Blog day? 31 agosto 2006
Inviato da Marco in : Geek attitude, Mezzi e messaggi aggiungi un commentoOggi è il BlogDay.
Se vi fidate di quello che scrive il sito che ha lanciato l’iniziativa, l’idea sarebbe questa:
Il BlogDay è iniziato con la convinzione che i blogger dovrebbero avere un giorno da dedicare a conoscere altri blogger, di altri paesi o aree di interesse. Quel giorno i blogger li raccomanderanno ai loro visitatori. Durante il BlogDay ogni blogger posterà una raccomandazione di 5 nuovi blog. Quel giorno tutti i lettori di blog si troveranno a navigare e scoprire nuovi, sconosciuti blog.
Ovvero (forse) un modo per uscire dall’autoreferenzialità che abita selvaggia la rete. Vi convince? A me così così. Però, ecco qui i miei suggerimenti:
Baci dalla Provincia, ovvero il sito di Gipi. Gipi è un illustratore che ogni lettore di Repubblica dovrebbe riconoscere, ma è molto di più dell’illustratore di Repubblica. Se amate le nuvole parlanti e la comunicazione per immagini fateci certamente un giro.
The Long Tail. Da bravo geek lessi per prima volta su Wired di queste idee ora diventate un blog (e un libro). Perchè la rete ha cambiato le modalità di diffusione dei prodotti? Attraverso quali meccanismi le comunità virtuali danno visibilità alle nicchie ulturali portandole alla portat del grande pubblico?
Giornalismo d’altri. Ho già citato il blog di Mario (Tedeschini Lalli) recentemente. Lettura consigliata a chiunque si interessi di giornalismo e comunicazione nell’era della rete.
Sarah Pullmann. Capitato da queste parti per caso (Sarah è stata eletta Miss Drupal 2005, la sua foto mi aveva incuriosito, diciamolo pure, per le fattezze piacevoli della fanciulla), le sue pagine saziano due dei miei desideri segreti: vivere in Canada, e credere che la rete possa cambiare il mondo.
Quaderno d’appunti di Iolanda Pensa. Iolanda è un’amica, per cui forse la segnalazione non vale. Ma vive di cose completamente diverse da quelle che faccio, per cui forse invece vale. E in ogni caso lei sostiene che il mio blog è troppo solare, per cui – tiè! – beccatevi una sana dose di cinismo distilato. Consigliata assoltamente la sezione My very secret diary.
Buona lettura.
P.S.: domani – finalmente! – si va in vacanza!
Zoo e religioni 28 agosto 2006
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Tentazioni metafisiche, Zen da taschino aggiungi un commentoI know zoos are no longer in people’s good races. Religion faces the same problem. Certain illusions about freedom plague them both.
Yann Martel, Life of Pi
Giornalismo partecipativo? 23 agosto 2006
Inviato da Marco in : Mezzi e messaggi, Militanza, Scoutismo 3 commentiSto rimuginando da quando sono ritornato del Roverway di democrazia partecipativa e ruolo di stampa e mezzi di comunicazione in generale nel processo di formazione dell’opinione pubblica.
La riflessione è fortemente legata agli ultimi anni di servizio nella Pattuglia Stampa nazionale Agesci, con tutte gli scotti e le delusioni che questa esperienza mi ha regalato. Può un’organizzazione che si definisce democratica avere un unico organo di stampa centrale, di fatto controllato dall’organo che detenie il potere amministrativo e legislativo? Si, può, ma come per magia smetterà immediatamente di essere un’organizzazione democratica, e nella migliore dele ipotesi si trasformerà in un monarchia illuminata o più facilmente un sistema oligarchico.
Ho conosciuto Mario Tedeschini Lalli un paio di anni fa a un laboratorio di giornalismo organizzato dalla Pattuglia Stampa nazionale Agesci: avevamo invitato Mario come ospite per la tavola rotonda della serata, si parlava di nuove media, multimedialità e frontiere dell’espressione giornalistica, ma inevitabilmente si è finiti a discutere anche di libertà di stampa in associazione. Mario è stato invitato al Roverway per una delle tavole rotonde, quella appunto su infomazione e comunicazione (che ho colpevolmente disertato, passando tra quella sulla legalità a cui ho già accennato a quella su identità e differenza). Ho scovato sul suo blog l’outline che ha scritto per questa occasione, che riprendo perchè sembra volermi pizzicare proprio sui temi che mi gironzolano in testa:
Democratic societies need to keep governments accountable. To do that, they need free speech. Freedom to express oneself not enough, though, if your speech can reach only a few. You need to reach many.
(…)
Will [the audience] be ready to take part in that conversation? Will you have the means, the semi-professional skills, the ethical strength, the time and the will to make it meaningful?
