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Ancora su LHC, il volatile e la pagnotta 10 novembre 2009

Inviato da Marco in : CERN, Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 19 commenti

Nella mia attitudine naif nei confronti di tutto il mondo, mi sono sempre gingillato con l’idea che i giornalisti fossero tutto come Dustin Hoffmanne  Robert Redfort in Tutti gli uomini del presidente. Sentita una potenziale notizia, certamente avrebbero passato le ore successive a verificarla, a testare le fonti per attendibilità, e mettere alla prova i dettagli per vedere se la storia tenesse. Apparentemente oggi le cose non funzionano più così: da uno scarno lancio di agenzia si costruiscono di sana piantale panzane più interessanti, e un qualunque articolo reperito con Google sulla rete assume il ruolo di fonte attendibile. Prendiamo dunque l’esempio del recentissimo incidente di LHC, a sentire la rete messo in ginocchio da un volatile bombardiere di pagnotte. Dov’è la notizia? C’è una notizia? Dove dobbiamo andare a scavare? In effetti la situazione è disperata: in mano abbiamo solo un comunicato stampa che sembra uno scherzo. Sarà vera la storia?

La notizia non è l’uccello. O meglio, la notizia da verificare non è la storia dell’uccello che dissemina panini nelle cabine elettriche di LHC. La prima notizia da verificare è se in effetti i settori 7-8 e 8-1 di LHC abbiamo subito un riscaldamento anomalo negli scorsi giorni. La cosa non è difficile, perché le misure di temperatura di LHC sono disponibili a tutti sul web (hat tip a GM che mi ha segnalato il link corretto). Questo è il grafico dell’andamento delle temperature nel settore 6-7 negli scorsi giorni. Niente di nuovo sul fronte occidentale:

evolution67_2009-11-2-9

Questi invece sono gli andamenti per i settori 7-8 e 8-1:

evolution78_2009-11-2-9

evolution81_2009-11-2-9

Anche un giornalista laureato in archeologia partico sassanide dovrebbe essere in grado di individuare le differenze. I settori 7-8 e 8-1 hanno subito un riscaldamento anomalo. È un fatto. Non un fatto simpatico, tra l’altro: come potete constatare ci va un bel po’ di tempo per far scendere la temperatura di pochi gradi quando si passa da freddissimo a freddissimissimo. Se i magneti in questioni fossero andati in quench (cosa che non è accaduta, perché praticamente non ci circolava corrente; se fosse successo la temperatura sarebbe salita ancora di più) lo stop necessario a ri-raffreddarli sarebbe durato ben più a lungo. Non un’ipotesi divertente, ma nemmeno un dramma cosmico: i magneti un acceleratore superconduttore quenciano (mi si scusi il termine) di tanto in tanto, fermando le attività della macchina. Il punto è che non lo facciano troppo spesso, e soprattutto che non lo facciano esplodendo.

Verificato che l’evento non è un’invenzione, per quanto bizzarra possa sembrare la spiegazione fornita dal comunicato stampa del CERN, abbiamo una certezza su cui lavorare. Possiamo smettere di speculare sull’inattendibilità della notizia, e tornare a concentrarci sulle ragioni dell’incidente. A questo punto potrebbe tornare d’attualità discutere dell’uccello.

Discutere dell’uccello vuol dire chiedersi se le istallazioni di superficie di LHC sono sufficientemente protette dagli inevitabili contatti con la fauna locale: se qualcuno se lo fosse dimenticato, LHC è un cerchiolone di 27 km con installazioni di superficie disperse nel bel mezzo della campagna francese e svizzera. Quello che invece non vuol dire è speculare su scemenze del genere: l’uccello avrà fatto cadere la pagnotta nel tunnel sottoterra mentre volava dando prova di mira notevole? O peggio, chiedersi se sia il bosone di Higgs dal futuro ad aver  spedito il pennuto in vece di Terminator alato a impedire la scoperta di se stesso nel presente sabotando LHC (panzana letta in varie declinazioni praticamente dappertutto sulla rete). Questo non è giornalismo, o meglio, non è quel giornalismo che facevano Bob Woodward e Carl Bernstein.

A prescindere dalla qualità del giornalista, il comunicato stampa del CERN sull’avvenimento è di qualità veramente discutibile (e sto facendo un serio sforzo di understatement). Buonanotte, e buona fortuna.

Un caffè con l’Oca 29 settembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, LHC, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni, Vita di frontiera 24 commenti

Giovedì scorso Sylvie Coyaud, l’Oca sapiens, è passata al CERN a vedere di persona come stanno le cose. Tra gli altri, a Sylvie è saltato in mente di venire a conoscere di persona il sempre vostro, abbiamo bevuto insieme uno dei pessimi caffè del building 40 (poveretta! Mi scuso ancora…) e chiacchierato piacevolmente per un’oretta. Sylvie ha raccontato la sua visita nell’inserto culturale de Il Sole 24 Ore di ieri, domenica 28 settembre. Non è che qualche anima buona lì fuori ne ha per caso comprata una copia, e mi scansirebbe e manderebbe l’articolo? In rete non lo trovo. Se finite sul blog di Sylvie, date un occhio ai commenti, ci troverete qualche piccola indiscrezione in anteprima sulle ragioni del guasto a LHC. Non vi rovino la sorpresa, né ovviamente vi dirò chi ha detto cosa…

Update: grazie a Connie che mi ha mandato la scansione dell’articolo (e ricordato come può essere bella – e fredda! – Torino in autunno. Per fortuna che prevediamo di tornarci uno dei prossimi week-end: come si fa ad affrontare l’inverno senza una castagna d’india degli ippocastani del Valentino in tasca?).