Un lettore di Borborigmi in visita al CERN 17 agosto 2010
Inviato da Marco in : ATLAS, CERN, Fisica, Mezzi e messaggi 24 commentiStefano, uno dei lettori di questo blog, in agosto è venuto a visitare il CERN (e ATLAS) di persona. Ha scritto e lasciato in un commento a un vecchio post il racconto della sua esperienza, condito di svariate informazioni interessanti e da un mucchietto di domande che gli sono rimaste sulla punta della lingua alla fine della visita. Siccome i quesiti che pone sono interessanti e il racconto mi piace, lo copio e incollo qui perché possiate leggerlo, e per rispondere direttamente. Buona lettura.
Come promesso, eccomi qua di ritorno dal CERN! A dire la verità non so se questo articolo sia il più adatto a raccontare com’è andata la visita, ho cercato un po’ è mi sembrava il migliore, in caso contrario Marco spostalo pure dove ritieni più opportuno.
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Premetto che di Tom Hanks o di Richie Cunningham neanche l’ombra!
Inizio con qualche informazione generale nel caso possa risultare utile a qualcuno.
Dunque arrivare al CERN è abbastanza semplice, avevamo l’auto dietro, ma dal momento che era piazzata nel garage dell’ostello e che trovare un posto fuori in strada è un’impresa a dir poco ardua, ho preferito arrivarci con i mezzi, circa 15 minuti di tram (il 14 che si può prendere dalla stazione dei treni) e 5 di autobus (il 56 che si prende attraversando la strada alla fermata del tram) e si arriva praticamente davanti al building 33, dove c’è la reception.
Avevo calcolato i tempi per tenermi largo, ma mettici la mappa dei mezzi che non trovavo metti anche la fame che avevo, sono ovviamente arrivato 10 minuti prima dell’orario stabilito! Mi presento alla reception e volo a dare un’occhiata al Globe, non prima di aver cercato di sfondare una porta a vetri che a ragione non voleva aprirsi, visto che non era quella l’entrata.
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La costruzione che ospita l’esposizione e piuttosto imponente, e da quello che diceva la guida dovrebbe avere un altezza pari più o meno a quella dei rilevatori inseriti lungo il percorso del LHC, l’interno è interessante, sono spiegate molte cose riguardo l’esperimento e anche l’esposizione è piuttosto particolare, purtroppo in 5 minuti non ho avuto tempo di leggere tutto, ne di visitare il Microcosm, he chiudeva verso le 5 del pomeriggio ed io ero ancora in visita, anche se mi sarebbe piaciuto.
All’inizio della visita guidata siamo entrati in una sala ed è stato proiettato un filmato introduttivo, in cui veniva spiegato che tipo di esperimenti si svolgono al CERN e le varie aree di interesse, non mi è dispiaciuto, anche se lo trovato un pizzico “turistico”, è ovvio non mi aspettavo niente di tecnico, anche perchè non ne avrei capito molto, però forse è un po’ autocelebrativo, non che sia una cosa negativa a priori, ma così giusto per far sapere come l’ho trovato.
Finito il filmato, dopo una prima sessione di domande, si passa all’esperimento. Speravo veramente che ci portassero a vedere ATLAS, quando la guida ci dice che avremmo attraversato la strada per andare a visitare la sala di controllo di ATLAS… perfetto!
La guida era piuttosto preparata, chiara e disponibile, credo fosse un ricercatore che lavora al CERN anche se non al LHC, ora non mi viene il nome. Molte delle cose che diceva le conoscevo già, lette più che altro in questo blog, ad ogni modo è stato proprio interessante, ci ha mostrato la sala di controllo di ATLAS e spiegato quello che stavano facendo, anche se in quel momento non circolavano i fasci dal momento che stavano intervenendo sull’impianto criogenico e illustrato a grandi linee il funzionamento dell’acceleratore.
Ah Marco… mi chiedevo, ma voi vedete le persone dall’altra parte della vetrata?! O il vetro è a specchio? No perchè non deve essere simpaticissimo avere continuamente gente che fissa gli schermi!
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Altra serie di domande e quindi saliamo di un piano a vedere un breve filmato 3D, simpatico anche questo, però se devo essere sincero i filmati sono la cosa che mi ha interessato di meno. A questo punto siamo scesi e siamo rimasti un po’ a chiacchierare con la guida che rispondeva un po’ alle curiosità di tutti!
Non c’è che dire senza dubbio una bella esperienza, certo scendere sottoterra sarebbe stato davvero forte, però non potevo aspettare anni per poterlo fare!
A proposito nel complesso di ATLAS si scende anche direttamente nei pressi del rilevatore immagino, giusto? Così giusto per curiosità come si fa? Cioè ci sono tipo degli ascensori?
Mentre l’ultimo piano della sala di controllo è dove vengono immagazzinati i dati registrati nelle collisioni? Ho letto un cartello ma ora mi sfugge…
Mmm mi sto accorgendo di fare domande a ruota libera… le ultime due prometto!
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1) La guida parlava di trigger hardware e software, per scremare i dati in entrata, per quanto riguarda i software posso immaginare il funzionamento, ma quelli hardware cosa sono? Cioè, come fanno ad intervenire nella scrematura dei dati?
2) Salendo le scale che porta al primo piano c’è una bella rappresentazione di una sezione del rilevatore, con la traiettoria delle varie particelle che si potrebbero avere dopo una collisione, sono sicuro di dire una cavolata ma, gli unici due che hanno una traiettoria curva sono i protoni carichi positivamente e i muoni carichi negativamente (la guida, per farsi capire, diceva che erano come degli elettroni più pesanti), ora mi domando, ma dallo scontro tra due o più protoni come si fanno ad avere particelle cariche negativamente?
Ah… sai non sono riuscito a trovare il libro del concorso al negozio di souvenir, non so se mi è sfuggito o magari era finito, in compenso c’era una bella fornitura di libri di Dan Brown!
