Borborigmi di un fisico renitente http://www.borborigmi.org Scienza e opinioni di frontiera Tue, 22 May 2018 13:22:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.6 Non erano uomini da raccontare né da far loro monumenti http://www.borborigmi.org/2018/04/25/non-erano-uomini-da-raccontare-ne-da-far-loro-monumenti/ http://www.borborigmi.org/2018/04/25/non-erano-uomini-da-raccontare-ne-da-far-loro-monumenti/#comments Wed, 25 Apr 2018 07:57:26 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10555 Oggi 25 aprile sono al lavoro, ché in Francia la liberazione si festeggia l'8 maggio. Buona Festa della Liberazione a tutti, comunque!

Per l'occasione, vi regalo la lapide che a Cuneo ricorda l'uccisione di mio (pro)zio Sandro il 4 aprile 1944, zio Sandro che era compagno di università e montagna di Primo Levi, e di cui avevo già parlato qui. Lui, come tanti altri, "non era uomo da raccontare né da fargli monumenti". Eppure, se noi oggi siamo qui a parlare e raccontare in libertà, per quanto bastarda e imperfetta, è proprio grazie a uomini e donne come lui.

Sandro era Sandro Delmastro, il primo caduto del Comando Militare Piemontese del Partito d'Azione. Dopo pochi mesi di tensione estrema, nell'aprile del 1944 fu catturato dai fascisti, non si arrese e tentò la fuga dalla Casa Littoria di Cuneo. Fu ucciso, con una scarica di mitra alla nuca, da un mostruoso carnefice-bambino, uno di quelli sciagurati sgherri di quindici anni che la Repubblica di Salò aveva arruolato nei riformatori. Il suo corpo rimase a lungo abbandonato in mezzo al viale, perché i fascisti avevano vietato alla popolazione di dargli sepoltura.

Oggi so che è un'impresa senza speranza rivestire un uomo di parole, farlo rivivere in una pagina scritta: un uomo come Sandro in specie. Non era un uomo da raccontare né da fargli monumenti, lui che dei monumenti rideva: stava tutto nelle azioni, e, finite quelle, di lui non resta nulla; nulla se non parole, appunto.

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Cose che vedi al CERN: pietre di confine http://www.borborigmi.org/2018/03/07/cose-che-vedi-al-cern-pietre-di-confine/ http://www.borborigmi.org/2018/03/07/cose-che-vedi-al-cern-pietre-di-confine/#comments Wed, 07 Mar 2018 08:23:41 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10538

Che il CERN sia costruito a cavallo tra la Svizzera e la Francia lo sanno tutti. Dove esattamente passi la frontiera tra questi due paesi all'interno del laboratorio, però, è un'informazione meno nota: le frontiere, spesso, non sono che linee immaginarie tracciate su una mappa. La linea che divide la Francia dalla Svizzera è segnata sul territorio da pietre di confine, che marcano sul loro lato superiore l'andamento della frontiera. Chiunque sia andato a correre nel bosco di Meyrin, proprio davanti al CERN, ne ha certamente incontrate parecchie. Quello che invece pochi sanno è che alcune di queste pietre si trovano anche all'interno del CERN.

Quella fotografata lì sopra, per esempio, campeggia in mezzo a un'aiuola davanti al Ristorante 2. A giudicare dalle date incise sul lato, bivacca in mezzo a quel prato da esattamente due secoli, anche se penso che sia stata rimessa a nuovo nel 1984. Con i lavori di costruzione del LINAC4 è stata ripulita, o meglio, è stato ripulito il pezzo di terra che la circonda. Basta un passo per passare da un lato all'altro, un passo che mi fa sentire molto fortunato, in un mondo dove molti pagano caro per poter fare un tragitto simile, con denaro, fatica, a volte la vita.

