salta alla navigazione

Ragazzi, che week-end! 26 ottobre 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Fisica, LHC, Militanza 11 commenti

Bersani è il nuovo segretario del PD, Ignazio Marino non se l’è cavata mica male, la mia cuginetta Chiara è convolata a giuste nozze ed io ho pianto come un vitello, e zitti zitti un gruppetto di protoni prima e di ioni poi si sono fatti un giretto quasi completo di LHC. Ragazzi, che week-end!

TestWeekEnd_26October2009

Nel caso vi foste distratti 21 ottobre 2009

Inviato da Marco in : Militanza 1 commento finora

Nel caso vi foste distratti, domenica 25 ottobre si vota per le primarie che eleggeranno (dovrebbero eleggere) il nuovo segretario del PD. Nel caso vi foste distratti, il sottoscritto nelle ultime settimane ha messo nel cassetto una certa pigrizia atavica, ha fatto un piccolo investimento per la tessera del PD, e si è messo a sostenere la candidatura di Ignazio Marino. Nel caso vi sentiate vagamente di sinistra, o anche solo qualcosa di vicino a una specie di socialdemocratico postmoderno, fate i bravi: andate a votare, che fa bene alla pelle. E votate Marino, non fosse altro che per spirito di contraddizione (ma anche per altre buone ragioni).

Immagine anteprima YouTube

(video buffo via YANNB)

I congresso del PD a Ginevra 29 settembre 2009

Inviato da Marco in : Militanza, Vita di frontiera 7 commenti

Venerdì scorso ho partecipato al congresso del circolo ginevrino del PD. È stata un’esperienza interessante, per certi versi persino divertente, sicuramente istruttiva.

Il congresso si teneva nella sede del sindacato UNIA di Ginevra. Per cui da Chevry ci ho messo circa 20 minuti ad arrivare, e altrettanti a trovare parcheggio. Ergo, sono arrivato in ritardo, cosa che per uno che ha l’ossessione – tra le altre – della puntualità non è certo un buon inizio. Nessun problema, nella sala la rappresentante del partito socialista svizzero sta arringando la folla in francese (per un momento ho creduto di aver sbagliato stanza). Mi accomodo.

Il circolo conta 49 iscritti. Nella sala ci sono un po’ più di una cinquantina di persone, sedute su tavoli arrangiati in parallelo manco fosse una cena di autofinanziamento. Mi rendo subito conto che mi aspettavo le sedie in cerchio, tipo riunione scout; qui vedo solo la schiena di quello seduto di sbieco davanti a me. Bof. Al momento della votazione delle mozioni scoprirò che ci sono solo 22 tesserati sui 49 che avrebbero diritto a esprimersi. Gli altri sono simpatizzanti, in parte interessati al dibattito (bene), in parte confusi dal sistema di voto, che pensavano di poter votare già stasera (il che la dice lunga sul sistema bizantino di questa elezione, e su come aiuti il processo democratico).

Sensazione immediata: sono in Italia. Non per la lingua, non per i modi, non per gli accenti variegati: per l’età media dei presenti. Qui si veleggia sui 55-60 di media, tirati giù da uno sparuto manipolo di trentenni che tentano di compensare la folta popolazione di pensionati. Mi devo rassegnare: la partecipazione politica non è roba da giovani, perlomeno in Italia. A fine serata ne parlerò con Michele, che ha un anno meno di me, lavora al WTO e sostiene anche lui Marino. Ha avuto la stessa sensazione entrando: chi vede quotidianamente persone giovani (per davvero!) assumersi delle responsabilità in contesti internazionali resta sempre stupito da questa tendenza gerontocratica tutta italiana.

Dopo le formalità di rito di passa alla presentazione delle mozioni. Arringa decente quella per Bersani, veramente pessima quella per Franceschini, ottima quella per Marino. La mozione Franceschini prenderà comunque la maggioranza dei voti, nonostante la mozione sia stata presentata malamente e in modo quasi incomprensibile: volendo pensar male, si potrebbe dire che le logiche di corrente vanno oltre i contenuti. Volendo pensar bene, decido di credere che le persone siano venute preparate e decise.

