Borborigmi di un fisico renitente http://www.borborigmi.org Scienza e opinioni di frontiera Tue, 16 Jan 2018 09:39:46 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.2 Come al solito, buon 2018! http://www.borborigmi.org/2018/01/16/come-al-solito-buon-2018/ http://www.borborigmi.org/2018/01/16/come-al-solito-buon-2018/#comments Tue, 16 Jan 2018 08:04:33 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10467

Fin dagli albori di questo blog, l'inizio di un nuovo anno è segnato dal tradizionale biglietto di auguri di ATLAS. Quest'anno ci tocca una foto dei colleghi in sala di controllo agghindati con tanto di berretto natalizio, e l'elaborazione grafica del picco di massa invariante b\bar{b} che nel 2017 ha segnato l'evidenza del decadimento del bosone di Higgs in coppe di quark b-anti-b, picco trasformato per l'occasione in montagna innevata con tanto di sciatori. Ammetto che il biglietto di quest'anno non mi piace particolarmente (e non mi spingerò oltre nei commenti grafici), ma una tradizione è una tradizione.

Le regole sono sempre le stesse. Se volete ricevere il biglietto d'auguri del 2018 autografato dal sottoscritto, lasciate un commento in calce a questo articolo con i vostri auguri, desideri, pensieri per l'anno nuovo che arriva. Come dicono i francesi, c'è tempo fino alla fine di gennaio per augurarsi buon anno, e la scadenza è dunque il 31 di questo mese. Alla fine del mese chiuderò i commenti, e estrarrò a sorte due lettori che riceveranno il biglietto a casa. Auguri a tutti!

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Non esiste buono o cattivo tempo, solo buono o cattivo equipaggiamento http://www.borborigmi.org/2017/12/14/non-esiste-buono-o-cattivo-tempo-solo-buono-o-cattivo-equipaggiamento/ http://www.borborigmi.org/2017/12/14/non-esiste-buono-o-cattivo-tempo-solo-buono-o-cattivo-equipaggiamento/#comments Thu, 14 Dec 2017 10:01:38 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10433

Le votazioni per partecipare a Fjallraven Polar 2018, i 300 km da fare con i cani da slitta a nord del circolo polare artico, si sono chiuse ieri. Ridendo e scherzando, in un paio di settimane sono riuscito a raggranellare 572 voti, piazzando 36esimo della regione "Mediterraneo". Grazie a tutti quelli che mi hanno votato! Nel corso della gara ero persino riuscito a salire più in alto in classifica, ma chiaramente non avevo le risorse dei primi classificati. In ogni caso, solo il primo per voti di ogni regione viene automaticamente scelto, il secondo partecipante verrà selezionato da una giuria di Fjallraven: posso sempre sperare sul mio irresistibile profilo! 🙂

La cosa più interessante dell'aver partecipato a questo concorso è stata dover pensare a che cosa dire di me. Chi sono? Perché varrebbe la pena avermi in una spedizione artica? Lo slogan che ho scelto per caratterizzarmi, quello che dà il titolo a questo articolo, è una frase che mi hanno ripetuto all'infinito negli anni scout, e che a mia volta ho ripetuto a ragazzini e ragazzine spaventati da qualche goccia di pioggia o da una nevicata improvvisa, e che ancora tiro fuori per mia figlia quando le nuvole si addensano sulla nostra testa, e noi siamo ancora sul sentiero. Abbiamo le giacche a vento e gli scarponcini impermeabili, cosa ci può succedere di male? Ho sempre attribuito la frase a Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, ma qualche ricerca recente mi ha convinto che si tratta di un'attribuzione apocrifa e posticcia. Apparentemente si tratta di un detto popolare scandinavo molto noto, che in svedese suona come:

Det finns inget dåligt väder, bara dåliga kläder 

e in norvegese come:

Det finnes ikke dårlig vær, bare dårlige klær

L'unico testo in qui sono riuscito a trovarla citata esplicitamente è A Coast to Coast Walk di Alfred Wainwright, che probabilmente la riporta come sentita altrove (ma non ho letto il libro, ho trovato la citazione su GoodReads).

