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Lucio Rossi sull’incidente di LHC: sono stati commessi degli errori 4 marzo 2010

Inviato da Marco in : CERN, Fisica, LHC 30 commenti

Finalmente qualcuno ha il coraggio di dirlo chiaramente. Certo, da queste parti il sottoscritto ha più volte messo la questione sul tavolo abbastanza esplicitamente, ma il sottoscritto non ha alcuno peso politico in queste genere di affari, dunque la cosa non conta. Di che parlo? Ma di LHC, ovviamente, e dell’incidente che ci ha obbligati a uno stop di un anno, a una serie imprevista e immane di riparazioni e migliorie (in parte fatte e in parte ancora da fare), e a un run iniziale a energia ben più bassa di quella che avremmo voluto e dovuto avere.

Oggi per la prima volta leggo di qualcuno che affronta la questione del…

(…) come mai la macchina si fosse rotta e di chi fosse la colpa. La colpa, sì, perché anche se non detto apertamente nei primi giorni, il punto era capire come mai, ma anche per quale negligenza o responsabilità l’incidente si era prodotto.

Il qualcuno in questione è Lucio Rossi in un editoriale pubblicato da ScienzaInRete, Per inquadrare il peso delle dichiarazioni che seguono, è bene ricordare che Lucio Rossi è il capo della divisione Magneti, Superconduttori e criostati del CERN, qualcuno che negli ultimi anni ha dunque passato il suo tempo a supervisionare e gestire la produzione e il test di tutti i magneti di LHC. E che prosegue:

Come in tutti gli incidenti, la causa ultima è un errore umano: una concezione insufficiente, un’esecuzione difettosa, una procedura con smagliature, dei controlli inadeguati.

(…)

Abbiamo affrontato il problema dell’installazione, interconnessione e collaudo, con troppa spavalderia o meglio con una mancanza di umiltà di base: non siamo partiti dal principio che l’errore è connaturato con il nostro agire e quindi non ci siamo chiesti: ci sarà almeno un difetto grave tra le 10′000 e più interconnessioni, e cosa succede se non lo intercettiamo? E come intercettarlo almeno prima che faccia un danno ingente? Ora sappiamo che possiamo vedere difetti anche molto più piccoli di quello dell’incidente, possiamo tranquillamente riconoscere che la parte d’integrazione di sistema non era stata sufficiente affrontata.

Una dichiarazione del genere, per quanto tardiva, è una boccata di aria fresca per chi come me ha sempre avuto l’impressione che dopo l’incidente il (precedente) management di LHC si sia troppo spesso arrampicato sugli specchi, nascondendosi dietro la scusa della complessità della “macchina unica che è il prototipo di se stessa”. Complessità che c’è, chiaramente, ma che forse avrebbe dovuto ispirare una cautela maggiore, e, proprio come sottolinea Rossi, una maggiore umiltà.

P.S. Umili ma determinati, adesso vediamo di farlo funzionare senza rogne e intoppi, please.

Aggiornamento [8/3/1010]: persino Nature discute le dichiarazioni di Lucio Rossi, con un articolo dall’intrigante titolo: Gli errori di progetto hanno condannato LHC? La lettura vale la pena, specie quella dei commenti.

Ancora su LHC, il volatile e la pagnotta 10 novembre 2009

Inviato da Marco in : CERN, Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 19 commenti

Nella mia attitudine naif nei confronti di tutto il mondo, mi sono sempre gingillato con l’idea che i giornalisti fossero tutto come Dustin Hoffmanne  Robert Redfort in Tutti gli uomini del presidente. Sentita una potenziale notizia, certamente avrebbero passato le ore successive a verificarla, a testare le fonti per attendibilità, e mettere alla prova i dettagli per vedere se la storia tenesse. Apparentemente oggi le cose non funzionano più così: da uno scarno lancio di agenzia si costruiscono di sana piantale panzane più interessanti, e un qualunque articolo reperito con Google sulla rete assume il ruolo di fonte attendibile. Prendiamo dunque l’esempio del recentissimo incidente di LHC, a sentire la rete messo in ginocchio da un volatile bombardiere di pagnotte. Dov’è la notizia? C’è una notizia? Dove dobbiamo andare a scavare? In effetti la situazione è disperata: in mano abbiamo solo un comunicato stampa che sembra uno scherzo. Sarà vera la storia?

