Perché è di questo che tutti parlano. Di futuro.

Un respiro tra un meeting al CERN e un altro paragrafo di questo benedetto articolo che sto editando e non riesco a far convergere (ma che pena è scrivere un articolo a venti mani?). Bom, un respiro, dicevamo. Conoscete Gipi? Per la maggior parte dei lettori di Repubblica dovrebbe essere un nome familiare: per intenderci, è l'illustratore dei paginoni centrali dell'inserto letterario. Se invece non vi dice nulla - male! -, vi piacciono i fumetti d'autore e gli acquerelli, e vivete in Italia, non mancate domani di recarvi nella vostra edicoletta preferita e comprare La mia vita disegnata male (Fusi orari e Coconino Press 2008), che esce con Internazionale. E' l'autobiografia del fumettista pisano, che, obiettivamente, tanto male non disegna, se pensate che tra il 2004 e il 2008 ha ricevuto una dozzina di premi. Io che non vivo in Italia me la farò probabilmente comprare dalla mamma, che non voglio mica perdermela.

A proposito di Internazionale, per questo settimanale Gipi disegna la sua "settimana". L'ultima volta era in visita al Dipartimento di Fisica della Sapienza di Roma (quello di Fermi, oh si), e ne è venuta fuori questa bella tavola, (di cui vedete un assaggio lí sopra), che guarda con un occhio speciale il movimento universitario di questi ultimi tempi. E, nella desolazione generale, mi sembra doni un po' di speranza. Per il futuro. Buona lettura.

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23 Commenti

  1. tommaso
    Pubblicato il 7 novembre 2008 alle 13:11 | Permalink

    ciao marco
    Io sono un patito di fumetto d'autore e un grande estimatore di Gipi
    ho tutti i suoi racconti almeno quelli pubblicati in italia
    quando uscì “appunti per una storia di guerra” mi folgorò al pari di “Tormenta” di Pazienza o di “Una ballata del mare salato” di Pratt. Mi fa molto piacere scoprire inaspettatamente in rete un altro fumettofilo, e conferma la mia stima per la tua persona
    corro in edicola

  2. delo
    Pubblicato il 10 novembre 2008 alle 13:38 | Permalink

    Ciao
    provo a rilanciare l'argomento " universita' e tagli" (spero sia il posto giusto) cosi' se ne avete voglia si puo' discutere:
    Ho trovato un articolo sul sole24ore che fornisce "una sintesi delle principali novità contenute nel decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri del 6 novembre 2008."

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/11/universita-abc-decreto.shtml

    la situazione sembra migliorata; I blocchi delle assunzioni rimangono solo per le universita' che non hanno conti in regola.
    Non so, presentata cosi' sembra disincentivare lo spreco.

    delo

  3. claudio b.
    Pubblicato il 11 novembre 2008 alle 14:01 | Permalink

    @Delo:
    certamente.
    Bisogna però sapere che, in barba a proteste eccetera, un concorso è già bandito entro la fine dell'anno (lo era già molto prima della presentazione dell'ipotesi di DL, poi diventata ipotesi di DdL, e comunque ancora precedente anche al DPEF). Con regole "vecchie", OVVIAMENTE.
    I pochi osservatori / commentatori / giornalisti che ne parlano fanno notare come questo "concorso", in cui è pacifico che si saprebbero fin da ora i candidati prescelti, e che riguarda parecchie centinaia (!) di posti, darebbe una mazzata micidiale, e forse "finale", al sistema-Università in Italia, e questo infinitamente più dei paventati "tagli" di cui, scava scava, tutti sentono il bisogno, almeno in termini di riallocazione di risorse (specie gli Atenei "virtuosi" che non aspettano altro che di poter dimostrare che, appunto, sanno essere molto più efficienti "degli altri").
    Faccio notare che nel DdL del Governo, e che (di nuovo sotto-sotto) è in realtà condiviso anche da buona parte del "governo-ombra", sarebbe contenuto tra i "provvedimenti urgenti", per i quali usare lo strumento del Decreto, proprio la modifica istantanea delle regole di gestione del concorso prossimo venturo.
    Non mi pare proprio 😉 che la cosa sia disprezzabile. Ma guarda caso, di questo nessuno / pochissimi parlano...

