Così liquido che rischia di evaporare 14 settembre 2009
Inviato da Marco in : Militanza 3 commentiA Luglio, in uno slancio di sventata partecipazione democratica e di speranzosa militanza, mi sono iscritto a PD. L’idea era quella di partecipare all’elezione del nuovo segretario, e nello specifico di sostenere la candidatura di Ignazio Marino. Delle ragioni di questa scelta ho già detto altrove, e magari ritornerò nel futuro prossimo.
Tra due settimane si terrà il congresso del circolo PD di Ginevra (circoli, compagni, adesso le sezioni di chiamano circoli), mi sono dunque diligentemente messo a studiare come funziona questa democratica elezione del segretario. E ho scoperto un paio di cosette raccapriccianti, di quelle che farebbero passare la voglia anche al militante dotato delle migliori intenzioni.
Iniziamo dalle tessere. Con una procedura mai vista altrove, il tesseramento al PD è stato chiuso il 21 luglio. Per evitare tesseramenti di massa dell’ultimo minuto a ridosso del congresso, mi dicono. Capisco il timore di golpi e attentati, ma supponiamo che qualcuno oggi voglia iscriversi al PD: che cosa fa? Aspetta fino al 1 gennaio 2010? O le iscrizioni si riapriranno a congresso concluso? Mah. Unica consolazione, mi dico, è che un partito così timoroso che le proprie elezioni interne possano essere sabotate dall’esterno da inventarsi una procedura di tesseramento così bizantina deve veramente avere a cuore il contributo dei suoi iscritti. È il mio partito, mi dico, sarà il mio segretario. E invece no.
La procedura dell’elezione del segretario mi fa venire i brividi ben più del tesseramento. A una prima occhiata sembra bella tonda e ragionevole: tra due settimane vado al congresso del circolo PD di Ginevra, insieme con gli altri tesserati discutiamo le tre mozioni e le votiamo, esprimiamo un rappresentante che si recherà al congresso Svizzero, e di lì in modo analogo una serie di delegati che andranno a quello nazionale, dove i delegati tutti finalmente voteranno il segretario. E invece no, non andrà esattamente così. Così è come funzionano i partiti di solito; nel caso del PD, invece, la piramide democratica funzionerà proprio come dicevo, salvo nell’ultimo passaggio: i delegati al congresso nazionale non eleggeranno il segretario. Per quanto possa sembrare bizzarro – io ancora ci credo a stento – il voto dei delegati al congresso nazionale servirà a selezionare la rosa dei tre candidati segretari che verrà sottoposta a chiunque vorrà partecipare alla vera elezione, che avverrà con il meccanismo delle primarie qualche settimana dopo il congresso.
Mi chiedo: da quando in qua il segretario di un partito non viene eletto dai militanti tesserati? E in ogni caso, se questa è l’idea di fondo – per carità, magari funziona pure, i Democratici americani fanno così da anni – perché allora affannarsi tanto con la storia delle tessere? Perché – io di numeri me ne intendo – se ci sono 3 candidati potenziali e il congresso deve esprimere 3 candidati per le primarie, chi pensate finirà nella rosa? Non vi fa sembrare tutto il traffichio dei congressini locali e poi regionali e poi nazionale un po’ inutile? E vi rivelerò un segreto: il giorno delle primarie tutti i cattivoni che avrebbero potuto tesserarsi a ridosso del congresso per guastare la festa ai vari democratici potranno tranquillamente presentarsi al banchetto, fare la loro sintetica professione di fede, e dare fastidio con il loro voto inatteso. Già.
Questo splendido sistema è il figlio storpio dell’idea di “partito liquido” introdotta dal precedente segretario del PD, Walter Veltroni, e della paura di perdere il controllo del partito da parte dell’apparato. Come tutti compromessi tra idee inconciliabili, è pessimo, scontenta tutti e ha la simpatica proprietà di frustrare allo stesso tempo il militante (essere tesserati oggi sembra non servire più praticamente a nulla) e il simpatizzante (per dire: se nessun delegato di Marino arriva al congresso nazionale, o se Marino non passa la soglia del 5% dei votanti al congresso nazionale, il caro Ignazio nella rosa dei 3 papabili non ci finisce, e il simpatizzante non-tesserato che lo avrebbe votato alle primarie si ritrova senza candidato, alla faccia della partecipazione democratica estesa).
E poi, datemi pure del matusa, ma per me un partito rimane un’organizzazione per definizione di parte; il che implica che per farci parte bisogna fare un minimo sforzo di schieramento. Nulla di complesso: qualcosa del tipo passeggiare fino alla locale sezione (ooops, circolo), smollare i propri dati e due lire, prendere un rettangolino di plastica e metterselo nel portafoglio, segnarsi sul calendario la data del congresso locale, tenersi liberi, quella sera ritrovare il rettangolino e ri-passeggiare fino alla sezione per discutere e votare. Passare la domenica mattina della primarie davanti al gazebo e decidere all’ultimo di dire la propria è forse lodevole – e magari va persino bene per selezionare il leader di una coalizione o per esprimere altre opinioni – ma non mi sembra sufficiente. Soprattutto non all’inizio della vita di un partito che è ancora troppo un contenitore vuoto. Su questo, mi spiace, temo di essere più vicino a Bersani che a Marino: a me “liquido” sa di qualcosa che scorrerà anche negli anfratti, ma che rischia di evaporare alla prima occasione. Andrà forse bene domani, posato su una solida tradizione di ampia militanza e partecipazione che oggi è ancora da costruire. Oggi mi sembra che ci serva soprattutto un partito solido, non un esperimento.
Ciò detto, tra due settimane andrò da bravo al congresso ginevrino, credo proprio a votare ancora la mozione Marino con (quasi) immutato entusiasmo. Chissà, magari questa procedura di voto bizzarra e frustrante potrebbe persino fare comodo alla sua mozione; ma questa è un’altra storia, e ne parliamo in un altro momento.
Come una pizza alla Meyrinoise 6 luglio 2009
Inviato da Marco in : Militanza 8 commentiSto seriamente accarezzando l’idea di prendere la tessera del PD. Quasi esclusivamente per il gusto di andare a votare per il segretario, e votare Ignazio Marino, alla faccia di quelle cariatidi di Franceschini e Bersani. Quanto potrà costare, come una pizza alla Meyrinoise?
P.S. Più seriamente, la candidature di Marino quasi quasi non mi dispiace affatto. Né il possibile ticket con Civati. E, come qualcuno faceva notare, lo schieramento di Rutelli mi ha levato qualunque dubbio su Franceschini, pover’uomo. Peccato, forse, per la sponsorizzazione di Bettini; dell’apparato di partito proprio non si può fare a meno?
P.P.S. Tessereranno anche online? Ci sarà una sezione per espatriati a Ginevra? Mah.
Update: potenza della rete, ho trovato qualche nominativo dei responsabili del PD svizzero. Questa idea da semplicemente accarezzata inizia ad assumere parvenze di concretezza. Ullallalà, come direbbero da queste parti.