Per accontentare anche i visitatori più scettici…
Grazie Marco per la pazienza, per i consigli pre-viaggio e per avermi fatto venire voglia di venire a visitare il CERN!
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Spero che il racconto possa essere utile a qualcuno!
Stefano
PS. Ginevra è divertente come città! L’ostello in cui ci siamo fermati è forse il più bello ed economico in cui sia mai stato! Ma il cibo costa una fortuna, un grazie alla coop che ci ha salvato!
Allora, vediamo un po’:
- I trasporti: qui tutti non vediamo l’ora che i benedetti lavori per il tram che collegherà la stazione al CERN finiscano, e che la gimcana del 56 nel centro di Meyrin venga eliminata! È uno strazio per chi va con i mezzi pubblici e per chi viaggia in auto. Ma ci siamo quasi, pare
- Vediamo i visitatori da dietro il vetro? Si, purtroppo. Non è uno specchio come nelle sale interrogatorio dei film. La cosa può in effetti essere fastidiosa per chi lavora: fa molto “acquario”, però ci si abitua anche in fretta. Il peggio sono le comitive di giapponesi che non smettono di fotografare!
- Per scendere nella caverna che ospita il rivelatore ci sono ascensori e scale. Le seconde sono solo lì come estrema risorsa di sicurezza: 100 metri di dislivello fanno un palazzo di più di 30 piani, ci vorrebbe troppo per salire e scendere a piedi (e non tutti ce la farebbero)! L’uso delle scale è dunque proibito: anche in caso di incidente le stanze di accesso agli ascensori sono pressurizzate, e ci tocca aspettare la brigata dei pompieri che arrivi in soccorso: sono gli unici formalmente autorizzati a percorrerle. Curiosità: i due ascensori sono le componenti di ATLAS che durante l’installazione si sono guastate più spesso: niente di strano, erano semplicemente usati talmente tanto da raggiungere molto in fretta i tempi massimi di usura dei componenti!
- I dati delle collisioni non sono fisicamente immagazzinati nello stesso edificio. Passano di li, ma finiscono in fretta – dopo un processamento iniziale – replicati sulla Grid, ovvero sparpagliati in molte copie in giro per il mondo. Altrimenti hai idea del caos a far accedere tutti quanti allo stesso data center?
- Il trigger “hardware”, ovvero il primo livello di scrematura, è composto da processori dedicati i cui algoritmi sono direttamente codificati nell’hardware, in modo che l’esecuzione sia più veloce. Mai sentito parlare di FPGA?
- La guida non aveva affatto torto: i muoni sono come degli elettroni più pesanti!
Che cos’è che di infastidisce nella produzione di particelle cariche negativamente? La conservazione della carica è una proprietà globale dell’evento: l’unica cosa che sono obbligato a conservare è la carica totale iniziale. Potrei dunque produrre particelle cariche anche nella collisione di due particelle neutre, a patto che la somma della carica elettrica totale delle particelle dopo la collisione sia sempre zero (per esempio, fare una coppia muone-antimuone). Analogamente, posso avere una certa quantità di particelle cariche negativamente anche la carica iniziale del sistema era positiva, a patto che siano opportunamente bilanciate. - Dov’è l’ostello?
A suo tempo, da studente squattrinato, ho sempre pernottato nell’ostello interno del CERN, ergo non conosco mica quello di Ginevra.
Il libro pop-up di ATLAS, per chi trova cosa disse il fisico misterioso 31 luglio 2010
Inviato da Marco in : ATLAS, Fisica, Letture e scritture, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni 67 commentiAvete certamente un’idea di che cosa sia un libro pop-up? Sono sicuro di si. Si tratta di quei libri dalle cui pagine, quasi per magia, saltano fuori delle ingegnose strutture tridimensionali in cartone, a metà tra l’origami e il modellismo. Della mia infanzia ho ben stampata in mente l’immagine di quello legato al film “The Black Hole” del 1979: non che avessi visto il film (nel 79 avevo 6 anni, e il film non era giustamente considerato adatto alla mia tenera età) né posseduto il libro, ma ricordo bene che circolava tra i banchi della scuola elementare, insieme ai modellini delle Aquile della Base Lunare Alpha e il primo merchandising di Star Wars. Una meraviglia di tecnica carto-ingegneristica e immaginazione fantascientifica: ho un’immagine vividissima dell’astronave che si stacca tridimensionale dal fondale nero, appena sopra la spirale rossastra del vorace buco nero acquattato sul fondale nero delle pagine.
Mentre ero a Copenhagen un mesetto fa a presentare uno dei risultati di ATLAS da mostrare a ICHEP, in una delle pause ho comprato due copie di Voyage to the heart of Matter, che è un’altra di queste meraviglie di tecnica carto-ingegneristica e immaginazione che si sono inventati i nostri esperti di comunicazione: il libro pop-up di ATLAS! Prima di spiegarvi il perché ne ho comprato due copie, ve lo lascio ammirare: si tratta di una ingegnosa collezione di diverse rappresentazioni di ATLAS in cartoncino, da una scala più grande (tutto l’acceleratore LHC con una visione del tunnel sotterraneo) a una più piccola (l’intero rivelatore ATLAS, con persino una serie di pezzi aggiuntivi in una busta annessa, per tenere in mano veramente ogni dettaglio), accompagnate persino da una visione cartonata del Big Bang.




Se vi è venuta voglia di possedere questo bell’oggetto, sappiate che ovviamente Il libro è in vendita, sia quaggiù al CERN che attraverso canali più consueti come Amazon. Ma torniamo alla questione dell due copie a cui accennavo prima. Una è ovviamente per me, o, se preferite, per Giulia. L’altra, beh, pensavo di regalarla a uno dei lettori del blog, per chiudere in bellezza la stagione. Che ne dite?
