Lampade da tasca a prova di buco nero

Giuro che non è un pesce d'Aprile. Ci hanno fatto causa. Un tizio che non è nuovo a questo genere di cose ha depositato una denuncia contro il CERN (al tribunale delle Hawaai!) chiedendo che il progetto LHC venisse fermato perché l'acceleratore non sarebbe sicuro: una volta accesso le collisioni potrebbero produrre materia bizzarra o buchi neri imbizzarriti che inghiottirebbero in un battibaleno l'orbe terracqueo e magari l'universo intero. Sulla fondatezza scientifica dell'accusa non entro nemmeno (è dalla messa in funzione di RHIC nel 2000 che queste voci vanno e vengono con cadenza periodica: se siete interessati, datevi una lettura a questo report, o anche solo l'articolo su New Scientist). Il buffo è che ieri alla caffetteria del Building 40, vicino a croissant e panini, è apparso un cartello: "in vendita qui: lampade da tasca a prova di buco nero": Philippe, il nostro barista, è un mattacchione. Boh, speriamo che se la cosa dovesse andare avanti mi chiamino almeno a testimoniare alle Hawaai.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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