    Saluti

  4. delo
    Pubblicato il 14 novembre 2008 alle 11:57 | Permalink

    Quindi nonostante tutto la situazione e positiva.
    Non capisco perche' ci sono ancora manifestazioni;
    sono quegli atenei/prof/studenti poco virtuosi che non vogliono essere toccati o e' una protesta per altri motivi?

  5. claudio b.
    Pubblicato il 14 novembre 2008 alle 13:50 | Permalink

    @Delo:
    are you joking me?
    Cmq, come per qualsiasi argomento in cui c'è in gioco un tema importante annegato in un oceano di demagogia, ci si può sguazzare dentro sostenendo qualsiasi cosa e il suo contrario.
    Per cui la finisco qui.

  6. delo
    Pubblicato il 15 novembre 2008 alle 00:25 | Permalink

    a parte gli scherzi...
    stamattina leggevo che c'erano treni e pulman da Napoli, Firenze, Messina, Bologna.
    ... alcune città citate erano quelle delle università poco virtuose...
    la battuta viene facile dai 🙂

  7. delo
    Pubblicato il 27 novembre 2008 alle 14:58 | Permalink

    riecco un aggiornamento

    http://www.corriere.it/politica/08_novembre_27/gelmini_decreto_58779918-bc7e-11dd-88c4-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano

    blobbo delle assunzioni per le universita' che non hanno i conti in regola,
    nuovo metodo per i concorsi,
    rientro dei cervelli,
    diritto allo studio.
    Si puo' discutere se e' abbastanza, ma qualcosa si muove.

  8. Xisy
    Pubblicato il 27 novembre 2008 alle 18:34 | Permalink

    @delo
    Alcuni commenti su questo nuovo decreto.

    Blocco assunzioni.
    Il blocco è ancora presente, non è generalizzato al 20% a tutti gli atenei, ma totale (0%) per alcuni ("non virtuosi") e allentato al 50% ad altri ("virtuosi"). L'entità totale dei tagli prevista dalla 133 resta è inalterata e va ad agire su un sistema già sottofinanziato da sempre. Bella roba.

    Il virtuosismo delle università è valutato unicamente in termini di bilancio, quelle che spendono più del 90% del FFO in stipendi di personale strutturato sono università "non virtuose".
    Per esempio, una università che recluta personale per tenere le biblioteche aperte garantendo così un servizio migliore agli studenti risulterà meno virtuosa di quella che tiene la biblioteca aperta solo la mattina, per risparmiare sul personale. Bella roba.

    L'obbligo di impiego del 60% in reclutamento di ricercatori (piuttosto che promozioni di carriera): condivisibilissimo.
    Un ordinario guadagna circa come 3 ricercatori, con la differenza che in termini di ricerca produce *molto meno*.

    Ma problema, ripeto, è che il sistema università italiano è complessivamente *sottofinanziato*. Non c'è da stupirsi se l'FFO basta a malapena per garantire gli stipendi, si tratta di un finanziamento pressoché ridicolo (meno del 1% del Pil) se confrontato con altre realtà europee. C'è da vergognarsi.

    Concorsi.
    La modalità della composizione delle commissioni è cambiata solo formalmente. Se prima, per pilotare l'assunzione di un ricercatore, l'ordinario che richiedeva il bando doveva nominare una commissione di 4 "amici", adesso non deve fare altro che nominarne 12, di amici, e poi tra questi ne verranno estratti 4.
    Cosa cambia, è così difficile per un ordinario avere 12 amici?

    Norme anti-barone.
    Tutto sommato condivisibili. Certo, non c'è niente di più facile, per un prof anziano improduttivo, che mettere la propria firma nei lavori di ricerca di dottorandi e precari del suo gruppo. Quindi valutare la produttività scientifica dei "baroni" dagli articoli firmati sarà cosa assai poco utile.
    Ma è qualcosa.

    Rientro dei cervelli.
    E' ridicolo e demagogico: sarebbe già tanto riuscire a contenere quelli che stanno "scappando" e continueranno a scappare.
    E non sarà certo questo decreto a invertire la tendenza, la fuga continuerà
    alla grande.

