Cartesio cosmologico 6 novembre 2009
Inviato da Marco in : Tentazioni metafisiche, Zen da taschino 14 commenti“L’homme pense, donc je suis” – dit l’universe -
Ha fatto tanto viaggio perché ha sentito 25 dicembre 2008
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Tentazioni metafisiche, Zen da taschino 1 commento finoraIl pellerossa con le piume in testa
e con l’ascia di guerra in pugno stretta,
come è finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l’asinello, e i Magi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchina delle caldarroste?
Non è il tuo posto, via, Toro Seduto:
torna presto da dove sei venuto.
Ma l’indiano non sente.
O fa l’indiano.
Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto fin qua
ha fatto tanto viaggio,
perché ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontà.Il pellerossa nel presepe, Gianni Rodari,
da Filastrocche in cielo e in terra
Fare un po’ di quelle cose che si prendono solo i ritagli 19 dicembre 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Tentazioni metafisiche, Vita di frontiera 15 commenti
Cade la neve, arriva Natale, il CERN chiude per il consueto shutdown invernale (Ehi! Qui per essere sicuri che la gente si levi di torno spengono persino il riscaldamento negli uffici!), e questo blog si prende una (meritata?) pausa. O meglio, il blog resta sveglio ed attivo, è il suo autore che se ne va in vacanza: senza computer, senza connessione alla rete, lontano da acceleratore, rivelatore, articoli da finire, codice c++ da scrivere, lavagne di calcoli da correggere e simulazioni e plot da finire, fino ai primi di Gennaio. A tentare di fare un po’ di quelle cose che purtroppo si prendono solo i ritagli della vita.
Lista incompleta delle cose da (tentare di) realizzare nelle prossime due settimane: importare quantità illegali di cioccolato svizzero e salmone affumicato in Italia, abilmente nascosti tra i pannolini di Giulia (al CERN c’è un traffico sotterraneo di salmone affumicato importato direttamente dal bibliotecario scandinavo, buono da non credere – il salmone, ma anche il bibliotecario); incontrare tutti i parenti fino alle terza generazione e gli amici torinesi senza impazzire, e senza bere più di 6 caffè al giorno; fare il pane norvegese per le tartine con il salmone di cui sopra (e l’uovo strapazzato, il burro e l’aneto); svaligiare le librerie torinesi cercando di soddisfare almeno una parte della mia (incompleta) lista dei desideri; esercitarmi nell’uso del flash lontano dalla macchina fotografica, come uno strobista che si rispetti; regalarmi uno stativo da due lire, e magari un ombrellino argentato; passare un Natale semplice, con i nonni (di Giulia) e i fratelli e le sorelle (di Irene e miei); e Oliver, ovviamente; infilarmi le racchette da neve ai piedi e Giulia sulle spalle, e immergermi in posti dove l’unico rumore sia il gocciolare del ghiaccio che scioglie sulle rocce; sciare a turni con Irene, un giornaliero di La Thuile in due, e qualche amico con cui andare mentre l’altro genitore di turno testa la massima velocità raggiungibile da un bob con una bimba di un anno sopra; leggere; suonare la chitarra fino a farmi tornare i bei calli di un tempo; leggere; leggere ancora, che non basta mai; approfittarne per tacere un po’, dentro e fuori; stare ad ascoltare, che il periodo è propizio per voci che arrivano da lontano.
Passate un buon Natale. Fate spazio, se vi riesce. A presto.
P.S. Ovviamente, se proprio ci tenete, queste pagine rimangono aperte ai commenti: vedete di comportarvi bene e non lasciare in giro schifezze, che al mio rientro non avrò troppa voglia di fare le grandi pulizie. Ah, nel caso non l’aveste notato, i commenti di questo blog non sono moderati (c’è ben poco di moderato in questo blog, in tutti sensi), tranne – automaticamente – nel caso in cui contengano un link (è una banale misura anti-spam), o saltuariamente per altre imperscutabili ragioni interne a Wordpress che non mi azzardo ad indagare (il vostro email? Il vostro stile di scrittura? Chissà): in ogni caso, è piuttosto verosimile che nelle prossime due settimane non mi connetta a verificare, rispondere e moderare, dunque – se non vedete apparire il vostro commento – rilassatevi. Non è grave.