No, il dibattito no! Seguono gli interventi, abbastanza equamente distribuiti tra le mozioni. Gli ottuagenari balbettanti sono i più lucidi, i sostenitori di Marino i più calorosi. Una simpatica alleanza tra gli estremi della distribuzione di età. La cosa che mi stupisce di più e che il dibattito sembra concentrarsi sul ribadire le caratteristiche “di sinistra” di tutti e tre i candidati, e su come serva più che mai una forza politica alternativa a Berlusconi. Per carità va bene, ma è questo il nocciolo della questione? Stiamo per eleggere il segretario di un partito di ispirazione socialdemocratica, non dovrebbe stupire che i candidati abbiamo idee e proposte socialdemocratiche spesso combacianti. Il dibattito dovrebbe concentrarsi piuttosto sui punti in cui le tre mozioni sono diverse (non sono molti, ma ci sono) o sono più o meno intense (sono parecchi), e soprattutto sul punto chiave nell’elezione di un segretario di partito: l’idea di partito che questa persona ha in testa. Questa è proprio la parte di discussione che è mancata: scegliendo Bersani, vi sta bene la sua predilezione per il proporzionale e quindi per un partito votato a inevitabili alleanze di coalizione? Scegliendo Marino vi è chiara la scelta prioritaria per il maggioritario, per un sistema bipolare, e per la partecipazione diffusa alla vita del partito da parte degli elettori?

Risultato finale. Bersani 4, Franceschini 12, Marino 8. Mica Male. Il compagno calabrese tira fuori il vino bianco e si brinda alla democrazia. I sostenitori di Marino sono tutti fanciulli della mia età, ovvero attempati ultra-trentenni, più il presidente del circolo e un paio d’altri, loro invece operai in pensione sulla sessantina. Per certi versi, le due facce dell’immigrazione italiana in Svizzera di ieri e di oggi.

E adesso? Se il sistema fino ad adesso mi sembrava involuto e bizzarro, quello che ho scoperto venerdì sera non ha fatto che aumentare il mio disgusto. Finiti i congressi locali i delegati eletti si ritroveranno l’11 Ottobre a selezionare i candidati che poi tutti (tesserati e simpatizzanti) eleggeranno alle primarie del 25 Ottobre. Quello che non sapevo è che se il 25 Ottobre nessuno dei candidati prenderà il 50% + 1 voto, la palla ritornerà ai membri dell’Assemblea Nazionale che saranno (ri)chiamati a (ri)votare (in via definitiva, spero) finalmente il segretario. Come a dire: le primarie vanno bene solo se plebiscitarie, in caso di divisioni lasciate fare agli esperti. Mah.

Nonostante il pessimismo cosmico 17 settembre 2009

Inviato da Marco in : Militanza 8 commenti

Oh beh, fanciulli, nonostante il pessimismo cosmico mi giunge or ora la lieta notizia che Marino ha preso il 36% (trentasei percento, oibò!) dei voti al primo congresso locale di un circolo svizzero, a Thun, nel profondo della Confederazione Elvetica. Circolo che, per carità, conta una misera manciata di iscritti, e nello specifico ben 12 votanti. Ma non stiamo a sottilizzare, suvvia! Si può fare, si può fare. Con pazienza, dedizione e chiarezza di intenti. Vado a spedire la mia dose di lettere a favore di Marino ai tesserati svizzeri. Interessa? Ve la mando, se volete. Fletto i muscoli e sono nel vuoto.

Così liquido che rischia di evaporare 14 settembre 2009

Inviato da Marco in : Militanza 3 commenti

A Luglio, in uno slancio di sventata partecipazione democratica e di speranzosa militanza, mi sono iscritto a PD. L’idea era quella di partecipare all’elezione del nuovo segretario, e nello specifico di sostenere la candidatura di Ignazio Marino. Delle ragioni di questa scelta ho già detto altrove, e magari ritornerò nel futuro prossimo.

Tra due settimane si terrà il congresso del circolo PD di Ginevra (circoli, compagni, adesso le sezioni di chiamano circoli), mi sono dunque diligentemente messo a studiare come funziona questa democratica elezione del segretario. E ho scoperto un paio di cosette raccapriccianti, di quelle che farebbero passare la voglia anche al militante dotato delle migliori intenzioni.