Di me ho anche scritto che...

  • I can science the sh*t out of troubles when things get rough, and fix stuff with whatever tool at hand

  • I can build a fire when the air is freezing, and find my way in the woods (once a boy-scout, always a boy-scout!)

  • I can cook a fine meal out of whatever I have in my backpack, or find in nature

  • I can name the stars at night, and tell old and new stories around the campfire pit

  • I smile and sing under all circumstances

Tutte cose vere, e abbastanza rappresentative della mia personalità. La prima è una citazione da The Martian, l'ultima, il sorridere e cantare in ogni circostanza, è ripresa deliberatamente da un articolo della Legge Scout. Spesso è più un'aspirazione che una realtà, ma bisogna ben tentare di essere migliori di come si è partiti, no?

Anche le foto sono uno spaccato di chi sono: montanaro, amante dei cani, scienziato e divulgatore. La prima è stata scattata dieci anni fa sul Monte Molaz, con un Oliver infreddolito ma entusiasta della gita. Cielo, quanto mi manca quel cane.

Fai clic qui per vedere lo slideshow.

Negli ultimi giorni della gara, poi, mi sono anche inventato una serie di foto di una slitta con i cani fatti in cartoncino. Era qualcosa che avevamo realizzato con Giulia qualche anno fa ispirandoci a questo splendido sito, sito che vi consiglio tutto se vi piace maneggiare la carta e il legno. Ne è venuta fuori una serie di scatti che appiccico qui sotto: le foto sono anche su Instagram, ma mi fa piacere ospitarle direttamente a casa mia.

P.S. i primi dieci vincitori sono annunciati qui.

P.P.S. (scritto lunedì 18 dicembre 2017) hanno iniziato ad annunciare anche i vincitori selezionati dalla giuria. Per la regione "Mediterraneo" hanno scelto Mónica Roldão Almeida, che peraltro era anche la seconda classificata in termini di voti, e si candidava per la quarta volta: congratulazioni (e per me, beh, ci saranno altre occasioni)!

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L'effetto della wilderness su uno scienziato http://www.borborigmi.org/2017/11/29/leffetto-della-wilderness-su-uno-scienziato/ http://www.borborigmi.org/2017/11/29/leffetto-della-wilderness-su-uno-scienziato/#comments Wed, 29 Nov 2017 08:32:05 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10408

Sabato pomeriggio, divano, letture familiari in corso.

— Sai che ho letto sul giornale che cercano venti persone comuni per fare 300 chilometri con i cani da slitta oltre il circolo polare artico?

— ...

— Sarebbe a inizio aprile prossimo. Tutte le spese saranno a carico degli accompagnatori. Neve, cani, tende. Sembra fatto apposta per te. Perché non ti candidi?

— ...

— Fai il caffè?

— Certo!

Ci sono idee che nascono come quei semi portati dal vento tra le pieghe dell'asfalto, che danno fiori che sbucano dove meno te li aspetteresti. E quindi è finita che mi sono candidato per Fjällräven Polar, perché non si vince una lotteria senza comprare il biglietto. Mi votate? Mi fate votare? Basta cliccare qui e poi sul pulsante "Vote". Magari mi scelgono, e allora, come dice Irene, potremo vedere che effetti può avere uno scienziato sulla wilderness, o la wilderness su uno scienziato.