Se i profeti irrompessero 2 novembre 2008
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Tentazioni metafisiche, Zen da taschino 3 commentiSe i profeti irrompessero
per le porte della notte,
incidendo ferite di parole
nei campi della consuetudine,
riportando qualcosa di remoto
per il bracciante
che da tempo a sera ha smesso di aspettare.Se i profeti irrompessero
per le porte della notte
e cercassero un orecchio come patria.
Orecchio degli uomini
ostruito d’ortica
sapresti ascoltare?Nelly Sachs (Se i profeti irrompessero, 1949)
La verifica di fine giornata 10 settembre 2008
Inviato da Marco in : Fisica, Politiche della ricerca, Scienza e dintorni, Tentazioni metafisiche 82 commentiGiornata campale oggi. Essendomi venuta la splendida idea di bloggare lo startup di LHC dal di dentro, ho incrementato miracolosamente il numero di accessi a queste paginette (e ridotto pericolosamente il tempo dedicato alle cose serie), il che la dice lunga sul potere – benigno e maligno – della rete. Sono successe cose a limite del credibile, alla fine c’era gente che si scambiava gli indirizzi nei commenti! Gente, se finisce che vi sposate voglio una bomboniera, neh?
A parte la valanga di complimenti (grazie a tutti, sul serio. Non sono sicuro di meritare), le minacce a Oliver (nell’acceleratore con gli occhialoni? Perché no? Visto come sta diventando indisciplinato gli starebbe bene) e i dettagli tecnici, nei numerosissimi commenti ai post di questi giorni ci sono domande a cui mi piacerebbe riuscire a rispondere, discorsi interessanti che andrebbero continuati, e provocazioni che meriterebbero un po’ di tempo (e in certi casi anche un po’ di nerbate sulla schiena).
Prima di collassare dalla stanchezza provo a riassumere e organizzare, più che altro per mettere ordine tra le idee (ovvero, non vi aspettate un post domani!):
- Mi sono diligentemente letto tutti (tutti, giurin giuretta) i commenti. Alla fine, convivono in me due sensazioni contrastanti: da una parte sembra esserci una fame atavica (insoddisfatta) di conoscenza scientifica, che si estende dalla mera curiosità a un interesse profondo, e che cerca risposte e spiegazioni accessibili dove può (e dunque – ovviamente – in rete); dall’altra questo desiderio di conoscenza si accompagna a un (pericoloso) desiderio di immediatezza. complice probabilmente lo strumento della rete, che illude che una ricerca su Google ci fornisca in un clic ogni risposta. Mi viene chiesto: perché non trasformi queste pagine in un sito di divulgazione scientifica? Non nascondo che mi piacerebbe, ma fare della buona divulgazione richiede un sacco di tempo, e io ne ho poco da dedicarci. Ma soprattutto fruire della buona divulgazione scientifica richiede tempo, perché l’apprendimento scientifico è un processo lento e graduale, a qualunque livello. Per capirci, prima di tuffarsi – anche da profani – nel magico mondo della fisica moderna serve attrezzarsi di un linguaggio comune e di qualche base concettuale essenziale (cito a caso: la probabilità, la simmetria). Io proverò a dedicarmici un po’, ma al ritmo che mi riesce, e sperando che chi legge abbia altrettanto voglia di masticare piano. Questo sito si chiama “bivacco” proprio nel senso della montagna, la cui esplorazione richiede pazienza, fatica, silenzio e rispetto.
- Di cosa dovremmo parlare? Il post più cliccato in queste pagine racconta semplificando al massimo il meccanismo di Higgs. Nei commenti qua e la qualcuno chiede della gravitazione, o della supersimmetria, o degli adroni, insomma, di fisica moderna. Dunque i limiti attuali della conoscenza del mondo sembrano ancora interessare: mi fa piacere. Forse potrei iniziare proprio da qui. Qualcosa del tipo: perché abbiamo costruito LHC? Che cosa stiamo cercando (a parte il bosone di Higgs)? Che tempi (ehi, chi ha mai parlato di 15 giorni? 15 anni è un tempo mooolto più ragionevole!) hanno queste ricerche? Che implicazioni hanno sulla nostra comprensione dell’universo in cui ci siamo ritrovati a vivere?