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"A voi la politica non piace proprio tutta?" (ovvero, la verità nelle domande dei bambini) http://www.borborigmi.org/2018/02/25/a-voi-la-politica-non-piace-proprio-tutta-ovvero-la-verita-nelle-domande-dei-bambini/ http://www.borborigmi.org/2018/02/25/a-voi-la-politica-non-piace-proprio-tutta-ovvero-la-verita-nelle-domande-dei-bambini/#comments Sun, 25 Feb 2018 11:30:38 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10511 L'altra sera a cena Irene ed io discutevamo animatamente di politica italiana, complice l'arrivo dei bustoni elettorali per il voto dall'estero alle prossime Elezioni Politiche del 4 marzo. Giulia, dieci anni, a un certo punto ci ha interrotto: "Ma c'è qualcuno che vi convinca? C'è mai stato qualche politico che vi sia piaciuto del tutto?". Santa verità in bocca ai bambini: in effetti da mesi, forse da anni, non facciamo altro che lamentarci e brontolare. Quello è ignorante, quest'altro è un miserabile voltagabbana, quest'altro ancora è davvero imbarazzante, impresentabile. Tutto bello, tondo e ragionevole, ma il messaggio che passa, purtroppo, è che tutto faccia sempre e comunque schifo. Bel modo di educare i bambini alla partecipazione politica.

Alla fine, facendo uno sforzo di testimonianza positiva, Irene ed io abbiamo (tristemente) risposto che l'ultimo esperimento politico che ci avesse un po' fatto sognare un futuro politico migliore era stato Prodi. Nel 1996. 1996 che peraltro è anche l'anno in cui Irene ed io ci siamo fidanzati, per cui probabilmente guardavamo la realtà con gli occhiali rosa dell'amore - e degli ormoni. La cosa ha rincuorato un po' Giulia, e la conversazione è proseguita, tra  domande a volte non semplici ("Perché vi piaceva Prodi?" "Vediamo... Perché il suo progetto politico cercava di mettere insieme persone con storie e idee diverse, ma con obiettivi comuni?").

Al di là della riflessione educativa che quelle chiacchiere serali mi hanno obbligato a fare (che cosa raccontiamo ai nostri figli della politica? Diciamo ancora loro che vale la pena partecipare? Che amministrare la cosa pubblica può essere un'opera degna e meritoria? Che ci possono essere idee per cui vale la pena impegnarsi?), le domande di Giulia mi hanno anche obbligato a cambiare atteggiamento rispetto a queste elezioni politiche. Era probabilmente ora di smetterla con il mugugno del "Non so proprio cosa votare", "Fanno tutti ugualmente pena" e "il PD non avrà il mio voto ancora una volta", che sono  diventati il ritornello nel mio circolo di amicizie e conoscenze vagamente orientate a sinistra.

Questa storia non ha una morale, se non che:

  • Dal giorno seguente alla conversazione serale con Giulia, mi sono messo più seriamente a studiare i profili dei candidati nelle liste del mio collegio elettorale. Nonostante vada di moda dire che votare il meno peggio sia l'unica soluzione per arginare un futuro apocalittico, non credo sia vero, e non credo sia intellettualmente onesto porre la questione della partecipazione politica in forma di ricatto morale. Ci abbruttisce in quanto elettori e in quanto persone, e, nel mio caso, anche in quanto genitori con velleità educative. La realtà è che qualcuno nella cui onestà intellettuale credere e le cui idee condividere si può trovare. Nel mio caso, si è trattato per esempio di cercare qualcuno che sostenesse una politica migratoria diversa da quella attuata dall'attuale governo italiano (politica migratoria criminale e omicida, e, non fosse chiaro, sto parlando del protocollo Minniti, e delle responsabilità nel genocidio dei migranti e nelle politiche di rigetto dei migranti). Provateci anche voi, e non cadete prede delle sirene apocalittiche.
  • Massimo D'Alema è causa della rovina di qualunque federazione vagamente unitaria delle anime del centro sinistra, e questo ininterrottamente dal 1997. Non ha avuto il mio voto da quando ha affossato quell'esperienza, e non lo avrà oggi.

Alla fine, da bravo residente all'estero, ho votato ieri mattina, e la mia busta attende di raggiungere il Consolato all'inizio della settimana prossima. Che cosa ho votato non ve lo dico, non perché voglia tenerlo segreto, ma perché questo articoletto non vuole essere uno spot elettorale nell'una o nell'altra direzione. Piuttosto e' un invito. Provate a fare uno sforzo, specie se siete elettori delusi dall'attuale PD. Non siete obbligati a fare la scelta del "meno peggio", ci sono alternative, e non solo per mettersi a posto la coscienza.

