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Uguale la canzone che abbiamo da cantare 7 luglio 2010

Inviato da Marco in : Famiglia, Memorie, Militanza 2 commenti

Ed il nemico attuale è sempre ancora eguale
a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna

Uguale la canzone che abbiamo da cantare
Scarpe rotte eppur bisogna andare

Fausto Amodei, Per i morti di Reggio Emilia

Cinquant’anni fa, il 7 luglio 1960, cinque operai reggiani iscritti al PCI sono uccisi dalle forze dell’ordine nel corso di una manifestazione sindacale. Fausto (papà di Irene, nonno di Giulia, a margine suocero mio) racconta sul Manifesto come è nata la famosa  canzone che canta della strage, e del clima politico che la generò.

Irene mi racconta invece come da piccola confondeva il verso che dice “è morto Afro Tondelli” con un tutto suo “è morto a frotondelli”, pensando che “essere tagliati a frotondelli” (chissà, forse pezzi di carne simili a tournedos?) fino a morirne fosse una tortura inumana e sanguinosa, che evidentemente solo la mente perversa di un fascista poteva concepire.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=WmFYVEiXGyA[/youtube]

Piccole geek colpiscono ancora 10 giugno 2010

Inviato da Marco in : Famiglia, Geek attitude 22 commenti

- Altro non ti serve ormai. Ora tu conosci già tutto ciò che occorre a te.
- Allora sono un Jedi…
- Non ancora. Una cosa rimane… Vader, dovrai confrontarti con Vader. Allora, solo allora, uno Jedi diventerai.

Yoda a Luke, Dagobah, ne Il Ritorno delle Jedi

Batteri 19 maggio 2010

Inviato da Marco in : Famiglia, Scienza e dintorni 7 commenti

Sabato dopo pranzo, io rassetto e Giulia seduta sul pianale della cucina mi guarda fare. Ogni occasione è buona per iniziare la formazione scientifica della prole duenne: perché aspettare?

- Papà, perché metti il pollo in frigo?

- Perché in giro ci sono i batteri, che sono degli esserini piccoli piccoli che sono golosi della nostra pappa, e che se la mangiano tutta se la lasciamo fuori al caldo, e un po’ la mangiano e un po’ la fanno diventare berk e noi non possiamo più mangiarla.

- E i batteri non entrano in frigo?

- Si, entrano anche li, ma dentro fa freddo e loro si addormentano, e se dormono non mangiano la nostra pappa.

- E dove sono i batteri?

- Sono dappertutto, ma sono così piccoli che non li vediamo.

- Sono piccoli piccoli piccoli. E sono bravi i batteri?

- Beh, ce n’è di buoni e di lazzaroni, e quelli lazzaroni si mangiano la nostra pappa e la fanno diventare berk, e fanno i buchi nei dentini se ci dimentichiamo di lavarli, e a volte ci fanno persino venire male all’orecchio, e…

- (faccia duenne perplessa, occhioni sgranati) …

Dubbio: ho esagerato? È vero che ha sofferto spesso di otite e non le piace lavarsi i denti, ma forse l’immagine degli esserini che picconano lo smalto o che le pizzicano il timpano è un po’ troppo. Soprassediamo, e tentiamo di cambiare velocemente discorso:

- Senti, vuoi un budino? Al cioccolato?

- Siiii!!! Io piace budino al cioccolato!

- Poi però laviamo i denti, ok?

Cioccolato batte batteri uno a zero. O almeno così credo. Si sa, i batteri si annidano nel profondo, e vivono nelle condizioni più estreme. Ora di cena, a tavola: la prole duenne si ferma, e improvvisamente sente il bisogno di spiegare l’esistenza dei batteri e i principi della conservazione del cibo alla mamma. Entusiasta (la prole, non la mamma), roteando le mani in grandi gesti esplicativi, tutto d’un fiato:

- Mamma, papà ha messo il pollo in frigo che poi c’erano i batteri piccoli piccoli piccoli che mangiano tuuuuuutto e poi vanno nell’orecchio e fanno pic! ahi ahi ahi e poi diventano grossi grossi grossi e nel frigo fa freddo freddissimo e viene sonno e sono stanchi e allora loro vanno a casa sua da sua mamma e suo papà a fare nanna!