Iniziamo dalle tessere. Con una procedura mai vista altrove, il tesseramento al PD è stato chiuso il 21 luglio. Per evitare tesseramenti di massa dell’ultimo minuto a ridosso del congresso, mi dicono. Capisco il timore di golpi e attentati, ma supponiamo che qualcuno oggi voglia iscriversi al PD: che cosa fa? Aspetta fino al 1 gennaio 2010? O le iscrizioni si riapriranno a congresso concluso? Mah. Unica consolazione, mi dico, è che un partito così timoroso che le proprie elezioni interne possano essere sabotate dall’esterno da inventarsi una procedura di tesseramento così bizantina deve veramente avere a cuore il contributo dei suoi iscritti. È il mio partito, mi dico, sarà il mio segretario. E invece no.

La procedura dell’elezione del segretario mi fa venire i brividi ben più del tesseramento. A una prima occhiata sembra bella tonda e ragionevole: tra due settimane vado al congresso del circolo PD di Ginevra, insieme con gli altri tesserati discutiamo le tre mozioni e le votiamo, esprimiamo un rappresentante che si recherà al congresso Svizzero, e di lì in modo analogo una serie di delegati che andranno a quello nazionale, dove i delegati tutti finalmente voteranno il segretario. E invece no, non andrà esattamente così. Così è come funzionano i partiti di solito; nel caso del PD, invece, la piramide democratica funzionerà proprio come dicevo, salvo nell’ultimo passaggio: i delegati al congresso nazionale non eleggeranno il segretario. Per quanto possa sembrare bizzarro – io ancora ci credo a stento – il voto dei delegati al congresso nazionale servirà a selezionare la rosa dei tre candidati segretari che verrà sottoposta a chiunque vorrà partecipare alla vera elezione, che avverrà con il meccanismo delle primarie qualche settimana dopo il congresso.

Mi chiedo: da quando in qua il segretario di un partito non viene eletto dai militanti tesserati? E in ogni caso, se questa è l’idea di fondo – per carità, magari funziona pure, i Democratici americani fanno così da anni – perché allora affannarsi tanto con la storia delle tessere? Perché – io di numeri me ne intendo – se ci sono 3 candidati potenziali e il congresso deve esprimere 3 candidati per le primarie, chi pensate finirà nella rosa? Non vi fa sembrare tutto il traffichio dei congressini locali e poi regionali e poi nazionale un po’ inutile? E vi rivelerò un segreto: il giorno delle primarie tutti i cattivoni che avrebbero potuto tesserarsi a ridosso del congresso per guastare la festa ai vari democratici potranno tranquillamente presentarsi al banchetto, fare la loro sintetica professione di fede, e dare fastidio con il loro voto inatteso. Già.

Questo splendido sistema è il figlio storpio dell’idea di “partito liquido” introdotta dal precedente segretario del PD, Walter Veltroni, e della paura di perdere il controllo del partito da parte dell’apparato. Come tutti compromessi tra idee inconciliabili, è pessimo, scontenta tutti e ha la simpatica proprietà di frustrare allo stesso tempo il militante (essere tesserati oggi sembra non servire più praticamente a nulla) e il simpatizzante (per dire: se nessun delegato di Marino arriva al congresso nazionale, o se Marino non passa la soglia del 5% dei votanti al congresso nazionale, il caro Ignazio nella rosa dei 3 papabili non ci finisce, e il simpatizzante non-tesserato che lo avrebbe votato alle primarie si ritrova senza candidato, alla faccia della partecipazione democratica estesa).