- “Perché?” sembra dunque essere la domanda ricorrente. Ma ai “perché?” “fondamentali” si affiancano dei “perché?” che definirei “politici”: per esempio, perché spendiamo i soldi in macchinoni come LHC e ATLAS? A cosa servono? Non state sprecando soldi e risorse? Semplificanto al massimo: qual’è l’utilità della ricerca “pura”? Cercherò di trovare il tempo di parlare anche di questo, perché è un tema che mi sta molto a cuore. E magari anche di parlare esplicitamente di soldi, perché è ben vero che LHC o ATLAS sono costatl un mucchio di denaro, ma detto così non vuol dire molto perché non abbiamo un termine di paragone: quanto costanto in realtà questi esperimenti?
- Insieme alle polemiche sui buchi neri e le catastrofi, sono poi venute fuori delle provocazioni interessanti sulla scienza in sè: su chi la fa, su come è organizzata, su chi decide cosa va o andrebbe fatto, su come si costruisce la conoscenza condivisa. E allora bisognerebbe parlare di come funziona il processo di indagine scientifica, e di come questo si rapporti alla conoscenza comune e alla cultura. E’ un ambito enorme, complicato e spesso scivoloso, non so se sarò capace. La buona volontà c’è.
- Infine, qualcuno ha buttato lì dei pensieri più “spirituali”, magari ingannato da chi ha pensato bene (accidenti!) di chiamare il bosone di Higgs “la particella di Dio”. Al di là della trovata pubblicitaria che è ridicola, rimane l fatto che la scienza fondamentale sembra spesso toccare ambiti molto vicini allla ricerca del senso. O no?, a uno potrebbe venir voglia di parlare del rapporto tra la scienza e la filosofia, e magari di quello tra l’indagine scientifica e la teologia. Sono cose che mi interessano non poco, magari mi ci metterò.
- Dimentico qualcosa?
- Buonanotte. Ronf.
P.S. mi rendo conto che il titolo del post è estremamente scout. Ci sono abitudini che è difficile perdere.
Benché siano con voi, non vi appartengono 1 febbraio 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Tentazioni metafisiche, Zen da taschino 1 commento finoraI vostri figli non sono vostri figli.
Sono figli e figlie del desiderio ardente
che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono per mezzo di voi,
ma non da voi.
E benché siano con voi,
non vi appartengono.Potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.Potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.Potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
La vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.Voi siete gli archi
dai quali i vostri figli
come frecce viventi son lanciati.
L’arciere vede il bersaglio
sul sentiero dell’infinito
e vi piega con la sua potenza
perché le sue frecce
volino veloci e lontane.Lasciatevi piegare con gioia
dalla mano dell’Arciere;
poiché come egli ama la freccia che vola
così ama pure l’arco che è ben saldo”.“I figli”, Khalil Gibran
Dove va lo scoutismo? 1 dicembre 2007
Inviato da Marco in : Famiglia, Scoutismo, Tentazioni metafisiche, Vita di frontiera 5 commenti
Un paio di settimane fa, tornando a casa da un giretto per Ginevra, ci siamo imbattuti in questo manifesto: apparentemente gli scout locali, in occasione del centenario mondiale del movimento, hanno sentito il bisogno di provare a combattere i pregiudizi che ne danneggerebbero l’immagine con una campagna pubblicitaria in piena regola. Tre i messaggi: lo scoutismo è un movimento laico (nonostante non rinunci a educare alla dimensione spirituale della persona), è impegnato per la pace (a dispetto di uniformi e formazioni che sembrano spesso paramilitari ai profani), è una scuola di responsabilità e impegno in prima persona (anche se ci sono “capi” e strutture che sembrano gerarchiche).