La notizia non è l’uccello. O meglio, la notizia da verificare non è la storia dell’uccello che dissemina panini nelle cabine elettriche di LHC. La prima notizia da verificare è se in effetti i settori 7-8 e 8-1 di LHC abbiamo subito un riscaldamento anomalo negli scorsi giorni. La cosa non è difficile, perché le misure di temperatura di LHC sono disponibili a tutti sul web (hat tip a GM che mi ha segnalato il link corretto). Questo è il grafico dell’andamento delle temperature nel settore 6-7 negli scorsi giorni. Niente di nuovo sul fronte occidentale:

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Questi invece sono gli andamenti per i settori 7-8 e 8-1:

evolution78_2009-11-2-9

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Anche un giornalista laureato in archeologia partico sassanide dovrebbe essere in grado di individuare le differenze. I settori 7-8 e 8-1 hanno subito un riscaldamento anomalo. È un fatto. Non un fatto simpatico, tra l’altro: come potete constatare ci va un bel po’ di tempo per far scendere la temperatura di pochi gradi quando si passa da freddissimo a freddissimissimo. Se i magneti in questioni fossero andati in quench (cosa che non è accaduta, perché praticamente non ci circolava corrente; se fosse successo la temperatura sarebbe salita ancora di più) lo stop necessario a ri-raffreddarli sarebbe durato ben più a lungo. Non un’ipotesi divertente, ma nemmeno un dramma cosmico: i magneti un acceleratore superconduttore quenciano (mi si scusi il termine) di tanto in tanto, fermando le attività della macchina. Il punto è che non lo facciano troppo spesso, e soprattutto che non lo facciano esplodendo.

Verificato che l’evento non è un’invenzione, per quanto bizzarra possa sembrare la spiegazione fornita dal comunicato stampa del CERN, abbiamo una certezza su cui lavorare. Possiamo smettere di speculare sull’inattendibilità della notizia, e tornare a concentrarci sulle ragioni dell’incidente. A questo punto potrebbe tornare d’attualità discutere dell’uccello.

Discutere dell’uccello vuol dire chiedersi se le istallazioni di superficie di LHC sono sufficientemente protette dagli inevitabili contatti con la fauna locale: se qualcuno se lo fosse dimenticato, LHC è un cerchiolone di 27 km con installazioni di superficie disperse nel bel mezzo della campagna francese e svizzera. Quello che invece non vuol dire è speculare su scemenze del genere: l’uccello avrà fatto cadere la pagnotta nel tunnel sottoterra mentre volava dando prova di mira notevole? O peggio, chiedersi se sia il bosone di Higgs dal futuro ad aver  spedito il pennuto in vece di Terminator alato a impedire la scoperta di se stesso nel presente sabotando LHC (panzana letta in varie declinazioni praticamente dappertutto sulla rete). Questo non è giornalismo, o meglio, non è quel giornalismo che facevano Bob Woodward e Carl Bernstein.

A prescindere dalla qualità del giornalista, il comunicato stampa del CERN sull’avvenimento è di qualità veramente discutibile (e sto facendo un serio sforzo di understatement). Buonanotte, e buona fortuna.

LHC, il pane e l’uccello 9 novembre 2009

Inviato da Marco in : Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 26 commenti

Avevo deciso di non parlarne, perché la notizia è talmente bizzarra da non sembrare vera, e se ne sa comunque troppo poco – persino da queste parti – per poterne discutere seriamente. Siccome però svariati tra i miei affezionati lettori hanno tirato in ballo l’incidente di LHC, l’uccello e la baguette, facciamo che dire due parole, per quello che è possibile.

Iniziamo dal comunicato ufficiale del CERN, che tutto il resto che potete aver letto è fuffa ricamata e non voglio veramente perdere tempo a discuterla. I corsivi sono miei.