Ecco le regole di questo giochino estivo. Siccome questa volta il premio è un po’ più consistente del biglietto di auguri di ATLAS, per partecipare c’è da fare un po’ di lavoro, ma facile facile, promesso. Qui sotto c’è la foto di una conferenza di fisica molto famosa tenutasi nel secolo scorso (cliccate sull’immagine per una versione ingrandita), a cui parteciparono praticamente tutti i mostri sacri dell’allora nascente fisica moderna: per tentare di vincere la copia di Voyage to the heart of Matter vi propongo di provare a…
- scoprire di che conferenza si tratta, e quando ha avuto luogo;
- identificare chi è il fisico nella fila centrale all’estrema destra guardando la foto, quello con il circolino rosso;
- scovate una frase qualunque detta o scritta dal suddetto fisico;
Scrivete i risultati della vostra ricerca in un commento a questo post: uno commento solo a testa, please, e citazioni del suddetto fisico non troppo lunghe (diciamo cinque righe al massimo? Insomma, non vale copiare il discorso al banchetto del Nobel. Oooops, vi ho dato un indizio. Oh beh, non che siano in molti in quella foto a non avere avuto un Nobel. O persino due). Siccome ad agosto molti sono probabilmente in vacanza, facciamo che avete tempo fino al 4 settembre. E siccome è comunque solo un gioco, ovviamente non starò troppo a fare il cane da guardia, e riterrò dunque valide anche le risposte palesemente scopiazzate da un commento precedente (se vagamente corrette, of course). Ma proprio perché è un giochino estivo, mi raccomando: non privatevi del gusto della ricerca. Il 5 settembre, che è una domenica, chiudo i commenti ed estraggo tra quanti hanno partecipato al gioco il vincitore di Voyage to the heart of Matter. Non dimenticando di lasciare nel campo ‘email’ un indirizzo reale, se volete che vi rintracci in caso siate i vincitori. Buone vacanze, ci sentiamo tra un po’!
Blogging ICHEP 2010 18 maggio 2010
Inviato da Marco in : Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 8 commenti
Le conferenze di fisica delle particelle si dividono tradizionalmente tra conferenze d’inverno (dove l’inverno va da metà Febbraio a fine Aprile) a conferenze estive. Le conferenze d’inverno si tengono di solito in località sciistiche, e sono organizzate in modo da permettere agli astanti di sciare qualche ora tra la sessione del mattino e quella del pomeriggio. Quelle estive di tengono invece in posti diversi ogni anno, dando così l’occasione ai fisici di girare il mondo con la scusa di raccontare e ascoltare quello che succede nell’ambiente.
Parlando di conferenze, quest’anno ovviamente c’è una certa attesa dei primi risultati di LHC: la macchina continua infatti a produrre collisioni a 7 TeV, gli esperimenti a raccogliere dati, e le collaborazioni ad analizzarli. Gli appuntamenti salienti nei prossimi mesi sono fondamentalmente tre: Physics At LHC a DESY in Germania a inizio Giugno, ICHEP a Parigi a fine Luglio, e l’Hadron Collider Physics Symposium a Toronto a fine Agosto. Si tratta di conferenze piuttosto diverse: la prima e l’ultima sono esplicitamente dedicate a LHC, mentre ICHEP è una conferenza “generalista” dove, insieme ai risultati di fisica della alte energia agli acceleratori, ci sono sessioni dedicate alla fisica teorica, all’astrofisica delle particelle, alla cosmologia, alla fisica dei neutrini. Questo genere di conferenze ha secondo me un interesse particolare: se da una parte infatti non sono certo il luogo dove apprendere ogni dettaglio di ogni analisi dei dati di LHC, dall’altra rappresentano un’ottima occasione per variare un po’ gli orizzonti, e aggiornarsi un po’ su quello che succede in campi affini (sempre di particelle e di alte energie parliamo) che spesso un fisico concentrato su un esperimento a un acceleratore sfiora soltanto nella sua routine quotidiana.
Rispetto ai risultati di LHC lo scenario alle tre conferenze estive sarà piuttosto differente: tra inizio Giugno a fine Agosto la quantità di dati disponibile per le analisi passerà – se cose vanno avanti come stanno andando – da “appena un po’” a “un mucchietto dignitoso” a “forse abbastanza”, cambiando di parecchio il tipo di risultati che si verranno, e la precisione delle misure che verranno presentate. Ma non è di questo che volevo parlare (per discutere meglio questo aspetto dovrei usare un po’ la sfera di cristallo e tentare quantificare “appena un po’”, “un mucchietto dignitoso” a “forse abbastanza” in termini di luminosità integrata raccolta, cosa che magari farò in un pezzo dedicato).
Quello che mi interessa raccontare è piuttosto l’iniziativa interessante che gli organizzatori di ICHEP hanno deciso di mettere in piedi. Accanto alle forme di comunicazione scientifica più tradizionali a cui noi fisici siamo abituati e con cui siamo a nostro agio (le sessioni con le presentazioni frontali e le domande alla fine del talk, e le chiacchiere e i pettegolezzi nei corridoi e durante le pause caffè), quest’anno la conferenza avrà un blog ufficiale. Siccome proprio recentemente si discuteva proprio di come i blog, con la loro anima indipendente e spesso persino anarchica o individualista, possano contribuire alla comunicazione e divulgazione scientifica istituzionale, questo mi sembra proprio un esperimento coraggioso su cui tenere un occhio. Non ultimo perché, in mezzo al notevole manipolo dei più famosi fisici blogger dell’orbe terracqueo che sono stati chiamati a contributore all’iniziativa, per qualche misterioso meccanismo di bilancia cosmica è stato infilato anche il sottoscritto, a livellare verso il basso la media, probabilmente. Vedremo come andrà la cosa: come scrivevo altrove, ovviamente dovete aspettarvi qualcosa di diverso da quello che trovate qui.
P.S. Sul serio, la maggior parte dei blogger che contribuiscono all’iniziativa sono seriamente dei fuoriclasse, sia come scienziati che come comunicatori. Se vi interessa la fisica delle particelle e i loro blog non sono ancora tra le vostre letture ricorrenti, correte a rimediare.
