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Telegramma 21 gennaio 2010

Inviato da Marco in : CERN, Mezzi e messaggi, Vita di frontiera 9 commenti

Cinque (più uno) biglietti spediti stamattina dall’ufficio postale del CERN. Stop. Investita sommetta per posta prioritaria svizzera. Stop. Destinazioni variegate in tutta Italia. Stop. Adesso prendo i tempi. Stop.

I congresso del PD a Ginevra 29 settembre 2009

Inviato da Marco in : Militanza, Vita di frontiera 7 commenti

Venerdì scorso ho partecipato al congresso del circolo ginevrino del PD. È stata un’esperienza interessante, per certi versi persino divertente, sicuramente istruttiva.

Il congresso si teneva nella sede del sindacato UNIA di Ginevra. Per cui da Chevry ci ho messo circa 20 minuti ad arrivare, e altrettanti a trovare parcheggio. Ergo, sono arrivato in ritardo, cosa che per uno che ha l’ossessione – tra le altre – della puntualità non è certo un buon inizio. Nessun problema, nella sala la rappresentante del partito socialista svizzero sta arringando la folla in francese (per un momento ho creduto di aver sbagliato stanza). Mi accomodo.

Il circolo conta 49 iscritti. Nella sala ci sono un po’ più di una cinquantina di persone, sedute su tavoli arrangiati in parallelo manco fosse una cena di autofinanziamento. Mi rendo subito conto che mi aspettavo le sedie in cerchio, tipo riunione scout; qui vedo solo la schiena di quello seduto di sbieco davanti a me. Bof. Al momento della votazione delle mozioni scoprirò che ci sono solo 22 tesserati sui 49 che avrebbero diritto a esprimersi. Gli altri sono simpatizzanti, in parte interessati al dibattito (bene), in parte confusi dal sistema di voto, che pensavano di poter votare già stasera (il che la dice lunga sul sistema bizantino di questa elezione, e su come aiuti il processo democratico).

Sensazione immediata: sono in Italia. Non per la lingua, non per i modi, non per gli accenti variegati: per l’età media dei presenti. Qui si veleggia sui 55-60 di media, tirati giù da uno sparuto manipolo di trentenni che tentano di compensare la folta popolazione di pensionati. Mi devo rassegnare: la partecipazione politica non è roba da giovani, perlomeno in Italia. A fine serata ne parlerò con Michele, che ha un anno meno di me, lavora al WTO e sostiene anche lui Marino. Ha avuto la stessa sensazione entrando: chi vede quotidianamente persone giovani (per davvero!) assumersi delle responsabilità in contesti internazionali resta sempre stupito da questa tendenza gerontocratica tutta italiana.

Dopo le formalità di rito di passa alla presentazione delle mozioni. Arringa decente quella per Bersani, veramente pessima quella per Franceschini, ottima quella per Marino. La mozione Franceschini prenderà comunque la maggioranza dei voti, nonostante la mozione sia stata presentata malamente e in modo quasi incomprensibile: volendo pensar male, si potrebbe dire che le logiche di corrente vanno oltre i contenuti. Volendo pensar bene, decido di credere che le persone siano venute preparate e decise.

No, il dibattito no! Seguono gli interventi, abbastanza equamente distribuiti tra le mozioni. Gli ottuagenari balbettanti sono i più lucidi, i sostenitori di Marino i più calorosi. Una simpatica alleanza tra gli estremi della distribuzione di età. La cosa che mi stupisce di più e che il dibattito sembra concentrarsi sul ribadire le caratteristiche “di sinistra” di tutti e tre i candidati, e su come serva più che mai una forza politica alternativa a Berlusconi. Per carità va bene, ma è questo il nocciolo della questione? Stiamo per eleggere il segretario di un partito di ispirazione socialdemocratica, non dovrebbe stupire che i candidati abbiamo idee e proposte socialdemocratiche spesso combacianti. Il dibattito dovrebbe concentrarsi piuttosto sui punti in cui le tre mozioni sono diverse (non sono molti, ma ci sono) o sono più o meno intense (sono parecchi), e soprattutto sul punto chiave nell’elezione di un segretario di partito: l’idea di partito che questa persona ha in testa. Questa è proprio la parte di discussione che è mancata: scegliendo Bersani, vi sta bene la sua predilezione per il proporzionale e quindi per un partito votato a inevitabili alleanze di coalizione? Scegliendo Marino vi è chiara la scelta prioritaria per il maggioritario, per un sistema bipolare, e per la partecipazione diffusa alla vita del partito da parte degli elettori?