    Università virtuose.
    Come ho detto, manca una seria valutazione per definire il virtuosismo, che dovrebbe considerare non solo il bilancio ma anche la produttività scientifica e la qualità della didattica. Rivedere la distribuzione dei finanziamenti nei vari atenei cmq non è un'idea sbagliata (anche se qui si parla solo un 7% del FFO), dato che questi sono definiti su criteri storici
    che non tengono presente la situazione attuale delle università italiane.
    Insomma, se i tagli a piaggio sono insensati e dannosi, la cosa vale anche per finanziamenti a pioggia.
    In ogni caso, ripeto, l'FFO andrebbe complessivamente AUMENTATO e non RIDOTTO, come invece è stato fatto.
    Questo è il dato ed è per questo che si protesta.

    Diritto allo studio.
    Ok stanziare soldi per alloggi e borse di studio, va benissimo. Ma non dimenticare che questi stanziamenti di fondi sono al netto dei tagli del 133/08.
    Cioè prima fanno tagli pesantissimi,e poi promettono le briciole.
    Abrogassero la 133, prima di fare i belli. E' per questo che si protesta.

    Conclusione: una riforma seria e radicale (come richiesta dagli studenti stessi) non è nemmeno all'orizzonte, il taglio ai finanziamenti è confermato e sarà comunque devastante.

  9. claudio b.
    Pubblicato il 27 novembre 2008 alle 19:09 | Permalink

    Non compare da nessuna parte (e sinceramente mi stupisce e me ne rammarico moltissimo), né nel testo del DdL nénei commenti che ci ruotamo attorno (sia in positivo che, soprattutto, in negativo) una cosa per me fondamentale: la "riconnessione" delle Università alla realtà produttiva. Fanno ricerca, hanno le menti, non hanno i mezzi? Si trovino gli sponsors! E' davvero una bestemmia così grande? So da fonte diretta che almeno il 70-80% delle attività del MIT sono finanziate da privati che in un certo senso "comprano" dei servizi o "finanziano" dei filoni di ricerca.
    Ad esempio, se fosse meglio "agganciata", l'Univ. di Padova potrebbe, solo con i progetti legati a BioIngegneria, Meccanica, Scienza dei Materiali, Chimica e Fisica, probabilmente non solo auto-sostenere le relative facoltà senza alcun contributo statale, ma addirittura "riversare" buona parte del ricavato alle facoltà per definizione "non direttamente produttive".
    Mi sfugge perché a tutti questo non va...

  10. Xisy
    Pubblicato il 27 novembre 2008 alle 19:38 | Permalink

    La possibilità di finanziamenti da privati già esiste e viene sfruttata, quando possibile (non molto, questo è vero). Se questa connessione tra università e privati non è così florida quanto invece si vorrebbe, non penso che la colpa stia tutta da una parte (università).

    Quello che proponi per le Università, cioè di sostenersi parzialmente con finanziamenti da privati da eventualmente riversare in settori meno "produttivi" è sensatissimo (e già viene fatto, non ti credere) ma anche pericoloso: in periodi di vacche magre, questi settori "improduttivi" sarebbero i primi a saltare, stai tranquillo.
    L'università dovrebbe essere libera di portare avanti certi settori di ricerca e dovrebbe essere lo stato a garantirlo.
    Sottomettere la ricerca a sponsor, cioè a logiche di mercato, è una strada pericolosa. A conti fatti non tanto per la fisica delle alte energie (sperimentale) non rischia neanche troppo (c'è un buon rapporto tra INFN e industria, per dire) ma che tipo di sponsor avrebbe interesse nella teoria delle stringhe, o nella ricerca letteraria, o nella riscerca sociologica?

    Nella 133/08, Art 16, si decreta la possibilità da parte delle università a trasformarsi in (cioè venire acquisite da) fondazioni di diritto privato, che è un po' più inquietante della semplice acquisizione di finanziamenti per la ricerca. Inoltre, considerati i tagli al FFO, questa che chiamano "possibilità" suona molto come "costrizione", dato che ad alcuni atenei rimarrà ben poca scelta.

