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Sei premi nobel nello stesso castello 30 giugno 2009

Inviato da Marco in : Fisica, Nomadismo, Scienza e dintorni 13 commenti

La settimana scorsa era una una conferenza per presentare un review delle ricerche del bosone di Higgs a LHC. La conferenza in questione si teneva nel castello di Blois, sulla Loira: vi lascio immaginare il lusso e lo spatusso, vi basti sapere che per il banchetto finale ho persino messo la cravatta (roba rara, per un fisico che normalmente gira in sandali e bermuda)!

Tra le tante cose interessanti della conferenza, è stato interessante contare il numero di Premi Nobel per la fisica presenti: ben sei! Per evitare brutte figure, prima di partire ho fatto i compiti e mi sono andato a rivedere perché questi simpatici signori sono stati spediti a Stoccolma. Ecco chi c’era:

A complemento di questo bel corredo di testoline, alla conferenza c’era anche un potenziale Premio Nobel, Francois Englert, che potrebbe condividere il premio con Robert Brout e Peter Higgs nel caso il bosone di Higgs venisse scoperto. Poveretto: dev’essere una vita durissima sentire chiamare la particella della cui invenzione sei responsabile sempre e soltanto con il nome del tuo concorrente!

Ho avuto modo di pranzare allo stesso tavolo di Steinberger (cosa peraltro non ultrarara: Steinberger è un gioviale pensionato del CERN, e lo vediamo arrivare da queste parti in bicicletta un giorno su due) e Englert:  dopo un vago imbarazzo iniziale (immaginate domande del tipo: “su che libri avete studiato la meccanica quantistica? Perché ai miei tempi non ce n’erano, li stavamo scrivendo”. oppure “Ma tu la capisci veramente l’astrofisica? Perché io fatico un po’…”) si sono dimostrati entrambi gioviali, curiosi, gentili. Non è un caratteristica tipica di tutti Premi Nobel (un nome a caso: Carlo Rubbia), ma sicuramente dei sei che ho incrociato la settimana scorsa. Ho avuto l’impressione che fossero tutti talmente al di sopra delle beghe accademiche da potersi permettere (ancora, di nuovo) una genuina curiosità. Le domande di Cronin durante la mia sessione ne sono state un buon esempio.

Un paio di considerazioni al volo. Le presentazioni dei Premi Nobel alla conferenza sono state tutte molto interessanti, e proprio ben preparate (veramente eccellenti Smooth e Taylor: gli astrofisici ci sanno fare, a quanto pare): poche trasparenze, quasi niente testo sulle slide, una certa attenzione alla retorica del discorso e alla logica della struttura del contenuto. Ci sarebbe molto da imparare: alla conferenza ho anche visto presentazioni mal preparate, con speaker fuori tempo massimo, slide penose e troppo cariche, gente che leggeva il testo delle trasparenze e altri simili insulti all’intelligenza (scriverò una serie di articoli su questo tema, prima o poi). E poi: questi benedetti Premi Nobel sono quasi tutti americani, o naturalizzati tali. Che ci piaccia o meno, sembra proprio che gli Stati Uniti continuino ad avere un certo vantaggio nella ricerca scientifica (anche di questo sarebbe interessante parlare).

Mercoledì sera si festeggiava il compleanno di Martin Perl. Trovarsi a canticchiare “Happy birthday… dear-Professor-Perl…” aveva un che di surreale, oserei dire.

Faremo una chiaccherata con i teorici 16 settembre 2008

Inviato da Marco in : ATLAS, Fisica, LHC, Nomadismo, Nuvole parlanti, Scienza e dintorni 104 commenti

Il titolo del post è un puro pretesto. Nel caso ve lo foste perso, PhD ha appena pubblicato una serie di strisce sul CERN, LHC e ATLAS (Jorge è passato da Ginevra prima dell’estate, e lo abbiamo portato un po’ in giro) in cinque puntate: qui, qui, qui, qui e qui.

