Ultime notizie da LHC

Di recente qualcuno passando da queste parti chiedeva notizie di LHC. Quelle più recenti che ho risalgono alla presentazione di Mike Lamont a Technical Managment Board di ATLAS di giovedì scorso. Cercando di riassumere, ecco come si presenta la situazione.

L'installazione di LHC è conclusa, l'ultimo magnete è sceso sottoterra ed è stato collegato: l'anello è chiuso. Cosa manca da fare? Presto detto: raffreddare i differenti settori (i magneti di LHC lavorano alla temperatura dell'elio liquido, ovvero circa -270°C), collegare i settori tra di loro e fare il vuoto dappertutto, verificare che non ci siano perdite. Poi, ovviamente, accedere la macchina e provare a fare circolare un po' di particelle.

Ovviamente si tratta di operazioni complicate: il sistema di raffreddamento dell'elio potrebbe dare dei problemi, potrebbero esserci delle perdite da qualche parte (e allora addio vuoto), qualche magnete potrebbe fare i capricci. Questo è la versione aggiornata del programma di lavoro di LHC, per darvi un'idea di quando e cosa verrà fatto nei vari settori nei prossimi mesi:

 

lhc_schedule_2007-10-09800px.jpg

Anche senza discutere ogni dettaglio di questo schema, ci sono due messaggi chiari che saltano all'occhio. Uno: ci sono un sacco di cose da fare in molti posti diversi, e, per farcela il più in fretta possibile, il lavoro è stato pesantemente "parallelizzato". Molte delle operazioni avverranno in contemporanea o quasi nei diversi settori: una buona strategia per risparmiare tempo, ma che ovviamente rende la gestione del tutto più complicata (la forza lavoro rimane la stessa) e prona a errori. Due: ogni operazione è prevista svolgersi e concludersi con successo una sola volta: non ci sono spazi bianchi (ovvero tempo libero) per ripeterla in caso di problemi o fallimento. Riprendento le stesse parole di Mike:

No provision in success-oriented schedule for major mishaps, e.g. additional warm-up/cool-down of sector

Ovvero, ce la facciamo in tempo se tutto va dritto senza errori, problemi imprevisti o la minima necessità di ripetere un'operazione più di una volta. Il che viste le premesse sulla parallelizzazione del lavoro, potrebbe non essere banale.

Che cosa poi potremo farci con questo fascio "di prova" a 7 TeV nell'estate 2008 se tutti in effetti andasse liscio è un'altra storia (e un'altro post, forse).

Questo inserimento è stato pubblicato in Fisica. Metti un segnalibro su permalink. Inserisci un commento o lascia un trackback: Trackback URL.

Un Commento

  1. Pubblicato il 15 novembre 2007 alle 03:00 | Permalink

    Cazzo!

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà mai pubblicato o condiviso.

Puoi usare questi tag e attributi HTML <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

  • feed RSS articoli
  • feed RSS commenti
  • Cinguettii