  11. delo
    Pubblicato il 27 novembre 2008 alle 23:37 | Permalink

    Come dici tu bisognerebbe capire cosa significa "Universita' Virtuose".
    Bisogna capire che il problema e' solo a livello di gestione dei soldi, mi spiego. Nessuno mette in dubbio l'operato nella ricerca ma semplicemente che se un'univrsita' nn riesce a gestire i soldi che gli vengono dati, come altre universita' riescono a fare, o chi non riesce impara, oppure non vede piu' soldi perche' li usa male e sono sprecati. Secondo me se non conveniamo su questo e' difficile capirsi.
    Inoltre serve un criterio per giudicare; e' stato scelto questo perche' e' puramente economico e abbastanza oggettivo; vogliamo provare a dare un peso al lavoro scientifico? bene, ma se neanche le review dei journals a volte sono oggettive come lo giudichiamo? impact factor o robe del genere? e le pubblicazioni di collaborazioni stile LEP/LHC con piu' di 1000 firme come si contano? e poi, le pubblicazioni in diverse aree scientifiche e giuridico/letterarie?
    Insomma, sara' banale ma il criterio del ffo e' quello piu' semplice. Si parla di cose concrete quindi bisogna agire, magari in modo approssimato ma agire. Se hai idee proponile, magari anche ai tuoi rappresentanti politici. (dato che tutti dicono sempre di volere feedback dagli elettori)

    Concorsi:
    devono essere nominati 12 commissari da altre universita'; in relata' non e' chiaro chi li nomina. Ancora, idee migliori? commissioni internazionali?

    In generale non condivido il tuo approccio disfattista.
    Hanno ridato i soldi per il diritto allo studio: bene qualcosa si sta muovendo, hanno capito (spiega meglio con i numeri la cosa delle briciole e comunque la 133 non si toglie, e' una cosa che riguarda la PA e Tremonti non cede la Gelmini prova solo a distribuire i tagli ). Il rientro dei cervelli: bene c'e' una seppur minima possibilita' che chi ha avuto esperienze ad alto livello rientri.

    E in generale: non ho mai sentito una riforma della scuola/universita', da Berlinguer alla Moratti in cui si e' detto bene di quella riforma. (anche se dopo anni e' risultata vincente, es, a mio avviso il 3+2 ha molti pregi)
    Io guardo quel che c'e', i tagli sono troppi, ma se ci sono delle cose positive

    Secondo me, finche' in parlamento ci saranno molti "baroni" una riforma netta nn ci sara' mai, ne' da destra ne' da sinistra.
    Questo, nonostante i deprecabili tagli, e' un punto di partenza.
    Non mi interessa se e' demagogico e/o idelogico e quant'altro, ma io guardo quello che si prova a fare.
    Infine, i soldi non sono infiniti e tutti in italia chiedono soldi a dx e a sx. Il debito cresce e l'unione europea ci cazzia ogni qual volta si sgarra di un attimo. Se c'e' da tagliare lo si deve fare. Sull'universita' il taglio e' ovviamente ancora troppo brutale ma non ci si puo' aspettare che i tagli scompaiano.

  12. Xisy
    Pubblicato il 28 novembre 2008 alle 00:21 | Permalink

    ---
    Come dici tu bisognerebbe capire cosa significa “Universita’ Virtuose”.
    ---
    No io dico che bisogna *ridefinire* il significato di " università virtuosa", perché così è abbastanza chiaro: un'università è virtuosa se risparmia sul personale. Il che non dico che sia un male, ma non è un parametro di meritocrazia quale invece è stato venduto.

    ---
    Bisogna capire che il problema e’ solo a livello di gestione dei soldi, mi spiego. Nessuno mette in dubbio l’operato nella ricerca ma semplicemente che se un’univrsita’ nn riesce a gestire i soldi che gli vengono dati, come altre universita’ riescono a fare, o chi non riesce impara, oppure non vede piu’ soldi perche’ li usa male e sono sprecati.
    ----

    Oppure ne riceve pochi in partenza, come dimostrano le statistiche OCSE.

    ---
    Inoltre serve un criterio per giudicare; e’ stato scelto questo perche’ e’ puramente economico e abbastanza oggettivo; vogliamo provare a dare un peso al lavoro scientifico?
    ----
    Mussi aveva lavorato per un'agenzia nazionale di valutazione delle università, l'ANVUR che aveva già prodotto valutazioni. Bastava usare quelle. Sai cosa ha fatto quel genio della Gelmini dell'ANVUR? L'ha chiusa.

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    Insomma, sara’ banale ma il criterio del ffo e’ quello piu’ semplice.
    ---

    E' il più semplice e il più stupido.
    Come il criterio Tremoni che quando mancano i soldi basta prenderli dall'università e dalla ricerca. E' tanto semplice quanto stupido, come tutti sanno.

