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	<title>Borborigmi di un fisico renitente &#187; Militanza</title>
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	<description>Scienza e opinioni di frontiera</description>
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		<title>Votare per corrispondenza, ovvero due &quot;si&quot; e due &quot;no&quot; (di cui uno varrà poco) e qualche considerazione persino polemica</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 15:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle conseguenze di essere cittadini italiani ufficialmente all'estero è che - perlomeno per un certo tipo di consultazione - si vota per corrispondenza. E votare per corrispondenza significa immancabilmente votare prima dei giorni designati per chi si recherà di persona alle urne: le schede devono arrivare in Consolato diversi giorni prima, pena l'incinerazione, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle conseguenze di essere cittadini italiani ufficialmente all'estero è che - perlomeno per un certo tipo di consultazione - si vota per corrispondenza. E votare per corrispondenza significa immancabilmente votare prima dei giorni designati per chi si recherà di persona alle urne: le schede devono arrivare in Consolato diversi giorni prima, pena l'incinerazione, per permettere che siano spogliate prima ancora che le operazioni di voto inizino in Italia. La cosa ha in certe occasioni dei risvolti al limite del ridicolo, come nel caso di questi referendum, specialmente nel caso del quesito detto "sul nucleare", che sul nucleare non è più: ci arrivo in un minuto. Questa ragione, insieme alle discussioni abbozzate con gli amici Torinesi che sono venuti a trovarci nello scorso weekend, e all'insistenza fastidiosa (e spesso superficiale e qualunquista) della campagna "per i 4 si" che mi insegue un ogni mezzo di comunicazione che frequento, mi hanno spinto a scrivere questo articoletto. Lo so che suonerà fastidioso a molti, e che probabilmente non convincerò nessuno: mi rendo conto, l'ipersemplificazione consolatoria è sempre più facile.</p>
<p><strong>Cominciamo con i due quesiti sull'acqua. </strong>"Due SI per l'acqua pubblica" recita la propaganda del copia-e-incolla su Facebook, scivolando in qualunquismi del tipo "vota SI per non annaffiare le piante con Uliveto e Rocchetta" e amenità simili, come se la legge attuale che si vorrebbe abrogare con il primo quesito (la scheda rossa) prevedesse di cedere l'acqua stessa o gli acquedotti a enti privati. Peccato che la legge Ronchi che si vuole abrogare preveda semplicemente che le aziende che forniscono il servizio di erogazione dell'acqua debbano trasformarsi in società miste con capitale privato almeno al 40 per cento entro il 31 dicembre 2011: anche se vincesse il NO, la maggioranza resterebbe dunque pubblica. Allora, è pur vero che i quesiti referendari italiani sono ostici (mai fatto il <a href="http://www.lestinto.it/articoli/diritti-popolari/" target="_blank">confronto con la chiarezza di quelli svizzeri</a>?), però non eleggiamoci allora a paladini della contro-informazione! Io ho votato comunque SI, perché i limiti imposti dalla legge Ronchi non mi sembrano adeguati a tutte le realtà italiane, ma ho ben chiaro nella testa che una vittoria del primo SI non impedirebbe la presenza dei privati nelle aziende che forniscono i servizi idrici: semplicemente le modalità con cui questa presenza è normata, fino a nuova legge sarà regolata dalla normativa Europea. Cosa che mi sta benissimo: non ho nulla in contrario a <em>partnership</em> pubblico/privato nella gestione delle risorse idriche (o energetiche, o dei trasporti, o assistenziali, o...), a patto che questa <em>partnership</em> sia regolata per legge (<em>Hombre!</em> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Water_supply_and_sanitation_in_Cuba#Private_sector_participation:_Aguas_de_la_Habana" target="_blank">Non è contrario nemmeno il buon vecchio Fidel</a>!), e con una legge decente. Per questa stessa ragione ho votato NO al secondo quesito sull'acqua (la scheda gialla). Proprio perché penso che i privati possano giocare un ruolo nella gestione e ammodernamento degli impianti - e non ho nessuna illusione sulla capacità economica dei soli enti pubblici nel farlo, specie considerando che per legge potrebbe finanziare questo impegno solo con le tariffe dell'acqua e non con la tassazione ordinaria - non vedo perché questi dovrebbero investire capitali senza possibilità di remunerazione. L'impressione che ho è che dietro un certo qualunquismo del "due SI per l'acqua pubblica", al di là dell'ignoranza sul reale contenuto dei quesiti, ci sia un malinteso fondamentale che confonde <em>pubblico</em> con <em>gratuito</em>. L'acqua, gestita dal pubblico o dal privato, costa, nel senso che costa caro mantenere gli acquedotti che la trasportano e garantirne la purezza. La mia previsione è che, in caso di raggiungimento del quorum - non che ci conti molto - e di vittoria dei due SI, i privati progressivamente si ritireranno dalle aziende di gestione (nessun profitto possibile, nessuna motivazione per investire), i comuni di indebiteranno per ricomprarsi le quote precedentemente cedute ai privati, non avranno fondi per ammodernare la rete idrica e migliorare il servizio, e le tariffe saliranno comunque (probabilmente anche di più) a fronte di un servizio immutato o che probabilmente peggiorerà nel tempo.</p>
<p><strong>Il quesito sul nucleare che non è sul nucleare. </strong>Iniziamo col dire chiaramente che io non sono contrario all'uso dell'energia nucleare. Non credo che il nucleare sia la panacea ai problemi energetici del mondo, ma non credo nemmeno che senza nucleare si possa pensare un piano energetico serio che riduca sensibilmente e in tempi decenti l'uso dei combustibili fossili, abbattendo sia le emissioni di CO2 e le loro conseguenze globali, sia i morti associati al bruciare carbone (che sono molti, molti di più di quelli legati la nucleare. Ma si sa, alla gente i numeri e le probabilità non piacciono). Non sono spaventato dalla presunta pericolosità del nucleare, trovo che sull'argomento ci sia una disinformazioni vergognosa, e penso che sia inaccettabile l'argomento pusillanime e irresponsabile di chi dice "compriamolo da altri, ché noi italiani siamo incompetenti o mafiosi, e così saremo per sempre". Detto questo (per argomentare seriamente sul nucleare mi servirebbero pagine e pagine: diciamo che in generale mi trovo abbastanza d'accordo con <a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/223074/" target="_blank">questo</a>, per qualcosa di più profondo ci vorrebbero i numeri), questo referendum <em>era</em> contro il piano di costruzione di centrali nucleari, ma la legge che si sarebbe voluta abrogare è stata già eliminata dallo stesso Governo. La Corte di Cassazione ha deciso che si dovesse votare lo stesso, spostando l'oggetto del contendere al <a href="http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getArticoloDetail.do?id={037DDCCF-FA09-4B20-8035-C0A7D41BAEEB}&amp;FROM_SEARCH=true&amp;codiceOrdinamento=200000500000000&amp;numeroArticolo=Articolo%205&amp;idAttoNormativo={B9764E2A-347C-4D57-B8D5-5870B7F7871A}" target="_blank">decreto-legge 31/03/2011 n. 34</a>, che tra le altre cose introduce la "Strategia energetica nazionale". Votare SI significa eliminare due commi di questa legge e affondare proprio questa "Strategia energetica nazionale", cosa che mi sembra un po' ipocrita, specialmente specie da parte di chi continua a ripetermi che non vuole il nucleare ma un "piano energetico coerente e diversificato", visto che in particolare il <a href="http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getArticoloDetail.do?id={037DDCCF-FA09-4B20-8035-C0A7D41BAEEB}&amp;FROM_SEARCH=true&amp;codiceOrdinamento=200000500000000&amp;numeroArticolo=Articolo%205&amp;idAttoNormativo={B9764E2A-347C-4D57-B8D5-5870B7F7871A}" target="_blank">comma 8</a> a cui si riferisce il quesito riformulato propone l'adozione di qualche cosa che:</p>