E poi, datemi pure del matusa, ma per me un partito rimane un’organizzazione per definizione di parte; il che implica che per farci parte bisogna fare un minimo sforzo di schieramento. Nulla di complesso: qualcosa del tipo passeggiare fino alla locale sezione (ooops, circolo), smollare i propri dati e due lire, prendere un rettangolino di plastica e metterselo nel portafoglio, segnarsi sul calendario la data del congresso locale, tenersi liberi, quella sera ritrovare il rettangolino e ri-passeggiare fino alla sezione per discutere e votare. Passare la domenica mattina della primarie davanti al gazebo e decidere all’ultimo di dire la propria è forse lodevole – e magari va persino bene per selezionare il leader di una coalizione o per esprimere altre opinioni – ma non mi sembra sufficiente. Soprattutto non all’inizio della vita di un partito che è ancora troppo un contenitore vuoto. Su questo, mi spiace, temo di essere più vicino a Bersani che a Marino: a me “liquido” sa di qualcosa che scorrerà anche negli anfratti, ma che rischia di evaporare alla prima occasione. Andrà forse bene domani, posato su una solida tradizione di ampia militanza e partecipazione che oggi è ancora da costruire. Oggi mi sembra che ci serva soprattutto un partito solido, non un esperimento.

Ciò detto, tra due settimane andrò da bravo al congresso ginevrino, credo proprio a votare ancora la mozione Marino con (quasi) immutato entusiasmo. Chissà, magari questa procedura di voto bizzarra e frustrante potrebbe persino fare comodo alla sua mozione; ma questa è un’altra storia, e ne parliamo in un altro momento.

La laicità è un metodo 28 luglio 2009

Inviato da Marco in : Militanza 7 commenti

La laicità è un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e con la massima obiettività possibile, nell’interesse generale e non di una parte sola. Significa non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità o di avere ragione a priori. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta. Significa lasciarsi sempre prendere dal dubbio che l’altro può avere ragione. Infine laicità significa che quando si considera chiuso il dibattito, e si è presa una decisione nell’interesse di tutti, si accetta quella decisione sentendosi vincolati e sostenendola con onestà.

(dalla mozione a sostegno della candidatura di Ignazio Marino a segretario del Partito Democratico)

La laicità è un metodo scientifico, mi verrebbe quasi da dire. Quel riferimento al dubbio mi piace in particolare.

Quelli che non si sono ancora rassegnati a far prevalere la seconda opinione 8 luglio 2009

Inviato da Marco in : Militanza 16 commenti

Dopo il mio outing di ieri, un amico mi chiedeva: “ma ci credi proprio al PD?”. La domanda è in qualche modo mal posta: per credere in qualcosa è necessario che questo qualcosa esista, insomma che abbia un’identità definita ed eventualmente condivisibile; cosa che, non raccontiamoci storie, il Partito Democratico ancora non ha. Perché ha perso tempo, perché è nato monco, perché è rimasto impantanato nelle pastoie dei dinosauri che l’hanno concepito, perché ha avuto soltanto un (peraltro sacrosanto) antiberlusconismo di bandiera come finzione di programma e di idea costitutiva. E per altre mille ragioni sulle quali mi interessa poco ragionare adesso.

Il punto è che questa assenza di identità oggi è probabilmente non solo un dramma politico, ma forse anche un’opportunità, volendo ancora disperatamente credere che esistano degli spazi per costruire questa identità in modo partecipativo. Da cui l’idea di tesserarmi, votare Marino segretario contro ogni logica di partito, e vedere dove si può arrivare. Forse non sarà molto lontano, queste logiche sono forti e si sa che gli outsider hanno vita corta (e che chi vuole andare lontano, vedi quella furbacchiona della Serracchiani, di solito sceglie di navigare sotto ali potenti). Ma insomma, non si può passare la vita a lamentarsi senza mai alzare le chiappe, non trovate? Si fa sempre in tempo a tornare a casa avendo rinunciato all’equivalente di una pizza e a qualche ora di tempo libero.

In questo senso la risposta migliore alla domanda del mio amico rimane dunque quella data da I Mille. Io penso di essere uno di quelli che:

(…) sul Partito Democratico hanno due opinioni in conflitto. La prima è che possa diventare un rivoluzionario meccanismo di cambiamento e rinnovamento della politica e della società italiane, avvilite da anni di pigrizie, egoismi e scarsa lungimiranza. La seconda è che rischi già di diventare invece ciò da cui si dovrebbe emancipare: la riproduzione di un sistema di autoconservazione di un establishment che ha avuto dei meriti e delle intelligenze, ma che ha smesso di trarne frutto da un pezzo.

[Uno di] (…) quelli che non si sono ancora rassegnati a far prevalere la seconda opinione.

Per adesso basta e avanza.