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Family-unfriendly 29 aprile 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Life hacking, Scienza e dintorni 26 commenti

Un tizio di quelli di cui mi fido dice – più o meno – che il segreto di un blog di successo è riempirne le pagine con le proprie ossessioni. Facendo un po’ di autocoscienza nei 13 minuti di pausa pranzo che mi sono concesso oggi, sono giunto alla conclusione che queste sono le 3 cose che mi ossessionano in questo ultimo periodo:

  1. la qualità del mio tempo, e im particolare del tempo speso in famiglia (complice di questa ossessione c’è il nuovo lavoro a tempo pieno di Irene);
  2. il modo osceno con cui l’informazione nel mondo della fisica delle particelle viene trasmessa e comunicata (e dunque, come PowerPoint in primo luogo – e il cattivo uso del web secondariamente – stia erodendo le nostre menti forse-un-tempo-brillanti e ci – noi la mandria dei fisici delle particelle – stia rendendo dei burattini dislessici incapaci di esprimerci), e il tempo che si perde in questa comunicazione monca e pasticciata;
  3. il modo incivile e insensato in cui le attività comuni – leggi: i meeting – legate alla fisica della particelle sono organizzate.

Decido di seguire il consiglio del tizio di cui sopra, e do libero sfogo alle mie ossessioni del periodo. Fatevene una ragione, questo blog si occupa appunto di borborigmi. Oggi imbratto dunque queste pagine con qualche lamentazione a proposito del punto 3. (e non temete, prima o poi raglierò anche a proposito del punto 2.; del punto 1. mi sono già preso la briga di parlare).

ical_crazy_daysÈ ufficiale: se volete fare carriera nel magico mondo della fisica delle alte energie, scordatevi di avere una famiglia; oppure premuratevi di avere una famiglia di qualcun altro di prende cura al posto vostro; oppure preparatevi a lottare.

Vi prego di osservare qui sulla sinistra l’organizzazione delle mie giornate di ieri e oggi: tralasciate per un attimo il delirio di ieri pomeriggio (ognuno dei meeting sovrapposti che vedete era in un posto diverso: ho fatto un bell’esercizio di corsa!), e concentratevi per un momento sulle riunioni di oggi. La prima inizia alle 8:30, l’ultima finisce alle 19:30. Non è la quantità di tempo che mi impressiona (ieri sera alle 23 finivo di correggere un articolo di cui sono referee: gli straordinari non mi spaventano mica). Ma supponiamo che io tenti di essere un padre vagamente responsabile e coinvolto nella mia vita familiare, e diciamo per esempio che io mi occupi di portare Giulia all’asilo tutto i giorni, di recuperarla all’asilo circa un giorno su due, di cucinare la cena per lei e per la mia signora tutti i giorni, e altre cosette simili. Cosa avrei dovuto fare oggi? Uscire di casa alle 7:30 e ricomparire alle 8 di sera? Senza vedere la mia figliola sveglia, e scaricando tutto il peso della gestione di casa e famiglia su mia moglie, che peraltro lavora anch’essa a tempo pieno? Oppure lasciare Giulia all’asilo 12 ore?

La mia conclusione arrabbiata: se sei una donna (madre) – o un uomo (padre) deciso ad avere un qualche ruolo nella vita familiare che non sia solo portare a casa lo stipendio e guidare l’ammiraglia nel weekend – scordati di poter far carriera in una qualsiasi organizzazione aziendale o di ricerca composta da più di 50 persone.

La conclusione pseudo-ottimista: se sei etc etc, potresti farcela ad avere un ruolo dignitoso – e magari persino importante – in una qualsiasi organizzazione aziendale o di ricerca composta da più di 50 persone. Ma faticherai come un cane, dovrei essere ordini di grandezza più efficiente di tutti gli altri, litigherai con i tuoi colleghi una volta si e una no, e in generale ti incazzerai moltissimo. Buona fortuna.

P.S. Vado al prossimo meeting, ma quello delle 18 lo salto, e a culo tutto il resto.

La mezz’ora migliore della giornata 8 aprile 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 19 commenti

Esci dall’ufficio alle cinque e mezza per andare a recuperare la tua progenie all’asilo, e ti senti costantemente un fannullone degenere che ha passato appena 8 ore e mezza a lavorare. Insomma, niente di lontanamente paragonabile ai tuoi colleghi americani, che spesso passano la notte al CERN sul divano sfondato che hanno fatto installare nell’ufficio; o alle dodici ore di prammatica di qualunque studente di dottorato cinese che si rispetti (e che abbia ottenuto il permesso di venire fino a qui). Il senso di inadeguatezza e di essere fuorigioco nella competizione si appollaia sulla spalla per tutto il tragitto, accompagnato da insani progetti di notti insonni spese a recuperare il presunto distacco.

Arrivi all’asilo alle cinque e quaranta – per fortuna non è distante – e nella penombra della bella aula colorata, tra disegni fatti con i colori a dite e i mobili in miniatura, ci sono solo più cinque bambini, decisamente spossati dalla lunga giornata di gioco; tentano di giocare ancora un po’, ma che in fondo al cuore ormai da un po’ aspettano e basta. D’improvviso alla sensazione di inadeguatezza professionale e fannullomismo si sostituisce quella di padre degenere: le 5 e mezza sono troppo tardi, la giornata è lunghissima per questi pupi, devo provare ad arrivare prima! In ogni caso non c’è speranza: deve esistere una legge misteriosa per cui il senso di colpa, come l’entropia, non può fare altro che aumentare.

Appena fuori dall’asilo ci sono i giardinetti, e tutti i giorni, stanca o meno, Giulia indica con chiarezza i suoi desideri: un giro sull’altalena è diventato un rito immancabile. La forsizia è un’esplosione gialla tutto intorno, e inizia a fare caldo; Giulia ridacchia goduta mostrando i sui tre denti e mezzo, mentre la spingo avanti e indietro sull’altalena. Che si impicchino americani tristi divano-muniti e cinesi efficienti e infaticabili: è la mezz’ora migliore della giornata. E, senza, io sarei una persona peggiore.