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Cinque cose (più una) che ho imparando seguendo il mio primo MOOC http://www.borborigmi.org/2017/11/16/cinque-cose-piu-una-che-ho-imparando-seguendo-il-mio-primo-mooc/ http://www.borborigmi.org/2017/11/16/cinque-cose-piu-una-che-ho-imparando-seguendo-il-mio-primo-mooc/#comments Thu, 16 Nov 2017 13:33:21 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10357

A settembre ho deciso che volevo imparare qualcosa di più di Machine Learning. "Machine Learning" è una buzzword che va molto di moda in questi tempi di Big Data. Anche i fisici delle particelle usano sempre di più queste tecniche di trattamento multivariato dei dati, che stanno aprendo possibilità molto interessanti per le nostre analisi. Io volevo dunque  saperne di più proprio perché non piace usare strumenti come se fossero scatole magiche dentro cui buttare i dati, scatole che mi danno sì risposte efficienti e performanti, ma del cui funzionamento interno spesso capisco poco. Insomma, nonostante per lavoro usi già tecniche come Neural Network o Boosted Decision Tree, mi premeva capire meglio che cosa ci stava sotto. Per questo, ho deciso di iscrivermi a un MOOC.

MOOC sta per Massive Open Online Course, ovvero un corso online accessibile a tutti (anche se non necessariamente gratuito). Della storia dei MOOC vi lascio leggere su Wikipedia: diciamo che l'idea è nata in ambito universitario (iniziando con il rendere accessibili sul web i corsi delle facoltà più famose del mondo), ed è evoluta verso imprese anche con motivazioni commerciali. Nel mio caso, più per comodità del mezzo che per scelta di contenuto, ho optato per il corso di Machine Learning tenuto su Coursera da Andrew Ng, che di Coursera è anche il fondatore, e che insegna Machine Learning a Stanford. Il corso è durato undici settimane, con video-lezioni da seguire, test da passare ed esercizi da fare. Ieri ho terminato l'ultimo test dell'ultima settimana, finendo con successo il corso. Vi elenco qui una serie di cose che penso di aver imparato, non tanto sul Machine Learning in sé (per quello vi lascio seguire un corso!), ma su come sia seguire un MOOC.

  1. Trovare il tempo per seguire lezioni, studiare e fare gli esercizi di un MOOC, mantenendo il ritmo richiesto, non è affatto semplice, specie se lo si fa nel tempo libero e di ha un altro lavoro. Nel mio caso, qualche volta ho considerato che la mia impresa fosse assimilabile a una formazione di lavoro e ho sbordato un po' sugli orari di ufficio, ma ho cercato nella maggior parte del tempo di fare tutto la sera o nei weekend. È stato impegnativo.
  2. Rimettersi nel ruolo di studente è bello, anche per qualcuno che, come me, "studia" di mestiere. Tornare (anche solo virtualmente) dall'altra parte della cattedra è appassionante, e l'idea che ci sia nuovamente qualcuno a guidarti nell'apprendimento è molto rinfrescante. Proprio chi come me "studia" per mestiere, lo fa sempre in modo autonomo, e spesso si trova invece a dover seguire lui stesso degli studenti. Mi sono tuffato nel corso con un misto di eccitazione (per il tornare a qualcosa di prossimo al periodo dell'università) e di leggerezza (nel non dover essere direttamente responsabile del mio percorso di studio, ma solo del mio impegno) che mi è piaciuto molto.
  3. Rimettersi nel ruolo di studente è anche dannatamente, persino per qualcuno che (almeno sulla carta, eh...) è pagato per pensare, risolvere problemi e farsi venire delle idee. Non ci sono dubbi, c'è una ragione per cui si va a scuola da giovani: il cervello e la sua plasticità invecchiano, e, sebbene sia possibile tenerli allenati, come per tutti gli allenamenti la fatica e lo sforzo aumentano con il tempo.
  4. Coursera è una bella piattaforma, e i continui richiami a proseguire, fare i compiti, finire i test in tempo sono molto utili per mantenere il ritmo e arrivare in fondo. Io sono una persona abbastanza metodica, ma penso che avrei faticato di più se avessi seguito ai miei ritmi lo stesso corso direttamente dalle pagine dell'università di Stanford. Come Coursera ci sono diverse altre piattaforme che propongono programmi simili, e mi sento di raccomandarle rispetto al "libero accesso" dei corsi universitari soprattutto a chi a poco tempo, e necessita di qualche stimolo in più per proseguire.
  5. Coursera è una piattaforma generalista, e i suoi corsi hanno tendenza ad essere più "applicati" che "teorici". Non vuol dire che siano meno utili, ma semplicemente che sono spesso semplificati per permetterne la fruizione di qualcuno che non abbia necessariamente le basi teoriche (per esempio matematiche) per digerirne i dettagli formali. La cosa va benissimo, anche se per me in particolare ha qualche rappresentato un limite. Ovviamente ci sono modi per ovviare questa caratteristica, per esempio integrando con altre risorse (nel caso del Machine Learning, io ho sempre tenuto un occhio sulle dispense del corso di Stanford per andare un po' più in là), o scegliendo una piattaforma diversa. Leggere le descrizioni dei corsi spesso non basta per farsi un'idea chiara delle stile di un corso, mentre le recensioni di chi lo ha già seguito possono essere illuminanti.

