Il libro pop-up di ATLAS, per chi trova cosa disse il fisico misterioso 31 luglio 2010
Inviato da Marco in : ATLAS, Fisica, Letture e scritture, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni 67 commentiAvete certamente un’idea di che cosa sia un libro pop-up? Sono sicuro di si. Si tratta di quei libri dalle cui pagine, quasi per magia, saltano fuori delle ingegnose strutture tridimensionali in cartone, a metà tra l’origami e il modellismo. Della mia infanzia ho ben stampata in mente l’immagine di quello legato al film “The Black Hole” del 1979: non che avessi visto il film (nel 79 avevo 6 anni, e il film non era giustamente considerato adatto alla mia tenera età) né posseduto il libro, ma ricordo bene che circolava tra i banchi della scuola elementare, insieme ai modellini delle Aquile della Base Lunare Alpha e il primo merchandising di Star Wars. Una meraviglia di tecnica carto-ingegneristica e immaginazione fantascientifica: ho un’immagine vividissima dell’astronave che si stacca tridimensionale dal fondale nero, appena sopra la spirale rossastra del vorace buco nero acquattato sul fondale nero delle pagine.
Mentre ero a Copenhagen un mesetto fa a presentare uno dei risultati di ATLAS da mostrare a ICHEP, in una delle pause ho comprato due copie di Voyage to the heart of Matter, che è un’altra di queste meraviglie di tecnica carto-ingegneristica e immaginazione che si sono inventati i nostri esperti di comunicazione: il libro pop-up di ATLAS! Prima di spiegarvi il perché ne ho comprato due copie, ve lo lascio ammirare: si tratta di una ingegnosa collezione di diverse rappresentazioni di ATLAS in cartoncino, da una scala più grande (tutto l’acceleratore LHC con una visione del tunnel sotterraneo) a una più piccola (l’intero rivelatore ATLAS, con persino una serie di pezzi aggiuntivi in una busta annessa, per tenere in mano veramente ogni dettaglio), accompagnate persino da una visione cartonata del Big Bang.




Se vi è venuta voglia di possedere questo bell’oggetto, sappiate che ovviamente Il libro è in vendita, sia quaggiù al CERN che attraverso canali più consueti come Amazon. Ma torniamo alla questione dell due copie a cui accennavo prima. Una è ovviamente per me, o, se preferite, per Giulia. L’altra, beh, pensavo di regalarla a uno dei lettori del blog, per chiudere in bellezza la stagione. Che ne dite?
Ecco le regole di questo giochino estivo. Siccome questa volta il premio è un po’ più consistente del biglietto di auguri di ATLAS, per partecipare c’è da fare un po’ di lavoro, ma facile facile, promesso. Qui sotto c’è la foto di una conferenza di fisica molto famosa tenutasi nel secolo scorso (cliccate sull’immagine per una versione ingrandita), a cui parteciparono praticamente tutti i mostri sacri dell’allora nascente fisica moderna: per tentare di vincere la copia di Voyage to the heart of Matter vi propongo di provare a…
- scoprire di che conferenza si tratta, e quando ha avuto luogo;
- identificare chi è il fisico nella fila centrale all’estrema destra guardando la foto, quello con il circolino rosso;
- scovate una frase qualunque detta o scritta dal suddetto fisico;
Scrivete i risultati della vostra ricerca in un commento a questo post: uno commento solo a testa, please, e citazioni del suddetto fisico non troppo lunghe (diciamo cinque righe al massimo? Insomma, non vale copiare il discorso al banchetto del Nobel. Oooops, vi ho dato un indizio. Oh beh, non che siano in molti in quella foto a non avere avuto un Nobel. O persino due). Siccome ad agosto molti sono probabilmente in vacanza, facciamo che avete tempo fino al 4 settembre. E siccome è comunque solo un gioco, ovviamente non starò troppo a fare il cane da guardia, e riterrò dunque valide anche le risposte palesemente scopiazzate da un commento precedente (se vagamente corrette, of course). Ma proprio perché è un giochino estivo, mi raccomando: non privatevi del gusto della ricerca. Il 5 settembre, che è una domenica, chiudo i commenti ed estraggo tra quanti hanno partecipato al gioco il vincitore di Voyage to the heart of Matter. Non dimenticando di lasciare nel campo ‘email’ un indirizzo reale, se volete che vi rintracci in caso siate i vincitori. Buone vacanze, ci sentiamo tra un po’!
LHC F.A.Q. (semiserie) 1 luglio 2010
Inviato da Marco in : Fisica, LHC, LHC F.A.Q., Nuvole parlanti 12 commenti
D: Come funziona LHC?
R: Non capisci nemmeno la matematica di quinta elementare, dunque cosa lo chiedi a fare?
D: Che cosa succederebbe se entrassi dentro LHC?
R: Non. Ci. Provare.
D: Quanti chilometri di tubi e altra roba ci sono dentro LHC?
R: Un bazilione.
D: Quanto è costato?
R: Quaranta squilioni.
D: A che cosa serve questo interruttore qui?
R: Non toccarlo per nessun motivo.