P.P.S. Oh, yep, nearly forgetting: I will be blogging in English. This means that I will most likely not be able to copy and paste my posts from there to here, unless I find the time to translate them. Sorry about that, folks: particle physics is an international game.
Aruba addio 7 maggio 2010
Inviato da Marco in : Geek attitude, Mezzi e messaggi 29 commentiMagari vi ricordate: un mesetto fa questo sito è stato compromesso e per qualche ora è finito nella lista nera di Google perché spacciava caramelle col virus ai bambini ignari. Manco a dirlo, il problema si è risolto in fretta, e nelle ricerche fatte immediatamente dopo è saltato fuori che il non ero il solo sito ospitato su Aruba ad aver subito questa sorte meschina.
Il retroscena fastidioso della vicenda è che da allora ho tentato di capire con Aruba che cosa potesse essere successo, e vi assicuro che l’esperienza è stata desolante. A parte i tempi biblici per rispondere ai ticket di assistenza, la loro competenza in materia si è dimostrata pari a quella di un facocero addormentato (mentre la loro gentilezza a quella di un facocero sveglio, ma sorvoliamo). Se vi interessano i dettagli, ho salvato il testo dei nostri scambi, ce n’è da imparare (in sostanza: “il problema non può essere nostro, noi non abbiamo mai problemi, dunque il problema è certamente suo. Le hanno rubato le credenziali FTP, è l’unica risposta possibile, passi un antivirus. Si, lo faccia anche sulle sue macchine Mac o Linux, visto che insiste a dire che non usa Windows, cosa che non riusciamo a concepire perché non conosciamo altro che Windows, e dunque le proponiamo sempre ed ancora questo programma per Windows da installare sulle sue macchine… com’è che ha detto che si chiamano i sistemi operativi che usa?”).
Tutta questa manfrina per dirvi che mi sono stufato, e ieri ho deciso di mollare Aruba il più in fretta possibile. Questo blog si trasferisce nei prossimi giorni su un altro hosting (ehi! Non ci crederete: ci sono provider che rispondono ai ticket immediatamente, e sono pure gentili. Incredibile), ragione per la quale i commenti saranno chiusi per un po’ (devo salvare e trasferire il database, e non voglio perdere nemmeno uno dei vostri contributi), e il sito potrebbe essere giù per brevi momenti nei prossimi mentre convinco Aruba a mollare il dominio al mio nuovo ospite.
Se proprio non resistete e dovete dirmi comunque qualcosa, la maschera di contatto resta attiva. A presto, sempre qui ma non più qui
Aggiornamento [7/5/2010, ore 14:30]: il blog è vivo e vegeto sul nuovo hosting, la procedura di trasferimento del dominio è stata ordinata e attivata: adesso vediamo quanto ci mettono. Se siete arrivati da queste parti, è perché non avete resistito al desiderio di commentare e siete saltati sull’URL bruttino del nuovo sito, che attende che cose tornino normali e di avere il nome che gli spetta. Benvenuti. Occhio, da queste parti i link puntano ancora al dominio assoluto, dunque fino a che il trasferimento non sarà completato potreste trovarvi a saltare da un sito all’altro. Pazientate.
Aggiornameno [8/5/2010]: l’ora X è mercoledì alle 10 e 14.
Tucows received notification on Fri May 7 10:14:38 2010 that you have requested a transfer to another domain name registrar.
If you want to proceed with this transfer, you do not need to respond to this message.
If you wish to cancel the transfer, please contact us before Wed May 12 10:14:38 2010 by going to our website [...]
If we do not hear from you by Wed May 12 10:14:38 2010, the transfer will proceed.
Aggiornamento [13/05/2010 05:58]: migrazione completata, nemmeno il dominio è più sotto le grinfie di Aruba. Il mio nuovo ospite è così efficiente che alle 5:58 del mattino (!) ha aggiornato di sua iniziativa i miei DNS. Probabilmente è solo un normale servizio di assistenza, ma visto da dove vengo, a me sembra un trattamento con i fiocchi. Speriamo continui così.
Sul ruolo dei blog nella comunicazione (istituzionale) della scienza, e altre amenità 30 aprile 2010
Inviato da Marco in : Fisica, Mezzi e messaggi, Militanza, Scienza e dintorni 41 commentiStavo per rispondere con un commento al post di Peppe Liberti pubblicato oggi su Rangle, ma poi il commento mi è venuto lunghino e ho pensato che forse potevo scriverlo direttamente qui, ché l’argomento è interessante per seppellirlo nei commenti.
Antefatto. A inizio Aprile a Frascati si è tenuta ComunicareFisica, una conferenza dedicata alla comunicazione e divulgazione della fisica organizzata dall’INFN. Per la prima volta l’evento aveva una sessione dedicata ai blog, e molti dei migliori blogger che si occupano di fisica sulla rete sono stati invitati a presentare il loro sito e a discutere in una tavola rotonda finale del ruolo dei blog nella divulgazione: Amedeo Balbi, Tommaso Dorigo, Gianluigi Filippelli, Peppe Liberti, Annarita Ruberto e anche Stefano Bagnasco (inciso: anche il sottoscritto era stato invitato, ma alla fine non ci è andato per una serie di ragioni sulla quali sorvolo, perché non fanno esattamente onore agli organizzatori). Nel corso della conferenza e dopo sul suo blog, Tommaso ha sollevato la questione del riconoscimento “ufficiale” dell’attività di blogging divulgativo dei ricercatori. Peppe oggi riprende l’argomento, cogliendo l’occasione della micro-intervista che il blog ufficiale di LHC Italia ha fatto al sottoscritto venerdì scorso (per telefono, da Madrid), e che apparentemente linka per la prima volta questo blog da un sito di comunicazione della fisica istituzionale. Peppe (oltre a fare un complimento nemmeno tanto nascosto al sottoscritto, che non sono sicuro di meritare) è ovviamente contento della cosa, perché vi legge un’apertura della comunicazione scientifica istituzionale a quella più personale e anarchica dei blogger ricercatori. Sarà vero?