Per i lettori affamativi di notizie fresche e gossip: da ieri (e fino a domani) sono ad Amburgo per questo workshop. Siamo qui a discutere come raccogliere, ricostruire e calibrare i dati di elettroni e fotoni prodotti in ATLAS nel modo più efficiente non appena avremo le prime collisioni. Le quali potrebbero arrivare già verso la fine del mese (a 900 GeV, per i 10 TeV credo aspetteremo più o meno fino a Novembre). Cosa ci facciamo ad Amburgo proprio in questi giorni così concitati? Beh, in effetti la data del workshop è stata scelta tempo fa, quando non molti credevano che lo startup di LHC sarebbe andato così bene. Amen (beh, qualcuno è rimasto a casa a sorvegliare ATLAS e LHC di persona!).

A proposito di LHC: già nella giornata di venerdì abbiamo avuto il fascio 1 che ha circolato per 25 minuti di fila (compito a casa per gli amanti delle cifre: quanti giri dell’acceleratore fa un pacchetto di protoni in 25 minuti?). La notizia è interessante, perché se per far fare qualche giro di LHC (diciamo fino a una decina) ai protoni basta iniettarli e tenerli sulla giusta traiettoria, per insistere per un tempo più lungo è necessario “acchiapparli” con le camere a radiofrequenza (quelle responsabili dell’accelerazione) e cominciare a dare loro dei colpetti: a forza di girare infatti perdono energia e, anche senza volerli accelerare, qualche calcio è necessario solo per mantenerli alla velocità di crociera. Il fatto di essere riusciti in questo processo detto di RF-lock (“aggancio con la radiofrequenza”) é un bel passo avanti: si tratta del primo passaggio verso l’accelerazione. A margine: da lunedì abbiamo solo piccole prove tecniche di circolazione nei singoli settori, perché c’è un trasformatore in manutenzione al Punto 8. Il fascio dovrebbe tornare a fare giri completi da domani.

Ah, e io devo parlare al workshop dopo la pausa caffè. Sparisco.

Rientro e aggiornamenti al volo 28 agosto 2008

Inviato da Marco in : Fisica, Nomadismo 2 commenti

Uff, eccomi di nuovo qui di fronte allo schermo di un computer. Dall’ultima volta sono passate tre lunghissime settimane, piacevolmente spese al caldo della Sicilia. Laggiù, nell’esatto ortocentro della Trinacria, i miei amici Pacio e Giusi sono convolati a giuste nozze; viva gli sposi! Dopo averli debitamente festeggiati ci siamo sollazzati al mare per altre due settimane. Ci volevano. Adesso, sufficientemente pieno di granite al caffè con panna, sono (quasi) pronto a riprendere il lavoro a pieno ritmo.

Nel frattempo, LHC ha fatto passi da gigante: sembra proprio che avremo il primo fascio il 10 settembre. E’ una data attendibile? Direi di si, tenendo conto che l’ultimo test di sincronizzazione fatto domenica scorsa sembra essere andato bene. Per gli affamati di aggiornamenti costanti, ecco il countdown ufficiale.

Dal canto nostro, direi che siamo abbastanza pronti: al rientro ho ritrovato ATLAS piuttosto in forma, persino i pezzi di elettronica che a inizio Agosto sembravano decisi a lasciarci hanno invece resistito bene i test con il campo magnetico attivato, grazie agli schermi costruiti e montati per l’occasione. Oserei persino dire che circola un vago ottimismo. Chissà… Per chi non ha avuto l’occasione di vedere il rivelatore di persona, ecco condensato in 5 minuti quello che per noi è durato 5 anni: la costruzione di ATLAS, in un film fatto incollando tutte le immagini prese dalla webcam nella caverna dall’inizio dei lavori. Giusto per dare un’idea…

Immagine anteprima YouTube

Ginevra – La Thuile – Grand San Bernardo – Torino – Rorà – Ginevra (ovvero, come distruggersi in soli due giorni) 25 giugno 2007

Inviato da Marco in : Montagna, Nomadismo, Vita di frontiera aggiungi un commento

Le nostre discese in Italia sono sempre più deliranti.