In conclusione: lo rifarei? Certo! La formazione permanente ai tempi del web è una risorsa fantastica. Non usufruirne, qualunque siano le proprie ambizioni e curiosità, sarebbe veramente un peccato. Nel mio caso, sto pensando di lanciarmi di nuovo e di seguire questo, questa volta con modalità molto diverse dal corso che ho appena terminato.

Per la cronaca, ho passato il corso con un voto del 96.1%. Ottenere l'80% di media era il livello richiesto per considerare il corso completato. Ammetto senza vergogna di aver spesso evitato di rifare i test passati con una domanda sbagliata per guadagnare tempo. Avrei potuto puntare al 100%, ma non era lo scopo dell'esercizio. Ho invece sempre fatto tutti gli compiti a casa, compresi quelli facoltativi, perché solo sporcandosi le mano si impara per davvero.

Ecco infine la cosa in più, oltre alle cinque elencate la sopra, che ho imparato:

  • Andrew Ng, il docente del corso, sa il fatto suo ed è un buon insegnante, ma ha un vezzo nel parlare che alla lunga ho trovato insopportabile. Usa la parola concretely (concretamente, usato per dire "in pratica") a un ritmo esagerato: dopo averglielo sentito dire cinque volte in cinque minuti, avrei voluto ucciderlo. Concretely.
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Vanità della fotografia http://www.borborigmi.org/2017/11/06/vanita-della-fotografia/ http://www.borborigmi.org/2017/11/06/vanita-della-fotografia/#comments Mon, 06 Nov 2017 17:54:08 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10331

(...) Cerco di fare una fotografia di questo fenomeno, ma l'immagine non ne rende per niente la brillantezza. Vanità della fotografia. Lo schermo riduce il reale al suo valore euclideo. Uccide la sostanza delle cose, ne comprime la carne. La realtà si schianta contro gli schermi. Un mondo ossessionato dall'immagine si priva del gustare le misteriose emanazioni della vita. Nessun obiettivo fotografico riuscirà a captare le reminiscenze che un paesaggio evoca nei nostri cuori. (...)

