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	<title>Commenti a: E se... 6. Pubblicare sul serio</title>
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	<description>Scienza e opinioni di frontiera</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 14:01:53 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15473</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 10:32:14 +0000</pubDate>
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		<description>Xisy, il tuo ragionamento è al limite della correttezza: non credo proprio che tu possa comparare a priori un lavoro autopubblicato con uno peer-reviewed, perché non puoi sapere se il lavoro autopubblicato sarebbe stato pubblicato su un giornale con revisione. 

Se conosci un po&#039; il sistema, dovresti sapere bene che nel peer-review un lavoro può non essere accettato del tutto, o - più frequentemente - possono essere richieste delle revisioni minori o maggiori. L&#039;autopubblicazione salta a piè pari questo processo di interazione, valutazione ed eventuale revisione, che rimane a mio modo di vedere fondamentale. Tu decidi che il lavoro è buono così, e via. Nessuna competizione, nessuna apertura al mondo accademico al di fuori delle mura di casa, poca o nulla diffusione. 

Resto sulle mie posizioni: non giudico la qualità dei lavori, ma l&#039;approccio metodologico, che resta nello specifico delle monografie a pagamento immaturo e al limite presuntuoso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Xisy, il tuo ragionamento è al limite della correttezza: non credo proprio che tu possa comparare a priori un lavoro autopubblicato con uno peer-reviewed, perché non puoi sapere se il lavoro autopubblicato sarebbe stato pubblicato su un giornale con revisione. </p>
<p>Se conosci un po' il sistema, dovresti sapere bene che nel peer-review un lavoro può non essere accettato del tutto, o - più frequentemente - possono essere richieste delle revisioni minori o maggiori. L'autopubblicazione salta a piè pari questo processo di interazione, valutazione ed eventuale revisione, che rimane a mio modo di vedere fondamentale. Tu decidi che il lavoro è buono così, e via. Nessuna competizione, nessuna apertura al mondo accademico al di fuori delle mura di casa, poca o nulla diffusione. </p>
<p>Resto sulle mie posizioni: non giudico la qualità dei lavori, ma l'approccio metodologico, che resta nello specifico delle monografie a pagamento immaturo e al limite presuntuoso.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Xisy</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15466</link>
		<dc:creator>Xisy</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 22:42:26 +0000</pubDate>
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		<description>Non sto barando. Infatti, sulle firme, ti sto solo riportando una possibile obiezione che ti farebbe un umanista; dato che tu stai cercando di esportare a discipline differenti una consuetudine propria della comunita&#039; scientifica (chiamala regola se vuoi, ma la sostanza non cambia), anche un umanista potrebbe tranqullamente fare la stessa cosa. Sbagliando. 

E non e&#039; vero, nei fatti, che il lavoro autopubblicato dell’italianista ha un valore inferiore (o superiore; non capisco bene che intendi, dato che &quot;contesti&quot;) al lavoro peer-reviewed dello stesso italianista.. infatti il lavoro e&#039; *lo stesso* per ipotesi, e la comunita&#039; letteraria non ha mai espressamente adottato ne&#039; raccomandato l&#039;uso del peer-reviewing come scelta di qualita&#039;... selta del tutto arbitraria e del tutto legittima. Se credi che un sistema del genere liberi la produzione culturale dall&#039;autorefenzialita&#039;, allora mi dispiace ma l&#039;ingenuo non sono io.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sto barando. Infatti, sulle firme, ti sto solo riportando una possibile obiezione che ti farebbe un umanista; dato che tu stai cercando di esportare a discipline differenti una consuetudine propria della comunita' scientifica (chiamala regola se vuoi, ma la sostanza non cambia), anche un umanista potrebbe tranqullamente fare la stessa cosa. Sbagliando. </p>
<p>E non e' vero, nei fatti, che il lavoro autopubblicato dell’italianista ha un valore inferiore (o superiore; non capisco bene che intendi, dato che "contesti") al lavoro peer-reviewed dello stesso italianista.. infatti il lavoro e' *lo stesso* per ipotesi, e la comunita' letteraria non ha mai espressamente adottato ne' raccomandato l'uso del peer-reviewing come scelta di qualita'... selta del tutto arbitraria e del tutto legittima. Se credi che un sistema del genere liberi la produzione culturale dall'autorefenzialita', allora mi dispiace ma l'ingenuo non sono io.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15439</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 08:38:53 +0000</pubDate>
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		<description>Guarda Xisy, su questa cosa mi sa che continueremo a dissentire ad libitum. Insisto, quando dici:
&lt;blockquote&gt;
non ha senso richiedere che la prassi propria della ricerca scientifica venga adoperata in altri ambiti che hanno le loro regole e consuetudini
&lt;/blockquote&gt;
io non sono affatto d;accordo, penso che un;affermazione del genere sia nella migliore delle ipotesi naive e nella peggiore una scusa. Mi sembra che tu confonda il ruolo delle  &lt;em&gt;consuetudini&lt;/em&gt; con quello di &lt;em&gt;regole&lt;/em&gt; scelte e costruite con una riflessione e un&#039;intenzionalità. Amen.