Martedì 3 Novembre un uccello che trasportava una baguette ha causato un cortocircuito in una installazione elettrica all’esterno, installazione che serve i settori 7-8 e 8-1 di LHC. Gli effetti collaterali dell’episodio includono una interruzione delle operazioni del sistema criogenico di LHC. L’uccello è riuscito a scappare senza riportare danni ma perdendo il suo pane.

Il sistema di sicurezza standard si è messo in azione immediatamente, e una volta identificata la causa del problema, il ri-raffreddamento della macchina è iniziato e i settori sono tornati alla temperatura operazionale ieri notte [Giovedì 5 Novembre, n.d.t.]. L’incidente è assimilabile a un normale power cut, per il quale i sistemi di protezione della macchina sono ben preparati.

Che cosa sappiamo? C’è un’installazione elettrica di superficie, all’aperto, all’interno della quale si è verificato un corto-circuito che ha bloccato il funzionamento corretto di un sistema criogenico, provocando il riscaldamento di alcune parti di due settori di LHC. L’indagine ha verificato che il corto sembra essere stato provocato dalla presenza di un pezzo di pane, attribuita per l’occasione a un uccello di passaggio. Non si capisce bene se si tratti di un solo pezzetto o di un’intera baguette (che non è esattamente un oggetto piccolo), ne se veramente qualcuno abbia visto l’uccello in questione.

La notizia ha letteralmente fatto il giro del mondo. Molto prima di vedere il comunicato ufficiale, io l’avevo saputo dal blog di un fisico teorico supponente e fastidioso che leggo quasi solo per dovere istituzionale (e perché mi piacciono le risse tra colleghi). Dai blog la notizia è rimbalzata qua e là sui giornali, dove ovviamente ognuno si è sentito in dovere di infarcirla di elucubrazioni più o meno sensate sulle quali sorvolo, perché oscillano tra il ridicolo e il grottesco.

La notizia è vera? Il comunicato è sulla pagina principale del CERN, ed è archiviato tra nel news ufficiali: e se fosse stato messo lì da qualche burlone a quest’ora chi si occupa delle notizie se ne sarebbe accorto, obbiamo dunque dedurne che il comunicato sia li con il benestare del management del CERN. Questo non toglie che la notizia suoni (almeno a me) un po’ bizzarra per il tono: se la frase “L’uccello è riuscito a scappare senza riportare danni ma perdendo il suo pane” significa qualcosa del tipo “abbiamo ritrovato un pezzo di pane tra i circuiti, non sappiamo come sia finito li, supponiamo sia stato un uccello che però non abbiamo visto e di cui non abbiamo ritrovato il cadavere bruciacchiato”, beh, onestamente io avrei scritto – magari saltando “bruciacchiato” – la seconda frase per intero, perché la prima versione sembra davvero uno scherzo. Ci si riscalda un settore, e ci preoccupiamo della sopravvivenza di un pennuto impiccione? E poi, che bisogno c’era di specificare che il pane era una baguette? Se avessero ritrovato una biova, una rosetta, un rubatà, la cosa sarebbe forse diversa? Non so, ma la cosa mi puzza un po’. Anche accettando che la notizia sia vera – e obiettivamente non ci sono motivi per dubitare: quei due settori in effetti si sono riscaldati negli scorsi giorni (qui mi piacerebbe mostrarvi un paio di plot, ma non sono ancora sicuro di poterlo fare. Li trovate qui) – mi restano delle riserve rispetto al comunicato. Se questo è il livello dei personaggi che ci scrivono i comunicati, siamo veramente mal messi.

È un problema? Direi che ci sono due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che il sistema di protezione sembra funzionare, che in caso di power cut non muore tutto, e che il peggio che può succedere è che la macchina si deve fermare per qualche giorno (o per qualche settimana, in caso di quench) per ri-raffreddare tutto. Non è divertente, ma neppure drammatico. La notizia cattiva è che, se veramente abbiamo un sistema che comprende zone all’esterno con apparecchiature in cui un piccione qualunque può andare a fare il nido indisturbato, io inizierei a preoccuparmi. Al prossimo giro sarà un procione che vuole scavarsi una tana al caldo, la gatta incinta dei vicini che deve partorire, i ragazzetti del liceo di Ferney-Voltaire che cercano un posto nascosto dove andare a fumare. Insomma, io come minimo mi metterei a sguinzagliare un po’ di tecnici a installare griglie qua e là. Subito.