da Dans les forets de Sibérie di Sylvain Tesson

Questa estate sono stato in vacanza in montagna, a marciare e scalare tra i picchi delle Dolomiti. Diversamente dal solito, non ho fatto molte fotografie, principalmente per una ragione prettamente logistica: la reflex che da anni mi accompagna nei viaggi era affidata allo zaino di Irene (a me toccavano imbraghi e corda): di conseguenza, gli scatti li ha quasi sempre fatti lei. Mano a mano che passavano i giorni, mi sono però reso conto che c'era un'altra ragione più intima, perfettamente riassunta da quell'estratto che ho appiccicato lì sopra (tratto da Dans les forets de Sibérie di Sylvain Tesson, libro che peraltro mi ha accompagnato proprio mentre ci spostavamo di rifugio in rifugio tra le Pale di San Martino). Mai tanto quanto nella solitudine delle montagne mi sono reso conto di come viviamo in una società ossessionata dall'immagine, meglio se filtrata e resa perfetta dall'algoritmo di turno. Vivere il mondo attraverso lo specchio di una fotografia continua e condivisa, però, annacqua la sostanza delle cose, e riduce l'intimità dell'esperienza e la capacità di memorizzarla (è provato). Sempre più consapevole di questa trappola, dunque, ho scattato di meno, e ho cercato di guardare di più con i miei occhi, di mandare a memoria, di gustare le esperienze senza la stampella del ricordo digitale che avrei ritrovato a casa. Poi, sia chiaro, qualcosa ho pur fotografato, perché il mezzo mi piace, e mi appartiene da troppo tempo per abbandonarlo del tutto. Però una pausa mi ci voleva, e mi ha fatto bene.

Quest'estate ho anche ascoltato Sylvain Tesson, lo stesso del libro di cui sopra, in una trasmissione radiofonica francese su Omero. Tra i tanti spunti, anche lì ho trovato qualche idea sulle immagini, e sulla loro relazione con la narrazione. La nostra società, come si diceva ossessionata dalle immagini, sta progressivamente abbandonando la parola (raccontata e scritta) come mezzo di espressione e di conoscenza del mondo. Gli antichi, che invece non conoscevano la rappresentazione fotografica o cinematografica, facevano della parola, e in particolare la parola raccontata, la loro arma per sconfiggere il tempo che passa, costruire memorie comuni, idee condivise, briglie per la complessità mondo. Possono immagini e video fare la stessa cosa? Forse, ma è più difficile. Mi sembra infatti che, a meno di non essere grandi artisti, l'immediatezza odierna dello strumento fotografico (o cinematografico) lo renda in primo luogo specchio (narcisista) di chi scatta e corre a condividere. Non mi interessa molto.

Tutto questo per dire cosa? A tempo perso, come periodicamente mi capita, mi sto chiedendo dove portare queste pagine. Se la direzione futura di questo blog non mi è affatto chiara, mi è più evidente cosa non vorrei farne. Ovvero: non voglio mettermi a fare video e trasformarlo in un video blog , anche se pare il futuro della divulgazione; e non voglio mettermi a fare (soltanto, principalmente) foto, anche se è chiaro che senza delle belle immagini nessuno verrebbe a cliccare quello che scrivo (per dire: la serie "Cose che vedi al CERN" ha fatto più hit su questo blog di molte lunghe tiritere, per quanto informate e ben pensate). Voglio invece continuare a scrivere e misurarmi con le parole, e con le parole che raccontano. Forse, semplicemente, mi basterebbe che queste pagine tornassero a essere (o continuassero a essere) un blog personale. Poco importa quanti vengono a visitarle.

Per la divulgazione, che tanto spazio ha invece preso su queste pagine, prima o poi mi inventerò qualcosa di nuovo. Un libro? Un podcast? Una serie di racconti? Ancora non so. Ma, anche qui, vorrei qualcosa che avesse a che fare con parole e storie, racconti e narrazioni. Vedremo.

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Cielo grigio sù, foglie gialle giù http://www.borborigmi.org/2017/10/30/cielo-grigio-su-foglie-gialle-giu/ http://www.borborigmi.org/2017/10/30/cielo-grigio-su-foglie-gialle-giu/#comments Mon, 30 Oct 2017 10:39:18 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10325 Una chiamata tardi la sera, un vecchio amico dall'altra parte del mondo se n'è andato, inaspettatamente, all'improvviso. Vecchi ricordi che rimontano in superficie, antichi persino di quando non ti cresceva la barba, e non eri più un bambino, ma nemmeno ancora un uomo. Ricordi che non sono solo memorie, che sono anche e soprattutto identità, sotterrate e latenti, nascoste ma imprescindibili. Chi sono diventato, negli anni, anche grazie a te.