Siccome cominciamo a essere stanchi e necessitiamo di vacanze, abbiamo una crescente tendenza a dimenticare cose e fare confusione. In più, non riusciamo mai a fare una sola cosa in un week-end, con conseguenze spesso nefaste.

Nello specifico, venerdì scorso siamo partiti da Ginevra e andati a dormire a La Thuile, per accorciare un po’ lo spostamento. Irene era attesa sabato mattina alle 8:45 all’Ospizio del Colle del Gran San Bernardo, dove avrebbe seguito il convegno Montagna e Solidarietà per Vita. La Val d’Aosta non è piatta, per cui questo ha comportato una sveglia all’alba (solo un po’ meno alba di quanto non sarebbe stata partendo da Ginevra, ma insomma). Ovviamente abbiamo dimenticato in frigo a La Thuile quello che avremmo dovuto portare domenica alla festa di compleanno a Rorà. Nel pomerigio di sabato siamo dunque scesi a Torino per una rilassante sosta a Auchan. La festa a Rorà è stata bella come sempre, il ritorno a Ginevra domenica sera solo un po’ più lungo del solito… ma ritornando siamo riusciti a dimenticato a Torino gli appunti di Irene del convengo di sabato! E l’articolo per Vita doveva essere pronto per lunedì sera. Per fortuna esistono i fax… e i genitori pazienti! Che frane.

Per la cronaca, mentre Irene si dilettava al convegno, Oliver ed io siamo saliti dal Colle del Gran San Bernardo al vicino Mont Fourchon, che è una classica di scialpinismo d’inverno e ua facile gita d’estate, adatta a una mattina solitaria di bel tempo. Il panorama era eccellente (almeno dal lato italiano), e Oliver mooolto contento :-)

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No, non sono morto 14 maggio 2007

Inviato da Marco in : Nomadismo, Vita di frontiera 6 commenti

E’ vero, non scrivo niente da più di un mese. Ma no, non sono morto. E nemmeno malato, non inquietatevi. Sono stato un po’ preso, ecco tutto. Diciamo pure molto preso. Presissimo. Aprile è stato un mese intenso.

Eppoi per scrivere qualcosa bisogna avere qualcosa da dire, e in questo momento non molti neuroni liberi per sintetizzare qualcosa di decente. La cosa divertente è che nonostante la mia (quasi) totale assenza queste pagine si sono mosse un pochino: è interessante, quasi come un giardino lasciato a se stesso in cui le piante continuano a crescere un po’ come vogliono. Prima o poi mi rimetterò a sarchiare e piantare. Più probabilmente poi, ma chissà.

Per i curiosi, oltre a lavorare come un mulo da soma sono stato anche un po’ negli Stati Uniti, tra Brookhaven (che è un laboratorio su Long Island) e New York. Sono rientrato oggi, e sono ancora piuttosto sballato dal fuso. Zzzz.

Parigi, sogni di cracker e Iran a fumetti 22 marzo 2007

Inviato da Marco in : Nomadismo, Nuvole parlanti 3 commenti

C’è un TGV che parte da Ginevra e arriva a Parigi in 3 ore, e viceversa. Se uno si sveglia in tempo può trovare dei biglietti andata/ritorno a 70 euro, che non è affatto male. Così nel week-end siamo andati a trovare Marianna, Jean-Philippe e la loro pancia nell’ appartamento nuovo.

Una visita a Parigi è sempre bella, specie se si incontrano amici cari. E poi si imparano cose interessanti, per esempio che un appartamento a Parigi può costare 7000 euro al metro quadrato. Questo fa guardare i prezzi già folli dei Pays de Gex con un’ottica diversa, non trovate?