    ---
    Si parla di cose concrete quindi bisogna agire, magari in modo approssimato ma agire. Se hai idee proponile, magari anche ai tuoi rappresentanti politici. (dato che tutti dicono sempre di volere feedback dagli elettori)
    ---

    Non ascoltano ne' opposizione ne' sindacati, figuriamoci i cittadini. La 133 è stata designata nella famosa finanziaria da 9 minuti e mezzo e approvata in tutta fretta quando fuori dal senato c'erano 1 milione di persone a protestare.

    ---
    Concorsi:
    devono essere nominati 12 commissari da altre universita’; in relata’ non e’ chiaro chi li nomina. Ancora, idee migliori? commissioni internazionali?
    ----

    Idee migliori ce ne sono a decine. Anche l'assunzione per chiamata diretta mi sta bene, purché ha il potere di assumere se ne assuma anche la responsabilità. E più concorsi, ca**o, intule lamentarsi delle modalità dei concorsi quando di concorsi praticamente non ci stanno

    ---
    Hanno ridato i soldi per il diritto allo studio: bene qualcosa si sta muovendo,
    ---
    Hanno tagliato 1 miliardo e mezzo e assegnato 200 milioni, delo. A casa mia questo equivale a tagliare 1 milardo e tre.

    ---
    hanno capito (spiega meglio con i numeri la cosa delle briciole e
    ---
    1 500 000 000 - 200 000 000 = 1 300 000 000

    ---
    comunque la 133 non si toglie, e’ una cosa che riguarda la PA e Tremonti non cede la Gelmini prova solo a distribuire i tagli ).
    ---

    E perché, fammi capire, protestare contro Tremonti è inconcepibile?

    E la 133 riguarda l'Università. La Gelmini ha acconsentito a ridurre i finanziamenti altrimenti non se ne sarebbe fatto nulla.

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    Il rientro dei cervelli: bene c’e’ una seppur minima possibilita’ che chi ha avuto esperienze ad alto livello rientri.
    ---

    E' una presa in giro. Se ogni anno 10000 giovani ricercatori se ne vanno dall'Italia, farne rientrare 5 a cosa può servire? 10mila meno 5 fa sempre 10 mila, delo. Il problema della fuga dei cervelli va studiato e affrontato seriamente, magari anche in un programma a medio-lunga scadenza, non sbandierando iniziative populistiche come questa.

    ---
    E in generale: non ho mai sentito una riforma della scuola/universita’, da Berlinguer alla Moratti in cui si e’ detto bene di quella riforma. (anche se dopo anni e’ risultata vincente, es, a mio avviso il 3+2 ha molti pregi)
    ---
    Qui hai ragione. Infatti, negli ultimi decenni, le ultime riforme della scuola e università sono andate tutte nella stessa direzione.

    ---
    Io guardo quel che c’e', i tagli sono troppi, ma se ci sono delle cose positive
    ---

    Come sempre, si fa il bilancio tra cose positive e cose negative. E il bilancio è affossato da 1 milardo e mezzo di tagli all'università e un osceno blocco delle assunzioni.

    ---
    Secondo me, finche’ in parlamento ci saranno molti “baroni” una riforma netta nn ci sara’ mai, ne’ da destra ne’ da sinistra.
    ---

    Magari "baroni". Tra i parlamentari c'è un incredibile tasso di pregiudicati e condannati che non troverai neanche tra i bagnini, per dire.

    ---
    Questo, nonostante i deprecabili tagli, e’ un punto di partenza.
    ---
    In un sistema in cui l'università è finanziata a livelli inferiori al 1% del pil i tagli sono un passo indietro, non un passo avanti, delo. Non è un punto di partenza, è un passo indietro.

    --
    Non mi interessa se e’ demagogico e/o idelogico e quant’altro, ma io guardo quello che si prova a fare.
    ---

    Si prova a sottrarre soldi all'università e ricerca, delo, ecco cosa sta facendo il governo. Si tratta di un attacco diretto al futuro loro e del paese, in cui luniversità figura come un settore della spesa pubblica da ridurre *in quanto spesa pubblica*, non importa a quale costo per la società (altissimo).

    ---
    Infine, i soldi non sono infiniti e tutti in italia chiedono soldi a dx e a sx. Il debito cresce e l’unione europea ci cazzia ogni qual volta si sgarra di un attimo.
    ---
    Colpa dei 100 miliardi annui persi a causa degli evasori fiscali, non certo a causa degli sprechi dell'università che sono di tutto un altro ordine di grandezza.