D: Che cosa succederebbe se – mmm, vediamo – metteste un gatto dentro LHC?
R: NON LO SO.
D: Se mi concentrassi veramente fortissimo, sarei mai capace di capire LHC?
R: No.
Roz Chast è una vignettista del New Yorker. Adesso me le stampo e me le tengo in tasca per quando arrivano le scolaresche (“A cosa serve questo interruttore qui?” davanti agli armadi di distribuzione dell’alta tensione è sempre stato un classico).
(hat tip a Symmetry Breaking)
Cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio fra i due? 18 novembre 2009
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni 14 commentiUn uomo che vuole la verità, diventa scienziato; un uomo che vuol lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore; ma che cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio fra i due?
Citazione stimolata dalla recente discussione a proposito della comunicazione della scienza, di come la si possa fare decisamente male, e di come sia allo stesso tempo irrinunciabile e necessaria.
Bonus per i ricercatori: “Comunicare la scienza, raccontare la complessità“, un quaderno de Il Mestiere di scrivere, riemerso dai miei segnalibri di quando a tempo perso mi occupavo di scrittura e comunicazione sul web in tutt’altro ambito.
Come diavolo si fa quel simbolo in LaTeX? 27 ottobre 2009
Inviato da Marco in : Fisica, Geek attitude, Letture e scritture, Scienza e dintorni 6 commentiCon LHC che scalpita per iniziare a funzionare, da queste parti ferve tutto un lavorio operoso per finire tutti i lavori iniziati e liberarsi per analizzare i dati nuovi. Il che significa che una buona fetta di noi passa giorni (e notti) a correggere articoli, rifare grafici, e scrivere, scrivere, scrivere. Per capirci, il sottoscritto ha 5 articoli – tra paper e note interne di ATLAS – da finire, erm, diciamo entro la fine dell’anno.
Un mucchio di articoli da scrivere e rivedere vuol dire per un fisico un sacco di sano esercizio di LaTeX. A questo proposito, di recente sono capitato su un sito geniale, senza il quale non riesco più a vivere (Avviso al lettore: se non hai idea di cosa sia LaTeX, puoi anche smettere di leggere qui).
Avete presente quando state scrivendo una formula o un’espressione matematica, e proprio non vi viene in mente quale comando, e soprattutto quale pacchetto, definisce il simbolo che vorreste usare? A me capita sempre, per dire, con la lettera greca
, sia in versione maiuscola o minuscola. Beh, i giorni passati a scartabellare il buon vecchio The Comprehensive LaTeX Symbol List sono finiti. Detexify permette di disegnare con il mouse una versione raffazzonata del simbolo in questione, e vi propone le associazioni più promettenti, tra l’altro usando la vostra scelta per allenarsi per il giro successivo. Che dire? Semplicemente geniale. Il sistema è stato sviluppato come tesi di laurea da un studente tedesco. Spero proprio che resti online.
Accertare che la natura non ti abbia indotto a credere di sapere quello che non sai 23 ottobre 2009
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Scienza e dintorni aggiungi un commentoIl vero scopo del metodo scientifico è quello di accertare che la natura non ti abbia indotto a credere di sapere quello che non sai. Non esiste un solo meccanico, scienziato o tecnico che non sia stato soggetto a quest’illusione tanto da stare istintivamente in guardia. E’ soprattutto per questo che i trattati scientifici e le istruzioni meccaniche sembrano così noiosi e pedanti. Le negligenze e le fantasie romantiche in campo scientifico fanno dei brutti scherzi, e la natura imbroglia già abbastanza da sola senza che gliene diamo noi l’occasione.
Robert M. Pirsig, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta
Bonus: correlazione non implica causalità, via XKCD.

Un inferno di solitudini immeritate 9 settembre 2009
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Zen da taschino 9 commentiLa vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate.
(Stefano Benni, Achille pié veloce)
La specializzazione va bene per gli insetti 10 luglio 2009
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Zen da taschino 15 commentiUn essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un’invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente. La specializzazione va bene per gli insetti.
(Mmmm, vediamo un po’. Se conto anche “morire valorosamente” – sul quale per ora posso solo fare illazioni – penso di potercela fare con 18 o 19 su 21. Mi mancano decisamente “guidare una nave” e “macellare un maiale”, ma per entrambe potrei organizzarmi per imparare. Quanto a “raccogliere il letame”, sono un campione).
Fare una pausa e riflettere un po’ 2 luglio 2009
Inviato da Marco in : Fisica, Letture e scritture, Militanza, Politiche della ricerca, Zen da taschino 4 commentiQuando ti rendi conto di essere dalla parte della maggioranza, è ora di fare una pausa e riflettere un po’.
Mark Twain
Scusate lo sfogo un po’ criptico, ma sono in mezzo a una discussione edificante con alcuni giovani colleghi precari dell’INFN sulle possibili azioni di protesta contro il concorso R5. Come Andrea Giammanco faceva notare stamattina nel suo contributo, è estremamente difficile fare uscire le pecore dalla logica del gregge. Che fatica.