Nessun dubbio: Pasteur in erba, premio Nobel assicurato. La mamma non condivide, ma si sa, la strada della scienza non è mai stata facile.

Sposare uno scienziato 11 dicembre 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Scienza e dintorni 18 commenti

Dove nella fattispecie lo scienziato sarebbe il sottoscritto, e la mia signora quella che lo ha sposato, e che ne scrive oggi su La Stampa, o meglio su Torino Sette, l’inserto della capitale sabauda che non sta mai ferma. Uno stralcio al volo, il resto qui:

Sposando uno scienziato ho sposato, mi verrebbe da dire, un metodo. Un approccio rigoroso, ragionato e lucido ai problemi e, soprattutto, alle paure (in genere le mie). Un antidoto alle credenze, alle ingenuità, alle semplificazioni o, detto altrimenti, un costante incoraggiamento al dubbio, alla verifica, alla riproducibilità.

È perché ho sposato uno scienziato – nel dettaglio, un fisico sperimentale – che nessuno in casa ha paura del forno a microonde, tutti (se si esclude la suocera) ci teniamo galileianamente alla larga dall’omeopatia, e persino io che sono un’impenitente umanista, ho riscoperto il valore liberatorio delle misure. Perché lo scienziato, si sa, misura tutto.

Che cosa potrei aggiungere di più a un quadro così esageratamente lusinghiero? :-)

Ragazzi, che week-end! 26 ottobre 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Fisica, LHC, Militanza 11 commenti

Bersani è il nuovo segretario del PD, Ignazio Marino non se l’è cavata mica male, la mia cuginetta Chiara è convolata a giuste nozze ed io ho pianto come un vitello, e zitti zitti un gruppetto di protoni prima e di ioni poi si sono fatti un giretto quasi completo di LHC. Ragazzi, che week-end!

TestWeekEnd_26October2009

Trielina 14 giugno 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 14 commenti

Piccoli segreti che ogni giovane padre ciclista dovrebbe conoscere:

  1. Se andate in bici con la vostra pupa (o pupo) sul seggiolino posteriore, ricordatevi che il suo doudou, orsacchiotto o bambolina preferita cadrà sicuramente. Rassegnatevi.
  2. Se non perderete il doudou, sarà solo perché  rimarrà incastrato nella catena della bici. Proprio quella catena che avete giurato di pulire ieri, ma poi vi siete dimenticati. Mi spiace, è inevitabile.
  3. Il grasso delle catene delle biciclette è praticamente indelebile. Più il colore del doudou tende al rosa pallido, più le macchie di grasso saranno nere e incancellabili.
  4. I doudou sono immancabilmente realizzati in materiale sintetico, potete lavarli solo a 30 gradi se non volete che si sciolgano. Un lavaggio a 30 gradi cancella solo lo sporco intorno alle macchie di grasso di catena di bici, e rende il nero di queste più brillante, aumentandone squisitamente il contrasto.
  5. Mentre la vostra pupa (o il vostro pupo) fa la siesta potete tentare di sottrarre il doudou sfregiato, e provare a smacchiarlo. Fate piano, siate lesti. E sappiate che detersivo per piatti, liquido per lavaggi a mano e sgrassatore spray sono inutili contro il grasso da bicicletta. Neanche combinati fanno nulla. Fidatevi.
  6. Nemmeno l’alcool del fornelletto per la fonduta funziona, in compenso lascia simpatici aloni giallastri. Fate una prova in un luogo sicuro del doudou, tipo l’ascella (funziona per doudou vagamente antropomorfi), potrete sempre tentare di spacciare l’alone per una macchia di sudore. Forse funzionerà.
  7. Per quanto disperati, non consultate nessun forum femminile su internet chiedendo di macchie e smacchiatori; vi proporranno roba tipo “tamponate con olio d’oliva” o “spremete mezzo limone sulla macchia”. Nessuna di queste cose funziona (questi forum devono essere frequentati da personaggi tristi e perfidi). Se nella disperazione decidete comunque di tentare, assicuratevi che vostra moglie sia fuori casa. L’olio di semi di girasole macchia meno di quello extravergine d’oliva.
  8. Le macchie di grasso di catena di bicicletta spariscono con olio di gomito e trielina. Trielina, trielina, trielina. Ottimo, efficiente tricloroetilene. Perché non ci avete pensato prima? Magari potete pensare di tenerne sempre un po’ nella borraccia della bicicletta.
  9. Pregate per una siesta della pupa lunga abbastanza. Vi servirà.