Forse è così, ma io non ne sono molto sicuro. È vero, ci sono segnali di apertura e interesse della comunicazione scientifica ufficiale a quella dei blog dei ricercatori e degli insegnanti. La sezione dei blog a ComunicareFisica ne è probabilmente una prova (il link di LHCItalia a queste pagine forse un po’ meno: penso sia più un accidente quasi casuale che una scelta programmatica), ma i blogger che hanno partecipato alla conferenza sanno bene che la presenza dello spazio dedicato ai blog non era apprezzata veramente da tutti. Penso ci siano ragioni culturali piuttosto chiare del perché quella che Peppe chiama la “comunicazione fuori dai canoni” non è amata da chi commissiona la comunicazione istituzionale (non necessariamente da chi la fa, ma la cosa non conta: questi devono comunque rendere conto). E del perché non lo sarà, perlomeno non prima di un profondo cambiamento culturale che mi sembra lontano. Vediamo se riesco a spiegarmi.
Conversazione. La parola chiave che sorregge tutta la novità (beh, novità che ha già qualche annetto) del Web 2.0, di cui i blog sono una delle espressioni, è conversazione. Questo blog piace certo ai suoi lettori perché io sono bravo e brillante e scrivo bene e so intrattenere
, ma anche (io direi persino soprattutto!) perché chi passa da queste parti può commentare quello che scrivo, lanciare le sue domande, interagire con gli altri lettori e con me, che faccio un punto d’orgoglio del rispondere a tutte le domande e i commenti che ricevo. Alla fin fine, le chiacchiere nei commenti ai post sono spesso altrettanto informative degli articoli stessi, e molte delle risposte arrivano degli stessi lettori, alcuni dei quali sono anch’essi fisici o studenti di fisica. La comunicazione ufficiale della fisica (ma non solo) in Italia non ha ancora affatto digerito questo modello interattivo, non mi sembra affatto pronta a lanciarsi su questo sentiero, e preferisce sistematicamente il modello unidirezionale (io parlo, voi ascoltate). Le ragioni sono sicuramente storiche e culturali, ma anche di impegno (pratico e politico) richiesto: investire in uno spazio anche interattivo efficace è molto più costoso (in termini di tempo e di coinvolgimento) di uno spazio monodirezionale, e richiederebbe probabilmente una delega politica troppo grossa ai sui redattori e collaboratori (chi risponderebbe ai commenti su un sito ufficiale dell’INFN o del CERN? Con che tempi? La dirigenza sarebbe disposta a delegare questo compito a dei semplici ricercatori? Con quali spazi di manovra, quali libertà?). Se e quando avverrà, si tratterà di una scelta molto coraggiosa, che mi sembra decisamente non in linea con la tipica cultura odierna della comunicazione in Italia.
Il volto umano dello scienziato. L’altra ragione per cui i blog personali che affrontano la divulgazione scientifica hanno successo è proprio il loro aspetto personale. Io qui parlo di fisica, certo. Ma spesso lo faccio con il mio cane, e non disdegno il raccontare anche qualcosa della mia vita di persona dietro al grembiule di ricercatore, il gridare le mie indignazioni politiche, il condividere le mie altre passioni di uomo. Molti degli altri blogger (Lo stesso Tommaso, per esempio, o Peppe) fanno lo stesso, ognuno con il suo stile e le sue sensibilità. Questa cosa piace, avvicina, riduce la distanza tra una scienza spesso percepita come arcana e irraggiungibile. Ma non può che funzionare nella dimensione di un blog personale e autonomo, o al limite – ma comunque in misura minore – in un blog collettivo lasciato libero e senza troppe pretese di ufficialità (come per esempio quello di USLHC. Ma quelli sono americani, la comunicazione moderna l’hanno inventata loro).
La libertà di dire cosa penso. Come scrivo chiaramente nell’introduzione, quello che dico da queste parti non è che la mia personale opinione. Se scrivessi per un blog collettivo dell’INFN o del CERN potrei certo metterci un po’ del colore della mia passione personale, ma non mi permetterei mai di affrontare certi temi che mi stanno a cuore, o di divagare troppo sulla mia vita privata. Esiste un patto chiaro – anche se spesso non scritto – tra l’editore di una pubblicazione e chi quella pubblicazione la fa: se si vuole la libertà assoluta, allora bisogna accettare di essere gli editori di sé stessi, altrimenti si cadrà necessariamente in contraddizioni che non dovrebbe essere possibile ignorare. Non c’è niente di male, certe battaglie si possono certamente combattere dall’interno (vedi per esempio la recente questione di Saviano con la Mondadori), quello che deve essere chiaro però è che queste battaglie ci saranno inevitabilmente (e facilmente si perderanno), a meno scegliere di rispettare la linea editoriale. La speranza di una totale libertà di dire quello che si vuole, associata però con il riconoscimento ufficiale del proprio pensiero come parte di una comunicazione istituzionale – cose che sembra essere un po’ la richiesta di Tommaso – mi sembra un’illusione, e per certi versi persino una richiesta ingiusta e infantile. Per le stesse ragioni, mi sembra improbabile che un’istituzione come l’INFN o il CERN possa anche solo linkare ufficialmente una serie di blog personali come risorse “consigliate”: si tratterebbe di un avvallo a priori su tutti i contenuti, che dubito possa arrivare gratuitamente. Al limite posso immaginare qualcosa come una serie di link a risorse esterne dichiarate “interessanti”, ma ovviamente si tratterebbe di un’altra cosa.
