Il calore e l'orgoglio

Giovedì sera sono partito per Madrid, facevo parte della commissione esaminatrice della tesi di dottorato di C., una splendida ragazza spagnola con cui ho lavorato parecchio negli ultimi anni. È stata un'esperienza ricca e interessante, non soltanto dal punto di vista professionale (C. ha lavorato duro un questi anni, e i suoi risultati sono ottimi, originali e utili), ma anche - soprattutto! - dal punto di vista umano. Fondamentalmente per due ragioni.

Gli spagnoli sono caldi. La discussione della tesi è iniziata alle 12:30 (per fortuna mi avevano avvertito, e avevo fatto una bella colazione), la presentazione è durata un'oretta seguita da una mezz'ora di domande e dalla proclamazione cum laude. Verso le 2 del pomeriggio abbiamo dunque avuto diritto a un aperitivo, approntato nel laboratorio dove sono stati costruiti i moduli dell'endcap del calorimetro elettromagnetico di ATLAS. Aperitivo è probabilmente riduttivo: l'opulenza di vassoi caldi e freddi ricordava più un rinfresco di matrimonio che uno spuntino accademico. Verso le tre J. - il relatore di C. - mi ha strappato alla frittura di calamaretti per portarmi al pranzo ufficiale, quello con il direttore del dipartimento e il resto della commissione. Tra le 3 e le 5 si sono tutti accuratamente presi cura che non mi scendesse la glicemia nel sangue, piazzandomi a una tavola imbandita del vicino club di tiro. C. era molto preoccupata, il direttore del dipartimento aveva infatti deciso di portarmi in questo ristorante un po' destrorso, ma mi ha tranquillizzato: alla sera mi sarei rifatto. Sera? Rifatto? Non sono mica un maialino all'ingrasso, ho pensato. Illuso! L'ospitalità è sacra, da quelle parti. E dunque: tra le 5 e le 7 ho visitato tutti i laboratori in qualche modo collegati con ATLAS e la fisica delle particelle, e in ognuno c'era un tecnico appostato con una bottiglia di vino con le bolle pronto brindare e ribrindare alla tesi di C. Infine, verso le 7, coccolati dalla splendida luce radente del tramonto spagnolo, J. e C. mi hanno infilato in macchina e portato di villaggio in villaggio sulle montagne che circondano Madrid a visitare la caratteristica architectura negra. Col definitivo calare del sole abbiamo raggiunto la famiglia di C., e sono stato dunque opportunamente abbracciato e sbaciucchiato da ogni sorta di zia ("guapo guapissimo!"), ho visitato camere, cucine e bagni delle case di famiglia, sono finito a chiacchierare - si fa per dire - in finto spagnolo con cugini e amici convinti che, se avessero parlato lentamente, li avrei certamente capiti. La cena non è iniziata prima delle 10:30 (scherziamo?), e solo dopo essere stati ben certi che non portassi a casa una cattiva idea degli spagnoli - e del loro cibo, e del loro vino, e dei loro dolci, e dei loro regali - mi hanno finalmente riportato in albergo. Erano le due del mattino, e il mio aereo di ritorno a Ginevra mi aspettava con puntualità svizzera sulla pista alle 9. Altro che le tesi di dottorato a Milano o a Torino. Altro che i rinfreschetti del CERN. Hola!

Quello che non tutti sanno. Oltre all'affetto e alla dedizione e all'amicizia, c'è però ben altro che mi sono portato a casa da questa esperienza. C. è infatti una ragazza brillante, capace e attiva, ma ci sono cose che non tutti sanno della sua esperienza di vita e di studio. C. ha i genitori divorziati da tempo, e una mamma che lei stessa definisce "fuori controllo". Per questo intorno ai vent'anni C. se n'è andata di casa e si è trasferita da Madrid a Saragoza, portandosi dietro il fratello di otto anni più giovane di lei. A Saragoza ha trovato un lavoro o due per mantenere lei e il fratello, e per mandare qualche soldo a casa alla mamma rimasta a Madrid. Dopo tre anni di questa vita ha pensato bene di iscriversi (anche!) all'università per studiare fisica, continuando a lavorare e a mantenere il fratello. Lo ha fatto sufficientemente bene da ottenere una borsa di dottorato una volta laureata - borse che in Spagna sono attribuite principalmente per meriti di studio - e a farsi spedire a fare il dottorato al CERN dove ci siamo conosciuti. C. ha vinto da poco una meritatissima Fellowship al CERN che inizia questa settimana, e la settimana prossima parte per Pechino a presentare il suo lavoro; suo fratello adesso fa l'università, e si è iscritto a fisica anche lui; la mamma rimane fuori controllo (l'ho conosciuta, posso ampiamente confermare), ma la cosa conta molto meno oggi. C. ha un fidanzato italiano di Saluzzo che si occupa di informatica qui al CERN con cui vive e fa progetti, e sta avendo una carriera assolutamente meritata, persino di più di quanto molti possano immaginare, vedendone spesso solo la facciata sorridente e vulcanica che si porta dietro. Quando può, C. si toglie le scarpe e cammina a piedi nudi, perché, come mi confessava lei stessa l'altra sera, ormai ha fatto la scorza. Congratulazioni, dottoressa.

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23 Commenti

  1. Giovanni
    Pubblicato il 26 aprile 2010 alle 14:25 | Permalink

    Bello, bello, bello!!! Un racconto che mi è piaciuto tantissimo e che mi ha riportato alla mente le vacanze spagnole, di, ahimé, qualche decina di anni fa, da alcuni parenti di un mio amico.
    Complimenti alla neodottorata e alla tua resistenza enogastronomica.