Una cicatrice sull'indice sinistro, che oggi a pena si vede: era il mio primo sangue, ma niente paura, dicevi, così si impara a maneggiare un coltello. Un ponte costruito sopra il niente, ché basta un fiume di foglie per immaginare un sentiero fatto di legno e spago. Il camino della casa di Casalborgone, i sentieri della val di Susa coperti di ricci di castagna, i fuochi in mezzo alla neve. Quel poco che so di alberi e piante, di animali e nuvole e pioggia e vento. La minestra di foglie d'ortica, le ricotte cagliate in mezzo al bosco, le biciclette, i mazzapicchi, le stelle. Il mio primo fazzolettone posato intorno al collo, una promessa come fossimo su un'isola inglese, e invece eravamo in Piemonte, ma intorno al fuoco non si sarebbe detto.

La ricerca di una spiritualità diversa, la sua necessità: allora, non facciamo nemmeno una cazzo di preghiera? Le provocazioni, i fantasmi. Le cassette cambiate nell'autoradio con una mano, mentre con l'altra sul volante entri in curva a 150 all'ora. Gli incidenti, la fortuna. La chitarra, sempre. Allora, vediamo se questa la conoscete, pischelli, adesso che siete cresciuti. E poi, vediamo quanto siete coerenti, se avete finalmente incontrato i miei stessi dubbi, gli stessi fantasmi. Certo che sì, erano in agguato per tutti, o almeno per me. La puntina che scende, nella tua casa di Torino, sul vinile dei fabolous Mamas & Papas in concerto, un'ultima chicca prima di andare. Molto meglio dei Dik Dik, vero?

In Paraguay non sono poi mai venuto a trovarti, e lo rimpiangerò sempre. Ciao Elio, ciao Nonno, che il viaggio ti sia lieve, buona strada. Cielo grigio sù, foglie gialle giù. Cerco un po' di blu, dove il blu non c'è.

La Luna affianca la Sacra di San Michele illuminata dai primi raggi del Sole. Foto di Emanuele Balboni, ti sarebbe piaciuta.
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Buon compleanno ATLAS! http://www.borborigmi.org/2017/10/10/buon-compleanno-atlas/ http://www.borborigmi.org/2017/10/10/buon-compleanno-atlas/#comments Tue, 10 Oct 2017 07:38:09 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10318 Il 1 ottobre 2017 ATLAS ha compiuto 25 anni!

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Cose che vedi al CERN: you matter, then you energy http://www.borborigmi.org/2017/10/05/cose-che-vedi-al-cern-you-matter-then-you-energy/ http://www.borborigmi.org/2017/10/05/cose-che-vedi-al-cern-you-matter-then-you-energy/#respond Thu, 05 Oct 2017 14:05:53 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10312

Il senso dell'umorismo dei fisici è particolare (il cartello è appeso sulla porta di un ufficio vicino alla biblioteca del CERN, di chi non ve lo dico. Qui qualche approfondimento sulla formula a cui il cartello fa riferimento).

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100 femtobarn inversi dal 2010! http://www.borborigmi.org/2017/10/04/100-femtobarn-inversi-dal-2010/ http://www.borborigmi.org/2017/10/04/100-femtobarn-inversi-dal-2010/#comments Wed, 04 Oct 2017 16:04:12 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=10307

Qualche settimana fa LHC ha avuto qualche problemino, c'è un settore che fa un po' le bizze, e impedisce ai macchinisti di aumentare la quantità di pacchetti di protoni nei fasci tanto quanto vorrebbero. Non è niente di grave, e gli esperti dell'acceleratore hanno trovato una configurazione intelligente dei treni di protoni che aggira il problema, e permette comunque di raccogliere un buon numero di collisioni. Forse non tante quante avremmo volute raccoglierne entro la fine del 2017, ma comunque parecchie.