P.S. per chi volesse leggere delle riflessioni un po' più corpose della mia in risposta alla posizione del non-si-può-votare-altro-che-il-PD di Francesco Costa, consiglio Luca Sofri, Christian Raimo e Fana e Gabutti.

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2d10 http://www.borborigmi.org/2018/02/04/2d10/ http://www.borborigmi.org/2018/02/04/2d10/#comments Sun, 04 Feb 2018 20:07:59 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10494

Qualche anno fa, quando ho iniziato a proporre l'annuale biglietto di auguri di ATLAS ai lettori di Borborigmi, per un po' ho utilizzato la mia speciale macchina quantistica per estrarre a sorte i vincitori. Poi la macchina quantistica è cresciuta, e per un po' ha avuto voglia di far altro che non assecondare le velleità di suo padre. Quest'anno, però, mi è venuta un'idea.

Giulia fa le elementari, e, come tutti i bambini della sua età, tra le altre cose studia e usa le tabelline. Siccome io sono un discreto nerd, prima di Natale le ho regalato due dadi poliedrici da 10 facce, di quelli che si usano per giocare ai giochi di ruolo come Dungeons & Dragons, proprio per ripassare le tabelline: lei li lancia, e deve dire al volo il prodotto delle due facce che escono dal tiro. La cosa ha avuto un buon successo: la componente ludica è sempre un buono stimolo per imparare, e, prima o poi, li useremo anche per una vera campagna di D&D.

Ho pensato però che potevamo usare i due dadi anche per estrarre a sorte i due vincitori del biglietto di auguri di ATLAS del 2018. Giulia ha scelto quale dei due dadi avrebbe rappresentato le decine (i d10 sono numerati da 0 a 9, e dunque, se usati in coppie come decine e unità, possono un numero causale da 0 a 99). I commentatori augurali quest'anno sono 47, e dunque il lancio era potenzialmente abbondante, ma non unfair se avessimo deciso di trascurare tutti i lanci con un risultato superiore a 47, o uguale a 0. Ce l'abbiamo fatta in tre tiri: dopo un primo sfortunato 95, sono usciti il 37 e il 10. Se non ho contato male, corrispondono a Emma e Alea, che ho contatterò privatamente per inviare loro il biglietto: congratulazioni! A tutti gli altri il mio consueto grazie per aver partecipato, e, non disperate, ci saranno altre occasioni.

Questo articoletto si conclude con due notarelle nerdissime, visto che siamo in tema. La prima riguarda i giochi di ruolo: Giulia ha appena compiuto 10 anni, e potrebbe dunque essere pronta per una prima sessione di D&D, anche se ufficialmente il gioco è consigliato dai 12 anni un su. Il che non vuol dire che non di possano fare giochi di ruolo simili con bambini anche più piccoli. Qualche anno fa, per esempio, ho testato con Giulia e e altri figli di amici Hero Kids, che aveva un discreto successo nonostante la semplicità. Si trovano parecchie risorse simili in rete, anche gratuitamente: se il genere vi piace, provate!

La seconda notarella tocca invece la questione delle tabelline. La maestra di Giulia le ha chiesto di imparare anche quella dell'11 e del 12, anche se io qualche dubbio sulla loro utilità nel calcolo mentale e algoritmico (per moltiplicazioni e divisioni si usano solo quelle dallo 0 al 9, no?). La scusa però era ghiottissima: dopo i due dadi da 10 è arrivata dunque anche una coppia di dadi da 12, che non si dica poi che non vogliamo ripassare come vuole la maestra!

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Come al solito, buon 2018! http://www.borborigmi.org/2018/01/16/come-al-solito-buon-2018/ http://www.borborigmi.org/2018/01/16/come-al-solito-buon-2018/#comments Tue, 16 Jan 2018 08:04:33 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10467

Fin dagli albori di questo blog, l'inizio di un nuovo anno è segnato dal tradizionale biglietto di auguri di ATLAS. Quest'anno ci tocca una foto dei colleghi in sala di controllo agghindati con tanto di berretto natalizio, e l'elaborazione grafica del picco di massa invariante b\bar{b} che nel 2017 ha segnato l'evidenza del decadimento del bosone di Higgs in coppe di quark b-anti-b, picco trasformato per l'occasione in montagna innevata con tanto di sciatori. Ammetto che il biglietto di quest'anno non mi piace particolarmente (e non mi spingerò oltre nei commenti grafici), ma una tradizione è una tradizione.

