Come diavolo si fa quel simbolo in LaTeX? 27 ottobre 2009
Inviato da Marco in : Fisica, Geek attitude, Letture e scritture, Scienza e dintorni 6 commentiCon LHC che scalpita per iniziare a funzionare, da queste parti ferve tutto un lavorio operoso per finire tutti i lavori iniziati e liberarsi per analizzare i dati nuovi. Il che significa che una buona fetta di noi passa giorni (e notti) a correggere articoli, rifare grafici, e scrivere, scrivere, scrivere. Per capirci, il sottoscritto ha 5 articoli – tra paper e note interne di ATLAS – da finire, erm, diciamo entro la fine dell’anno.
Un mucchio di articoli da scrivere e rivedere vuol dire per un fisico un sacco di sano esercizio di LaTeX. A questo proposito, di recente sono capitato su un sito geniale, senza il quale non riesco più a vivere (Avviso al lettore: se non hai idea di cosa sia LaTeX, puoi anche smettere di leggere qui).
Avete presente quando state scrivendo una formula o un’espressione matematica, e proprio non vi viene in mente quale comando, e soprattutto quale pacchetto, definisce il simbolo che vorreste usare? A me capita sempre, per dire, con la lettera greca
, sia in versione maiuscola o minuscola. Beh, i giorni passati a scartabellare il buon vecchio The Comprehensive LaTeX Symbol List sono finiti. Detexify permette di disegnare con il mouse una versione raffazzonata del simbolo in questione, e vi propone le associazioni più promettenti, tra l’altro usando la vostra scelta per allenarsi per il giro successivo. Che dire? Semplicemente geniale. Il sistema è stato sviluppato come tesi di laurea da un studente tedesco. Spero proprio che resti online.
Allora saprai anche chi è Penny, no? 12 giugno 2009
Inviato da Marco in : Geek attitude, Scienza e dintorni 5 commentiQualche giono fa mi hanno intervistato nella Control Room di ATLAS in qualità di giovane (?) ricercatore per una mostra su astri e particelle che l’INFN sta progettando assieme a INAF e ASI per Settembre a Roma. I tre intervistatori, gentili e simpatici, mi hanno coccolato per venti minuti con domande sul bosone di HIggs, le supersimmetrie, la materia oscura, la vita dei ricercatori italiani emigrati al CERN e altre piacevolezze simili.
Poi, verso la fine dell’intervista, mentre disquisivo logorroicamente sull’utilità della ricerca pura e sui misteri dell’universo, uno di loro ha allargato un sorriso sornione e mi ha chiesto se conoscevo The Big Bang Theory. Non la teoria scientifica, ma la sit-com telvisiva.
- Si, certo! – ho fatto io con malcelato orgoglio da nerd.
- E allora saprai anche chi è Penny… -
- Beh, erm, ecco, si, certamente… -
Ecco, quindici splendidi minuti di passione e entusiasmo scientifico, e poi in quindici secondi eccomi ridotto alla caricatura di un geek che sbava dietro alla cameriera del Cheesecake Factory. Accidenti.
Un numero infinito di matematici 11 dicembre 2008
Inviato da Marco in : Geek attitude, Scienza e dintorni 30 commentiUn numero infinito di matematici entra in un bar.
Il primo ordina una birra.
Il secondo ordina mezza birra.
Il terzo ordina un quarto di birra.
Il barista dice: “siete degli idioti”, e serve due birre.
(via Gli studenti di oggi. E fortunato chi non ha capito – scusate, non si può essere sempre seri)
Piccole geek crescono 2 dicembre 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Geek attitude, Letture e scritture, Zen da taschino 6 commentiKnuth’s Tex for the Math-kings of sigma, and pi,
Unix vim for the Server-lords with their O’Reilly tomes,
Word for Mortal Men doomed to die,
Emacs from the Bearded One on his Gnu throne,
In the land of Stallman where free software lies.
One Emacs to rule them all. One Emacs to find them,
One Emacs to take commands and to the keystrokes bind them,
In the land of Stallman, where free software lies.
Per certe cose, è bene iniziare presto
Tutto lo scibile della fisica delle particelle, in tasca 30 novembre 2008
Inviato da Marco in : Fisica, Geek attitude 34 commentiVenerdì prima di uscire dall’ufficio sono passato alla biblioteca del CERN a prendere in prestito questo libro (perché sono un geek, senza pudore pure uno Unix geek, ma piuttosto un pivello con Mac OS X). La biblioteca del CERN è un luogo magico: aperta tutto l’anno tranne nella pausa di Natale, 7 giorni su 7, 24 ore su 24: se alle 3 di notte di un sabato proprio non vi ricordate come si calcola un integrale in campo complesso, basta mettersi in auto anche in pigiama e raggiungere quel paradiso di libri. Che, tra le altre cose, è ovviamente munito di rete wireless, calmo giardino interno, e soprattutto aria condizionata d’estate.
Sul bancone della biblioteca campeggiava, pronto ad essere prelevata, l’ultima edizione del Particle Data Booklet, la versione tascabile del ben più grosso Particle Data Book che già da un paio di mesi ha sostituito la copia di due anni fa nel mio scaffale in ufficio. E, come ogni due anni, chiaramente non mi sono lasciato sfuggire il fratellino più piccolo (quello rosso nella foto qui di fianco). Che in realtà tanto piccolo non è, se lo confrontate con l’edizione di due anni fa (quello blu nella foto qui di fianco): da quando lo conosco, il booklet è sempre uscito in questa versione in brossura compatta, ma quest’anno pare si siano inventati questa rilegatura a spirale e le dimensioni maggiori. Questa versione non è esattamente comoda da tenere nel taschino della camicia, o nella tasca posteriore dei jeans (e sono pronto a scommettere che si sfascerà ben prima delle altre).