Risultato finale. Bersani 4, Franceschini 12, Marino 8. Mica Male. Il compagno calabrese tira fuori il vino bianco e si brinda alla democrazia. I sostenitori di Marino sono tutti fanciulli della mia età, ovvero attempati ultra-trentenni, più il presidente del circolo e un paio d’altri, loro invece operai in pensione sulla sessantina. Per certi versi, le due facce dell’immigrazione italiana in Svizzera di ieri e di oggi.

E adesso? Se il sistema fino ad adesso mi sembrava involuto e bizzarro, quello che ho scoperto venerdì sera non ha fatto che aumentare il mio disgusto. Finiti i congressi locali i delegati eletti si ritroveranno l’11 Ottobre a selezionare i candidati che poi tutti (tesserati e simpatizzanti) eleggeranno alle primarie del 25 Ottobre. Quello che non sapevo è che se il 25 Ottobre nessuno dei candidati prenderà il 50% + 1 voto, la palla ritornerà ai membri dell’Assemblea Nazionale che saranno (ri)chiamati a (ri)votare (in via definitiva, spero) finalmente il segretario. Come a dire: le primarie vanno bene solo se plebiscitarie, in caso di divisioni lasciate fare agli esperti. Mah.

Trielina 14 giugno 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 14 commenti

Piccoli segreti che ogni giovane padre ciclista dovrebbe conoscere:

  1. Se andate in bici con la vostra pupa (o pupo) sul seggiolino posteriore, ricordatevi che il suo doudou, orsacchiotto o bambolina preferita cadrà sicuramente. Rassegnatevi.
  2. Se non perderete il doudou, sarà solo perché  rimarrà incastrato nella catena della bici. Proprio quella catena che avete giurato di pulire ieri, ma poi vi siete dimenticati. Mi spiace, è inevitabile.
  3. Il grasso delle catene delle biciclette è praticamente indelebile. Più il colore del doudou tende al rosa pallido, più le macchie di grasso saranno nere e incancellabili.
  4. I doudou sono immancabilmente realizzati in materiale sintetico, potete lavarli solo a 30 gradi se non volete che si sciolgano. Un lavaggio a 30 gradi cancella solo lo sporco intorno alle macchie di grasso di catena di bici, e rende il nero di queste più brillante, aumentandone squisitamente il contrasto.
  5. Mentre la vostra pupa (o il vostro pupo) fa la siesta potete tentare di sottrarre il doudou sfregiato, e provare a smacchiarlo. Fate piano, siate lesti. E sappiate che detersivo per piatti, liquido per lavaggi a mano e sgrassatore spray sono inutili contro il grasso da bicicletta. Neanche combinati fanno nulla. Fidatevi.
  6. Nemmeno l’alcool del fornelletto per la fonduta funziona, in compenso lascia simpatici aloni giallastri. Fate una prova in un luogo sicuro del doudou, tipo l’ascella (funziona per doudou vagamente antropomorfi), potrete sempre tentare di spacciare l’alone per una macchia di sudore. Forse funzionerà.
  7. Per quanto disperati, non consultate nessun forum femminile su internet chiedendo di macchie e smacchiatori; vi proporranno roba tipo “tamponate con olio d’oliva” o “spremete mezzo limone sulla macchia”. Nessuna di queste cose funziona (questi forum devono essere frequentati da personaggi tristi e perfidi). Se nella disperazione decidete comunque di tentare, assicuratevi che vostra moglie sia fuori casa. L’olio di semi di girasole macchia meno di quello extravergine d’oliva.
  8. Le macchie di grasso di catena di bicicletta spariscono con olio di gomito e trielina. Trielina, trielina, trielina. Ottimo, efficiente tricloroetilene. Perché non ci avete pensato prima? Magari potete pensare di tenerne sempre un po’ nella borraccia della bicicletta.
  9. Pregate per una siesta della pupa lunga abbastanza. Vi servirà.