Le regole sono sempre le stesse. Se volete ricevere il biglietto d'auguri del 2018 autografato dal sottoscritto, lasciate un commento in calce a questo articolo con i vostri auguri, desideri, pensieri per l'anno nuovo che arriva. Come dicono i francesi, c'è tempo fino alla fine di gennaio per augurarsi buon anno, e la scadenza è dunque il 31 di questo mese. Alla fine del mese chiuderò i commenti, e estrarrò a sorte due lettori che riceveranno il biglietto a casa. Auguri a tutti!

Aggiornamento (31/1/2018): commenti chiusi, grazie ai 47 che hanno partecipato. Nel weekend estraggo a sorte i due vincitori...

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Non esiste buono o cattivo tempo, solo buono o cattivo equipaggiamento http://www.borborigmi.org/2017/12/14/non-esiste-buono-o-cattivo-tempo-solo-buono-o-cattivo-equipaggiamento/ http://www.borborigmi.org/2017/12/14/non-esiste-buono-o-cattivo-tempo-solo-buono-o-cattivo-equipaggiamento/#comments Thu, 14 Dec 2017 10:01:38 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10433

Le votazioni per partecipare a Fjallraven Polar 2018, i 300 km da fare con i cani da slitta a nord del circolo polare artico, si sono chiuse ieri. Ridendo e scherzando, in un paio di settimane sono riuscito a raggranellare 572 voti, piazzando 36esimo della regione "Mediterraneo". Grazie a tutti quelli che mi hanno votato! Nel corso della gara ero persino riuscito a salire più in alto in classifica, ma chiaramente non avevo le risorse dei primi classificati. In ogni caso, solo il primo per voti di ogni regione viene automaticamente scelto, il secondo partecipante verrà selezionato da una giuria di Fjallraven: posso sempre sperare sul mio irresistibile profilo! 🙂

La cosa più interessante dell'aver partecipato a questo concorso è stata dover pensare a che cosa dire di me. Chi sono? Perché varrebbe la pena avermi in una spedizione artica? Lo slogan che ho scelto per caratterizzarmi, quello che dà il titolo a questo articolo, è una frase che mi hanno ripetuto all'infinito negli anni scout, e che a mia volta ho ripetuto a ragazzini e ragazzine spaventati da qualche goccia di pioggia o da una nevicata improvvisa, e che ancora tiro fuori per mia figlia quando le nuvole si addensano sulla nostra testa, e noi siamo ancora sul sentiero. Abbiamo le giacche a vento e gli scarponcini impermeabili, cosa ci può succedere di male? Ho sempre attribuito la frase a Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, ma qualche ricerca recente mi ha convinto che si tratta di un'attribuzione apocrifa e posticcia. Apparentemente si tratta di un detto popolare scandinavo molto noto, che in svedese suona come:

Det finns inget dåligt väder, bara dåliga kläder 

e in norvegese come:

Det finnes ikke dårlig vær, bare dårlige klær

L'unico testo in qui sono riuscito a trovarla citata esplicitamente è A Coast to Coast Walk di Alfred Wainwright, che probabilmente la riporta come sentita altrove (ma non ho letto il libro, ho trovato la citazione su GoodReads).

Di me ho anche scritto che...

  • I can science the sh*t out of troubles when things get rough, and fix stuff with whatever tool at hand

  • I can build a fire when the air is freezing, and find my way in the woods (once a boy-scout, always a boy-scout!)

  • I can cook a fine meal out of whatever I have in my backpack, or find in nature

  • I can name the stars at night, and tell old and new stories around the campfire pit

  • I smile and sing under all circumstances

Tutte cose vere, e abbastanza rappresentative della mia personalità. La prima è una citazione da The Martian, l'ultima, il sorridere e cantare in ogni circostanza, è ripresa deliberatamente da un articolo della Legge Scout. Spesso è più un'aspirazione che una realtà, ma bisogna ben tentare di essere migliori di come si è partiti, no?