Nessuno mi paga per scrivere questo blog. Non ne traggo nessun vantaggio professionale, e lo faccio nel mio (raro) tempo libero, per divertimento, curiosità, vocazione, una certa dose di intenzionalità educativa e politica, e certamente anche vanagloria. Se qualcuno decidesse di pagarmi, o mi proponesse di fare qualcosa di simile in un contesto più ufficiale, non lo farei certo nello stesso modo in cui lo faccio qui. Non sarebbe necessariamente peggio, ma credo debba essere chiaro che il risultato sarebbe diverso. Magari non molto, ma certamente un po’. Non facciamoci illusioni.
Large Human Collider, la comune delle particelle 7 aprile 2010
Inviato da Marco in : ATLAS, CERN, Fisica, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni 13 commentiLa settimana scorsa è uscita su Nature un’interessante news feature – segnalatami per prima dall’Oca Sapiens – intitolata The Large Human Collider. L’articolo discute i risultati di alcuni studi sociologici sui modi di funzionamento e interazione del CERN in generale e delle grandi collaborazioni degli esperimenti di LHC in particolare. Si tratta di una lettura molto interessante, dunque se masticate un po’ di inglese ve la consiglio di sicuro.
Per una serie di coincidenze Radio 3 Scienza, il quotidiano scientifico della terza rete di Radio Rai, mi ha invitato a discutere in trasmissione dell’articolo e degli argomenti correlati (come si manda avanti e si tiene insieme una collaborazione scientifica di questa taglia? Come si prendono le decisioni? Come si riconosce il merito individuale? Come si comunica dentro e fuori?). La puntata si intitola “La comune delle particelle“, è andata in onda in diretta lunedì mattina, e la potere riascoltare tramite il podcast della trasmissione oppure direttamente dal loro sito (sorbole, se non riuscite ad ascoltarlo e proprio ci tenete me lo dite e vi piazzo l’mp3 anche qui, ok?).
In realtà non sono molto soddisfatto del risultato: oltre al sottoscritto, che avrebbe probabilmente dovuto interpretare la parte dell’animale sotto osservazione, sarebbe dovuto intervenire un sociologo che invece alla fine non c’era. La redazione e il conduttore hanno perciò dovuto improvvisare con il materiale a disposizione (me!), con risultati a mio parere non eccelsi (eh, il prodotto è quello che è). Paradossalmente io avrei mandato in onda la conversazione con il redattore che ho avuto un’oretta prima della diretta: sarà per il clima rilassato, sarà perché avevamo più tempo a disposizione dei dieci minuti della diretta, ma secondo me ci siamo detti (ho detto!) delle cose più interessanti.
In ogni caso, mentre rileggevo l’articolo di Nature con in testa la partecipazione alla trasmissione, mi ero appuntato un po’ di cose che mi sembrano interessanti da discutere o almeno accarezzare, anche se probabilmente troppe per i tempi e i modi della radio. Ricopio qui gli appunti, più o meno come sono sul mio quadernetto blu, da accompagnare eventualmente a lettura dell’articolo e ascolto della puntata.
Le collaborazioni di LHC come esperimenti sociali
- Bisognerebbe chiedersi: le modalità d’organizzazione, le strategie di comunicazione, i percorsi decisionali adottati nei decenni passati dalle collaborazioni degli esperimenti di fisica delle alte energie scalano bene da gruppi il cui ordine di grandezza era 100 persone (e.g. le collaborazioni di LEP) a gruppi il cui ordine di grandezza è 1000 (e.g. le collaborazioni di LHC)? Nessuno ci ha veramente pensato, dando per scontata una risposta positiva. La risposta è invece probabilmente negativa.
- I fisici amano credere di essere bravi a fare qualunque cosa, management e gestione delle risorse umane compresi. Ma non lo sono (e purtroppo troppo spesso preferirebbero morire piuttosto che farsi aiutare/insegnare da qualche esperto in materia).
- I fisici sono conservatori nell’uso degli strumenti tecnici, che spesso adottano velocemente per entusiasmo e mantengono oltre il lecito per abitudine. I mezzi di comunicazione principe delle grandi collaborazioni di LHC (email e mailing list, meeting con presentazioni frontali supportate da slide) sono troppo frequentemente usati acriticamente e indiscriminatamente, e generano più rumore e perdita di tempo che comunicazione efficiente. Le “novità” tecniche (e.g. i feed RSS) o forme di comunicazione diversa (e.g. riunioni senza slide!) sono difficili da far adottare o solo considerare.
Gerarchia e modalità di presa delle decisioni
- È vero che la gerarchia delle collaborazioni non ha un potere formale; nonostante questo deve essere perlomeno in grado di esercitare una leadership chiara e condivisa, altrimenti esiste il rischio che le attività stagnino o divergano.
- Il problema principale della gestione delle attività di una collaborazione è l’esistenza di una doppia gerarchia: quella (verticale) interna alla collaborazione (composta dai vari livelli di management e coordinamento delle attività) e quella (orizzontale) degli istituti di appartenenza dei collaboratori. La prima gerarchia dovrebbe coordinare, prendere le decisioni, orientare le attività, risolvere i conflitti, ma non ha (quasi) strumenti di incentivo o punizione perché – a differenza delle organizzazioni aziendali classiche – non paga lo stipendio e non gestisce gli avanzamenti di carriera dei sui elementi, aspetti che sono invece di competenza della seconda gerarchia. La gerarchia delle collaborazioni non è (quasi) mai nella posizione di ordinare/comandare/imporre qualcosa o di gratificare/punire qualcuno. Tutto il lavoro avanza dunque praticamente solo grazie a una paziente (estenuante!) attività di costruzione del consenso e di lobbying verso la gerarchia delle istituzioni di appartenenza dei collaboratori. La cosa non sempre funziona bene, ha diversi limiti, è spesso troppo lenta per reagire a vere emergenze.
- Per fortuna, la scienza non è comunque democratica! Esiste almeno il fattore della qualità (plausibilità) scientifica per tranciare in modo univoco certe questioni. Ma ci sono aree grigie dove il fatto scientifico e quello politico si confondono, spesso generando problemi o difficoltà.
