Professori senza passare dal “via!” 22 gennaio 2010
Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 14 commentiScopro con orrore dal blog de iMille che il coordinamento nazionale dei ricercatori universitari italiani (CNRU) ha avuto la brillante idea di scrivere un documento con il quale chiede (chiederebbe) che nel simpatico pacchetto della riforma Gelmini si aggiunga una clausola per cui i ricercatori che abbiamo collezionato 6 anni di didattica vengano automaticamente promossi a professori associati, senza concorso alcuno e senza passare dal “via!”.
Allora, a me i concorsi come sono fatti in Italia non piacciono nemmeno un po’, e sono certamente favorevole a un reclutamento più snello e liberalizzato. Ma che si tratti di reclutamento aperto a tutti! Quale tortuoso ragionamento può arrivare a sostenere che un ricercatore che ha vissuto e lavorato 6 anni in un dipartimento sia necessariamente migliore per quel dipartimento di uno che, per dire, quei sei anni li abbia passati a insegnare a Harvard? La fedeltà feudale? E un minimo di confronto sul merito scientifico e didattico dei candidati non lo vogliamo proprio fare?
Del male che fanno all’università e alla ricerca italiana queste assunzioni indiscriminate ope legis ho già avuto modo di dire. Rattrista vedere che continuano sempre e comunque a prevalere tentazioni corporativistiche. E quando mi si forma in mente la parola corporativismo, automaticamente viene affiancata da fascismo, e mi viene al volo il maldistomaco. Accidenti.
Potete leggere la proposta sul sito del CNRU ed esprimere la vostra opinione, che mi auguro sia contraria, se da ricercatori più o meno precari conservate ancora un minimo di dignità e di lucidità professionale. Se non siete ricercatori (universitari e confermati) il vostro voto (come quello del sottoscritto) non conterà un piffero, e nel conteggio finale verrà eliminato. Ma dare un po’ fastidio male non fa.
Io l’R5 non lo faccio 12 maggio 2009
Inviato da Marco in : Fisica, Militanza, Politiche della ricerca 27 commentiCominciamo da lontano. Il sottoscritto, per quanto strano possa sembrare ad alcuni di voi, è ancora un precario della ricerca. Precario nel senso che non ha ancora una posizione permanente presso nessuna istituzione italiana o estera, e per adesso si avvale di un contratto come a tempo determinato reasarch physicist del CERN. Cosa che è assolutamente normale, al CERN e in quasi tutto il mondo civilizzato, dove il famigerato precariato viene al limite battezzato mobilità. Intendendo con questo termine l’assoluta normalità di non avere una posizione permanente per un periodo più o meno lungo della propria carriera scientifica; periodo durante il quale ci si muove attraverso contratti e istituzioni differenti accumulando esperienze, spendibili a un certo punto magari anche per una posizione permanente adattata al proprio livello. Nessuno al di fuori dell’Italia si azzarderebbe a chiamare precarie queste posizioni temporanee, perché precarie appunto non sono: sono comunque sufficientemente ben pagate – almeno al di fuori dell’Italia – e la diversificazione nel corso della carriera viene considerata dappertutto – di nuovo, Italia esclusa – in modo positivo, e spesso addirittura necessario.
Qualche tempo fa il sottoscritto ha ricevuto un messaggio dal direttore della sezione INFN di Milano, che è anche un buon amico, che lo informava di una nuova iniziativa dell’INFN per il reclutamento di ricercatori e tecnologi: forse che al sottoscritto poteva interessare, magari colto da un desiderio di rientrare a lavorare in Italia? Per curiosità mi sono informato un po’. Anche qui sono necessarie un po’ di informazioni di contorno: riassumendo al massimo, l’INFN non seleziona ricercatori dall’ultimo concorso nazionale del 2005, dunque è piena di precari più o meno meritevoli che in questi anni sono sopravvissuti in seno all’Ente con una pletora di contrattini diversi, e che attendono da tempo una qualche genere di occasione più succosa (o una stabilizzazione, ma questa è una storia a parte che meriterebbe ben altro spazio).
Che cosa si inventa l’INFN dopo 4 anni di deserto? Uno splendido concorso nazionale dal nome roboante di “R5“. Di cosa si tratta? Ecco il titolo del bando:
“Procedura selettiva per soli esami finalizzata alla formulazione di idoneità che costituiscono titolo per eventuale costituzione di rapporti di lavoro subordinato con contratto a tempo determinato di personale ricercatore di III livello”.