E se invece… Nonostante tutte le evidenze contrarie, il tono del comunicato continua a lasciarmi il retropensiero che sia tutta una bufala. Lo so che non è così, e che probabilmente abbiamo semplicemente un ufficio stampa dalle dubbie competenze. Ma se fosse invece il servizio comunicazione del CERN che sta studiando i tempi e i modi di reazione della rete a notizie bizzarre? Non ci credo, ma sarebbe divertente.

Tutti i magneti di LHC 30 aprile 2009

Inviato da Marco in : Fisica, LHC 29 commenti

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Nel caso ve lo foste perso, magari vi interessa sapere che oggi il 53esimo e ultimo magnete di rimpiazzo per LHC, fanalino di coda della serie di quelli che dovevano andare a prendere il posto dei loro cuginetti danneggiati nell’incidente del 19 settempre 2008, è stato calato nel tunnel e sta viagggiando verso la sua posizione finale nel Settore 3-4. Viaggio lentino, visto che i magneti vengono spostati dal pozzo di discesa al punto di connessione alla considerevole velocità di circa un metro all’ora: che volete, sono delicatini. Ma insomma, penso afferriate il punto: tutti i pezzi di ricambio del macchinone sono praticamente in posizione.

Adesso non manca altro che installare il nuovo sistema di sicurezza, raffreddare tutto, testare le correnti per i 5 TeV settore per settore, non rompere niente una seconda volta, iniettare e testare i fasci in un senso e nell’altro, insistere nel non rompere niente, testare ancora un po’, fare finalmente le prime collisioni a 900 GeV, salire in energia con le dita incrociate e il fiato sospeso, continuare a non rompere nulla, strizzare i fasci per aumentare un dito la luminosità, prendere dati per un anno facendo funzionare per bene i rivelatori senza lamentarsi, fare finalmente un po’ di fisica. Che ci vuole?

LHC, secondo rapporto sull’incidente 7 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, LHC 8 commenti

Dopo una settimana di annunci a volte contrastanti, venerdì il CERN ha finalmente emesso il comunicato stampa ufficiale a proposito delle riparazioni di LHC e dei programmi per il 2009. Insieme alle quattro righe per i giornalisti, il Direttore Generale ci ha anche spedito un report più corposo, che di fatto conferma quello che vi raccontavo recentemente (per la cronaca, la presentazione sulla stato della macchina fatta lunedì scorso all’ATLAS week è adesso disponibile anche in formato video, per chi volesse vedere con i suoi occhi e sentire con le sue orecchie).

Per il momento non c’è veramente molto altro da aggiungere, se non forse una notiziola da corridoio: la strategia di medio termine di LHC verrà discussa in un workshop dedicato che gli addetti ai lavori chiamano “il meeting di Chamonix”, workshop che da sempre si tiene all’inizio di Febbraio. Per l’occasione, oltre ai macchinisti, dovrebbero essere coinvolti anche i rappresentanti degli esperimenti: credo che prima di allora sarà difficile dire se le previsioni e i programmi del report sono credibili. Nell’attesa, dunque, buona lettura.

Non esiste nessun Piano B 1 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, LHC 34 commenti

Come accennavo in precedenza, alla riunione plenaria dell’ATLAS Week di stamattina Roberto Saban, attualmente il responsabile dell’hardware commissioning di LHC, ha tenuto una presentazione veramente dettagliata sullo stato di LHC, l’incidente al Settore 34, i piani delle riparazioni e le previsioni di fascio per il 2009 (il file linkato è un PPTX – le animazioni sono in qualche modo utili alla comprensione – ma sulla pagina al link precedente trovate anche un PDF, e qui prima o poi dovrebbe esserci trovate la registrazione video dell’intervento).