Fusi orari 23 aprile 2009

Inviato da Marco in : CERN, Scienza e dintorni, Vita di frontiera 7 commenti

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Immaginate un tizio che debba organizzare una phone conference (o meglio, una conferenza EVO), e che scopra che tra i partecipanti (oltre al CERN e a qualche parigino) ci sono anche un ricercatore della Università  di Santa Cruz in California e una dottoranda di Pechino. Immaginate la quantità di messaggi email scambiati e di sondaggi Doodle fatti per trovare l’orario perfetto. Vi siete fatti un’idea?

Provate adesso a immaginate questo povero tapino portare sua figlia all’asilo il giorno della connessione (immaginate sia oggi), e rimanere bloccato in uno splendido ingorgo a 3 (tre!) minuti dall’inizio della suddetta conferenza virtuale; cercate di dipingervi nella mente lo stato della sua serenità psicofisica (il tizio in questione è il chairman della discussione, mica può arrivare tardi), mentre tra il suo ipotalamo e il suo cervelletto si affollano immagini di californiani addormentati e pechinesi impazienti. Non vi viene voglia – chessò – almeno di offrirgli un caffè?

P.S. Se poi vi piacciono i film d’azione, provate anche a immaginare la serie di infrazioni stradali commesse dal tapino in questione per arrivare all’inizio della discussione con soli due minuti di ritardo. Se vi piaccono i film splatter, immaginatevi invece lo stato della sue ascelle.

P.P.S. la conferenza iniziava alle 9 svizzere, gli orologi là sopra sono stati immortalati a fine connessione. E per fortuna non c’era nessuno di Brookhaven.

La mezz’ora migliore della giornata 8 aprile 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 19 commenti

Esci dall’ufficio alle cinque e mezza per andare a recuperare la tua progenie all’asilo, e ti senti costantemente un fannullone degenere che ha passato appena 8 ore e mezza a lavorare. Insomma, niente di lontanamente paragonabile ai tuoi colleghi americani, che spesso passano la notte al CERN sul divano sfondato che hanno fatto installare nell’ufficio; o alle dodici ore di prammatica di qualunque studente di dottorato cinese che si rispetti (e che abbia ottenuto il permesso di venire fino a qui). Il senso di inadeguatezza e di essere fuorigioco nella competizione si appollaia sulla spalla per tutto il tragitto, accompagnato da insani progetti di notti insonni spese a recuperare il presunto distacco.

Arrivi all’asilo alle cinque e quaranta – per fortuna non è distante – e nella penombra della bella aula colorata, tra disegni fatti con i colori a dite e i mobili in miniatura, ci sono solo più cinque bambini, decisamente spossati dalla lunga giornata di gioco; tentano di giocare ancora un po’, ma che in fondo al cuore ormai da un po’ aspettano e basta. D’improvviso alla sensazione di inadeguatezza professionale e fannullomismo si sostituisce quella di padre degenere: le 5 e mezza sono troppo tardi, la giornata è lunghissima per questi pupi, devo provare ad arrivare prima! In ogni caso non c’è speranza: deve esistere una legge misteriosa per cui il senso di colpa, come l’entropia, non può fare altro che aumentare.

Appena fuori dall’asilo ci sono i giardinetti, e tutti i giorni, stanca o meno, Giulia indica con chiarezza i suoi desideri: un giro sull’altalena è diventato un rito immancabile. La forsizia è un’esplosione gialla tutto intorno, e inizia a fare caldo; Giulia ridacchia goduta mostrando i sui tre denti e mezzo, mentre la spingo avanti e indietro sull’altalena. Che si impicchino americani tristi divano-muniti e cinesi efficienti e infaticabili: è la mezz’ora migliore della giornata. E, senza, io sarei una persona peggiore.

Io li odio i virus 28 gennaio 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 20 commenti

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Maledetti piccoli untori dell’asilo. Giuro che l’anno prossimo mi vaccino.

Tutto in famiglia 17 gennaio 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 12 commenti

Non vorrei mai che ve lo foste persi! Venerdì scorso il sempre-vostro era protagonista di un edificante raccontino pubblicato su Torino Sette – rinomato inserto dell’altrettanto rinomato quotidiano La Stampa – ispirato a questo espisodio di vita vissuta. Il fatto che l’autrice della rubrica in questione sia la legittima consorte del sempre-vostro è ovviamente puramente casuale :-)