    ---
    Se c’e’ da tagliare lo si deve fare.
    ---

    Non c'è da tagliare. C'è da finanziare.
    Nel 2000 a Lisbona la commissione europea ha stabilito di incrementare i finanziamenti alla ricerca in modo da raggiungere livelli di 3% del Pil entro il 2010. L'italia è il solo paese che è andato nella direzione opposta. In riferimento all'Europa c'è solo da vergonarsi.

    ---
    Sull’universita’ il taglio e’ ovviamente ancora troppo brutale ma non ci si puo’ aspettare che i tagli scompaiano.
    ---

    Quindi sei tu quello rassegnato.

  13. Pubblicato il 28 novembre 2008 alle 09:08 | Permalink

    Prima che Xisy e Max inizino un botta e riposta illeggibile 🙂 (ragazzi, che ne dite di usare il tag "blockquote" per citare i pezzi del commento a cui rispondete?) faccio che schierarmi con quello che dice Xisy: la riforma è inaccettabile e inutile, e, peggio, mascherata da programma innovativo. Appena ho un minuto vorrei tornare in particolare sulla questione della selezione e sui concorsi (e su come bisognerebbe abolirli). Per cui per adesso vi e` vietato sproloquiare su questo argomento, vi verrà dato uno spazio apposta.

  14. Xisy
    Pubblicato il 28 novembre 2008 alle 12:22 | Permalink

    (questo post è una prova di quoting)

    Marco wrote:
    Per cui per adesso vi e` vietato sproloquiare su questo argomento, vi verrà dato uno spazio apposta.

    Yep, mi rendo conto che ho scritto tanto, troppo... purtroppo questo della "riforma" (virgolette d'obbligo) è un argomento che mi fa infuriare non poco.

  15. delo
    Pubblicato il 28 novembre 2008 alle 12:35 | Permalink

    I give up; semplicemente perche' pensi che quello che ha fatto il precedente governo era buono e quello che fa quello in carica e' sbagliato.
    A me non mi interessa un discorso a livello politico, di lotta all'evasione etc. etc. ; i tagli sono grossi ed e' innegabile
    ma il punto di partenza di questa univerisita' qual e'?

    senza polemica: ma perche' se hai cosi' tante idee, energie non hai mai provato a fare qualcosa in politica?
    Io ho capito che non e' la mia strada.

    p.s. non c'entra, ma sulla meritocrazia io ho pensato a questo che mi ha segnalato un amico...
    http://ilmitodierdos.blogspot.com/2008/11/che-vinca-il-migliore-forse.html
    aiuto...

  16. claudio b.
    Pubblicato il 28 novembre 2008 alle 12:39 | Permalink

    "La possibilità di finanziamenti da privati già esiste e viene sfruttata, quando possibile (non molto, questo è vero)"

    Mah, a me sembra che quel "non molto" sia pericolosamente vicino ad un infinitesimo di ordine superiore...
    Ho narrato altrove la disavventura capitataci in Ditta quando al Dip. di Meccanica dell'Università di Padova abbiamo chiesto una consulenza di Arbitrato indipendente su un calcolo che ci era stato contestato dal Cliente: la risposta fu "i mezzi tecnici e umani ci sarebbero, ma non siamo autorizzati per Regolamento a fare cose del genere". Le decine di migliaia di Euro sono così andate ad un altro organismo indipendente privato.
    Scoraggiante...

  17. Max
    Pubblicato il 28 novembre 2008 alle 13:25 | Permalink

    @Marco : ehi ! Che c'entro io stavolta ? 🙂
    Cmq, stranamente in questo caso sono daccordo con Xisy al 99%. Non avevo commentato sin' ora perche' quel che penso di questa (e di precedenti) riforma l' ha riassunto x bene.
    Unico punto contrario : il discorso evasione. Fin quando avremo finanzieri che si presentano per un accertamento lasciando con nonchalance un depliant di mercedes SLK sul tavolo dell' accertato, qui in Italia non cambiera' mai un tubo.
    Forse se si applicasse una pena (REALE) di 2 anni di galera al corruttore e 20 (si, venti) di galera al concussore che sfrutta la sua divisa per estorcere palanche peggio di un boss mafioso, le cose potrebbero cambiare un pochino.
    E cambierebbero anche se invece di 1e6 norme imbecilli e contraddittorie se ne facessero una decina sintetiche e funzionali.
    E se magari non ti facessero aspettare anni per un rimborso IVA di un credito causato da quelle 1e6 norme imbecilli....
    Se tu vai dal panettiere a comperare un Kg di pane, gli dai 100 euro e quello ti dice : "ora non ho il resto, fai domanda, presentami una fideiussione a garanzia, e poi forse tra 12 mesi ti do il resto" tu che fai ?