  2. Pubblicato il 26 aprile 2010 alle 14:27 | Permalink

    bel post, bella l'ultima frase soprattutto.

  3. GIGI
    Pubblicato il 26 aprile 2010 alle 15:43 | Permalink

    ! VIVA ESPANA !
    P.S. come si usano i caratteri speciali ?

  4. Pubblicato il 26 aprile 2010 alle 16:04 | Permalink

    Ne parlavo proprio oggi con un amico... ci sono persone che hanno una marcia in più e una "magia" particolare che pochi hanno. Credo proprio che C. sia una di queste.

    PS: il 25 Settembre sarò al CERN in Visita guidata con amici!! 🙂 sono contentissimo

  5. Pubblicato il 26 aprile 2010 alle 17:06 | Permalink

    @Gigi: quali caratteri speciali? In generale i tag HTML più comuni sono supportati nei commenti.

  6. yopenzo
    Pubblicato il 26 aprile 2010 alle 17:40 | Permalink

    Buongiorno Marco, anche se è da molto che la leggo nel suo eccellente blog, è la prima volta che scrivo e lo faccio per due ragioni:
    1) ribadire l'ottimo lavoro, nella sostanza e nella forma, di divulgazione che lei fa qui
    2) ricordarle che le zie spagnole "guapo, guapissimo" lo dicono a tutti, così evita di montarsi inutilmente la testa. 8)

  7. Pubblicato il 26 aprile 2010 alle 22:31 | Permalink

    I complimenti per il post te li hanno già fatti (e non ne aggiungo, sarebbero inutili).
    Un solo commento: gli spagnoli ci superano (e quando dico ci</em, mi riferisco ai calabresi!)

  8. Lorenzo Fiori
    Pubblicato il 27 aprile 2010 alle 07:39 | Permalink

    Che fossero i più festaioli d'Europa si sapeva....

  9. roberto
    Pubblicato il 27 aprile 2010 alle 16:14 | Permalink

    Bello, bravo. Quand'anche ti fai aspettare con questi articoli, non deludi. Sono molto felice di leggerti, ma sopratutto di leggere storie come questa. Porta saluti e complimenti da un italiano fuggito in Polonia. Tante felicitazioni a lei, e complimentonissimi a te, per il tuo lavoro e per il tuo blog. Andrebbe premiato.
    😎

  10. angela
    Pubblicato il 27 aprile 2010 alle 17:25 | Permalink

    mi sono commossa e divertita
    complimenti all'addottorata C. e al suo cantore

  11. Manu
    Pubblicato il 27 aprile 2010 alle 22:49 | Permalink

    Grazie davvero Marco per questo racconto - fa bene prima di andare a nanna.

  12. max
    Pubblicato il 27 aprile 2010 alle 22:57 | Permalink

    Colpito profondamente da un racconto tanto duro quanto comune.
    Grazie Marco, hai risvegliato alcuni sentimenti che mi appartengono e che avevo momentaneamente parcheggiato imbolsito dal tempo, dai figli e dalla quotidianità. Brava C.!

  13. Pubblicato il 28 aprile 2010 alle 08:05 | Permalink

    Capitano cose così. Esistono persone così. Forse, ci salveranno loro.

  14. Pubblicato il 28 aprile 2010 alle 10:53 | Permalink

    E' la prima volta che leggo da te un racconto che non riguardi specificamente un argomento di Fisica...e ne sono rimasta completamente coinvolta. Son felice per C., e tu Marco denoti una grande sensibilità. La tua simpatia la conoscevo già;)

    Salutoni.
    annarita

  15. GIGI
    Pubblicato il 28 aprile 2010 alle 14:51 | Permalink

    @ annarita. Allora non hai letto:
    La mezz’ora migliore della giornata del 8 aprile 2009,
    cliccalo!

  16. Pubblicato il 28 aprile 2010 alle 15:34 | Permalink

    @GIGI: no, non l'avevo letto perché non conoscevo ancora Marco! Grazie di aver segnalato il post. Mi sono commossa e rivissuto al femminile le sensazioni così efficacemente descritte da Marco.

  17. Jonathan
    Pubblicato il 28 aprile 2010 alle 20:24 | Permalink

    Marco è un fisico dal cuore nobile e sensibile... io me ne ero già accorto.
    Bel racconto, complimenti continua così.

  18. nico
    Pubblicato il 29 aprile 2010 alle 17:49 | Permalink

    complimenti per questa storia appassionante!!! dev' essere stupendo fare esperienze del genere!! soprattutto in Spagna, paese fantastico

  19. luca
    Pubblicato il 30 aprile 2010 alle 20:00 | Permalink

    bella bellissima storia...è una iniezione di ottimismo...complimenti....

  20. Stephan
    Pubblicato il 30 aprile 2010 alle 21:23 | Permalink

    allora complimenti a C. e agli spagnoli.
    e Grande Marco!
    come sempre.

    Stephan

  21. adriana
    Pubblicato il 3 maggio 2010 alle 16:35 | Permalink

    grazie del calore nella scrittura.

  22. Pubblicato il 29 maggio 2010 alle 17:12 | Permalink

    Grande C.! e bello tu, Marco, che vivi e ci racconti questa storia così.

  23. Pubblicato il 7 agosto 2010 alle 15:11 | Permalink

    Azz, è sempre un piacere leggerti, qualunque cosa tu scriva..

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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