Oh, geniale! Un concorso nazionale (dunque una marea di candidati), per soli esami (dunque qualunque cosa che io abbia fatto in questi anni non conta nulla: né le mie pubblicazioni, il mio curriculum, le lettere di raccomandazione che potrei presentare, le mie idee per possibili progetti e linee di ricerca se dovessi venire selezionato; dovrei solo rimettermi a studiare come se preparassi di nuovo il concorso di dottorato che ho passato 9 anni fa), per ottenere un’idoneità (ovvero una sorta di bollino che attesta sono abile, ma certamente non arruolato) che mi permetterebbe eventualmente di partecipare in un secondo momento a un’ulteriore selezione (sono il solo a cominciare a sentire un prurito alla nuca?) per una potenziale – ma non garantita - posizione di ricercatore a tempo determinato. Devo aggiungere altro?
Una selezione di questo genere è una presa in giro, e ovviamente in molti si stanno rivoltando contro (sei un ricercatore? Aderisci alla petizione!). Senza tirarla molto per le lunghe, mi viene da chiedere:
- Chi potrà permettersi di partecipare a un simile concorso? (E dunque smettere di lavorare per ritornare a studiare – probabilmente per almeno un mese o due)? Quale datore di lavoro permetterebbe questo? Certamente non il CERN o una qualunque università straniera. Forse i dipartimenti delle università italiane, o l’INFN stesso? Vuol dire allora che l’Ente è contento di selezionare chi tra i suoi precari che non ha posizioni di responsabilità o carichi di lavoro tali da poter serenamente ridurre drasticamente il suo contributo per un periodo consistente?
- Chi selezionerà un concorso simile? L’INFN sembra meno interessato a valutare ricercatori con esperienza, curriculum e idee, e preferire un criterio di selezione basato unicamente sulla cultura generale (peraltro già più volte testata nella carriera di qualunque fisico).
- Per ottenere che cosa? Una misteriosa abilitazione che non costituisce nemmeno una graduatoria, non garantisce un contratto di nessun tipo ma la sola promessa di poter forse un giorno averlo. E questa abilitazione poi, costituisce titolo discriminante per gli eventuali concorsi futuri? Ovvero, chi non ce l’ha partirà svantaggiato in un’eventuale prossima selezione per una posizione nell’INFN?
Tutto questo suona come la dichiarazione di una guerra tra poveri, i cui vincitori saranno probabilmente i meno qualificati. E la dice lunga sull’incapacità dell’INFN di programmare la sua vita a medio e lungo termine: ogni serio ente nazionale di ricerca dovrebbe sapere quante persona vanno in pensione ogni anno, avere un’idea della pianta organica che vorrebbe (o può) mantenere nel medio periodo, e dunque sapere chiaramente quanti posti a tempo indeterminato dovrebbe bandire ogni anno per soddisfare le sue necessità. Magari pure selezionando il personale più adatto alle sue necessità, e favorendo esplicitamente l’eccellenza per mantenersi a quel livello internazionale che l’INFN ama tanto sbandierare. Funziona così dappertutto, tranne che apparentemente in Italia.
A meno che dietro all’R5 ci sia un progetto nascosto di cui non si vuole parlare. Per esempio, si potrebbe decidere di dare con l’R5 pochissime abilitazioni, in modo da scoraggiare esplicitamente il gran numero di precari che bivaccano da troppo tempo tra le file dell’Ente con i contratti dalle finalità più astruse, precari che l’INFN potrebbe aver interesse a mettere alla porta (con un suggerimento mascherato da bocciatura all’esame). O magari si vuole fare una scrematura esplicita dei precari di più lunga data, per svecchiare le fila. Non che nessuna mi sembri una mossa geniale, ma chi può sapere cosa passa per la testa dei dirigenti?
In ogni caso, io l’R5 non lo faccio. Non ho tempo né voglia di preparare una selezione basata su criteri che mi sembrano risibili, per non ottenere nulla di concreto, e sprecando un tempo che mi serve per portare avanti i progetti che ho in corso, per pubblicare, per prepararmi alla presa dati di LHC. Per fare insomma quello per cui ogni fisico delle particelle viene pagato, e per cui dovrebbe venire valutato. Voi fatevi i vostri conti, la scadenza del bando è il 16 maggio.
Precari dentro 16 ottobre 2008
Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 18 commenti
Ok, riprendiamo da dove eravamo rimasti stamattina. Ieri la Camera dei Deputati ha dato il via libera all’emendamento “ammazza-precari” (art. 37 bis del DDL 1441) voluto dal Ministro Brunetta. Che questo significhi che un sacco di ricercatori precari perderanno il posto ve l’ho già detto. Siccome però a me piacciono i numeri, adesso ne metto lì qualcuno, che le cifre dovrebbero aiutarne a capire l’entità dello sfascio.
