Il dio mercato si droga

Tornando dal Mont Gelè chiacchieravo con Irene del più e del meno, e siamo venuti a parlare di software libero.

Antefatto: io le faccio regolarmente una testa così sull'open source e le sue qualità, gli standard aperti, le battaglie contro i DRM, l'ingiustizia delle posizioni monopolistiche, l'assurdità intellettuale di un certo approccio all'informatica, e soprattutto sul contenuto squisitamente politico piuttosto che tecnico di queste faccende. Lei ascolta paziente i miei rantoli - ah, le mogli -, mi zittisce regolarmente quando divento troppo tecnico, ma ha perfettamente capito che la gestione dell'informazione è una questione polica, e che lasciarla in mano solo ai nerd e alle multinazionali potrebbe essere un errore.

Per questo, da un po' di tempo a questa parte, quando si trova in una condizione favorevole, piazza la sua domandina: "come vi ponete nei confronti del software libero?". L'ha fatta a Eduardo Missoni in occasione dell'intervista per Vita, l'ha recentemente rilanciata ai diplomatici incontrati alla Summer School dell'OSCE. Domenica sconsolata mi diceva: "rassegnati, tutto il mondo delle organizzazioni interazionali se ne sbatte del software libero e degli standard aperti". Perchè? Pare che la risposta sia stata qualcosa del tipo: "è il mercato che decide".

Due considerazioni. Uno: chi ha mai detto che dobbiamo prostrarci a questo nuovo dio chiamato mercato? Chi l'ha detto che il mercato è in grado di autoregolarsi da fare sempre il bene di tutti? Non ci credo nemmeno dipinto, a stento potrei accettare un mercato regolato e calmierato. Due: gli stessi sostenitori del mercato come unico regolatore delle nostre economie, sono poi gli stessi che contro il mercato agiscono! Il recente incontro del WTO a Doha sta fallendo, per dirla semplificando al massimo, perchè le potenze della Terra da una parte chiedono a quelle del Terzo Mondo di accettare ogni tipo di liberalizzazione sui loro territori, dall'altra progettano le sovvenzioni statali alle agricolture di casa loro. Come dire: a casa tua vale la regola di nessuna regola, così ti schiaccio senza che tu possa fare nulla. A casa mia, per evitare lo stesso fenomeno, mettiamo la regola che, visto che è casa mia, io ho dei punti di vantaggio e delle protezioni e tu ti attacchi.

Il mercato è uno spaventapasseri buono per gli allocchi che ci credono, un dio drogato messo in prima linea per coprire una realtà di abusi di posizioni monopolistiche e di protezionismo di altri tempi. Dalle patate ai sistemi operativi passando per le automobili. Non cercate di convincermi.

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Un Commento

  1. ShereKan
    Pubblicato 29 luglio 2006 alle 10:24 | Link Permanente

    Cacchio! Smetterò subito di leggere il blog di Marco Travaglio per cominciare con questo nuovo opinionista.

    Bello sentire le tue idee. Sempre. Anche a distanza.

    Stai bene.

    f.

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