<blockquote><p>individua le priorità e le misure  necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di  energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree  geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività  del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture  nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli  investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la  partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la  sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia,  anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra,  la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali.</p></blockquote>
<p>Allora, in quanto residente all'estero io avevo ancora la scheda vecchia, e che cosa faranno del mio voto non è chiaro. Per sicurezza ho comunque votato NO, perché non voglio essere associato al fronte anti-nuclearista nemmeno di striscio. E perché, nel caso conteggiassero il mio voto per il nuovo quesito nonostante la scheda vecchia, non voglio esprimere un'opinione che possa bloccare non tanto i contenuti di una "Strategia energetica nazionale" ancora da definire, ma l'idea stessa che questa strategia debba esserci, e che includa tra le altre cose la ricerca, la diversificazione delle fonti, la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, o la  sostenibilità ambientale della produzione energetica.</p>
<p><strong>Sul legittimo impedimento c'è poco da dire. </strong>Ovviamente ho votato SI, anche se pure in questo caso la cosa è probabilmente inutile, perché la Corte Costituzionale ha modificato il testo della legge in modo che non sia più l'imputato (leggi, Berlusconi) a decidere se i suoi impedimenti sono o meno legittimi, ma il giudice. Nonostante questo, la legge sul legittimo impedimento è stata uno dei vertici più alti delle porcate fatte dal Governo Berlusconi, ed esprimere esplicitamente dissenso e schifo - anche se tecnicamente non necessari - penso possa fare bene.</p>
<p><strong>Nel caso abbiate voglia di riflettere un po' meglio</strong> prima di andare a votare nei vostri seggi, siccome voi residenti su suolo italiano avete ancora un po' di tempo, quella scritta da <a href="http://www.francescocosta.net" target="_blank">Francesco Costa</a> per <a href="http://www.ilpost.it/2011/06/03/guida-ai-referendum-abrogativi/" target="_blank">il Post</a> è certamente la <a href="http://www.ilpost.it/2011/06/03/guida-ai-referendum-abrogativi/" target="_blank">guida migliore che abbia trovato in giro per decifrare il senso dei quesiti</a>. Se poi siete in vena, sulla questione specifica del nucleare e dei combustibili fossili leggerei almeno <a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/07/nucleare-il-referendum-inesistente/" target="_blank">questo bell'articolo di Marco Cattaneo per Le Scienze</a>. Per approfondire veramente dovreste leggervi tutto <a href="http://www.withouthotair.com/Contents.html" target="_blank">questo libro</a>, cosa che sto facendo io in quest'ultimo periodo, e allora magari poi ne riparliamo. Però ci sono i numeri, vi avverto.</p>

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<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 09/06/2011. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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		<title>Lawrence Lessig al CERN</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 14:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto al CERN passa un personaggio famoso e interessante, grazie allo sforzo combinato dei responsabili della biblioteca del CERN (che, oltre a fornire un servizio bibliotecario idilliaco, fanno anche un sacco di iniziative interessanti che riguardano la comunicazione della scienza) e della divisione PH (che sta per PHysics) o IT (che sta per Information [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto al CERN passa un personaggio famoso e interessante, grazie allo sforzo combinato dei responsabili della biblioteca del CERN (che, oltre a fornire un servizio bibliotecario idilliaco, fanno anche un sacco di iniziative interessanti che riguardano la comunicazione della scienza) e della divisione PH (che sta per <em>PHysics</em>) o IT (che sta per <em>Information Technology</em>), e tiene una lezione magistrale o un seminario. Negli ultimi hanno ho avuto la possibilità di vedere e sentire dal vivo personaggi del calibro di <a href="http://www.borborigmi.org/2006/09/29/stephen-hawking-al-cern/" target="_blank">Stephen Hawking</a>, <a href="http://www.borborigmi.org/2006/10/12/ancora-stephen-hawking-e-poi-yang/" target="_blank">Chen Ning Yang</a>, <a href="http://www.borborigmi.org/2007/06/15/e-se-il-bosone-di-higgs-giocasse-a-nascondino/" target="_blank">Franck Wilczek</a>, <a href="http://www.borborigmi.org/2007/01/11/thooft-la-meccanica-quantistica-e-il-libero-arbitrio/" target="_blank">Gerard t'Hooft</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman" target="_blank">Richard Stallmann</a> o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Shuttleworth" target="_blank">Mark Shuttleworth</a>: semplicemente geniale!</p>
<p>Ieri passava da queste parti <a href="http://www.lessig.org/info/bio/" target="_blank">Lawrence Lessig</a>, avvocato e professore ad Harvard, fondatore di <a href="http://creativecommons.org/" target="_blank">Creative Commons</a> e attivista per nuove e migliori forme di copyright. Lessig ha tenuto un seminario provocatoriamente intitolato "<a href="https://indico.cern.ch/conferenceDisplay.py?confId=133733" target="_blank">The architecture of access to scientific knowledge: just how badly we have messed this up</a>", dove ha ripercorso le ragioni etiche che che stanno dietro alle licenze Creative Commons (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/" target="_blank">una della quali</a> questo blog usa per i suoi contenuti) e cercato in particolare di discutere perché sono importanti per la diffusioni della conoscenza scientifica. Se non avete mai visto una presentazione di Lessig, per prima cosa spendete 20 minuti di tempo per guardarvene una (metto qui sotto una di quelle famose a un evento <a href="http://www.ted.com/" target="_blank">TED</a>): il suo stile è inimitabile, il suo uso delle slide molto particolare (mi ci sono ispirato parecchie volte, nella mia battaglia contro i <em>bullet point</em>, ma questa è un'altra storia). E il suo modo di spiegare perché l'attuale legislazione sul copyright è completamente inadeguata al modo odierno di diffondere, modificare e ridistribuire informazioni e prodotti più o meno artistici è veramente convincente. Tra l'altro, ha usato una buona parte di questa presentazione (alcuni dei video, per esempio) nel seminario di ieri.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=7Q25-S7jzgs"></a><p><a href="http://www.borborigmi.org/2011/04/19/lawrence-lessig-al-cern/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p>La parte originale del seminario di ieri era dedicata alla questione del copyright nell'ambito specifico della diffusione della conoscenza scientifica. Ho preso qualche appunto sui concetti fondamentali, che mi sono sembrati importanti e illuminanti:</p>
