Nathan Never e il CERN

Un amico dall'Italia mi ha segnalato che nel numero di dicembre di Nathan Never, Venus Sky Lab, c'erano un paio di tavole in cui si parlava del CERN. E' un po' che ho smesso di comprare Nathan Never, francamente negli ultimi tempi mi aveva annoiato (deve essere il destino del fumetto seriale, che un po' come le soap-opera brasiliane ricicla idee e personaggi in racconti sempre più improbabili e ripetitivi), ma - complici altri lettori dei fumettazzi Bonelli - mi sono fatto scansire e inviare le pagine: eccole qui.

NathanNever_VenusLab_CERN_crop_400.jpg

L'attendibilità scientifica è un criterio per valutare della buona fantascienza? Sicuramente no, e certamente non è nemmeno necessario scrivere come Greg Egan per fare del buon intrattenimento (per il neofita digiuno, Egan è un scrittore di fantascienza australiano che produce romanzi i quali solitamente richiedono una solida preparazione scientifica per essere digeriti. C'è chi apprezza, chi no. De gustibus). Va dunque benissimo inventare un fenomeno che non nella realtà non c'è, e costruirci sopra una storia (a patto di farlo decentemente e in modo coerente) usando quello che si chiama il "principio di sospensione della realtà". Ovvero, facciamo finta che questa fenomeno oggi non conosciuto o dimostrato esista e abbia queste caratteristiche, e dal presupposto evolviamo una storia, un ambiente, una cultura. Perfetto. Sono un avido lettore di fantascienza e tutto questo mi sta bene.

Epperò non vale prendere un fenomeno che esiste e si conosce piuttosto bene e ammantarlo di mistero futuribile! Qualcuno si divertirebbe forse a leggere qualcosa del tipo "Jimmy accese il suo motore diesel a iniezione elettronica e partì alla velocità della luce verso Andromeda? E dunque: che cosa c'è di esotico nell'accelerare particelle al limite della velocità della luce? Da queste parti lo facciamo piuttosto regolarmente 🙂 e la loro massa non fa che aumentare, altro che scomparire! Ma questo a dire la verità l'ho sentito dire per la prima volta alle superiori, per cui mi chiedo: la cultura scientifica media in Italia è davvero tale che una cosa come quella nella vignetta lassù fa sognare un lettore? Aiuto.

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Un Commento

  1. Mat
    Pubblicato il 25 gennaio 2007 alle 23:51 | Permalink

    bravo! se aspettavi me... peccato che io l'errore elementare non lo abbia nemmeno notato... mi sa che sono sotto la cultura media del Belpaese 😉

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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