Allora, diciamolo, i manifesti sono bruttini, e anche la scelta di fare una campagna che contrappone negazioni e affermazioni (perché ci definiamo più spesso per quello che non siamo, piuttosto che per quello che siamo?) non è proprio felicissima. Però bisogna dare atto a questi fanciulli di essere stati coraggiosi, soprattutto sulla componente religioso-confessionale. D’accordo, gli scout ginevrini sono per statuto un’associazione laica e aconfessionale, un po’ come il Cngei in Italia. E ospitando Ginevra un miscuglio di popolazioni, il meticciato culturale è d’obbligo nelle associazioni o si rischia facilmente il ghetto nazional-linguistico. Però l’iniziativa mi è sembrata interessante in generale, anche – soprattutto! – per chi come me viene da un’associazione scout con un’appartenenza ecclesiale dichiarata come l’Agesci. Può esistere uno spazio (progettuale, progettato) per un dialogo (ecumenico? Inter-religioso? Semplicemente rispettoso e aperto?) che garantisca dignità a scelte e cammini diversi (e magari anche a nessun cammino…) in un’associazione scout che professa un’adesione religiosa primaria? La mia esperienza personale negli anni passati è sempre stata positiva in questo senso, ma ho visto le cose evolvere, e generalmente in modo negativo. Estremizzando un po’ mi viene da chiedere: professarsi aderenti in toto a un cattolicesimo ultra-ortodosso e filo-vaticanista come l’Agesci ha tendenza a fare oggi non è in contrasto (perbacco, persino teologicamente!) con un’ideale (certamente scout!) di fratellanza e di mutuo riconoscimento della validità delle esperienze spirituali altrui? Cosa sarebbero gli scout – chessò – di Israele, tunisini, indiani o semplicemente di Ginevra? Compagni che sbagliano?
Negli stessi giorni di inizio Novembre si consumava a Ginevra la crisi istituzionale del Wosm, con la defenestrazione forzata del segretario Eduardo Missoni dopo le minacce di taglio del supporto finanziario da parte dei Boy Scout of America. Se siete interessati alla storia, Irene l’ha coperta per Vita (e in italiano non si trova molto altro, perché dal punto di vista della capacità di comunicare gli scout nostrani sono reattivi come bradipi), e potete trovarne una cronologia sullo stesso sito di Missoni. Di tutta la vicenda quello che mi ha fatto accendere una lampadina nel cervello sono state queste due dichiarazioni a caldo, la prima di Missoni stesso al Corriere della Sera a proposito del presunto “golpe”:
Negli ultimi anni abbiamo puntato sui temi della pace e dell’ambiente. Non solo divertimento per i nostri ragazzi, ma anche impegno sociale. Negli Stati Uniti, invece, prevale l’aspetto puramente ricreativo.
e poi quella di Chiara Sapigni, presidente della Fis, intervistata a riguardo delle faccenda:
Il movimento scout deve guardarsi allo specchio ed affrontare i cambiamenti in corso, ovvero la crisi che attraversa nei Paesi ad alto reddito e l’enorme successo che raccoglie in quelli in via di sviluppo.
A prescindere dallo specifico della crisi del Wosm, dai ricatti monetari degli americani e dagli eventuali errori e presenzialismi di Missoni, la questione veramente in gioco mi sembra questa: che cosa sta diventando lo scoutismo, ne esiste ancora un’idea condivisa? Ovvero, in particolare: lo scoutismo è (ancora) un’esperienza di crescita, che punta a educare cittadini capaci di essere attori di un cambiamento sociale (che è come io l’ho sempre vissuto e interpretato, come Missoni lo vede, e come lo si sperimenta certamente oggi nei paesi in via di sviluppo), o è diventato soltanto un’altra associazione ricreativa tra le tante, dove giovani benestanti possono vivere una qualche avventurina ben protetta?
In fondo mi sto chiedendo: a quali agenzie educative altre che la famiglia e la scuola potremo scegliere di affidare i nostri figli domani? (Si sente tanto che sto per diventare papà?)