Anche le foto sono uno spaccato di chi sono: montanaro, amante dei cani, scienziato e divulgatore. La prima è stata scattata dieci anni fa sul Monte Molaz, con un Oliver infreddolito ma entusiasta della gita. Cielo, quanto mi manca quel cane.

Fai clic qui per vedere lo slideshow.

Negli ultimi giorni della gara, poi, mi sono anche inventato una serie di foto di una slitta con i cani fatti in cartoncino. Era qualcosa che avevamo realizzato con Giulia qualche anno fa ispirandoci a questo splendido sito, sito che vi consiglio tutto se vi piace maneggiare la carta e il legno. Ne è venuta fuori una serie di scatti che appiccico qui sotto: le foto sono anche su Instagram, ma mi fa piacere ospitarle direttamente a casa mia.

P.S. i primi dieci vincitori sono annunciati qui.

P.P.S. (scritto lunedì 18 dicembre 2017) hanno iniziato ad annunciare anche i vincitori selezionati dalla giuria. Per la regione "Mediterraneo" hanno scelto Mónica Roldão Almeida, che peraltro era anche la seconda classificata in termini di voti, e si candidava per la quarta volta: congratulazioni (e per me, beh, ci saranno altre occasioni)!

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L'effetto della wilderness su uno scienziato http://www.borborigmi.org/2017/11/29/leffetto-della-wilderness-su-uno-scienziato/ http://www.borborigmi.org/2017/11/29/leffetto-della-wilderness-su-uno-scienziato/#comments Wed, 29 Nov 2017 08:32:05 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10408

Sabato pomeriggio, divano, letture familiari in corso.

— Sai che ho letto sul giornale che cercano venti persone comuni per fare 300 chilometri con i cani da slitta oltre il circolo polare artico?

— ...

— Sarebbe a inizio aprile prossimo. Tutte le spese saranno a carico degli accompagnatori. Neve, cani, tende. Sembra fatto apposta per te. Perché non ti candidi?

— ...

— Fai il caffè?

— Certo!

Ci sono idee che nascono come quei semi portati dal vento tra le pieghe dell'asfalto, che danno fiori che sbucano dove meno te li aspetteresti. E quindi è finita che mi sono candidato per Fjällräven Polar, perché non si vince una lotteria senza comprare il biglietto. Mi votate? Mi fate votare? Basta cliccare qui e poi sul pulsante "Vote". Magari mi scelgono, e allora, come dice Irene, potremo vedere che effetti può avere uno scienziato sulla wilderness, o la wilderness su uno scienziato.

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Cinque cose (più una) che ho imparando seguendo il mio primo MOOC http://www.borborigmi.org/2017/11/16/cinque-cose-piu-una-che-ho-imparando-seguendo-il-mio-primo-mooc/ http://www.borborigmi.org/2017/11/16/cinque-cose-piu-una-che-ho-imparando-seguendo-il-mio-primo-mooc/#comments Thu, 16 Nov 2017 13:33:21 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10357

A settembre ho deciso che volevo imparare qualcosa di più di Machine Learning. "Machine Learning" è una buzzword che va molto di moda in questi tempi di Big Data. Anche i fisici delle particelle usano sempre di più queste tecniche di trattamento multivariato dei dati, che stanno aprendo possibilità molto interessanti per le nostre analisi. Io volevo dunque  saperne di più proprio perché non piace usare strumenti come se fossero scatole magiche dentro cui buttare i dati, scatole che mi danno sì risposte efficienti e performanti, ma del cui funzionamento interno spesso capisco poco. Insomma, nonostante per lavoro usi già tecniche come Neural Network o Boosted Decision Tree, mi premeva capire meglio che cosa ci stava sotto. Per questo, ho deciso di iscrivermi a un MOOC.