L’emendamento in questione farà si che il primo Luglio del 2009 perderanno il posto di lavoro 60.000 ricercatori precari. 60000 ricercatori precari sono tanti? Si. La realtà che tanto sconcerta il Ministro caffè che negli Enti di Ricerca il 35% dei lavoratori ha un contratto a termine. Che è esattamente il concetto di realtà malsana a cui accennavo stamattina. Per esempio, per restare nel mondo della fisica delle particelle, all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare una persona su 3 è un precario! Non rinnovare il contratto a questa persone significa rinunciare a professionalità e competenze costruite nell’arco di anni (il ricercatore precario italiano ha in media 35 anni, e di solito ha finito il dottorato prima dei 30), con uno spreco di risorse umane e di conoscenze scientifiche elevatissimo. Molte attività di ricerca non potranno proseguire senza il contributo dei lavoratori precari. Per chiarirci, non stiamo parlando di pivelli che hanno un contratto temporaneo perché sono “in prova”: sempre per restare nell’ambito che conosco, si tratta spesso di persone che coprono ruoli di responsabilità e coordinamento nelle collaborazioni di LHC, nonostante a casa loro siano precari.
Al danno si aggiunge la beffa: questi ricercatori non solo non avranno il rinnovo del contratto dal 1 luglio 2009, ma non potranno nemmeno concorrere per avere un posto a tempo indeterminato. Infatti al decreto “ammazza-precari” vanno aggiunti:
- i tagli al Fondo di Funzionamento Ordinario
- la riduzione almeno del 10% della pianta organica (DDL 112 Giugno 2008, convertito in Legge 133/08 il 6 Agosto 2008)
- il blocco del turn-over (1 assunzione ogni 5 pensionamenti, dopo aver ridotto la pianta organica!).
di cui abbiamo già parlato. Tutto questo dopo 6 anni di sostanziale blocco delle assunzioni!
E’ facile predirre quali saranno le conseguenze di questa politica: la dispersione delle competenze acquisite, il progressivo invecchiamento degli Enti di Ricerca, l’impossibilità di mantenere i livelli di competitività ed innovazione riconosciuti alla ricerca italiana in campo internazionale. Per non parlare (scusate la notarella personale) l’impossibilità di rientro per tutti i ricercatori che hanno varcato la frontiera.
Update: se vi sentite in vena di fare un po’ di propaganda, ecco un volantino preparato da alcuni ricercatori (precari, guarda un po’) di Torino. Diffondete, gente, diffondete.
Tagliagole 16 ottobre 2008
Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 28 commentiNon che ce ne fosse bisogno (se poco poco avete seguito le vicende dovreste sudare freddo e avere male al fegato da tempo), ma quando le cose finiscono persino sull’editoriale di Nature è veramente il segno che la situazione è grigia. O meglio nera. La Camera ha approvato l’articolo 37 bis del ddl lavoro che blocca dal primo luglio 2009 la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione; precari che, tra gli altri, comprendono una fetta importante della forza lavoro degli enti pubblici di ricerca italiani, come l’INFN o il CNR. In soldoni, vuol dire che gente brillante che da anni lavora come ricercatore o tecnologo con contratti a tempo determinato, e che ha magari vinto negli ultimi tre anni un concorso nazionale per cui dovrebbe essere finalmente assunto, verrà invece messo in mezzo ad una strada con tanti saluti, perché considerato una spesa inutile:
Il governo di centro destra di Silvio Berlusconi ha deciso per decreto che i budget per università e ricerca scientifica potranno essere utilizzati per rinvigorire le banche e gli istituti di credito italiani [...]
La base scientifica di ogni paese richieda un rapporto sano tra impiegati permanenti e temporanei [...]. In Italia questo rapporto è decisamente malsano. [...]
Il governo tratta la ricerca come semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece sarebbe piu opportuno vederla come un investimento per costruire l’economia della conoscenza del ventunesimo secolo. [...]
Fate i bravi, leggetevi l’articolo. Se l’inglese vi è ostico, andate almeno a farvi un giro sul sito del Buco Nero. Ho appena parlato al telefono con Chiara (mia compagna di Università a Torino, e oggi precaria dell’INFN nonostante sia vincitrice di concorso a livello nazionale), nel corso della giornata metteremo su qualche informazione e riflessione in più. Nell’attesa, indignatevi, incazzatevi, protestate, che siate ricercatori, panettieri, disoccupati, madri di famiglia, nonni o carrozzieri. Non stiamo parlando del lavoro di qualche persona. Stiamo parlando del futuro del paese. Che ci crediate o meno.
Update: per gli allergici all’inglese, ecco la traduzione in italiano dell’articolo di Nature. (Italia dall’estero, via Il Buco Nero).