Quanto alle firme, stai barando: è chiaro che le modalità di firma dei lavori devono essere diverse nelle varie discipline, perché diverse sono le modalità di lavoro e collaborazione. Qui io non sto contestando che un lavoro di HEP a mille firme valga di più di uno a firma singola di un italianista, ci mancherebbe! Io contesto che il lavoro autopubblicato dell&#039;italianista ha un valore inferiore al lavoro pubblicato secondo peer-review dello stesso italianista. Ri-Amen.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda Xisy, su questa cosa mi sa che continueremo a dissentire ad libitum. Insisto, quando dici:</p>
<blockquote><p>
non ha senso richiedere che la prassi propria della ricerca scientifica venga adoperata in altri ambiti che hanno le loro regole e consuetudini
</p></blockquote>
<p>io non sono affatto d;accordo, penso che un;affermazione del genere sia nella migliore delle ipotesi naive e nella peggiore una scusa. Mi sembra che tu confonda il ruolo delle  <em>consuetudini</em> con quello di <em>regole</em> scelte e costruite con una riflessione e un'intenzionalità. Amen.</p>
<p>Quanto alle firme, stai barando: è chiaro che le modalità di firma dei lavori devono essere diverse nelle varie discipline, perché diverse sono le modalità di lavoro e collaborazione. Qui io non sto contestando che un lavoro di HEP a mille firme valga di più di uno a firma singola di un italianista, ci mancherebbe! Io contesto che il lavoro autopubblicato dell'italianista ha un valore inferiore al lavoro pubblicato secondo peer-review dello stesso italianista. Ri-Amen.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Xisy</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15434</link>
		<dc:creator>Xisy</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 02:52:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=2255#comment-15434</guid>
		<description>Non sostengo che trattare temi etici equivalga a esprimere opinioni; ma cio&#039; non toglie che l&#039;impatto di una ricerca umanistica si possa estendere su terreni etici se non ideologici. Non ha senso lamentarsi che che il peer-reviewing non sia praticato in ambito umanistico, cioe&#039; non ha senso richiedere che la prassi propria della ricerca scientifica venga adoperata in altri ambititi che hanno le loro regole e consuetudini. Il punto (2), delle migliaia di firme in lavori HEP, e&#039; un controesempio che mostra come non e&#039; vero che peer-reviewing sia sinonimo di qualita&#039; del lavoro di ricerca di ogni singolo autore; e d&#039;altra parte, un umanista per esempio potrebbe rivendicarlo, estendendo il proprio metro in altri ambiti - cioe&#039; nella tua stessa maniera- &quot;allora perché voi scientisti non firmate solo gli articoli che scrivete gli articoli da soli?&quot;. 
Gia&#039;; perche&#039; nella fisica si&#039; e nella bioetica no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sostengo che trattare temi etici equivalga a esprimere opinioni; ma cio' non toglie che l'impatto di una ricerca umanistica si possa estendere su terreni etici se non ideologici. Non ha senso lamentarsi che che il peer-reviewing non sia praticato in ambito umanistico, cioe' non ha senso richiedere che la prassi propria della ricerca scientifica venga adoperata in altri ambititi che hanno le loro regole e consuetudini. Il punto (2), delle migliaia di firme in lavori HEP, e' un controesempio che mostra come non e' vero che peer-reviewing sia sinonimo di qualita' del lavoro di ricerca di ogni singolo autore; e d'altra parte, un umanista per esempio potrebbe rivendicarlo, estendendo il proprio metro in altri ambiti - cioe' nella tua stessa maniera- "allora perché voi scientisti non firmate solo gli articoli che scrivete gli articoli da soli?".<br />
Gia'; perche' nella fisica si' e nella bioetica no?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15411</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 08:18:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=2255#comment-15411</guid>
		<description>Caro Xisy, se come dici &quot;qualità’ implica pubblicare&quot;, allora perché ricorrere al self-publishing, e non sottomettere il proprio lavoro alla revisione dei pari? Mi sembra che il tuo argomento nasca zoppo in partenza, e soprattutto che tu stia mescolando i piani. Per chiarisci, abbiamo sotto mano tre problematiche distinte:

1) il self-publishing contro il peer-review internazionale.
2) La questione squisatamente legata alla discipline come la fisica delle alte energie delle pubblicazioni con tantissime firme.
3) La questione della valutazione della ricerca.

Mi trovo costretto a ricordarti che stiamo disquisendo del punto (1). Se ti va di parlare anche del resto va bene, ma non confondiamo.

E tornando a bomba. Quando sostieni che:
&lt;blockquote&gt;
non ha senso richiederlo [il peer-review] anche in ambiti il cui fine specifico di ricerca non presuppone l’accertamento di verità scientifiche. Direi che sarebbe addirittura pericoloso, tra l’altro, in ambiti storiografici o etici.
&lt;/blockquote&gt;
a mio modesto parere dici una boiata pazzesca, cadendo nella consueta scusa di troppi ricercatori delle humanities. 

La ricerca negli ambiti umanistici ha delle regole dei protocolli che sono (dovrebbero essere) altrettanto seri che quelli della ricerca delle scienze &quot;dure&quot;. Mi spiace, ma non si tratta di esprimere opinioni! E il peer-review è in primo luogo una verifica della solidità metodologica di un lavoro (hai fatto bene i compiti a casa? Studiato tutta la letteratura esistente sull&#039;argomento? Citato e analizzato tutte le fonti?). Mi sembra tu abbia un&#039;idea un po&#039; romantica e al limite un po&#039; naive di queste discipline. O forse è proprio l&#039;idea che molti in queste discipline vogliono far passare?

P.S. Ci sono diversi modi di misurare una sezioni d’urto p-p, alcuni sono equivalenti, altri sono semplicemente sbagliati e ingenui.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Xisy, se come dici "qualità’ implica pubblicare", allora perché ricorrere al self-publishing, e non sottomettere il proprio lavoro alla revisione dei pari? Mi sembra che il tuo argomento nasca zoppo in partenza, e soprattutto che tu stia mescolando i piani. Per chiarisci, abbiamo sotto mano tre problematiche distinte:</p>
<p>1) il self-publishing contro il peer-review internazionale.<br />
2) La questione squisatamente legata alla discipline come la fisica delle alte energie delle pubblicazioni con tantissime firme.<br />
3) La questione della valutazione della ricerca.</p>
<p>Mi trovo costretto a ricordarti che stiamo disquisendo del punto (1). Se ti va di parlare anche del resto va bene, ma non confondiamo.</p>
<p>E tornando a bomba. Quando sostieni che:</p>
<blockquote><p>
non ha senso richiederlo [il peer-review] anche in ambiti il cui fine specifico di ricerca non presuppone l’accertamento di verità scientifiche. Direi che sarebbe addirittura pericoloso, tra l’altro, in ambiti storiografici o etici.
</p></blockquote>
<p>a mio modesto parere dici una boiata pazzesca, cadendo nella consueta scusa di troppi ricercatori delle humanities. </p>
<p>La ricerca negli ambiti umanistici ha delle regole dei protocolli che sono (dovrebbero essere) altrettanto seri che quelli della ricerca delle scienze "dure". Mi spiace, ma non si tratta di esprimere opinioni! E il peer-review è in primo luogo una verifica della solidità metodologica di un lavoro (hai fatto bene i compiti a casa? Studiato tutta la letteratura esistente sull'argomento? Citato e analizzato tutte le fonti?). Mi sembra tu abbia un'idea un po' romantica e al limite un po' naive di queste discipline. O forse è proprio l'idea che molti in queste discipline vogliono far passare?</p>
<p>P.S. Ci sono diversi modi di misurare una sezioni d’urto p-p, alcuni sono equivalenti, altri sono semplicemente sbagliati e ingenui.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Xisy</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15410</link>
		<dc:creator>Xisy</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 23:07:06 +0000</pubDate>
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		<description>@Marco: 
&quot;il semplice “pubblicare” non è affatto garanzia di qualità&quot;. 
Certo, d&#039;accordissimo: pubblicare non implica qualita&#039;. 
Ma qualita&#039; implica pubblicare. 
Per cui, se c&#039;e&#039; della qualita&#039; in un lavoro pubblicato (in qualsiasi rivista, &quot;referata&quot; o no), basta presentarlo tra le pubblicazioni selezionate e lasciare che venga valutato nel merito. 
Qual e&#039; il problema? Nessuno!

