente che organizza manifestazioni contro le nanotecnologie temendo di potersi trovare con dei robottini nel cervello che li controllano a distanza. Invece, ci troviamo con programmi scolastici da cui sparisce Darwin.

    È un discorso politico, probabilmente.

    Per cui, un dono faceto ma sicuramente in tema http://xkcd.com/397/

  30. luca
    Pubblicato il 6 dicembre 2009 alle 13:35 | Permalink

    bello...potresti aprire una sezione "scienza con la Nonna"...ma non so se Oliver sarà d'accordo!

  31. minimum bias
    Pubblicato il 6 dicembre 2009 alle 18:42 | Permalink

    Il problema de "l'uomo mediocre si rifiuta di imparare, ma si propone di far studiare il figlio" non è nel fatto che fa studiare il figlio, ma nel fatto che si rifiuta di imparare. Il ragionamento completo di Eco era il seguente:

    ***

    Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.

    In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l’uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.

    Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.

    L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L’uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.

  32. Pubblicato il 6 dicembre 2009 alle 20:52 | Permalink

    @Oca: quando dici che

    L’intolleranza per ogni traccia di scienza in cultura parte dai luoghi stessi della scienza

    hai probabilmente ragione, ma ometti di mettere il sul tavolo un po' di cosette. Al volo: la mai risolta sindrome delle due culture che regna in Italia (I curatori del museo Leonardo da Vinci sono scienziati, o sono "umanisti" - alè, mi tiro addosso un po' di coltelli); l'eredità dei programmi scolastici di Croce; l'insegnamento della scienza come materia da mandare a memoria, e non come esperienza del mondo per tentativi, da fare con le cose in laboratorio. E potrei continuare. In sintesi, di che "luoghi della scienza" stiamo parlando? Perché esistono ancora troppi ambienti e discipline che amano dirsi scientifiche e non lo sono per nulla. (Su Maiani, i creazionisti al CNR e tutto il resto non commento: è una vicenda decisamente bruttina, ma andiamo fuori tema 🙂 )

    @minimum bias: grazie per citazione completa, credo che tu colga veramente nel segno. La vulgata attuale vede nella cultura forse un sistema per fare soldi (e allora va bene che un figlio studi per diventare avvocato o medico, perché si tratta ancora di strade piuttosto garantite, anche se...), certo non per "elevarsi". Le professioni "culturali" che non hanno più il peso sociale di una volta (una a caso, l'insegnante) sono schifate e persino derise. Per il resto, tutto quello che fa fare in potenza più soldi (per dire, qualunque cosa legato alla televisione) conta di più.

  33. Lorenzo Fiori
    Pubblicato il 6 dicembre 2009 alle 21:37 | Permalink

    Beh si, insomma "c'è vero progresso (conosenza) quando il progresso (conoscenza) è per tutti" cosa che forse generalizza la frase di Einstein...

  34. Pubblicato il 7 dicembre 2009 alle 23:55 | Permalink

    Nella versione di Guido Altarelli era la mamma e non la nonna.
    E non è una differenza da poco.
    Poi mi leggo tutti i commenti...

  35. Fabiano
    Pubblicato il 8 dicembre 2009 alle 11:47 | Permalink

    Bella chiacchierata, manca solo di esplicitare una cosa.
    Perché la nonna capisca, è vero che Marco debba avere completa padronanza sull'oggetto della spiegazione (quindi sottoscrivo in pieno la massima di Einstein), ma bisogna che abbia anche la bella dote si saper proiettare l'argomento a lui familiare sulla mente ignara della nonna.
    Evitare tanti dettagli che potrebbero indurre confusione riuscendo comunque a trasmettere l'essenza della questione e, cosa più importante, stimolare la curiosità della nonna per spingerla ad andare oltre (invece di scoraggiarla) è il compito di ogni buon divulgatore.
    Direi che questo blog è sulla strada giusta, bravo Marco! 🙂

  36. Lorenzo Fiori
    Pubblicato il 9 dicembre 2009 alle 12:40 | Permalink

    Ieri con Piero Angela ad Otto e Mezzo si diceva che per dire 10 bisognava sapere 100 nell'arte della divulgazione...e questo è vero soprattutto nel caso della nonna...ovvero bisogna aver capito le cose ai massimi livelli...