Quali sono le possilità concrete di fare giornalismo indipendente all’interno di un’associazione? Le nuove tecnologie possono aiutare l’emergersione di voci indipendenti e magari minoritarie in un contesto come l’associazionismo? Sono pensabili iniziative di citizen journalism in ambito scout? Come? Dove? Quando? Perchè? Chi?
Investire oggi, non domani 18 agosto 2006
Inviato da Marco in : Militanza, Scoutismo aggiungi un commentoSono rientrato a Ginevra dopo aver partecipato al Roverway, dove con Irene abbiamo aiutato Matteo (Bergamini) a tenere una bottega di fotografia creativa.
Ci sarebbe molto da raccontare sull’ evento, e chissà che prima o poi non trovi il tempo di scrivere qualcosa di quello che mi frulla in testa (in ordine sparso e incompleto dal paniere dei pensieri: l’omofobia dell’Agesci, la censura sistematica delle voci dissidenti, l’appiattimento becero filo-CEI dei vertici associativi, il presenzialismo degli adulti in un evento dedicato ai giovani, la disorganizzazione e i problemi di comunicazione, la discutibile qualità di alcuni contenuti dell’evento, il suo piano di comunicazione, e certamente la bellezza di stare – di nuovo, ancora – tra i ragazzi a fare).
Siccome però mi pagano per fare il fisico delle particelle e non il fustigatore di costumi scout, mi limito a citare qualche parola di Don Ciotti, detta in questa forma al Consiglio Generale 2006 e sostanzialmente ripetuta a una delle tavole rotonde del Roverway di sabato 12 (andate un po’ deserte a causa della pioggia). Dedicate a chi nello scoutismo italiano ha paura di lasciare spazio ai giovani perchè “non sono pronti”, e crede di aiutarli a crescere chiudendoli in gabbie di parole e promesse.
Mi sono arrabbiato perché ho sentito dire, e sento ancora oggi che si dice ai giovani: voi siete il nostro futuro. I giovani sono il nostro presente. La società in tutte le sue espressioni investe oggi, non domani, per creare le condizioni di questa attenzione, perché si possa costruire, con un loro sano protagonismo e una loro sana partecipazione, il futuro. Ma è oggi che la nostra società deve scommettere sui nostri ragazzi.
Pointe Percée 1 agosto 2006
Inviato da Marco in : Montagna, Vita di frontiera aggiungi un commentoDomenica siamo stati alla Pointe Percée con Giovanni, la sua amica Silvia, Tom e Peter.
La Pointe Percée è un grosso sperone di roccia calcarea che spunta nella vallée du Bouchet: si sale la valle dopo Grand Bonard fino al Colle des Annes, e di li si comincia a scarpinare fino al rifugio di Grammuset. La valle è verde e bellissima, e il percorso fino al rifugio è piacevole e non troppo duro. Dal rifugio in poi invece sparisce ogni filo d’erba per lasciar posto a rocce, roccette, massi e pietraie.
Ci sono numerose vie alpinisitiche che salgono la Pointe Percée, ma apparentemente c’è anche un percoeso solo escursionistico, sebbene annunciato “tres difficile”: con l’idea di salire da questa parte, abbiamo portato anche Oliver. A parte un errore iniziale di direzione che ci ha costretto a qualche scalata fuori programma, la salita diventa mano a mano più impervia e a volte persino atletica, per finire su tratti quasi verticali dove le mani sono necessarie.
Irene ed io ci siamo avvicendati sulla cima, trattenendo a turno Oliver una decina di metri sotto: alcune balze di roccia erano decisamente fuori dalla sua portata, e io mi sono piuttosto sentito in colpa verso la povera bestia (nonchè anche un po’ preoccupato per gli altri salitori: i cani sono più agili di noi, ma non hanno molto criterio rispetto alle pietre che smuovono o la scelta del percorso più intelligente. Oliver poi, figuriamoci). Questo qui di fianco è lui al rifugio dopo la discesa dalla cima…
E’ stata una bella gita, nonostante decisamente fuoriportata per quadrupedi pelosi: grazie a Giovanni che ci invitati! La prossima volta magari mi porto una corda, siccome come dice Irene sono un fifone – in realtà spesso preoccupato più per i miei compagni che per me – magari salgo più sereno anche solo all’idea di averla con me.
A margine, la gita è anche stata un’ennesima conferma della spocchia del francese medio. Almeno una volta Irene ha dovuto ricordare ai simpatici alpinisti che ci precedevano che il fatto che loro non parlassero altra lingua che il francese non implicava che noi invece capissimo soltato l’italiano. Dunque, se proprio volevano spaccarci i marroni (per il cane era slegato, perchè parlavamo forte, perchè avevano la consueta la puzza la naso) avrebbero dovuto farlo apertamente o almeno sottovoce. Allez les bleus.