Lo stesso vale per il mondo scientifico, in cui spesso e volentieri contano solo le pubblicazioni in riviste peer-reviewed. 
Se il tuo nome e&#039; in compagnia di altri 2499, non e&#039; molto indicativo. Puoi anche avere centinaia di pubblicazioni: significa solo che stai lavorando nel gruppo giusto e al momento giusto. E poco piu&#039;.
Anche qui, dovresti selezionare i lavori su cui c&#039;e&#039; del tuo, e specificare come e dove hai contribuito. 
Qual e&#039; il problema? Ancora: nessuno!

Il problema non e&#039; il peer-reviewing o meno. Il problema e&#039; che una valutazione automatizzata (pubblicazioni, citazioni, h-index..) non ha senso.

Il sistema peer-reviewing non e&#039; inventato per valutare i ricercatori ai concorsi, ha un altro scopo e non ha senso richiederlo anche in ambiti il cui fine specifico di ricerca non presuppone l&#039;accertamento di verita&#039; scientifiche. 
Direi che sarebbe addirittura pericoloso, tra l&#039;altro, in ambiti storiografici o etici. 
Funziona bene nella scienza, che e&#039; un sapere cumulativo.

Sul serio, lasceresti a un ristretto manipolo di intellettuali pieni poteri di forza nel decidere quali verita&#039; storiche o meno avrebbero diritto di venire accertare circa le origini dello Statuto Albertino??
Io mai; piuttosto preferirei abolire il sistema peer-reviewing per tutti, e lasciare che ognuno quoti le sezioni d&#039;urto p-p a seconda di come si sveglia la mattina; tutto sommato sarebbe meno dannoso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Marco:<br />
"il semplice “pubblicare” non è affatto garanzia di qualità".<br />
Certo, d'accordissimo: pubblicare non implica qualita'.<br />
Ma qualita' implica pubblicare.<br />
Per cui, se c'e' della qualita' in un lavoro pubblicato (in qualsiasi rivista, "referata" o no), basta presentarlo tra le pubblicazioni selezionate e lasciare che venga valutato nel merito.<br />
Qual e' il problema? Nessuno!</p>
<p>Lo stesso vale per il mondo scientifico, in cui spesso e volentieri contano solo le pubblicazioni in riviste peer-reviewed.<br />
Se il tuo nome e' in compagnia di altri 2499, non e' molto indicativo. Puoi anche avere centinaia di pubblicazioni: significa solo che stai lavorando nel gruppo giusto e al momento giusto. E poco piu'.<br />
Anche qui, dovresti selezionare i lavori su cui c'e' del tuo, e specificare come e dove hai contribuito.<br />
Qual e' il problema? Ancora: nessuno!</p>
<p>Il problema non e' il peer-reviewing o meno. Il problema e' che una valutazione automatizzata (pubblicazioni, citazioni, h-index..) non ha senso.</p>
<p>Il sistema peer-reviewing non e' inventato per valutare i ricercatori ai concorsi, ha un altro scopo e non ha senso richiederlo anche in ambiti il cui fine specifico di ricerca non presuppone l'accertamento di verita' scientifiche.<br />
Direi che sarebbe addirittura pericoloso, tra l'altro, in ambiti storiografici o etici.<br />
Funziona bene nella scienza, che e' un sapere cumulativo.</p>
<p>Sul serio, lasceresti a un ristretto manipolo di intellettuali pieni poteri di forza nel decidere quali verita' storiche o meno avrebbero diritto di venire accertare circa le origini dello Statuto Albertino??<br />
Io mai; piuttosto preferirei abolire il sistema peer-reviewing per tutti, e lasciare che ognuno quoti le sezioni d'urto p-p a seconda di come si sveglia la mattina; tutto sommato sarebbe meno dannoso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15402</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 21:06:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=2255#comment-15402</guid>