  37. Dudu90
    Pubblicato il 23 dicembre 2010 alle 14:32 | Permalink

    ragazzi... il senso della frase non è la nonna!! ..è solo una metafora per spiegare che molti non sono in grado di fare discorsi sensati al giorno d'oggi!! ormai il valore del discorso e del dialogo sta andando scemando sempre più. la nonna è la persona k noi riteniamo "vecchia" e quindi la persona che meno può capirci,però per Einstein i vecchi siamo noi! noi non riusciamo a creare un discorso che può essere capito da persone adulte perchè viviamo un una società dove l'unica cosa che ci rimane e che sembra l'unica possibilità per andare avanti è internet,il pc e il dialogo attraverso la chat!!!

  38. Angelo
    Pubblicato il 28 settembre 2011 alle 13:53 | Permalink

    Caro Marco, sono perfettametne d'accordo con einstein su questa frase, e l'ho sempre pensato e mi complimento con te per aver spiegato il determinante così bene.
    Mi sapresti spiegare invece cosa è il gradiente??? io l'ho studiato molte volte, usato innumerevoli volte con le equazioni di maxwell ma non sono mai riuscito a capire cosa sia realmente, cosa possa esprimere....l'ho cercato di capire varie volte ma tutti i prof mi ripetevano la formula che so benissimo e che so applicare ovviamente bene.
    Secondo te cosa è il gradiente???

  39. Pubblicato il 29 dicembre 2012 alle 17:14 | Permalink

    Tutto molto bello... ma la frase non è di Einstein:
    http://en.wikiquote.org/wiki/Albert_Einstein#Misattributed

    Pietro

  40. Fabiano
    Pubblicato il 30 dicembre 2012 alle 10:54 | Permalink

    @Pietro Battiston: in effetti si può dire che lui non è stato il primo a esprimere un concetto del genere, ma non credo che sia molto importante. 🙂

  41. Mario
    Pubblicato il 26 gennaio 2013 alle 12:33 | Permalink

    Siete dei buffoni ...
    ma come fate a esprimere pareri su una 'massima' di Heistein se neppure arrivate a capire il senso.
    Siete nullità rispetto al Maestro.
    Vi consiglio di non esprimere pareri favorevoli o contrari ma solo di imparare dal grande genio che quest'uomo è stato

  42. Pubblicato il 26 gennaio 2013 alle 14:08 | Permalink

    @Mario di oggi: buffoni? Non ti sembra di essere minzoliniano? Se il blog fosse mio ti cancellerei prima di subito.

  43. Pubblicato il 26 gennaio 2013 alle 15:12 | Permalink

    Mario, non mi è chiaro con chi tu ce l'abbia o perché, ma ti invito comunque a moderare i toni. Un buon segno di rispetto nei confronti di quello che chiami maestro potrebbe essere scrivere correttamente il suo nome. Ma magari l'hai fatto apposta, la puzza di troll è forte 🙂

  44. alemutasa
    Pubblicato il 4 marzo 2013 alle 23:42 | Permalink

    Caro Marco, prima di tutto "porca p*****a sei un fisico delle particelle e lavori al CERN, eterna adorazione". In secondo luogo, hai un blog che, da oggi che l'ho scoperto, seguirò con interesse (per quanto un povero studentello del primo anno di fisica ne capisca se entri nello specifico). Terza ed ultima cosa, anche io sono d'accordo con Einstein anche se, fondamentalmente, riprende solo un concetto del quale non ricordo sinceramente il nome tecnico in linguistica che, in soldoni, dice che se l'interlocutore non ha capito la colpa non è sua, bensì di chi ha parlato.

  45. Jan Nex
    Pubblicato il 23 luglio 2016 alle 21:44 | Permalink

    Spiegate a vostra nonna perché il modulo del campo elettrostatico nella regione vuota compresa tra 2 piani carichi è esattamente il rapporto tra la densità superficiale di carica e la costante dielettrica del vuoto.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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