JP si sta allenando per la maratona di Parigi. Conosco poche persone metodiche come lui, e un po’ invidio la sua capacità di gestire i suoi obiettivi con costanza infaticabile e organizzazione ingegneristica. Mi ero portato dietro le scarpe per andare a correre con lui, ma domenica mattina pioveva e nevicava ed ho codardamente rinunciato. Lui, che è un atleta serio, è uscito comunque, bardato che sembrava Robocop con gps, cardiofrequenzimetro, accelerometro da polso e cintura con le derrate alimentari. Ho scoperto da JP che esistono dei set speciali per correre una maratona: contengono cose incredibili, tipo una polverina che sciolta in un bicchiere d’acqua fornisce carboidrati equivalenti a un chilo e mezzo di pasta. Invece di strafocarti di carbonara la sera prima della gara ingolli il beverone e via. Fantastico. Quanto alla tecnologia, poi, l’orologio di JP per esempio parla con il computer (gli parla proprio, lui lo avvicina al microfono e quello bofonchia come un modem), che poi si collega al sito del produttore del cardiofrequenzimetro, il quale a sua volta fa l’analisi dell’ultimo allenamento. Incredibile. Mi chiedo se sia programmato anche per contattare la Securité Nationale in caso di exploit eccezionale, per un reclutamento volante nelle file olimpiche francesi. O magari la CIA. Perché no?

In ogni caso, la notte tra domenica e lunedì ho sognato che correvo anch’io la maratona di Parigi. Mi presentavo alla partenza in scarpe da tennis e maglietta di cotone bianca, però avevo anch’io una cintura per i rifornimenti. Peccato che nel sogno l’avessi equipaggiata soltanto con pacchetti di cracker salati: ogni volta che li mangiavo rischiavo di soffocare e mi veniva una sete terribile, e non avendo acqua (nel sogno ero un vero genio della preparazione atletica!) ero costretto a fermarmi nei bar di Parigi trovati lungo il percoso per comprare delle bottigliette d’acqua. l sogno poi degenerava con la comparsa di Andrea Baruzzi, un mio compagno delle scuole medie, e non ricordo molto altro. Mah…

Ho approfittato della metropoli tentacolare per cercare e comprare i 4 volumi di Persepolis di Marjane Satrapi, che per chi non lo sapesse è una bella graphic novel (no, bella non è abbastanza. Profonda, cruda, ironica, intelligente, toccate. Ecco.) che racconta prima l’infanzia iraniana dell’autrice attraverso la rivolutione e la guerra contro l’Irak, poi la sua adolescenza a Vienna, il ritorno in patria da adulta e la ripartenza definitiva. Se vi capita sotto mano non fatevelo scappare, mi raccomando. Tra l’altro ho scoperto che è in lavorazione un film d’animazione tratto dal fumetto, sono piuttosto curioso.

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All’interno, è la bicicletta che ci sposta 20 febbraio 2007

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Nomadismo 1 commento finora

Nessuna delle nostre piccole sofferenze quotidiane resiste a un buon colpo di pedale. Tristezza, attacchi di malinconia… inforchiamo la bicicletta e fin dalle prime pedalate abbiamo l’impressione che un velo si squarci.

(…) Mezzo di locomozione fisico, certo la bicicletta è soprattutto un mezzo di locomozione della coscienza. E il principio ciclosofico fondamentale è: ogni corpo su una bicicletta assiste ad uno spostamento del proprio sguardo sul mondo. All’esterno ci si sposta in bicicletta. Ma all’interno, è la bicicletta che ci sposta.

Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia
(Pratiche Editrice, 2001)

Sabato e domenica siamo stati a trovare Ada a Amsterdam. E non ha nemmeno piovuto!

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Update: Apparentemente questa immagine qui di fianco è quella più vista tra le poche foto che abbiamo fatto nel week-end.

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Una doverosa precisazione: no, maliziosi, non è un infuso di una pianta misteriosa dalle proprietà stupefacenti; non è altro che un bicchierone di acqua bollente con dentro un paio di rami di menta. Si, menta, banalissima menta. E’ quello che Ada di solito beve da quelle parti. Vi pare che gente che condisce l’insalata con l’olio degli ultiveti confiscati alla mafia si comprerebbe altro?