MOOC sta per Massive Open Online Course, ovvero un corso online accessibile a tutti (anche se non necessariamente gratuito). Della storia dei MOOC vi lascio leggere su Wikipedia: diciamo che l'idea è nata in ambito universitario (iniziando con il rendere accessibili sul web i corsi delle facoltà più famose del mondo), ed è evoluta verso imprese anche con motivazioni commerciali. Nel mio caso, più per comodità del mezzo che per scelta di contenuto, ho optato per il corso di Machine Learning tenuto su Coursera da Andrew Ng, che di Coursera è anche il fondatore, e che insegna Machine Learning a Stanford. Il corso è durato undici settimane, con video-lezioni da seguire, test da passare ed esercizi da fare. Ieri ho terminato l'ultimo test dell'ultima settimana, finendo con successo il corso. Vi elenco qui una serie di cose che penso di aver imparato, non tanto sul Machine Learning in sé (per quello vi lascio seguire un corso!), ma su come sia seguire un MOOC.

  1. Trovare il tempo per seguire lezioni, studiare e fare gli esercizi di un MOOC, mantenendo il ritmo richiesto, non è affatto semplice, specie se lo si fa nel tempo libero e di ha un altro lavoro. Nel mio caso, qualche volta ho considerato che la mia impresa fosse assimilabile a una formazione di lavoro e ho sbordato un po' sugli orari di ufficio, ma ho cercato nella maggior parte del tempo di fare tutto la sera o nei weekend. È stato impegnativo.
  2. Rimettersi nel ruolo di studente è bello, anche per qualcuno che, come me, "studia" di mestiere. Tornare (anche solo virtualmente) dall'altra parte della cattedra è appassionante, e l'idea che ci sia nuovamente qualcuno a guidarti nell'apprendimento è molto rinfrescante. Proprio chi come me "studia" per mestiere, lo fa sempre in modo autonomo, e spesso si trova invece a dover seguire lui stesso degli studenti. Mi sono tuffato nel corso con un misto di eccitazione (per il tornare a qualcosa di prossimo al periodo dell'università) e di leggerezza (nel non dover essere direttamente responsabile del mio percorso di studio, ma solo del mio impegno) che mi è piaciuto molto.
  3. Rimettersi nel ruolo di studente è anche dannatamente, persino per qualcuno che (almeno sulla carta, eh...) è pagato per pensare, risolvere problemi e farsi venire delle idee. Non ci sono dubbi, c'è una ragione per cui si va a scuola da giovani: il cervello e la sua plasticità invecchiano, e, sebbene sia possibile tenerli allenati, come per tutti gli allenamenti la fatica e lo sforzo aumentano con il tempo.
  4. Coursera è una bella piattaforma, e i continui richiami a proseguire, fare i compiti, finire i test in tempo sono molto utili per mantenere il ritmo e arrivare in fondo. Io sono una persona abbastanza metodica, ma penso che avrei faticato di più se avessi seguito ai miei ritmi lo stesso corso direttamente dalle pagine dell'università di Stanford. Come Coursera ci sono diverse altre piattaforme che propongono programmi simili, e mi sento di raccomandarle rispetto al "libero accesso" dei corsi universitari soprattutto a chi a poco tempo, e necessita di qualche stimolo in più per proseguire.
  5. Coursera è una piattaforma generalista, e i suoi corsi hanno tendenza ad essere più "applicati" che "teorici". Non vuol dire che siano meno utili, ma semplicemente che sono spesso semplificati per permetterne la fruizione di qualcuno che non abbia necessariamente le basi teoriche (per esempio matematiche) per digerirne i dettagli formali. La cosa va benissimo, anche se per me in particolare ha qualche rappresentato un limite. Ovviamente ci sono modi per ovviare questa caratteristica, per esempio integrando con altre risorse (nel caso del Machine Learning, io ho sempre tenuto un occhio sulle dispense del corso di Stanford per andare un po' più in là), o scegliendo una piattaforma diversa. Leggere le descrizioni dei corsi spesso non basta per farsi un'idea chiara delle stile di un corso, mentre le recensioni di chi lo ha già seguito possono essere illuminanti.

In conclusione: lo rifarei? Certo! La formazione permanente ai tempi del web è una risorsa fantastica. Non usufruirne, qualunque siano le proprie ambizioni e curiosità, sarebbe veramente un peccato. Nel mio caso, sto pensando di lanciarmi di nuovo e di seguire questo, questa volta con modalità molto diverse dal corso che ho appena terminato.