<ul>
<li><strong>Il copyright è stato pensato per proteggere gli interessi degli autori, non quelli degli editori e dei distributori.</strong> Nella pratica però sono solo questi ultimi (le case discografiche come gli editori di riviste scientifiche) ad approfittare della legislazione corrente sul copyright. Nel caso specifico dell'editoria scientifica, il costo elevato delle riviste non risulta di fatto in nessuna forma di guadagno per gli autori (gli scienziati), ma al limite finisce per sostenere le società scientifiche nazionale (l'<a href="http://www.aps.org/" target="_blank">APS</a>, per esempio), o semplicemente gli editori.</li>
<li><strong>La conseguenza primaria di questo sistema è che l'accesso alla conoscenza scientifica è limitata a un'elite.</strong> L'accesso alle edizioni digitali degli articoli scientifici (per esempio via <a href="http://www.jstor.org/" target="_blank">JSTOR</a>) è estremamente costosa per chiunque non acceda dalla rete di un'istituzione che abbia stipulato un (carissimo) abbonamento. La maggior parte degli scienziati non se ne accorge perché scarica i suoi articoli dall'ufficio (università, CERN, etc), ma per tutti gli altri l'accesso semplicemente non è un'opzione (30 $ per 6 pagine di articolo?!?).</li>
<li><strong>Il movimento <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_access" target="_blank">Open Access</a> sta lavorando nella buona direzione.</strong> Gli articoli pubblicati su giornali che offrono OA sono veramente accessibili a tutti (anche alla mia mamma). Una cosa scioccante è stato vedere il confronto del costo per pagina di un articolo pubblicato su giornali che facciano riferimento ad una organizzazione profit (un editore tradizionale) o non-profit: Lessig giustamente invitava a notare che chiaramente lo scopo dei primi non è la diffusione della conoscenza scientifica, ma evidentemente il loro personale profitto. E che gli scienziati dovrebbero fare una scelta etica e pretendere di pubblicare solo presso i secondi.</li>
<li><strong>Archiviare e rendere disponibile non è abbastanza. </strong>Esperienze come <a href="http://cdsweb.cern.ch/" target="_blank">CDS</a> o <a href="http://www.arxiv.org/" target="_blank">arXiv</a> sono eccellenti per ottenere un articolo aggratis, ma, a parte il fatto che si tratta di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Preprint" target="_blank"><em>preprint</em></a> e spesso la forma finale pubblicata è (un po' o molto) diversa, Lessig faceva notare come la semplice <em>messa a disposizione</em> (senza un'<em>esplicita scelta di una licenza</em> di distribuzione) non è abbastanza, perché non chiarifica esplicitamente che cosa un utente può fare con quelle informazione. La differenza tra i due scenari è quella che separa un utente <em>fruitore passivo</em> da un utente<em> riutilizzatore</em>, che può potenzialmente usare dati, risultati e procedure per produrre nuovi contenuti (in sostanza <em>rimixare</em>, declinato in ambito scientifico).</li>
</ul>
<p>La cosa di cui da queste parti andiamo parecchio fieri è che il CERN è il quartier generale dell'iniziativa <a href="http://project-soap.eu/" target="_blank">SOAP</a>, e che l'Open Access è diventato lo standard di tutte le pubblicazioni di LHC. Questo vuol dire che ognuno degli ormai più di cento articoli con i risultati delle ricerche fatte con i dati di LHC sono stati <strong>tutti pubblicati su giornali che garantiscono una qualche forma di Open Access</strong>. Ovvero, tutti i risultati di LHC sono (e saranno) accessibili a chiunque (dall'accademico strutturato al semplice curioso) in modo completamente gratuito. È un buon inizio.</p>
<p>E voi, producete dei contenuti di qualche tipo? Dei testi in un blog? Delle foto su <a href="http://www.flickr.com/" target="_blank">Flickr</a>? Dei filmati su <a href="http://vimeo.com/" target="_blank">Vimeo</a>? Con quale licenza li pubblicate sulla rete? Anche se il vostro sitarello ha 10 accessi al mese, pensateci: è molto più importante di quanto possa sembrare, è una scelta etica di chiarezza che può smuovere le cose molto più lontano del nostro semplice orticello.</p>

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<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 19/04/2011. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>La guerra è il rimedio migliore che ci sia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 11:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Fausto Amodei]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[Cominciano a insegnarti che è tuo sacro dovere difendere la patria, difender le frontiere lo insegnano alla scuola, lo dice il sillabario lo recitano tutti a guisa di rosario. È tuo sacro dovere, devi esserne entusiasta se non ci credi sei castrato pederasta non crederci vuol dire non solo essere vili ma inoltre essere privi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Cominciano a insegnarti che è tuo sacro dovere</em><br />
<em> difendere la patria, difender le frontiere</em><br />
<em> lo insegnano alla scuola, lo dice il sillabario</em><br />
<em> lo recitano tutti a guisa di rosario.</em><br />
<em> È tuo sacro dovere, devi esserne entusiasta</em><br />
<em> se non ci credi sei castrato pederasta</em><br />
<em> non crederci vuol dire non solo essere vili</em><br />
<em> ma inoltre essere privi di organi virili.</em></p>
<p><em>A volte viene il giorno che non c'è più guadagno</em><br />
<em> e che l'economia è in fase di ristagno</em><br />
<em> che quel che si produce non trova più acquirenti</em><br />
<em> o che i lavoratori son troppo esigenti.</em><br />
<em> A volte viene il giorno che per l'economia</em><br />
<em> la guerra è il rimedio migliore che ci sia</em><br />
<em> vivifica l'industria, zittisce i sindacati</em><br />
<em> tien su il prodotto lordo e crea nuovi mercati.</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fausto_Amodei" target="_blank">Fausto Amodei</a>, <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=278" target="_blank">Perché una guerra</a>, in "Se non li conoscete", 1973<em><br />