Tenetele da parte per i vostri figli 3 giugno 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Nuvole parlanti 5 commenti

thefuture

Non so voi, ma io continuo a pensare che Calvin e Hobbes sia la migliore striscia mai scritta, e che Watterson sia semplicemente un genio. Quando sono incappato nell’immagine qui sopra, non ho potuto fare a meno di commuovermi. Tutto qui.

Family-unfriendly 29 aprile 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Life hacking, Scienza e dintorni 26 commenti

Un tizio di quelli di cui mi fido dice – più o meno – che il segreto di un blog di successo è riempirne le pagine con le proprie ossessioni. Facendo un po’ di autocoscienza nei 13 minuti di pausa pranzo che mi sono concesso oggi, sono giunto alla conclusione che queste sono le 3 cose che mi ossessionano in questo ultimo periodo:

  1. la qualità del mio tempo, e im particolare del tempo speso in famiglia (complice di questa ossessione c’è il nuovo lavoro a tempo pieno di Irene);
  2. il modo osceno con cui l’informazione nel mondo della fisica delle particelle viene trasmessa e comunicata (e dunque, come PowerPoint in primo luogo – e il cattivo uso del web secondariamente – stia erodendo le nostre menti forse-un-tempo-brillanti e ci – noi la mandria dei fisici delle particelle – stia rendendo dei burattini dislessici incapaci di esprimerci), e il tempo che si perde in questa comunicazione monca e pasticciata;
  3. il modo incivile e insensato in cui le attività comuni – leggi: i meeting – legate alla fisica della particelle sono organizzate.

Decido di seguire il consiglio del tizio di cui sopra, e do libero sfogo alle mie ossessioni del periodo. Fatevene una ragione, questo blog si occupa appunto di borborigmi. Oggi imbratto dunque queste pagine con qualche lamentazione a proposito del punto 3. (e non temete, prima o poi raglierò anche a proposito del punto 2.; del punto 1. mi sono già preso la briga di parlare).

ical_crazy_daysÈ ufficiale: se volete fare carriera nel magico mondo della fisica delle alte energie, scordatevi di avere una famiglia; oppure premuratevi di avere una famiglia di qualcun altro di prende cura al posto vostro; oppure preparatevi a lottare.

Vi prego di osservare qui sulla sinistra l’organizzazione delle mie giornate di ieri e oggi: tralasciate per un attimo il delirio di ieri pomeriggio (ognuno dei meeting sovrapposti che vedete era in un posto diverso: ho fatto un bell’esercizio di corsa!), e concentratevi per un momento sulle riunioni di oggi. La prima inizia alle 8:30, l’ultima finisce alle 19:30. Non è la quantità di tempo che mi impressiona (ieri sera alle 23 finivo di correggere un articolo di cui sono referee: gli straordinari non mi spaventano mica). Ma supponiamo che io tenti di essere un padre vagamente responsabile e coinvolto nella mia vita familiare, e diciamo per esempio che io mi occupi di portare Giulia all’asilo tutto i giorni, di recuperarla all’asilo circa un giorno su due, di cucinare la cena per lei e per la mia signora tutti i giorni, e altre cosette simili. Cosa avrei dovuto fare oggi? Uscire di casa alle 7:30 e ricomparire alle 8 di sera? Senza vedere la mia figliola sveglia, e scaricando tutto il peso della gestione di casa e famiglia su mia moglie, che peraltro lavora anch’essa a tempo pieno? Oppure lasciare Giulia all’asilo 12 ore?