Il modello della comune come bolla cognitiva
- Il fatto di poter vivere dentro al CERN senza mettere il naso fuori non è necessariamente una buona cosa. Se da una parte stimola la produttività e l’efficienza, non è esattamente una scelta sana per l’equilibrio umano e persino scientifico. Io diffido di chi vive solo per e nella la fisica delle particelle.
Il sacrificio dell’identità personale
- Il riconoscimento del contributo individuale ai lavori che vengono pubblicati a nome di tutta la collaborazione (migliaia di firme!) rimane un problema. Se da una parte è certamente giusto che ogni lavoro venga firmato da tutti (dove e come si potrebbe tracciare la linea di separazione tra chi firma e chi no? Sediamo tutti sulle spalle degli altri!), è necessario trovare il modo di differenziare qualità e quantità dei contributi, specie per le persone giovani che sono ancora alla ricerca di una posizione permanente.
- In ATLAS c’è una discussione in corso su questo argomento, e qualche proposta è stata persino avanzata (qualcosa di simile a un database dei contributi individuali), ma come sempre rimane il nodo della certificazione: chi si assumerebbe la responsabilità di attribuire le notifiche di merito individuale? Come si impedirebbero i campanilismi locali (che già esistono)?
La mediazione continua per ottenere l’unanimità
- Non è necessariamente sempre una buona cosa, perché a volte mediazione vuol più prosaicamente dire compromesso. E non è detto che questo approccio porti sempre al design migliore.
- I conflitti non sono per forza negativi. Il conflitto perenne va evitato, ma penso sia necessario mantenere una sana dose di dialettica, obbligando poi qualcuno a prendersi la responsabilità di scegliere.
La grandi collaborazioni e il processo di peer-review
- Non sono (affatto!) d’accordo con l’affermazione del rappresentante di CMS, secondo il quale il peer-review non è più applicabile a collaborazioni scientifiche di questa dimensione, perché solo i membri delle collaborazioni stesse sarebbero in grado di valutare la qualità scientifica dei propri risultati, a causa della complessità del processo che li ha prodotti. Il lavoro scientifico deve rimanere comprensibile e soprattutto giudicabile dalla comunità scientifica di riferimento.
- Nel caso non sia così, credo che sia piuttosto la capacità da parte della collaborazione di comunicare il risultato e il processo scientifico che lo ha generato a essere carente. Cosa peraltro perfettamente possibile (i troppi anni a giocare con le simulazioni e a parlare nella nostra cerchia chiusa ci ha fatto perdere un bel po’ di allenamento alla scrittura scientifica).
Le collaborazioni di LHC e i blog
- Occorre distinguere tra blog che puntano a fare della divulgazione per un pubblico di non fisici, e blog che vorrebbero fare del dibattito scientifico all’interno della comunità degli esperti. I primi sono in qualche modo al riparo dalle polemiche interne alla categoria (almeno che non ci si tuffino deliberatamente) rispetto alla segretezza dei risultati (nel senso che hanno poco interesse a pubblicarli di straforo prima del blessing interno della collaborazione, non è questo infatti il loro scopo), i secondi hanno (dovrebbero avere) un dovere di riservatezza. Se da una parte una discussione professionale più libera sulla rete è auspicabile, nessuno con questa scusa dovrebbe arrogarsi il credito dell’anteprima di una scoperta prima della totalità della collaborazione a cui appartiene, per le stesse ragioni per cui gli articoli li firmano tutti.
- Resta poi il problema della credibilità di un blog, o più in generale di una risorsa sulla rete non soggetta a peer-review, rispetto alla qualità dei risultati e delle affermazioni fatte: in base a quali criteri scelgo di fidarmi? La popolarità? Ma – di nuovo – la scienza non è democratica!
- Inoltre il peer-review (doppiamente cieco, e qui ci sarebbe da discutere, perché quasi mai lo è in entrambi i versi) dovrebbe garantire la possibilità di emergere anche a ricercatore meno noti o influenti che abbiano buone idee. Chiaramente la pubblicazione diretta e la visibilità legata solo alla popolarità vanno nella direzione opposta
Gli incubi dei fisici delle particelle
- Non conosco molti colleghi che pensino al proprio rivelatore come a un familiare, la cui morte andrebbe affrontata come un lutto. È però certamente vero che la scala temporale di questi esperimenti (decine d’anni!) mette la propria affiliazione e la propria identificazione in una prospettiva diversa. A quanti esperimenti della taglia di quelli di LHC un fisico partecipa nella vita? Due, forse tre. È chiaro che l’investimento e l’attaccamento sono molto diversi rispetto a campi o momenti storici in qui un esperimento si può o poteva mettere in piedi, girare e chiudere nel giro di due o tre anni.
LHC: due fasci a 3.5 TeV! 19 marzo 2010
Inviato da Marco in : Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 19 commentiQuesta notte alle 5:23 I macchinisti di LHC sono riusciti a portare entrambi i fasci a 3.5 TeV ciascuno, e a farli circolare serenamente per un paio di minuti (e ormai sapete bene come questo voglia dire moooolti giri). Si tratta di un’ottima notizia, e, manco a dirlo, di un nuovo record mondiale per quanto riguarda le energie fatte raggiungere a una particella da mano umana. Perché ovviamente la natura se ne infischia altamente delle nostre velleità, e ci manda regolarmente protoni a energie più grandi svariati ordini di grandezza nei raggi cosmici, con buona pace dei millenaristi che si crogiolano con l’idea che LHC stia giocando con energie mai viste prima in natura.
Il programma dell’acceleratore di questi giorni è un po’ confuso. Per dire, fino a ieri pomeriggio sembrava dovessimo avere delle collisioni a 900 GeV questa notte, e vi risparmio le corse. Ma oggi finisce anche la settimana del CERN Council, e sicuramente il Direttore Generale voleva fortemente mostrare qualcosa di nuovo e spettacolare ai delegati
. Dunque è difficile dire esattamente quando arriveranno le collisioni a 7 TeV. Per adesso i macchinisti stanno lavorando all’intensità del fascio (quelli di stanotte erano fasci pilota, magrolini e poco intensi), e potrebbero volerci anche un paio di settimane prima che tentino di farli andare uno contro l’altro a quelle energie.