</em></p>
</blockquote>

<hr />
<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 22/03/2011. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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		<title>Tirare fuori la cinghia, e chiamarlo intervento educativo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 23:41:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Io lo so che due visitatori su tre che passano da queste parti vogliono sentirmi parlare di fisica. Lo so, e mi sforzo persino di accontentarli, ché parlare di fisica mi piace, mi riesce anche benino, e penso persino che sia utile. Però ci sono momenti in cui tutto questo sproloquiare di fisica, di scienza, di teorie e esperimenti mi sembra dannatamente futile. A questa futilità non credo veramente, per carità: sono convinto della carica di rinnovamento politico che ha l'educazione, e dunque anche la divulgazione scientifica. Ma questo blog si chiama <em>borborigmi</em>, come i rumori imbarazzanti di uno stomaco che ha molta fame, o fatica a digerire. <em>Borborigmi</em> di un autore che si pensa <em>renitente</em>: renitente alla leva, alle spese militari, alle schifezze di un'organizzazione del mondo centrata su profitto e menefreghismo e ipocrisia. E quindi stasera niente fisica, niente particelle.</p>
<p>Nel 1990 avevo 17 anni, e seduto a gambe incrociate su una sedia del liceo Gobetti di Torino mi trovavo a fronteggiare una classe più o meno allineata a favore dell'intervento armano in Iraq, o alla meglio indifferente. Non ricordo un particolare successo della mia filippica contro l'intervento, ricordo solo molto caldo in fronte, le tempie che battevano forte, e la sensazione chiara di essere guardato come un idealista un po' <em>naive</em>. Cosa pretendevo? Non c'erano alternative, quel dittatore sanguinario aveva invaso un altro paese violando ogni possibile diritto. La guerra era <em>giusta</em>, che mi rassegnassi.</p>
<p>Sono passati 21 fottuti anni da allora, e di guerre spacciate per <em>giuste</em> ne ho viste iniziare e durare una mezza carretta in tutto il globo<em>. </em>Tutte vendute per<em> umanitarie, </em>e insieme <em>chirurgiche</em> e <em>lampo.</em> Sono molto meno <em>naive</em> di quando avevo 17 anni, sono molto più pragmatico e persino più cinico, non sono nemmeno più vegetariano. Ma non mi sono convinto, non mi sono rassegnato. Non esistono guerre <em>giuste</em>, non esistono guerre <em>umanitarie</em>. La guerra è una schifezza, sempre. E queste guerre in particolare non sono altro che il rimedio disperato e ridicolo di una politica miope, che sceglie di foraggiare dittatori e generali con l'illusione di poterli controllare, e se li ritrova all'improvviso (che sorpresa!) a fare fastidiosamente alla luce del sole qualche variazione delle stesse porcate fatte per anni di nascosto, senza disturbare e con tacito consenso. Iraq, Afghanistan, Libia: scegliete voi.</p>
<p>E che nessuno venga a menarla cosa la scusa della guerra <em>necessaria</em>, dell'intervento triste ma irrinunciabile <em>qui</em> e <em>adesso</em>, perché la situazione sarebbe così degenerata da non lasciare alternative. È probabilmente tecnicamente vero, ci si trova <em> </em>regolarmente in situazioni in cui nessuna diplomazia può più servire, in cui nessuna azione politica o economica può avere più effetto. La domanda è però: perché ci troviamo regolarmente in queste situazioni di non ritorno? Perché nessun governo sente la necessità di intervenire <em>prima</em>, di programmare  e perseguire negli anni un intervento diplomatico e economico che abbia una visione un po' lungimirante? Seguiamo forse un sorta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_direttiva" target="_blank">Prima Direttiva</a> che ci impedisce di mettere becco nelle vicende altrui fino a quando il conto dei morti non supera qualche migliaio? Non credo, visto che gli accordi sottobanco si sprecano comunque. Ma sembrano tutti orientati solo al nostro personale benessere.</p>
<p>La realtà è dunque che non ce ne frega un cazzo di cosa succede in questi paesi a rischio, perlomeno fino a quando il puzzo del fumo non arriva fino alle nostre finestre, o la benzina inizia a costare un po' troppo cara, o semplicemente la situazione è talmente oscena che non possiamo fare altro che vergognarci. E poi ancora. I paesi occidentali sono come un genitore totalmente assente ma autoritario: ciechi, sordi e indifferenti nella quotidianità alle cazzate adolescenziali della prole, continuano a sganciare la paghetta pur che il figlio non rompa troppo i coglioni, e si impegni giusto a venire al pranzo di Natale dai nonni levandosi l'orecchino. Fino al giorno in cui il figlio fuori controllo non ne fa una veramente grossa, occasione in cui tirano fuori la cinghia, menano duro e lo chiamano "intervento educativo". Per poi tornare al quieto vivere di prima.</p>
<p>Da quanti anni Gheddafi esercita il suo potere folle in Libia, con il beneplacito e il supporto delle repubbliche europee? Era meno folle, meno pericoloso, meno avido, meno spietato <em>prima</em>? Non credo. Ma era vagamente presentabile, ed era <em>utile</em>. Teneva a freno l'onda migratoria dal centro dell'Africa verso l'Europa, lautamente sponsorizzato, e forniva gas e petrolio a prezzi interessanti. Perché avremmo dovuto preoccuparci dei suoi metodi poco ortodossi? Se non si lamentavano i libici, perché avremmo dovuto immischiarci<em></em>?</p>
<p>Io non ho una proposta per risolvere la crisi libica <em>oggi</em> senza un intervento armato, come non ce l'avevo nel '90 per il Kuwait. Dico semplicemente che se non iniziamo a affrontare le relazioni tra i popoli e tra le loro economie in modo meno vergognosamente squilibrato, e continuiamo ad accettare che altrove succedano le peggio cose - pur che succedano sufficientemente in silenzio, e possibilmente continuando a garantire il nostro tenore di vita - avremo sempre bisogno di un intervento armato, prima o poi. Dire allora che "non c'è altra alternativa" resterà il sigillo ultimo della nostra ipocrisia.</p>

<hr />
<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 21/03/2011. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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		<title>Un giorno all&#039;università in Italia</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/11/19/un-giorno-alluniversita-in-italia/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 09:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni in tutta Italia studenti medi, universitari, ricercatori e corpo docente sono mobilitati contro lo scempio che sta venendo fatto del sistema formativo in Italia, e tutti i livelli e in particolare all'Università. Per carità, le problematiche risalgono parecchio indietro nel tempo e le colpe si spandono trasversalmente, ma è piuttosto evidente che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni in tutta Italia studenti medi, universitari, ricercatori e corpo docente sono mobilitati contro lo scempio che sta venendo fatto del sistema formativo in Italia, e tutti i livelli e in particolare all'Università. Per carità, le problematiche risalgono parecchio indietro nel tempo e le colpe si spandono trasversalmente, ma è piuttosto evidente che questo governo (governo? C'è un <em>governo</em> in Italia?) sta facendo uno scempio organizzato, sistematico e deliberato, che è chiaramente funzionale al suo programma politico di rincitrullimento e asservimento della nazione. Per lo specifico dell'università fate un salto sul sito della <a href="http://www.rete29aprile.it/" target="_blank">Rete 29 Aprile</a> e andate a leggervi i documenti sulla riforma universitaria, e ditemi poi se questo è il paese in cui volete che i vostri figli crescano e si formino.</p>