Update [venerdì 3 Luglio]: ecco, lo sapevo! Alla fine come sempre vince la logica del compromesso ambiguo. Nella sostanza l’azione di protesta si concretizza semplicemente in una lettera (e va bene), che in più firmerebbero tutti, sia chi non partecipa al concorso sia chi invece ci va. Vi sembra sensato? A me no, dunque mi dissocio. Amen.
Tenetele da parte per i vostri figli 3 giugno 2009
Inviato da Marco in : Famiglia, Nuvole parlanti 5 commentiNon so voi, ma io continuo a pensare che Calvin e Hobbes sia la migliore striscia mai scritta, e che Watterson sia semplicemente un genio. Quando sono incappato nell’immagine qui sopra, non ho potuto fare a meno di commuovermi. Tutto qui.
Non potete mai essere dilettanti 28 maggio 2009
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Mezzi e messaggi 9 commentiPremessa: l’altro ieri ho commesso un errore. Stavo scrivendo la seconda puntata delle chiacchierate con Oliver sulla meccanica quantistica; o meglio, stavo semplicemente buttando giù l’incipit che mi ronzava nella testa dal mattino (non è mai bene passare la giornata con qualcosa che ronza per la testa: meglio prenderlo e infilarlo nel primo secchiello a disposizione, per poi recuperarlo quando si avrà tempo di lavorarci). Ho pigiato il tasto “Salva bozza” per poi dedicarmi a tutt’altre faccende, o perlomeno questo è quello che il mio cervello affaticato ha registrato; in realtà devo aver pigiato il tasto “Pubblica” senza alcuna consapevolezza, e quelle quattro righe monche sono andate online, subito mordicchiate dalla mia stimata dozzina di lettori.
Mi sono accorto del pasticcio solo il giorno dopo: ho cancellato il messaggio, spostato temporaneamente la dozzina di commenti accumulati, scritto due righe di scuse, fatto il brillante, ripreso a fare altro. Incidente chiuso.
Il giorno stesso mi sono imbattuto però in questo testo di John August tramite l’ottimo blog di Loredana Lipperini, testo che – neanche a farlo apposta – sembrava fatto apposta per l’occasione. A mo’ di riparazione per lo scivolone poco professionale ve ne regalo un pezzettino: la dice lunga su come mi piace pensare la mia presenza sulla queste pagine. Che sono certamente amatoriali, ma non vogliono essere dilettanti. Buona lettura (e non leggete solo l’estratto qui sotto, leggetelo tutto: vale la pena).
(…)
Questo È il mondo reale. Dovete essere professionali ora. Perché tutto quello che state scrivendo, che sia un compito di inglese o il vostro profilo su Facebook, porta il vostro nome. Vi rappresenta. E nell’era di Google, tutto quello che avete scritto, anche quel commento acido lasciato nel forum, è collegato a voi. Per cui dovete chiedervi: tra un anno, tra cinque anni, come mi sentirò quando qualcuno mi chiederà di quella cosa che ho scritto?
In tutta onestà, sinceramente, non voglio sembrare il Signor Oppressione e Disperazione. Se volete scrivere 1500 parole sul vostro gatto sul vostro blog, fatelo senza problemi. Vi sto solo chiedendo, implorando, di correggere quello che scrivete: Mr. Fusa se lo merita. Rimboccate le vostre maniche virtuali e prendete sul serio anche le cose leggere.
(…)
Al momento mi occupo di un sito internet, praticamente un blog sulla sceneggiatura. Il sottotitolo del progetto è “una tonnellata di informazioni utili sullo sceneggiare”, e spero sia veritiero. Ho creato il sito perché quando ero un aspirante sceneggiatore – notate che ho usate “aspirante”, non “dilettante” – era molto difficile trovare buone informazioni sulle sceneggiature e su come scriverle. Ho cominciato a scrivere una rubrica settimanale di domande e risposte sull’Internet Movie Database, e ho infine usato queste rubriche come base del sito.
Aggiorno il sito più o meno due volte a settimana, e lo prendo piuttosto sul serio. Non è il mio lavoro; non vengo pagato per farlo; non ho neanche la colonna di Google Ad nel sito. Ma sono molto professionale nel sito, in tutti e cinque i sensi che considero facciano un professionista. Voglio che abbia un bell’aspetto. Controllo che quello che scrivo sia corretto. Controllo che i link che pubblico funzionino. Cerco di essere sicuro di dare consigli utili settimana dopo settimana. E per quanto riguarda il rispetto degli standard dei miei pari, non controllo siti di altri sceneggiatori, ma i siti più utili che si dedicano ad altri argomenti. Cerco di attenermi a quegli standard.
E lo faccio perché ci metto il mio nome. Credo che sia importante pensare al proprio nome come al proprio marchio. Così come la Walt Disney Corporation non vuole che Topolino venga rappresentato con un’accetta insanguinata nella sua mano bianca e pacioccosa, io non voglio che il mio nome venga associato a della cattiva scrittura poco professionale.
P.S. La seconda chiacchierata con Oliver sulla meccanica quantistica arriva, promesso. Quando sarà pronta. è finalmente pronta.