In linea di principio è previsto un grosso evento per i media verso la fine del mese, per il quale si vorrebbe mostrare ai giornalisti qualche collisione a 7 TeV (sorbole! Qualcuno in ATLAS sta persino preparando un event display nuovo di pacca per l’occasione), ma ovviamente sette o otto collisioni per la stampa non servono a molto per fare della fisica, per quale servirà invece prendere dati per molto più tempo. Nell’attesa, noi ce ne stiamo buoni, tesi e pronti, come indiani appostasti nella brughiera in attesa del passaggio dei bisonti. Il che vuol dire, più prosaicamente, che probabilmente mi toccherà lavorare anche nel weekend.
Il CERN usa Twitter, ma mica solo lui 8 marzo 2010
Inviato da Marco in : ATLAS, CERN, LHC, Mezzi e messaggi 9 commentiChe il CERN si fosse messo a usare Twitter per tenere aggiornato il mondo intero sullo stato di LHC credo di avervelo già detto. Nel caso ve lo foste perso, anche ATLAS e CMS si sono lanciati nel magico mondo del microblogging. Che bello, che bello, abbiamo tutti Twitter, ergo siamo dei grandi comunicatori moderni. O no?
Lo stream Twitter del CERN, così come quelli degli esperimenti di LHC, è certamente una buona cosa, e ci dice che qualcuno di vagamente aggiornato sulle nuove tecnologie e lo stato dell’arte della comunicazione digitale ha preso in mano le cose anche da queste parti. Da qui a poter imparare qualcosa da questi cinguettii però ce ne passa un bel po’. Un po’ perché per cinguettare per bene ci va una certa arte (per dire, persino io ho un account Twitter, ma mica lo vado a dire in giro, che non lo uso praticamente mai!), un po’ perché queste pagine rimangono canali ufficiali, dove troverete dunque solo i massaggi approvati dai vari management. Cosa certamente buona e giusta, ma a volte un po’ troppo poco succosa.
Per esempio, se date un’occhiata ai vari account oggi, ci troverete principalmente auguri alle donne in occasione della Giornata Internazionale della Donna (a proposito, signore e signorine: auguri!). E dai giorni precedenti soltanto pochi messaggini, messi lì a dire al mondo quanto siamo bravi e come stai procedendo spediti verso il successo. Ecco un’istantanea del CERN:
e di ATLAS:
e di CMS:
E LHC? Come vanno per davvero le cose? Dove sono i dettagli truculenti, lo sporco di grasso, il ronzio dei trasformatori e i segni dei cacciaviti? Beh, a saperlo, ci sarebbe anche un signore che si chiama Andrew Elwell, che lavora su LHC e twitta sotto lo pseudonimo di @lhcstatus, recuperando le sue informazioni in modo automatico con uno script OCR dalla pagina dello stato della macchina. Mentre oggi tutti fanno gli auguri alle signore (ehi! Di nuovo auguri!), ecco che cosa ci racconta invece lui:
Niente male, vero? Certo, un po’ tecnico, ma dannatamente dettagliato. Onestamente, lui è la sola vera ragione per cui uso Twitter: più rapido che i logbook elettronici, piuttosto affidabile, spesso arriva prima delle altre notifiche. Se oggi vi sentite un po’ geek, sottoscrivete e seguite. Ma che sia chiaro: non provate nemmeno a venire a chiedermi che cosa significa “An AUG triggered in point 7 due to bad contact” o “ready for injection beams on the TEDs“. Come tutti i linguaggi mistici, non si svelano i segreti della gilda interna ai non-iniziati. Buon divertimento.
Telegramma 21 gennaio 2010
Inviato da Marco in : CERN, Mezzi e messaggi, Vita di frontiera 9 commentiCinque (più uno) biglietti spediti stamattina dall’ufficio postale del CERN. Stop. Investita sommetta per posta prioritaria svizzera. Stop. Destinazioni variegate in tutta Italia. Stop. Adesso prendo i tempi. Stop.
Una sofisticata macchina quantistica 18 gennaio 2010
Inviato da Marco in : ATLAS, CERN, Mezzi e messaggi 21 commentiÈ lunedì sera, e Un augurio da ATLAS? ha ricevuto 54 commenti di auguri, dei quali ringrazio veramente tutti. Mi ha fatto piacere vedere nomi mai apparsi prima uscire dall’ombra: non che dubitassi, ma sapere che siete persone reali – e non solo clic nelle statistiche del sito – mi rallegra non poco.
Come chiedeva qualcuno, l’estrazione dei cinque che riceveranno il biglietto di buon anno di ATLAS avviene in effetti con una sofisticata macchina quantistica: l’insindacabile mano di Giulia che acchiappa i bussolotti dal cestino!
- 54 commenti
- tagliuzzati
- ripiegati
- mescolati
- estratti
- contemplati
- aperti
- e allineati!
Voilà, i prescelti sono:
- 1: Paolo
- 9: Isabella Gianni (orrore, errore! Isabella è l’8)
- 28: Giu
- 38: Mauro
- 44: Francesca
ai quali ho appena scritto per farmi dare un indirizzo reale a cui mandare la busta (se non ricevete un email, fatevi vivi: stasera Gmail il mio cervello fa le bizze). Mi farete poi sapere se sono arrivate, neh?
Siccome l’esperimento sembra essere piaciuto, in futuro magari riproveremo ancora, non appena metterò le mani su un premio un po’ più sostanzioso.
P.S. Una menzione speciale all’augurio alpinistico di Luca Signorelli. che invece di farmi degli auguri “fisici” come molti mi ha ricordato che non infilo imbrago e scarpette da due anni. Ecco un altro buon proposito per il 2010!