<p>L'altro giorno ho ricevuto un messaggio da un gruppo di studenti della facoltà di scienze di Trieste mobilitati a favore dell'università pubblica, che hanno girato un video simpatico (e terribile) sullo stato delle cose e mi chiedevano di farlo vedere in giro e diffonderlo: lo faccio volentieri! E... coraggio!</p>
<p><a href="http://www.borborigmi.org/2010/11/19/un-giorno-alluniversita-in-italia/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>

<hr />
<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 19/11/2010. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>La didattica della fisica fa carnevale</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/10/30/la-didattica-della-fisica-fa-carnevale/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 19:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.borborigmi.org/2010/10/30/la-didattica-della-fisica-fa-carnevale/"><img align="right" hspace="5" width="150" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/carnevalefisica600x300-450x224.jpg" class="alignright wp-post-image tfe" alt="" title="carnevalefisica600x300" /></a>Oggi si tiene la dodicesima edizione del Carnevale della Fisica. L'evento in questa occasione è ospitato da Scientificando, e vorrebbe avere come tema predominante la didattica della fisica. Mi sembra che quella di Annarita, la padrona di casa di Scientificando, sia stata una scelta coraggiosa. Certo, è bello ritrovarci - tra più o meno i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-3320  aligncenter" title="carnevalefisica600x300" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/carnevalefisica600x300-450x224.jpg" alt="" width="450" height="224" /></p>
<p style="text-align: left;">Oggi si tiene la <a href="http://scientificando.splinder.com/post/23527005" target="_blank">dodicesima edizione del Carnevale della Fisica</a>. L'evento in questa occasione è ospitato da <a href="http://scientificando.splinder.com" target="_blank">Scientificando</a>, e vorrebbe avere come tema predominante la didattica della fisica. Mi sembra che quella di <a href="http://www.splinder.com/profile/nereide1" target="_blank">Annarita</a>, la padrona di casa di Scientificando, sia stata una scelta coraggiosa. Certo, è bello ritrovarci - tra più o meno i soliti quattro gatti che amano scrivere e chiacchierare di scienza - a contarcela, ma ogni tanto penso faccia bene andare al di là degli steccati che in fondo ci proteggono, per confrontarsi con la realtà spesso desolante della cultura scientifica in Italia. Annarita, che nella quotidianità fa l'insegnante, attacca il problema proprio alle sue radici: dalla scuola. Più che per la pletora di ottimi contributi, credo valga veramente la pena di andare a fare una visita per leggersi la sua introduzione, che ha un'analisi lucida e impietosa della situazione. Conclude Annarita:</p>
<blockquote><p><em>Mentre il superamento dei <strong>problemi curricolari</strong> non può che avvenire nell’ambito di efficaci riforme degli ordinamenti,  è possibile invece promuovere un miglioramento della pratica  dell’insegnamento scientifico grazie ad una politica di sviluppo che  richiede l’attivazione di iniziative strutturalmente nuove e di risorse  straordinarie.</em></p>
<p><em>E’ necessario avere, in definitiva, la volontà di conferire alla </em> <em><strong>cultura scientifica</strong> quel posto e quella dignità che in altri paesi possiede e che l’Italia  stenta tuttora a conquistarsi. Non è sicuramente questa la sede ed il  momento per discutere perché ciò sia accaduto; quello che è sicuramente  vero è che nel <strong>campo della ricerca</strong> avanzata (ed anche non avanzata) nel settore scientifico, l’Italia  rischia di ricoprire un ruolo sussidiario e gregario agli altri paesi  industrializzati.</em></p></blockquote>
<p>Il sempre vostro per l'occasione ha contribuito con la <a href="http://www.borborigmi.org/2010/10/20/come-funziona-lhc-la-serie-completa/" target="_blank">serie di articoletti su LHC</a> recentemente conclusa, anche se Annarita per l'occasione è andata anche a ripescare il mio <a href="http://www.borborigmi.org/2006/11/19/lhc-biking-tour/" target="_blank">giro in bicicletta di LHC</a>. Quando ancora una cosa del genere era possibile!</p>

<hr />
<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 30/10/2010. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Come funziona LHC? La serie completa</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 10:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fisica]]></category>
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		<category><![CDATA[LHC]]></category>
		<category><![CDATA[LHC FAQ]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.borborigmi.org/2010/10/20/come-funziona-lhc-la-serie-completa/"><img align="right" hspace="5" width="150" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/lhc-view-sim-450x157.jpg" class="alignright wp-post-image tfe" alt="" title="lhc-view-sim" /></a>Nonostante il blocco da blogger affaticato, e anche grazie alle strigliate della moglie, negli ultimi giorni ho fatto uno sforzo per terminale la serie di articoletti su come funziona LHC. Spero veramente che le cose siano più chiare che qualche mese fa. Per chi si fosse perso la sequenza, ecco qui l'ordine di lettura: Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3288" title="lhc-view-sim" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/lhc-view-sim-450x157.jpg" alt="" width="450" height="157" /></p>
<p>Nonostante il <a href="http://www.borborigmi.org/2010/09/28/qui-un-poco-piove-e-un-poco-il-sole/">blocco da blogger affaticato</a>, e anche grazie alle <a href="http://www.borborigmi.org/2010/10/17/sulla-strada-di-casa/" target="_blank">strigliate della moglie</a>, negli ultimi giorni ho fatto uno sforzo per terminale la serie di articoletti su come funziona LHC. Spero veramente che le cose siano più chiare che qualche mese fa. Per chi si fosse perso la sequenza, ecco qui l'ordine di lettura:</p>
<ol>
<li> <a title="Permalink per : Da dove arrivano i protoni che circolano in  LHC?" href="../../2010/03/01/da-dove-arrivano-i-protoni-che-circolano-in-lhc/">Da dove arrivano i protoni che circolano in LHC?</a></li>
<li><a title="Permalink per : Come si accelera una particella (carica)?" href="../../2010/03/03/come-si-accelera-una-particella-carica/">Come  si accelera una particella (carica)?</a></li>