		<description>No, Xisy, io dico esattamente il contrario: il semplice &quot;pubblicare&quot; non è affatto garanzia di qualità, anzi! Il fatto che al giorno d&#039;oggi sia ormai relativamente semplice accedere a una qualche forma di pubblicazione (per esempio auto-finanziata, o persino solo online) deve mettere i guardia: chiunque può &quot;farsi un libro&quot;, ma questo non può essere garanzia della qualità del suo contenuto. La pubblicazione su una rivista peer-review garantisce almeno che il lavoro sia stato valutato in modo &quot;cieco&quot; (non sai da chi) insieme a quello dei tuoi concorrenti. Non è un sistema perfetto, ma è meglio del nulla autoreferenziale.

Quando poi dici &quot;un’eventuale valutazione dovrà tenere conto anche dei contenuti della monografia&quot; mi sembra proprio che salti un passaggio: in una valutazione comparativa che valuta deve certo soppesare i contenuti delle pubblicazioni (e il loro numero, e la quantità di firme), ma sul numero deve potersi affidare a una selezione a-priori. Se io mi presento a un concorso con 50 PDF autogenerati e mai pubblicati se non sul mio blog, il relatore ha il diritto di mandarmi a stendere e dire che non ha intenzione di studiarseli tutti, perché giustamente si aspetta che - prima che io osi chiamarli pubblicazioni - li abbia già sottoposti a qualcuno.

Sulla quantità di firme potremmo discutere delle ore, per adesso tralascio perché ci porterebbe lontanissimo. Mi limito ad aggiungere: se il lavoro della monografia è valido, perché non sottoporlo nella forma opportuna alle riviste specializzate? Come scrive poco sopra chi conosce bene il fenomeno, si tratta purtroppo solo di un &quot;circolo vizioso tutto nazionale&quot;. Amen.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No, Xisy, io dico esattamente il contrario: il semplice "pubblicare" non è affatto garanzia di qualità, anzi! Il fatto che al giorno d'oggi sia ormai relativamente semplice accedere a una qualche forma di pubblicazione (per esempio auto-finanziata, o persino solo online) deve mettere i guardia: chiunque può "farsi un libro", ma questo non può essere garanzia della qualità del suo contenuto. La pubblicazione su una rivista peer-review garantisce almeno che il lavoro sia stato valutato in modo "cieco" (non sai da chi) insieme a quello dei tuoi concorrenti. Non è un sistema perfetto, ma è meglio del nulla autoreferenziale.</p>
<p>Quando poi dici "un’eventuale valutazione dovrà tenere conto anche dei contenuti della monografia" mi sembra proprio che salti un passaggio: in una valutazione comparativa che valuta deve certo soppesare i contenuti delle pubblicazioni (e il loro numero, e la quantità di firme), ma sul numero deve potersi affidare a una selezione a-priori. Se io mi presento a un concorso con 50 PDF autogenerati e mai pubblicati se non sul mio blog, il relatore ha il diritto di mandarmi a stendere e dire che non ha intenzione di studiarseli tutti, perché giustamente si aspetta che - prima che io osi chiamarli pubblicazioni - li abbia già sottoposti a qualcuno.</p>
<p>Sulla quantità di firme potremmo discutere delle ore, per adesso tralascio perché ci porterebbe lontanissimo. Mi limito ad aggiungere: se il lavoro della monografia è valido, perché non sottoporlo nella forma opportuna alle riviste specializzate? Come scrive poco sopra chi conosce bene il fenomeno, si tratta purtroppo solo di un "circolo vizioso tutto nazionale". Amen.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Xisy</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15391</link>
		<dc:creator>Xisy</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 19:43:51 +0000</pubDate>
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		<description>Mi pare che il tuo criterio sia solo nel valutare se un lavoro viene pubblicato o meno, senza entrare nel merito del lavoro stesso.
Se pubblicare una monografia in se&#039; puo&#039; non essere indice di merito (a parte il merito di aver trovato un editore disposto a farlo), un&#039;eventuale valutazione dovra&#039; tenere conto anche dei contenuti della monografia, e che diamine! 