Proprio oggi, sullo schermo che comunica lo stato dell'acceleratore, è apparso invece un messaggio incoraggiante. Da quanto la macchina ha iniziato seriamente prendere dati nel 2010, ci ha fornito ben 100 femtobarn inversi! Siccome i processi rari si evidenziano solo con tanti dati, oltre che un record è certamente un buon auspicio per il futuro.

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L'ultima estate. Il racconto completo. http://www.borborigmi.org/2017/07/18/lultima-estate-il-racconto-completo/ http://www.borborigmi.org/2017/07/18/lultima-estate-il-racconto-completo/#respond Tue, 18 Jul 2017 08:07:53 +0000 http://www.borborigmi.org/?p=9892
the end (foto di Francesco Spatola da Flickr)

Ho raccolto qui sotto i link a tutte le puntate de L'ultima estate, per chi volesse rileggere tutto dal principio e senza sosta. L'ultima estate è (stato) un esperimento di "scrittura post-adolescenziale postuma", ispirato al podcast Mortified. In sostanza, ho ripubblicato un testo scritto tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, aggiungendo qualche commento scritto oggi, a più o meno 20 anni di distanza, mentre rileggevo e cambiavo i nomi dei protagonisti.

We are freaks and we are fragile, but we all survived.

  1. Partenza (antefatti e motivazioni, e una vacanza in auto che inizia in treno)
  2. Liguria, venerdì 5 agosto 1994 (spensierati a San Fruttuoso)
  3. Liguria, sabato 6 agosto 1994 (Sarzana è un postaccio, e io non so comportarmi in pubblico)
  4. Liguria, domenica 7 agosto 1994 (poco da fare, poco tempo, pochi soldi, poco tutto)
  5. Emilia, lunedì 8 agosto 1994 (una sbronza colossale al Festival di Liberazione)
  6. Emilia, martedì 9 agosto 1994 (scazzati a Bologna)
  7. Emilia, mercoledì 10 agosto 1994 (dove si parla di fanciulle in topless e di Gatchaman)
  8. Emilia, giovedì 11 agosto 1994 (automobili e equipaggi, e un compagno di viaggio maniaco)
  9. Emilia, venerdì 12 agosto 1994 (aspirina, tavernello e altre tristezze)
  10. Romagna, sabato 13 agosto 1994 (la rivoluzione non è un pranzo di gala)
  11. Romagna, domenica 14 agosto 1994 (tagliatelle, amici che partono, artisti di strada e palline da tennis)
  12. Romagna, lunedì 15 agosto 1994 (di auto rotte e paranoie varie a Galeata)
  13. Romagna, martedì 16 agosto 1994 (di solitudine e tristezza, silenzio e codardia e palline da giocoliere)
  14. Romagna, mercoledì 17 agosto 1994 (finalmente si parla di sesso. O di quanto poco sesso si facesse all'epoca)
  15. Umbria, giovedì 18 agosto 1994 (di come il gruppo si sgretola, finalmente ci separiamo, e io vado in bianco come sempre)
  16. Umbria, venerdì 19 agosto 1994 (alcuni annegano le tristezze nel'alcool, io guido e veglio sobriamente)
  17. Toscana, sabato 20 agosto 1994 (i giochi erano fatti, le rabbie fuoriuscite e tutte le parole da dire dette)
  18. Ritorno: Torino, domenica 21 agosto 1994 (il viaggio è finito, l'amarezza resta)

Buona lettura, e buone vacanze!

P.S. Se qualcuno tra i miei amici pensa di essersi identificato tra i personaggi del racconto, beh... si, sei proprio tu! Se qualcuno invece pensa di aver identificato tutti i personaggi (ma proprio tutti) mi scriva in privato, che gli assegno un premio!

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