<li><a title="Permalink per : E se non c’è abbastanza spazio per un  acceleratore lineare?" href="../../2010/03/10/e-se-non-ce-abbastanza-spazio-per-un-acceleratore-lineare/">E se non c’è abbastanza spazio per un  acceleratore lineare?</a></li>
<li><a title="Permalink per : Dall’idrogeno a LHC: un complesso di  acceleratori" href="../../2010/03/15/dallidrogeno-a-lhc-un-complesso-di-acceleratori/">Dall’idrogeno a LHC: un complesso di acceleratori</a></li>
<li><a title="Permalink per : Un’autostrada per protoni. A due corsie." href="../../2010/03/25/unautostrada-per-protoni-a-due-corsie/">Un’autostrada  per protoni. A due corsie.</a></li>
<li><a title="5 luglio 2010" rel="bookmark" href="../../2010/07/05/treni-di-protoni-raggruppati-in-pacchetti/">Treni di protoni raggruppati in pacchetti</a>.</li>
<li><a href="http://www.borborigmi.org/2010/10/18/come-si-fermano-i-fasci-di-lhc/" target="_blank">Come si fermano i fasci di LHC?</a></li>
</ol>
<p>Per chi ama le <a href="http://www.borborigmi.org/tag/formulette//" target="_blank">formulette</a>, nel mezzo c'è stata anche una <a href="http://www.borborigmi.org/2010/03/17/protoni-quasi-veloci-come-la-luce/" target="_blank">digressione di calcolo</a> che magari può interessare (con la sua <a href="http://www.borborigmi.org/2010/03/19/protoni-quasi-veloci-come-la-luce-soluzione/" target="_blank">soluzione</a>). Mi fate sapere se la serie vi è piaciuta, e se il livello era adeguato? L'idea sarebbe di proseguire - prima o poi - con una serie simile sul funzionamento dei rivelatori. Appena trovo il tempo, neh! <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> </p>
<p>A margine, un paio di considerazioni.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/tylerstefanich/2117607887/"><img class="alignleft" title="some_right_reserved" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/some_right_reserved-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" align="left" /></a><strong><em>Some rights reserved</em>. </strong>Qualcuno mi ha chiesto se può riciclare il materiale di questi post per delle attività didattiche. La risposta è: <em>certo, ben volentieri, citando la fonte, ma senza tentare di guadagnarci dei soldi, e senza modificarne il contenuto</em>. Tutto il materiale ospitato da questo blog è pubblicato con Licenza <em>Creative Commons</em> "<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/" target="_blank">Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate</a>",  che tradotto significa: potete prenderlo, copiarlo, pubblicarlo altrove senza nemmeno dirmi nulla, ma per favore ricordatevi di dire che l’ho scritto io e che viene  da qui, non tentare di lucrarci sopra, e non modificatelo. Mi rendo conto reiterare la cosa possa sembrare un pippone pazzesco, ma la scelta di una licenza <a href="http://creativecommons.it/" target="_blank">Creative Commons</a> ha parecchi scopi (persino politici!) sui quali mi va di insistere. Da un lato questi articoli mi costano un certo impegno: non chiedo nulla in cambio ma nemmeno mi va di vederli attribuiti ad altri (ed è già successo!). Da un altro lato, con la paternità mi assumo anche la responsabilità (anche scientifica) del contenuto, che è la ragione primaria per cui chiedo di non alterare testi e immagini: su quello che scrivo e disegno rispondo di persona, sulle modifiche non potrei proprio (a proposito delle immagini: se non c'è scritto niente, allora la foto o il diagramma è farina del mio sacco. Altrimenti trovate sempre una referenza, ovviamente da riportare in caso di ripubblicazione). Infine, mi preme fare un po' di pubblicità a un sistema intelligente pensato per difendere la paternità di un'opera di ingegno, senza per questo rimanere intrappolati nelle pastoie di un copyright tradizionale che soffoca la creatività e la diffusione delle idee. Voilà, l'ho detto dritto e chiaro.</p>
<p><strong>A proposito. </strong>Ispirandomi all'esempio di <a href="http://craphound.com/" target="_blank">Cory Doctorow</a> con i suoi libri, sono tentato di proporre: se qualcuno ha tempo e voglia di mettere insieme un PDF degli articoletti li sopra, sarò lieto di ridistribuirlo da queste pagine, con l'opportuna citazione al volenteroso impaginatore. Chissà se funziona?</p>
<p><strong>Funziona! Funziona! [22/10/2010].</strong> Grazie a Claudio che ha impaginato le pagine usando LaTeX, e anche a tutti gli altri che hanno mandato la loro versione. Potete scaricare il PDF degli articoletti usando il link qui sotto: buona (ri)lettura!</p>
<p style="text-align: center;"><a class="downloadlink" href="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/plugins/download-monitor/download.php?id=1" title="Version1.0 downloaded 2422 times" >Come funziona LHC? (2422)</a></p>
<p><em>Photon credit: <a href="http://public.web.cern.ch/public/en/lhc/lhc-en.html" target="_blank">CERN</a>, <strong id="yui_3_1_0_1_1287563599522591"><a href="http://www.flickr.com/photos/tylerstefanich/2117607887/" target="_blank">TilarX.</a></strong></em></p>

<hr />
<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 20/10/2010. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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</small></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Uguale la canzone che abbiamo da cantare</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/07/07/uguale-la-canzone-che-abbiamo-da-cantare/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 22:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Militanza]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[Fausto Amodei]]></category>
		<category><![CDATA[morti di Reggio Emilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed il nemico attuale è sempre ancora eguale a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna Uguale la canzone che abbiamo da cantare Scarpe rotte eppur bisogna andare Fausto Amodei, Per i morti di Reggio Emilia Cinquant'anni fa, il 7 luglio 1960, cinque operai reggiani iscritti al PCI sono uccisi dalle forze dell'ordine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Ed il nemico attuale è sempre ancora eguale<br />
a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna</em></p>
<p><em>Uguale la canzone che abbiamo da cantare<br />
Scarpe rotte eppur bisogna andare</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fausto_Amodei" target="_blank">Fausto Amodei</a>, <a href="http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=88" target="_blank">Per i morti di Reggio Emilia</a></p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/DocumentID/DB9D9EAE93F3CAFBC125774200475BC7?opendocument" target="_blank">Cinquant'anni fa</a>, il 7 luglio 1960, cinque  operai reggiani iscritti al PCI <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Reggio_Emilia" target="_blank">sono uccisi dalle forze  dell'ordine</a> nel corso di una manifestazione sindacale. Fausto (papà di <a href="http://www.stornellidesilio.it/" target="_blank">Irene</a>, nonno di <a href="http://www.borborigmi.org/tag/giulia/" target="_blank">Giulia</a>, a margine suocero mio) <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20100707/pagina/01/pezzo/282000/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=amodei&amp;cHash=92fd1fa0e2" target="_blank">racconta sul Manifesto</a> come è nata la famosa  canzone che canta della strage, e del clima politico che la generò.</p>