    Max

  18. claudio b.
    Pubblicato il 28 novembre 2008 alle 13:37 | Permalink

    @Xisy:
    "E più concorsi, ca**o, intule lamentarsi delle modalità dei concorsi quando di concorsi praticamente non ci stanno"

    Ah, già, ottimo: facciamo allora migliaia di concorsi come quello programmato per Dicembre, dove già si conoscono i prescelti perché i loro profili sono insiti nei requisiti per accedere al concorso, e le commissioni sono formate da "amici"...
    Mi vien da chiedermi: ma hai un'idea ben precisa e esatta di come funzionano i "concorsi" publici?

    Ops... basta sproloquio... Aspettiamo il thread apposito, ma questa m'è sfuggita di slancio...

  19. Xisy
    Pubblicato il 29 novembre 2008 alle 00:27 | Permalink

    @ delo
    non difendo i precedenti governi anzi ho scritto che anche passate riforme sono andate nella stessa direzione. Di positivo ho citato l'ANVUR, voluta da Mussi. Questo perché secondo me era una cosa positiva, mica perché l'ha fatta Mussi.

    @ Max
    anche sull'evasione fiscale siamo d'accordo. Io l'ho citato perché è un problema enorme che -dato il volume monetario in gioco- non può essere ignorato; specialmente da chi, come delo, difende i tagli sulla base di un imprecisato "bisogno di soldi" .

    @ claudio
    è vero, la collaborazione tra università e industria è ostacolata da problemi burocratici di cui si potrebbe fare volentieri a meno. A me tuttavia risulta che i finanziamenti da privati rappresentino una frazione non trascurabile nei bilanci di ingresso di ateneo; minore del contributo FFO, ma maggiore del contributo delle tasse universitarie.

    Sui concorsi pubblici, sono sicuamente "biassato" dal mio ambiente (fisica delle alte energie) che da questo punto di vista che sembra un po' un'isola felice: mi guardo intorno e vedo un sacco di gente in gamba. Poi leggo i giornali e si parla di familismo, nepotismo, clientelismo et cetera... diciamo che la realtà sta in mezzo e non è il caso di sparare sul mucchio.

    Ma il discorso da fare sarebbe un po' più profondo.
    Il grosso della ricerca in Italia è portata avanti da lavoratori precari che rischiano fortemente di non vedere rinnovati i proprio contratti. Saranno costretti ad abbandonare o emigrare all'estero.

    Ora, a parte la compassione per la categoria, occorre capire che questo è uno *spreco* enorme e inaccettabile, ben più grande di tutti gli sprechi che vengono solitamente annunciati ai quattro venti.
    Con i precari, lo stato investe per anni una grande quantità di risorse (soldi dei contribuenti) per la loro formazione. E quando questi diventano produttivi, piuttosto che assumerli e trarre vantaggio dalla loro esperienza, se li lascia scappare. Per ogni precario che scappa all'estero, con lui se ne va una linea di ricerca.

    E dopo il danno la beffa: all'estero sono ben pagati e meglio apprezzati.

    Chi paga le tasse, invece di scandalizzarsi per gli "sprechi" del settore pubblico, dovrebbe riflettere anche su questo, di spreco. Uno spreco deleterio per il futuro del paese.

  20. claudio b.
    Pubblicato il 29 novembre 2008 alle 09:27 | Permalink

    Discorso precari: perfettamente d'accordo, al 120%. Fu un problema che ebbe la Francia (non nel campo della ricerca, proprio nel campo dell'industria) all'inizio degli anni '90, poi varò delle leggi che resero il ricorso sistematico ai precari "per risparmiarci su" addirittura non-conveniente. Ma con criterio, nel senso che un'industria poteva ben usare i precari, a patto che eccetera eccetera. I nuovi criteri erano molto rigidi. Difatti, da quel che ho poi sentito raccontare dai miei amici francesi, le cose sono globalmente migliorate moltissimo.

