Metafisica sotterranea 3 aprile 2007
Inviato da Marco in : Scienza e dintorni, Tentazioni metafisiche 15 commentiVenerdì scorso ho accompagnato un gruppo di studenti di un liceo toscano, ultimo e penultimo anno, a visitare ATLAS. Ci sono meccanismi particolari con cui un gruppo numeroso si divide naturalmente nei sottogruppi che accompagniamo nella visita: in generale, se gli insegnanti non ci mettono becco, l’ultimo sottogruppo si forma con gli avanzi degli altri, per contrarietà e obbligo, e contiene gli scazzati esistenziali, quelli che non volevano venire, quelli che “la fisica mi fa schifo” e “tanto non capisco/non serve a niente”, e così via. Se le cose vanno bene gli addormentati sono solo una frazione del gruppo e c’è speranza di salvezza, magari facendo leva sulla grandiosità degli esperimenti, o una qualche curiosità tecnologica, o sulle domande misteriose che la fisica delle particelle si pone. Nella peggiore delle ipotesi quasi tutto il gruppo risuona sulla stessa frequenza di disinteresse, e allora è molto dura. Venerdì mi è capitato un gruppo così. Mica mi lamento, e non è che non mi sia impegnato. Ma per intenderci sullo stile: gente che andava e veniva mentre parlavo come se non ci fossi, chicchiericcio continuo di sottofondo su chissà quale interessantissimo gossip, la maggior parte non ha nemmeno voluto salire sulla passerella per guardare giù nel pozzo di ATLAS dalla superficie. Troppo noioso, forse. Occhio spento e viso di cemento.
L’unica (giuro!) domanda che il più interessato della mandria mi ha finalmente fatto davanti ad ATLAS è suonata più o meno così: “gli scienziati sono per la maggior parte atei?”. Bella domanda. Che cosa ho risposto? Più o meno quel poco che so, e quello che penso. Ovvero che, perlomeno in Italia, la percentuale di persone che si professano atee e agnostiche è in generale più alta tra gli scienziati che nella media della popolazione. Che non ho idea se queste percentuali siano diverse tra paese e paese, immagino di si (il collega che mi accompagnava sembrava convinto di una maggior religiosità degli scienziati orientali, chissà), ma che in genere la tendenza è più o meno la stessa. Che la ragione principale è che gli scienziati sono scettici per formazione, e dunque in generale fanno fatica a conformarsi a una visione dogmatica del mondo, specie se il dogma sconfina nei campi che non gli competono (e lo fa, accidenti se lo fa! Facendo male in primo luogo a se stesso, peraltro…). Ma soprattutto, che la scienza si occupa per mestiere di domande che si raccolgono piuttosto nella categoria dei “come”, mentre è compito della metafisica esplorare i “perché”. E che dunque, a voler essere completamente onesti, la scelta di essere atei, agnostici, dubbiosi, ferventi o invasati rimane piuttosto personale, a prescindere dal mestiere che facciamo. Ma qui, cappero, la discussione si faceva dura, bisognava affrontare il problema della demarcazione di popperiana memoria, e il fanciullo ha ceduto. Li ho riportati in superficie, non ce la facevano più senza una sigaretta.