<p>Irene mi racconta invece come da piccola confondeva il verso che dice "è morto Afro Tondelli" con un tutto suo "è morto a frotondelli", pensando che "essere tagliati <em>a frotondelli</em>" (chissà, forse pezzi di carne simili a <em>tournedos</em>?) fino a morirne fosse una tortura inumana e sanguinosa, che evidentemente solo la mente perversa di un fascista poteva concepire.</p>
<p><a href="http://www.borborigmi.org/2010/07/07/uguale-la-canzone-che-abbiamo-da-cantare/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>

<hr />
<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 07/07/2010. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>E se... un anno dopo, finale sconsolato</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/05/14/e-se-un-anno-dopo-finale-sconsolato/</link>
		<comments>http://www.borborigmi.org/2010/05/14/e-se-un-anno-dopo-finale-sconsolato/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 May 2010 12:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.borborigmi.org/2010/05/14/e-se-un-anno-dopo-finale-sconsolato/"><img align="right" hspace="5" width="150" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/what_if_08.jpg" class="alignright wp-post-image tfe" alt="" title="what_if_08" /></a>Questa serie di post, un po' provocatori e un po' mica tanto, è iniziata ormai più di un anno fa. A suo tempo mi sembrava ci fosse bel subbuglio riguardo alle potenziali evoluzioni dell'università e della ricerca in Italia. La riforma Gelmini era ancora in incubazione, e in giro per la rete spuntavano come funghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2263 aligncenter" title="what_if_08" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/what_if_08.jpg" alt="" width="450" height="87" /></p>
<p>Questa <a href="http://www.borborigmi.org/tag/e-se-universita-e-ricerca/" target="_blank">serie di post</a>, un po' provocatori e un po' mica tanto, è <a href="http://www.borborigmi.org/2009/01/10/e-se-1-i-concorsi/" target="_blank">iniziata ormai più di un anno fa</a>. A suo tempo mi sembrava ci fosse bel subbuglio riguardo alle potenziali evoluzioni dell'università e della ricerca in Italia. La riforma Gelmini era ancora in incubazione, e in giro per la rete spuntavano come funghi i siti gestiti da professori e ricercatori arrabbiati e intraprendenti, dove si tentava di immaginare strade possibili per aggirare, migliorare, sradicare gli aspetti farraginosi, medioevali e persino clientelari dell'organizzazione della ricerca italiana.</p>
<p>A un anno di distanza il panorama è un po' triste. La riforma Gelmini è arrivata, tronfia nel suo impianto managerial-aziendale che vorrebbe essere la panacea di ogni male dell'università italiana, e <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Cosa_non_va_nella_riforma_Gelmini_e_cosa_si_dovrebbe_fare" target="_blank">completamente dimentica dell'imprescindibile relazione tra ricerca di punta e buona didattica</a>. I siti battaglieri hanno più o meno tutti smesso di parlare mesi fa, e in certi casi gli stessi aspiranti ricercatori arrabbiati non hanno esitato a <a href="http://www.borborigmi.org/2009/05/12/io-lr5-non-lo-faccio/" target="_blank">chinare la testa</a> <a href="http://www.borborigmi.org/2009/07/02/fare-una-pausa-e-riflettere-un-po/" target="_blank">per l'ennesima volta</a> pur di poter continuare a sperare in qualche contrattino temporaneo.</p>
<p>Certo, recentemente si sono visti <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/05/04/news/universit_una_settimana_di_blocco_i_ricercatori_per_noi_nessun_futuro-3818367/" target="_blank">nuovi tentativi di protesta e lotta da parte degli stessi ricercatori strutturati</a>, forse questa volta con un potenziale maggiore di quelli che puntavano solo sulle azioni simboliche. Meno male, alleluia. Dall'altra parte però, sempre da parte dei ricercatori strutturati si è vista anche <a href="http://www.borborigmi.org/2010/01/22/professori-senza-passare-dal-via/" target="_blank">una triste tentazione corporativista</a> di senso opposto. Tanto per cambiare, è emersa ancora la consueta contraddizione che ammazza ogni tentativo di lotta in Italia ormai da decenni: facciamo pure la voce grossa e protestiamo per il bene della collettività, ma restiamo pronti sottobanco a contrattare e accettare al volo qualunque avanzamento personale ci venga proposto, in barba a quella collettività e a quei principi per cui è magari anche bello gridare in piazza, a patto però che la lotta non sia troppo controproducente per la propria storia personale.</p>
<p>Questa serie di interventi finisce dunque qui, con una certa consapevolezza che la situazione è certamente complessa, e che i miglioramenti reali sono ben lontani da arrivare. Certo perché la controparte politica è pessima, disinteressata e miope, ma anche perché i diretti interessati sono spesso troppo a loro agio con il sistema attuale, che garantisce il ristagno ma in fondo anche - perlomeno a chi si dimostra in grado di sopportare, o ai fedeli - un qualche tipo di sopravvivenza. Siamo proprio sicuri di volere riconoscimento del merito e valutazione imparziale? Se avete voglia di rileggerli, sono tutti qui.</p>
<ol>
<li><a href="http://www.borborigmi.org/2009/01/10/e-se-1-i-concorsi/" target="_blank">E se… i concorsi universitari venissero  aboliti, ed il reclutamento di ricercatori e professori avvenisse per  assunzione diretta e insindacabile (ovvero per cooptazione) da parte dei  dipartimenti?</a></li>
<li><a href="http://www.borborigmi.org/2009/01/23/e-se-2-i-finanziamenti/" target="_blank">E se… il 25% dei finanziamenti agli atenei  e ai dipartimenti fosse assegnato in base alla qualità della ricerca  effettuata nei 3 anni precedenti? E se lo stesso criterio si applicasse  agli stipendi di ricercatori e professori?</a></li>
<li><a href="http://www.borborigmi.org/2009/04/02/e-se-3-la-valutazione-della-ricerca/" target="_blank">E se… la ricerca di dipartimenti e persone  – quella che dovrebbe servire a destinare fondi e incentivi – fosse valutata  attraverso un processo di <em>peer-reviewing</em> anonimo e  internazionale?</a></li>
<li><a href="http://www.borborigmi.org/2009/06/18/e-se-4-smettere-di-lavorare-gratis/" target="_blank">E se… giovani laureati di belle speranze, dottorandi, assegnisti di  ricerca e ricercatori precari la smettessero di lavorare gratis? E se,  più esplicitamente, fosse loro vietato di assumente qualunque incarico  didattico non retribuito? E se, a margine, abolissimo l’ignominia dei  professori a contratto?</a></li>
<li><a href="http://www.borborigmi.org/2009/11/02/e-se-5-raccomandare-alla-luce-del-sole/" target="_blank">E se… ogni domanda per una posizione in Università o presso un Ente  di Ricerca dovesse essere accompagnata da tre lettere di  raccomandazione?</a></li>