Obiettivamente, si è trattato della migliore presentazione su LHC e il suo stato che abbia sentito fino ad oggi. Saban ha spiegato una serie di cose molto interessati sulla natura dell’incidente, sulle indagini che sono seguite, sulle riparazioni e sulle sulle misure preentive, spazzando un po’ la nebbia che si era diffusa la settimana scorsa.

Iniziamo dal messaggio principale: Saban ha detto espressamente che non esiste nessun Piano B, e che, sia per il management corrente che per quello che si installerà a Gennaio, rimane chiaro che ci sarà fascio nel 2009. Le ragioni di un’affermazione così forte sono ben argomentate nel corso della presentazione (come sempre, guardatevi le trasparenze – e magari il video, quando sarà disponibile – per tutti i dettagli. Aiuterà anche un’eventuale discussione). Riassumo i punti principali:

La previsione temporale per mettere in atto le riparazioni e le misure preventive rimane quella annunciata in precedenza: l’ultimo magnete riparato e installato dovrebbe essere pronto a fine Aprile 2009, e di poter dunque circalora fasci tra Giugno e Luglio 2009, con potenziali collisioni in Agosto. A domanda esplicita, Saban spiegava che il piano prevede di “allenare” in magneti per energie di 5 TeV, e dunque di aspettarsi ragionevolmente fasci a un’energia un po’ minore.

Aggiornamento: quasi dimenticavo, ovviamente le riparazioni al Settore 34 sono iniziate. 12 dipoli e 6 SSS sono gia stati portati in superficie, e proprio questo sabato il primo dipolo di ricambio è stato trasportato sottoterra.

No! Il Piano B no! Per favore! 26 novembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, LHC 23 commenti

Da lunedì al CERN c’è la settimana dei meeting del tracciatore di ATLAS. Nella sessione delle presentazioni “ospiti” di ieri, Jörg Wenninger ha presentato un bell’aggiornamento sullo startup di LHC, e soprattutto sull’incidente del 19 settembre. Chi da tempo voleva saperne di più ha pane per i suoi denti: amanti dei numeri, dei grafici e dei conti, andate a vedervi le slide di Jörg dalla la pagina 22 in poi, per scoprire quanti danni si possono fare con 200 MJ rilasciati nel posto sbagliato al momento sbagliato, e come.

Sempre ieri c’è stato un meeting qui al CERN tra il management del laboratorio, il Project Management di LHC e gli esperimenti di LHC per discutere lo stato dell’acceleratore e il programma dei prossimi mesi.Tra le altre cose, un messaggio di Peter Jenni ci comunica oggi che le riparazioni dei magneti sono in corso, e che l’ultimo magnete dovrebbe essere rimontato per la fine di Marzo 2009; che la macchina dovrebbe essere di nuovo tutta fredda per l’inizio di Luglio; e che – a voler essere veramente ottimisti – il primo (beh, il primo dopo l’incidente) fascio potrebbe circolare nell’acceleratore alle fine di Luglio.

Questo tipo di previsione è più o meno consistente con quello che Jörg dice nella sua presentazione, anche se omette un dettaglio importante. I tecnici di LHC stanno valutando la necessità e la possibilità di installare un miglioramento del sistema di sfogo della pressione dell’elio in tutti i dipoli di tutti i settori: è quello che chiamano il “Piano B”. E Jörg lo dice chiaramente nella sua trasparenza 46: il PIano B esclude categoricamente la possibilità di avere fascio nel 2009, perché implica il riscaldamento a temperatura ambiente tutti i settori di LHC. La decisione dovrebbe essere presa a Febbraio. Nel frattempo io prevedo di macerarmi in una crescente depressione :-)

A margine, la settimana prossima inizia l’ATLAS Week, e durante la sessione plenaria  di lunedì mattina Roberto Saban della divisione TS/ICC del CERN ci darà un nuovo aggiornamento. Vi faccio sapere se c’è qualche novità aggiuntiva.