Per la cronaca, ho passato il corso con un voto del 96.1%. Ottenere l'80% di media era il livello richiesto per considerare il corso completato. Ammetto senza vergogna di aver spesso evitato di rifare i test passati con una domanda sbagliata per guadagnare tempo. Avrei potuto puntare al 100%, ma non era lo scopo dell'esercizio. Ho invece sempre fatto tutti gli compiti a casa, compresi quelli facoltativi, perché solo sporcandosi le mano si impara per davvero.

Ecco infine la cosa in più, oltre alle cinque elencate la sopra, che ho imparato:

  • Andrew Ng, il docente del corso, sa il fatto suo ed è un buon insegnante, ma ha un vezzo nel parlare che alla lunga ho trovato insopportabile. Usa la parola concretely (concretamente, usato per dire "in pratica") a un ritmo esagerato: dopo averglielo sentito dire cinque volte in cinque minuti, avrei voluto ucciderlo. Concretely.
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Vanità della fotografia http://www.borborigmi.org/2017/11/06/vanita-della-fotografia/ http://www.borborigmi.org/2017/11/06/vanita-della-fotografia/#comments Mon, 06 Nov 2017 17:54:08 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10331

(...) Cerco di fare una fotografia di questo fenomeno, ma l'immagine non ne rende per niente la brillantezza. Vanità della fotografia. Lo schermo riduce il reale al suo valore euclideo. Uccide la sostanza delle cose, ne comprime la carne. La realtà si schianta contro gli schermi. Un mondo ossessionato dall'immagine si priva del gustare le misteriose emanazioni della vita. Nessun obiettivo fotografico riuscirà a captare le reminiscenze che un paesaggio evoca nei nostri cuori. (...)

da Dans les forets de Sibérie di Sylvain Tesson

Questa estate sono stato in vacanza in montagna, a marciare e scalare tra i picchi delle Dolomiti. Diversamente dal solito, non ho fatto molte fotografie, principalmente per una ragione prettamente logistica: la reflex che da anni mi accompagna nei viaggi era affidata allo zaino di Irene (a me toccavano imbraghi e corda): di conseguenza, gli scatti li ha quasi sempre fatti lei. Mano a mano che passavano i giorni, mi sono però reso conto che c'era un'altra ragione più intima, perfettamente riassunta da quell'estratto che ho appiccicato lì sopra (tratto da Dans les forets de Sibérie di Sylvain Tesson, libro che peraltro mi ha accompagnato proprio mentre ci spostavamo di rifugio in rifugio tra le Pale di San Martino). Mai tanto quanto nella solitudine delle montagne mi sono reso conto di come viviamo in una società ossessionata dall'immagine, meglio se filtrata e resa perfetta dall'algoritmo di turno. Vivere il mondo attraverso lo specchio di una fotografia continua e condivisa, però, annacqua la sostanza delle cose, e riduce l'intimità dell'esperienza e la capacità di memorizzarla (è provato). Sempre più consapevole di questa trappola, dunque, ho scattato di meno, e ho cercato di guardare di più con i miei occhi, di mandare a memoria, di gustare le esperienze senza la stampella del ricordo digitale che avrei ritrovato a casa. Poi, sia chiaro, qualcosa ho pur fotografato, perché il mezzo mi piace, e mi appartiene da troppo tempo per abbandonarlo del tutto. Però una pausa mi ci voleva, e mi ha fatto bene.

Quest'estate ho anche ascoltato Sylvain Tesson, lo stesso del libro di cui sopra, in una trasmissione radiofonica francese su Omero. Tra i tanti spunti, anche lì ho trovato qualche idea sulle immagini, e sulla loro relazione con la narrazione. La nostra società, come si diceva ossessionata dalle immagini, sta progressivamente abbandonando la parola (raccontata e scritta) come mezzo di espressione e di conoscenza del mondo. Gli antichi, che invece non conoscevano la rappresentazione fotografica o cinematografica, facevano della parola, e in particolare la parola raccontata, la loro arma per sconfiggere il tempo che passa, costruire memorie comuni, idee condivise, briglie per la complessità mondo. Possono immagini e video fare la stessa cosa? Forse, ma è più difficile. Mi sembra infatti che, a meno di non essere grandi artisti, l'immediatezza odierna dello strumento fotografico (o cinematografico) lo renda in primo luogo specchio (narcisista) di chi scatta e corre a condividere. Non mi interessa molto.