Cos’è il Particle Data Book(let)? Si tratta della pubblicazione principale del Particle Data Group, un gruppo di lavoro che colleziona e tiene aggiornato la summa di tutto lo scibile noto della fisica delle particelle elementari. Il testo è sostanzialmente diviso in due parti. La prima, una serie di tabelle con ogni tipo di misura: tutte le particelle conosciute, le loro masse aggiornate alle ultimissime misure, i loro modi di decadimento e tutte le altre proprietà; e anche qualche limite superiore o inferiore per quelle particelle non ancora scoperte. La seconda parte contiene invece una serie di piccoli sommari di tutte le discipline legate alla fisica delle particelle: relatività, meccanica quantistica, rivelatori, statistica, acceleratori, raggi cosmici, cosmologia e molto altro. Decisamente comodi se per caso non ci si ricorda una formula o si ha bisogno di un numero, una referenza, una tabella fondamentale al volo. Tutto il contenuto del booklet si trova anche sul web, ma la versione tascabile è (era) bellina e comoda (prima dell’avvento della spiralona).
Chi lo può avere? Beh, chiunque passi dalla biblioteca del CERN o da quella di LBNL può servirsi gratuitamente di una o più copie. Però – e sto pensando ai miei lettori che amano la sezione Formulette – il Particle Data Booklet viene spedito gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta. Volete mettere l’impressione che farà sui vostri morosi e le vostre fidanzate?
Le istruzioni sono qui (insieme potreste farvi mandare pure l’agendina del fisico delle particelle, che personalmente ho usato per anni, e adesso abbandonato perché un po’ angusta per tutto quello che amo scrivere).
Ho ordinato il mio primo booklet nel 1996: quarto anno di università a Torino, in occasione dell’ultimo esame di laboratorio, quello in cui dovevamo mettere su un esperimento per la misura della vita media del muone, usando un enorme cristallo scintillante e un paio di scintillatori plastici, più un po’ di moduli CAMAC per l’acquisizione dato controllati da un 386 su cui girava un programmino in BASIC, 386 dal quale era possibile estrarre i dati solo con del floppy da 5¼”. Ah, la preistoria informatica e dell’acquisizione dati! Credo sia stato proprio lì che ho capito di voler fare il fisico sperimentale nella vita.
Post scriptum. A rinvangare nella memoria l’esperimento sulla vita media del muone, mi è tornato in mente un episodio collegato (chissà se Chiara si ricorda). L’istogramma dei nostri dati non era proprio bellissimo, mi sembra ci fossero stranamente troppi eventi nei bin corrispondenti a muoni che decadevano tardi; per aggirare il problema, ricordo che scrissi un programmino che esplorava i possibili binning dell’istogramma, per scegliere quello che avrebbe dato il valore di vita media più prossimo a quello noto. Il che rappresentava certamente il mio ingresso ufficiale nel mondo dell’hacking, e, ovviamente, barare.
Certi peccati, per quanto veniali, richiedono un certo percorso di espiazione nei severi monasteri dello zen dell’analisi dei dati, se si vuole avere qualche speranza di entrare nel paradiso dei fisici. Il mio cammino di redenzione ha visto due tappe fondamentali, e due altrettanto fondamentali monaci zen da cui ho imparato che: primo, ci sono casi in cui non è bene usare un istogramma: certe distribuzioni richiedono un’analisi evento per evento e l’uso di strumenti statistici diversi, come per esempio la unbinned likelihood o il test di Kolmogorov-Smirnov (grazie Giuseppe); secondo, se il risultato di un’analisi o un esperimento dipende dalle caratteristiche di un istogramma, o dagli estremi della regressione usata per parametrizzare il risultato, questa dipendenza è una forma di errore sistematico che va studiato e, soprattutto, dichiarato (grazie Tancredi).
Distrazioni 20 novembre 2008
Inviato da Marco in : Geek attitude, Scienza e dintorni 18 commenti
Un articolo quasi accettato da NIM, per il quale però “the English text would still benefit from further work” (dove cappero si sono nascosti i colleghi madrelingua?). Una nota di ATLAS in dirittura d’arrivo, con soltanto una manciata (grossina) di correzioni e commenti da integrare. Un altro articolo per NIM, questo ancora piuttosto in alto mare, che si trascina da mesi mentre il sottoscritto insegue gli autori per ottenere gli ultimi frammenti di testo ed i plot aggiornati. E ieri mi è arrivato il computer nuovo. Come cavolo faccio a concentrarmi?
(la vignetta viene da qui, via Academic Productivity)
Forse la fine non è ancora stata scritta 27 ottobre 2008
Inviato da Marco in : Geek attitude, Letture e scritture, Vita di frontiera 7 commenti
Ieri mattina, camminando nel bosco con Oliver, mentre ero immerso in tutt’altri pensieri – e masticavo le poesie di Nelly Sachs, compagne di queste mattine umide in giro con la bestia – mi sono imbattuto per caso in una casa sull’albero. Abbandonata. O no?
In uno strano processo mentale che rasenta le madeleine di Proust, di colpo mi sono sentito come dentro Riven, molti anni (e molti megabyte di RAM) fa.