La mia conclusione arrabbiata: se sei una donna (madre) – o un uomo (padre) deciso ad avere un qualche ruolo nella vita familiare che non sia solo portare a casa lo stipendio e guidare l’ammiraglia nel weekend – scordati di poter far carriera in una qualsiasi organizzazione aziendale o di ricerca composta da più di 50 persone.

La conclusione pseudo-ottimista: se sei etc etc, potresti farcela ad avere un ruolo dignitoso – e magari persino importante – in una qualsiasi organizzazione aziendale o di ricerca composta da più di 50 persone. Ma faticherai come un cane, dovrei essere ordini di grandezza più efficiente di tutti gli altri, litigherai con i tuoi colleghi una volta si e una no, e in generale ti incazzerai moltissimo. Buona fortuna.

P.S. Vado al prossimo meeting, ma quello delle 18 lo salto, e a culo tutto il resto.

L’eroismo non è sovraumano 25 aprile 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Militanza 4 commenti

O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d’aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all’età che tu hai ora.

Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti:
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch’è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore.

Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l’oscura montagna.

La speranza era nostra compagna
a assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l’armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent’anni…

Non è detto che fossimo santi
l’eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai corri avanti!
ogni passo che fai non è vano.

Vedevamo a portata di mano
oltre il tronco il cespuglio il canneto
l’avvenire di un giorno più umano
e più giusto più libero e lieto.

Avevamo vent’anni…

Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
io son solo e passeggio fra i tigli
con te cara che allora non c’eri.

E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell’aurora.

Avevamo vent’anni…

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Oltre il ponte, anno 1959, testo dei Cantacronache e di Italo Calvino, musica di Sergio Liberovici, voce – toh, guarda! – di Fausto Amodei, che tra mille altre cose decisamente più importanti è anche mio suocero.

Buon 25 Aprile, ora e sempre Resistenza!

La mezz’ora migliore della giornata 8 aprile 2009

Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 19 commenti

Esci dall’ufficio alle cinque e mezza per andare a recuperare la tua progenie all’asilo, e ti senti costantemente un fannullone degenere che ha passato appena 8 ore e mezza a lavorare. Insomma, niente di lontanamente paragonabile ai tuoi colleghi americani, che spesso passano la notte al CERN sul divano sfondato che hanno fatto installare nell’ufficio; o alle dodici ore di prammatica di qualunque studente di dottorato cinese che si rispetti (e che abbia ottenuto il permesso di venire fino a qui). Il senso di inadeguatezza e di essere fuorigioco nella competizione si appollaia sulla spalla per tutto il tragitto, accompagnato da insani progetti di notti insonni spese a recuperare il presunto distacco.

Arrivi all’asilo alle cinque e quaranta – per fortuna non è distante – e nella penombra della bella aula colorata, tra disegni fatti con i colori a dite e i mobili in miniatura, ci sono solo più cinque bambini, decisamente spossati dalla lunga giornata di gioco; tentano di giocare ancora un po’, ma che in fondo al cuore ormai da un po’ aspettano e basta. D’improvviso alla sensazione di inadeguatezza professionale e fannullomismo si sostituisce quella di padre degenere: le 5 e mezza sono troppo tardi, la giornata è lunghissima per questi pupi, devo provare ad arrivare prima! In ogni caso non c’è speranza: deve esistere una legge misteriosa per cui il senso di colpa, come l’entropia, non può fare altro che aumentare.

Appena fuori dall’asilo ci sono i giardinetti, e tutti i giorni, stanca o meno, Giulia indica con chiarezza i suoi desideri: un giro sull’altalena è diventato un rito immancabile. La forsizia è un’esplosione gialla tutto intorno, e inizia a fare caldo; Giulia ridacchia goduta mostrando i sui tre denti e mezzo, mentre la spingo avanti e indietro sull’altalena. Che si impicchino americani tristi divano-muniti e cinesi efficienti e infaticabili: è la mezz’ora migliore della giornata. E, senza, io sarei una persona peggiore.