Tra l&#039;altro le monografie, tipicamente, hanno un solo autore. Il primo particolo peer-reviewed di CMS ne ha 2500. 

Insomma, per scrivere una monografia devi sbatterti un po&#039;, aldila&#039; della qualità del risultato (che e&#039; comunque valutabile). Mentre il solo appartenere a una grande collaborazione di fisica delle particelle, anche senza darsi troppo da fare, può procurarti centinaia di pubblicazioni peer-reviewed in pochi anni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che il tuo criterio sia solo nel valutare se un lavoro viene pubblicato o meno, senza entrare nel merito del lavoro stesso.<br />
Se pubblicare una monografia in se' puo' non essere indice di merito (a parte il merito di aver trovato un editore disposto a farlo), un'eventuale valutazione dovra' tenere conto anche dei contenuti della monografia, e che diamine! </p>
<p>Tra l'altro le monografie, tipicamente, hanno un solo autore. Il primo particolo peer-reviewed di CMS ne ha 2500. </p>
<p>Insomma, per scrivere una monografia devi sbatterti un po', aldila' della qualità del risultato (che e' comunque valutabile). Mentre il solo appartenere a una grande collaborazione di fisica delle particelle, anche senza darsi troppo da fare, può procurarti centinaia di pubblicazioni peer-reviewed in pochi anni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giò</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15367</link>
		<dc:creator>Giò</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 21:09:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=2255#comment-15367</guid>
		<description>tema peraltro caldo un po&#039; ovunque:

http://thechoice.blogs.nytimes.com/2010/02/05/gee/?hp</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tema peraltro caldo un po' ovunque:</p>
<p><a href="http://thechoice.blogs.nytimes.com/2010/02/05/gee/?hp" rel="nofollow">http://thechoice.blogs.nytimes.com/2010/02/05/gee/?hp</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2010/02/03/e-se-6-pubblicare-sul-serio/#comment-15362</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 12:46:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=2255#comment-15362</guid>
		<description>Grazie del simpatico ed edificante nanetto (lo lascio qui, sono pigro per farlo diventare un post vero e proprio)!

A margine, sarebbe interessante tornare su un tema già discusso: normare la verifica della qualità con i soli numeri (IF, h-index, ...) - in un tentativo di impossibile oggettività - porta per forza a storture di questo tipo: in ogni sistema (per la sua caratteristica di sistema) c&#039;è sempre la crepa dove infilarsi, basta solo scoprire la combinazione di tasti che porta al &lt;em&gt;god-mode&lt;/em&gt; :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie del simpatico ed edificante nanetto (lo lascio qui, sono pigro per farlo diventare un post vero e proprio)!</p>
<p>A margine, sarebbe interessante tornare su un tema già discusso: normare la verifica della qualità con i soli numeri (IF, h-index, ...) - in un tentativo di impossibile oggettività - porta per forza a storture di questo tipo: in ogni sistema (per la sua caratteristica di sistema) c'è sempre la crepa dove infilarsi, basta solo scoprire la combinazione di tasti che porta al <em>god-mode</em> <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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