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E se… 6. Pubblicare sul serio 3 febbraio 2010

Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Politiche della ricerca 17 commenti

E se… le uniche pubblicazione valide per ogni tipo di valutazione comparativa fossero quelle apparse su riviste peer-reviewed internazionali?

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Professori senza passare dal “via!” 22 gennaio 2010

Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 14 commenti

Scopro con orrore dal blog de iMille che il coordinamento nazionale dei ricercatori universitari italiani (CNRU) ha avuto la brillante idea di scrivere un documento con il quale chiede (chiederebbe) che nel simpatico pacchetto della riforma Gelmini si aggiunga una clausola per cui i ricercatori che abbiamo collezionato 6 anni di didattica vengano automaticamente promossi a professori associati, senza concorso alcuno e senza passare dal “via!”.

Allora, a me i concorsi come sono fatti in Italia non piacciono nemmeno un po’, e sono certamente favorevole a un reclutamento più snello e liberalizzato. Ma che si tratti di reclutamento aperto a tutti! Quale tortuoso ragionamento può arrivare a sostenere che un ricercatore che ha vissuto e lavorato 6 anni in un dipartimento sia necessariamente migliore per quel dipartimento di uno che, per dire, quei sei anni li abbia passati a insegnare a Harvard? La fedeltà feudale? E un minimo di confronto sul merito scientifico e didattico dei candidati non lo vogliamo proprio fare?

Del male che fanno all’università e alla ricerca italiana queste assunzioni indiscriminate ope legis ho già avuto modo di dire. Rattrista vedere che continuano sempre e comunque a prevalere tentazioni corporativistiche. E quando mi si forma in mente la parola corporativismo, automaticamente viene affiancata da fascismo, e mi viene al volo il maldistomaco. Accidenti.

Potete leggere la proposta sul sito del CNRU ed esprimere la vostra opinione, che mi auguro sia contraria, se da ricercatori più o meno precari conservate ancora un minimo di dignità e di lucidità professionale. Se non siete ricercatori (universitari e confermati) il vostro voto (come quello del sottoscritto) non conterà un piffero, e nel conteggio finale verrà eliminato. Ma dare un po’ fastidio male non fa.

E se… 5. Raccomandare alla luce del sole 2 novembre 2009

Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Politiche della ricerca 7 commenti

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E se… ogni domanda per una posizione in Università o presso un Ente di Ricerca dovesse essere accompagnata da tre lettere di raccomandazione?

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Fare una pausa e riflettere un po’ 2 luglio 2009

Inviato da Marco in : Fisica, Letture e scritture, Militanza, Politiche della ricerca, Zen da taschino 4 commenti

Quando ti rendi conto di essere dalla parte della maggioranza, è ora di fare una pausa e riflettere un po’.

Mark Twain

Scusate lo sfogo un po’ criptico, ma sono in mezzo a una discussione edificante con alcuni giovani colleghi precari dell’INFN sulle possibili azioni di protesta contro il concorso R5. Come Andrea Giammanco faceva notare stamattina nel suo contributo, è estremamente difficile fare uscire le pecore dalla logica del gregge. Che fatica.

Update [venerdì 3 Luglio]: ecco, lo sapevo! Alla fine come sempre vince la logica del compromesso ambiguo. Nella sostanza l’azione di protesta si concretizza semplicemente in una lettera (e va bene), che in più firmerebbero tutti, sia chi non partecipa al concorso sia chi invece ci va. Vi sembra sensato? A me no, dunque mi dissocio. Amen.

E se… 4. Smettere di lavorare gratis 18 giugno 2009

Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Politiche della ricerca 11 commenti

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E se… giovani laureati di belle speranze, dottorandi, assegnisti di ricerca e ricercatori precari la smettessero di lavorare gratis? E se, più esplicitamente, fosse loro vietato di assumente qualunque incarico didattico non retribuito? E se, a margine, abolissimo l’ignominia dei professori a contratto?

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Io l’R5 non lo faccio 12 maggio 2009

Inviato da Marco in : Fisica, Militanza, Politiche della ricerca 27 commenti

Cominciamo da lontano. Il sottoscritto, per quanto strano possa sembrare ad alcuni di voi, è ancora un precario della ricerca. Precario nel senso che non ha ancora una posizione permanente presso nessuna istituzione italiana o estera, e per adesso si avvale di un contratto come a tempo determinato reasarch physicist del CERN. Cosa che è assolutamente normale, al CERN e in quasi tutto il mondo civilizzato, dove il famigerato precariato viene al limite battezzato mobilità. Intendendo con questo termine l’assoluta normalità di non avere una posizione permanente per un periodo più o meno lungo della propria carriera scientifica; periodo durante il quale ci si muove attraverso contratti  e istituzioni differenti accumulando esperienze, spendibili a un certo punto magari anche per una posizione permanente adattata al proprio livello. Nessuno al di fuori dell’Italia si azzarderebbe a chiamare  precarie queste posizioni temporanee, perché precarie appunto non sono: sono comunque sufficientemente ben pagate – almeno al di fuori dell’Italia – e la diversificazione nel corso della carriera viene considerata dappertutto – di nuovo, Italia esclusa – in modo positivo, e spesso addirittura necessario.