    Sui concorsi, effettivamente penso che chi si occupa di certi rami della "Fisica pura" (particelle, alte energie, fisica del plasma, fusione) sia per natura propria di quel tipo di lavoro in un' "isola felice", perché trattasi di argomenti che nessuna nazione potrebbe portare avanti da sola (tranne gli States, e ancora...), quindi tutto funziona con regole "internazionalmente definite", e piuttosto uniformate da Stato a Stato. So di Padova che si sta faticosamente liberando di una certa ingessatura degli anni '70-'80, e in buona parte funziona (tranne le idiozie burocratiche che dicevo), ma almeno qui no, non è vero che i finanziamenti privati sono elevati, assolutamente no. La rabbia è che con POCHISSIME modifiche statutarie e normative, potrebbero esserlo.

    Bye!

  21. Max
    Pubblicato il 29 novembre 2008 alle 10:32 | Permalink

    La cosa sorprendente dei nostri legislatori e' che cercano di inventare l' acqua calda ad ogni istante e le poche cose che copiano dall' estero sono quelle che non funzionano..... Gli USA hanno un' evasione praticamente nulla, a causa di leggi pesanti e corrette in proposito.
    Dico, copiare quelle che funzionano sarebbe troppo semplice ???

  22. delo
    Pubblicato il 29 novembre 2008 alle 12:26 | Permalink

    oh, fermi un attimo, io non difendo i tagli. Secondo me i tagli sono enormi e assurdi perche' ne va del futuro dello stato e questo non e' stato capito dalla classe politica; voglio solo guardare quello che e' migliorato dalla prima proposta.
    Voglio solo pero' dire una cosa. L'universita' a mio avviso, non puo' essere impermeabile a cio' che succede all'esterno (situazioni politica, economico finanziaria, sociale etc.), nn puo' essere scollegata dalla realta'. Bisogna fare i conti con tutto...

  23. Max
    Pubblicato il 29 novembre 2008 alle 12:57 | Permalink

    @Delo : i soldi, che adesso scarseggiano, non sono sempre mancati, sono solo stati gestiti da cani.
    Rifaccio l' esempio, parlando di Baroni, della normativa sulle costruzioni. Da SEMPRE in italia e' mancata una normativa sul legno lamellare, il che permetteva (e ha permesso) di costruire strutture enormi senza dover presentare una riga di documentazione... mentre per un solaietto in cemento armato da 2 metri quadri occorrevano fior di (inutili) scartoffie. Noi progettisti ci siamo riferiti (io personalmente da circa 18 anni, giusto per fare 2 numeri....) alla normativa tedesca, piuttosto ben fatta.
    Bene... nasce l' EU, pian piano si cercano di armonizzare le normative, e finalmente l' Eurocodice vede la luce definitivamente, con tempi piu' o meno precisi per essere recepito dai vari stati. L' Italia, che (legno a parte) e' rimasta comunque con una normativa disarmonica e preistorica, composta da centinaia di leggi, de-cretini ecc ecc, ha la possibilita' di RECEPIRE l' eurocodice, che comunque DOVRA' recepire entro poco tempo in ogni caso. Quindi, la possibilita' di dimostrare di essere Europea e la comodita' di adottare una norma gia' pronta e ben fatta. Che fa invece ? Si mette in fretta e furia ad "inventarsi" una normativa italiana, scopiazzando alla ca@@o di cane e pure sbagliando parti di eurocodice, e pagando milioni ai suddetti baroni i quali dimostrano ampiamente di non essere neppure in grado di CAPIRE l' eurocodice ne' di copiarlo bene. Morale : la normativa esce, ci si accorge che contiene un sacco di strafalcioni immani, la sismica e' completamente cannata, quel che e' stato copiato dall' eurocodice e' sbagliato, con applicazione multipla di coefficienti, ecc ecc.... Viene ritirata, riproposta, altri errori, sospesa, riproposta, ecc ecc.... fino a quella di oggi, decente ma incompleta, e dove e' incompleta rimanda (ovviamente) all' Eurocodice. Una montagna di soldi spesi inutilmente per foraggiare il solito gruppo di persone, e per di piu' (IMHO) una figura di cacca con l' Europa.
    E poi mi si viene a parlare di TAGLI all' universita' ?????

    Max

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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