<li><a href="http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/" target="_blank">E se… le uniche pubblicazione valide per ogni tipo di valutazione  comparativa fossero quelle apparse su riviste <em>peer-reviewed</em> internazionali?</a></li>
<li><a href="http://www.borborigmi.org/2010/05/13/e-se-7-valorizzare-le-esperienze-allestero/" target="_blank">E se… un’esperienza di studio o ricerca all’estero venisse valutata  positivamente in una selezione per una posizione accademica? E se, al  limite, almeno non rappresentasse un handicap?</a></li>
</ol>

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<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 14/05/2010. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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<br/>
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</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>E se... 7. Valorizzare le esperienze all&#039;estero</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 11:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Militanza]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.borborigmi.org/2010/05/13/e-se-7-valorizzare-le-esperienze-allestero/"><img align="right" hspace="5" width="150" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/what_if_07.jpg" class="alignright wp-post-image tfe" alt="" title="what_if_07" /></a>E se... un'esperienza di studio o ricerca all'estero venisse valutata positivamente in una selezione per una posizione accademica? E se, al limite, almeno non rappresentasse un handicap? Mentre ero In procinto di terminare il dottorato di ricerca in Italia, il mio supervisore di allora mi fece un discorsetto edificante, dicendomi senza giri di parole che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2259 aligncenter" title="what_if_07" src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/01/what_if_07.jpg" alt="" width="450" height="70" /></p>
<h4>E se... un'esperienza di studio o ricerca all'estero venisse valutata positivamente in una selezione per una posizione accademica? E se, al limite, almeno non rappresentasse un handicap?</h4>
<ul>
<li><strong>Mentre ero In procinto di terminare il dottorato di ricerca in Italia</strong>, il mio supervisore di allora mi fece un discorsetto edificante, dicendomi senza giri di parole che in quel dipartimento una legge non scritta pretendeva <strong>un periodo dopo il dottorato passato </strong><strong>"fuori"</strong>, possibilmente all'estero, prima che si potesse aspirare a una posizione permanente nello stesso dipartimento. A suo tempo la cosa mi sembrò persino degna e giusta, per  quanto mi spaventasse un po'. Non ci misi molto però ad accorgermi che la realtà, in quel dipartimento e altrove, era ed è ben meno virtuosa.</li>
<li><strong>La realtà infatti </strong>è che la maggior parte dei giovani aspiranti ricercatori in Italia fanno il dottorato nella stessa sede in cui si sono laureati, ottengono un assegno di ricerca nella stesso dipartimento, e attendono poi pazientemente che si apra uno spiraglio per una posizione permanente di nuovo <strong>nello stessa identica sede</strong> che li ha visti studenti e giovani <em>post-doc</em>. Dove altrove nel mondo (In Francia, in Spagna, negli stati Uniti, per citare i casi che conosco di persona) esistono regole <em>de facto</em> o persino scitte che <strong>impediscono a un giovane dottore di ricerca di ottenere un post-doc nella stessa sede dive si è diplomato</strong>, e si deve passare un certo lasso di tempo "altrove" prima di aspirare a una posizione permanente da qualche parte, in Italia vige una prassi chiaramente opposta. Nel caso specifico dei dottorandi, la cosa è <a href="http://peppe-liberti.blogspot.com/2010/04/domestici.html" target="_blank">persino ufficialmente riconosciuta</a>.</li>
<li><strong>I pochi che decidono di partire</strong> verso un'istituzione straniera per studiare o fare un periodo di ricerca appartengono in genere a due categorie: <strong>quelli che non hanno avuto nessuna possibilità in Italia</strong> (non hanno mai passato il concorso di dottorato, non riescono a ottenere l'ennesimo straccio di borsa per sopravvivere sottopagati in ordita intorno al dipartimento in attesa che arrivi il loro turno) e <strong>quelli che invece decidono coscientemente che un'esperienza all'estero sia un bene</strong> per la propria formazione. Paradossalmente, sono in genere coloro che appartengono alla prima categoria che hanno qualche possibilità di rientrare in Italia: per loro <strong>l'esperienza all'estero è solo una pezza</strong>, una forma di distaccamento temporaneo dalla casa madre in assenza di opportunità locali, che non rappresenta una reale evoluzione. Spesso si tratta solo di trovare un parcheggio, in attesa che si liberi un posticino casalingo più o meno temporaneo che consenta il rientro tra i ranghi.</li>
<li><strong>Gli altri, quelli che sono andati a cercare fortuna altrove</strong> e hanno continuato la loro carriera in istituzioni altre, in genere devono rassegnarsi: a <strong>restare all'estero vita-natural-durante</strong> (la maggior parte) o a <strong>rientrare con un livello professionale solitamente inadeguato</strong> rispetto a età e evoluzione avuta fuori casa. Già, perché il campanilismo nostrano non concepisce che una persona, dopo per esempio dieci anni di ricerca post dottorato all'estero, possa rientrare in un dipartimento italiano in qualità di Professore Associato o di Primo Ricercatore. Chi crede di essere? Con tutta la gente che bivacca proprio sotto casa e si smazza da anni i ruoli e i contratti più umili, pensa forse di poter arrivare bel bello e saltare la fila? Nella migliore delle ipotesi potrà aspirare a un concorso da ricercatore, primissimo gradino di carriera, ovviamente senza molte speranze di rivalutazione del percorso fatto una volta assunto.</li>
<li><strong>Pensate che sia pessimista?</strong> Onestamente, gli esempi si sprecano e sono sotto gli occhi di tutti. Anche nei rari casi virtuosi, per esempio quelli dei pochi che sono riusciti a usufruire dei programmi di <a href="http://cervelli.cineca.it/" target="_blank">Rientro dei Cervelli</a> (che rientrano comunque più spesso nella categoria di quelli che hanno mantenuto il cordone ombelicale ben connesso, ma sorvoliamo), l'assunzione in pianta stabile a fine contratto temporaneo <strong>non è praticamente mai a livello con l'esperienza e il curriculum</strong>, ma parte praticamente sempre dal gradino inferiore. Probabilmente per scandalizzare i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proci" target="_blank">proci</a> rimasti alla corte.</li>
</ul>
<p>P.S. Parentesi personale: tra un anno scade il mio attuale contratto qui al CERN, e le probabilità di ottenere una posizione permanente qui sono - a voler essere ottimisti - miserrime. Vogliamo scommettere che, se la mia carriera di fisico continuerà altrove, non sarà in Italia?</p>

<hr />
<p><small>© Marco @ <a href="http://www.borborigmi.org">Borborigmi di un fisico renitente</a>, 13/05/2010. (<a href="http://www.borborigmi.org/mani-avanti">Some right reserved</a>)|
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