Qualche tempo fa il sottoscritto ha ricevuto un messaggio dal direttore della sezione INFN di Milano, che è anche un buon amico, che lo informava di una nuova iniziativa dell’INFN per il reclutamento di ricercatori e tecnologi: forse che al sottoscritto poteva interessare, magari colto da un desiderio di rientrare a lavorare in Italia? Per curiosità mi sono informato un po’. Anche qui sono necessarie un po’ di informazioni di contorno: riassumendo al massimo, l’INFN non seleziona ricercatori dall’ultimo concorso nazionale del 2005, dunque è piena di precari più o meno meritevoli che in questi anni sono sopravvissuti in seno all’Ente con una pletora di contrattini diversi, e che attendono da tempo una qualche genere di occasione più succosa (o una stabilizzazione, ma questa è una storia a parte che meriterebbe ben altro spazio).

Che cosa si inventa l’INFN dopo 4 anni di deserto? Uno splendido concorso nazionale dal nome roboante di “R5“. Di cosa si tratta? Ecco il titolo del bando:

“Procedura selettiva per soli esami finalizzata alla formulazione di idoneità che costituiscono titolo per eventuale costituzione di rapporti di lavoro subordinato con contratto a tempo determinato di personale ricercatore di III livello”.

Oh, geniale! Un concorso nazionale (dunque una marea di candidati), per soli esami (dunque qualunque cosa che io abbia fatto in questi anni non conta nulla: né le mie pubblicazioni, il mio curriculum, le lettere di raccomandazione che potrei presentare, le mie idee per possibili progetti e linee di ricerca se dovessi venire selezionato; dovrei solo rimettermi a studiare come se preparassi di nuovo il concorso di dottorato che ho passato 9 anni fa), per ottenere un’idoneità (ovvero una sorta di bollino che attesta sono abile, ma certamente non arruolato) che mi permetterebbe eventualmente di partecipare in un secondo momento a un’ulteriore selezione (sono il solo a cominciare a sentire un prurito alla nuca?) per una potenziale – ma non garantita - posizione di ricercatore a tempo determinato. Devo aggiungere altro?

Una selezione di questo genere è una presa in giro, e ovviamente in molti si stanno rivoltando contro (sei un ricercatore? Aderisci alla petizione!). Senza tirarla molto per le lunghe, mi viene da chiedere:

Tutto questo suona come la dichiarazione di una guerra tra poveri, i cui vincitori saranno probabilmente i meno qualificati. E la dice lunga sull’incapacità dell’INFN di programmare la sua vita a medio e lungo termine: ogni serio ente nazionale di ricerca dovrebbe sapere quante persona vanno in pensione ogni anno, avere un’idea della pianta organica che vorrebbe (o può) mantenere nel medio periodo, e dunque sapere chiaramente quanti posti a tempo indeterminato dovrebbe bandire ogni anno per soddisfare le sue necessità. Magari pure selezionando il personale più adatto alle sue necessità, e favorendo esplicitamente l’eccellenza per mantenersi a quel livello internazionale che l’INFN ama tanto sbandierare. Funziona così dappertutto, tranne che apparentemente in Italia.

A meno che dietro all’R5 ci sia un progetto nascosto di cui non si vuole parlare. Per esempio, si potrebbe decidere di dare con l’R5 pochissime abilitazioni, in modo da scoraggiare esplicitamente il gran numero di precari che bivaccano da troppo tempo tra le file dell’Ente con i contratti dalle finalità più astruse, precari che l’INFN potrebbe aver interesse a mettere alla porta (con un suggerimento mascherato da bocciatura all’esame). O magari si vuole fare una scrematura esplicita dei precari di più lunga data, per svecchiare le fila. Non che nessuna mi sembri una mossa geniale, ma chi può sapere cosa passa per la testa dei dirigenti?

In ogni caso, io l’R5 non lo faccio. Non ho tempo né voglia di preparare una selezione basata su criteri che mi sembrano risibili, per non ottenere nulla di concreto, e sprecando un tempo che mi serve per portare avanti i progetti che ho in corso, per pubblicare, per prepararmi alla presa dati di LHC. Per fare insomma quello per cui ogni fisico delle particelle viene pagato, e per cui dovrebbe venire valutato. Voi fatevi i vostri conti, la scadenza del bando è il 16 maggio.

E se… 3. La valutazione della ricerca 2 aprile 2009

Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Politiche della ricerca 8 commenti

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E se… la ricerca di dipartimenti e persone – quella che dovrebbe servire a destinare fondi e incentivi – fosse valutata attraverso un processo di peer-reviewing anonimo e internazionale?

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