Tutto questo per dire cosa? A tempo perso, come periodicamente mi capita, mi sto chiedendo dove portare queste pagine. Se la direzione futura di questo blog non mi è affatto chiara, mi è più evidente cosa non vorrei farne. Ovvero: non voglio mettermi a fare video e trasformarlo in un video blog , anche se pare il futuro della divulgazione; e non voglio mettermi a fare (soltanto, principalmente) foto, anche se è chiaro che senza delle belle immagini nessuno verrebbe a cliccare quello che scrivo (per dire: la serie "Cose che vedi al CERN" ha fatto più hit su questo blog di molte lunghe tiritere, per quanto informate e ben pensate). Voglio invece continuare a scrivere e misurarmi con le parole, e con le parole che raccontano. Forse, semplicemente, mi basterebbe che queste pagine tornassero a essere (o continuassero a essere) un blog personale. Poco importa quanti vengono a visitarle.

Per la divulgazione, che tanto spazio ha invece preso su queste pagine, prima o poi mi inventerò qualcosa di nuovo. Un libro? Un podcast? Una serie di racconti? Ancora non so. Ma, anche qui, vorrei qualcosa che avesse a che fare con parole e storie, racconti e narrazioni. Vedremo.

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Cielo grigio sù, foglie gialle giù http://www.borborigmi.org/2017/10/30/cielo-grigio-su-foglie-gialle-giu/ http://www.borborigmi.org/2017/10/30/cielo-grigio-su-foglie-gialle-giu/#comments Mon, 30 Oct 2017 10:39:18 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10325 Una chiamata tardi la sera, un vecchio amico dall'altra parte del mondo se n'è andato, inaspettatamente, all'improvviso. Vecchi ricordi che rimontano in superficie, antichi persino di quando non ti cresceva la barba, e non eri più un bambino, ma nemmeno ancora un uomo. Ricordi che non sono solo memorie, che sono anche e soprattutto identità, sotterrate e latenti, nascoste ma imprescindibili. Chi sono diventato, negli anni, anche grazie a te.

Una cicatrice sull'indice sinistro, che oggi a pena si vede: era il mio primo sangue, ma niente paura, dicevi, così si impara a maneggiare un coltello. Un ponte costruito sopra il niente, ché basta un fiume di foglie per immaginare un sentiero fatto di legno e spago. Il camino della casa di Casalborgone, i sentieri della val di Susa coperti di ricci di castagna, i fuochi in mezzo alla neve. Quel poco che so di alberi e piante, di animali e nuvole e pioggia e vento. La minestra di foglie d'ortica, le ricotte cagliate in mezzo al bosco, le biciclette, i mazzapicchi, le stelle. Il mio primo fazzolettone posato intorno al collo, una promessa come fossimo su un'isola inglese, e invece eravamo in Piemonte, ma intorno al fuoco non si sarebbe detto.

La ricerca di una spiritualità diversa, la sua necessità: allora, non facciamo nemmeno una cazzo di preghiera? Le provocazioni, i fantasmi. Le cassette cambiate nell'autoradio con una mano, mentre con l'altra sul volante entri in curva a 150 all'ora. Gli incidenti, la fortuna. La chitarra, sempre. Allora, vediamo se questa la conoscete, pischelli, adesso che siete cresciuti. E poi, vediamo quanto siete coerenti, se avete finalmente incontrato i miei stessi dubbi, gli stessi fantasmi. Certo che sì, erano in agguato per tutti, o almeno per me. La puntina che scende, nella tua casa di Torino, sul vinile dei fabolous Mamas & Papas in concerto, un'ultima chicca prima di andare. Molto meglio dei Dik Dik, vero?

In Paraguay non sono poi mai venuto a trovarti, e lo rimpiangerò sempre. Ciao Elio, ciao Nonno, che il viaggio ti sia lieve, buona strada. Cielo grigio sù, foglie gialle giù. Cerco un po' di blu, dove il blu non c'è.

La Luna affianca la Sacra di San Michele illuminata dai primi raggi del Sole. Foto di Emanuele Balboni, ti sarebbe piaciuta.
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