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	<title>Commenti a: La meccanica quantistica spiegata a Oliver. Seconda passeggiata: granelli di luce</title>
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	<description>scienza e opinioni di frontiera</description>
	<lastBuildDate>Sat, 31 Jul 2010 17:46:52 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13753</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 13:01:25 +0000</pubDate>
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		<description>Luca, ti rispondo sinteticamente perché la tua domanda c&#039;entra poco con l&#039;articolo qui sopra: praticamente nessun collisionatore moderno funziona &quot;a fascio  continuo&quot;, per ragioni tecniche legate ai meccanismi di accelerazione e per ottenere una luminosità maggiore tutti spostano le particelle in pacchetti. Come la tengono insieme contro la repulsione elettrica? Con forti campi magnetici di collimazione. Come si fa a tenerli a pacchetti? Qui è più complesso, dipende da come vengono accelerate le particelle: sono di fatto le camere a radiofrequenza che nel corso della procedura accelerante le &quot;impacchettano&quot;. Quanto a LEP, accelerava elettroni e antielettroni, dunque al limite penso possa interessarti il meccanismo di produzione di questi ultimi. In ogni caso il meccanismo è simile: prendi un fascio di qualcosa (per esempio elettroni o protoni) di energia sufficiente e lo mandi a sbattere su un bersaglio (per esempio un foglietto di tungsteno). Nello spray di particelle prodotte nell&#039;urto ci sono anche positroni, se sei capace di separarli sei a posto. E qui mi fermo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Luca, ti rispondo sinteticamente perché la tua domanda c&#8217;entra poco con l&#8217;articolo qui sopra: praticamente nessun collisionatore moderno funziona &#8220;a fascio  continuo&#8221;, per ragioni tecniche legate ai meccanismi di accelerazione e per ottenere una luminosità maggiore tutti spostano le particelle in pacchetti. Come la tengono insieme contro la repulsione elettrica? Con forti campi magnetici di collimazione. Come si fa a tenerli a pacchetti? Qui è più complesso, dipende da come vengono accelerate le particelle: sono di fatto le camere a radiofrequenza che nel corso della procedura accelerante le &#8220;impacchettano&#8221;. Quanto a LEP, accelerava elettroni e antielettroni, dunque al limite penso possa interessarti il meccanismo di produzione di questi ultimi. In ogni caso il meccanismo è simile: prendi un fascio di qualcosa (per esempio elettroni o protoni) di energia sufficiente e lo mandi a sbattere su un bersaglio (per esempio un foglietto di tungsteno). Nello spray di particelle prodotte nell&#8217;urto ci sono anche positroni, se sei capace di separarli sei a posto. E qui mi fermo.</p>
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		<title>Di: Luca</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13751</link>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 08:38:37 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Marco...ho una domanda da un milione di dollari!
Da quanto ho capito, LHC non è una macchina a fascio continuo, ma una macchina &quot;a pacchetti&quot;, ognuno dei quali è composta da circa &quot;dieci alla undici&quot; protoni, che collidono poi con l&#039;altro fascio in un dato punto di interazione...Ora come si accelerano e si tiene un fascio ben collimato, mi è abbastanza chiaro....come si produce un protone posso pure immaginarmelo (da atomi di idrogeno?), ma come si possono produrre pacchetti di protoni, che avendo la stessa carica si respingono? Come si fa a tenerli a pacchetti nell&#039;anello di accumulazione? Seconda domanda...quando c&#039;era LEP...come si produce un antiprotone????Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco&#8230;ho una domanda da un milione di dollari!<br />
Da quanto ho capito, LHC non è una macchina a fascio continuo, ma una macchina &#8220;a pacchetti&#8221;, ognuno dei quali è composta da circa &#8220;dieci alla undici&#8221; protoni, che collidono poi con l&#8217;altro fascio in un dato punto di interazione&#8230;Ora come si accelerano e si tiene un fascio ben collimato, mi è abbastanza chiaro&#8230;.come si produce un protone posso pure immaginarmelo (da atomi di idrogeno?), ma come si possono produrre pacchetti di protoni, che avendo la stessa carica si respingono? Come si fa a tenerli a pacchetti nell&#8217;anello di accumulazione? Seconda domanda&#8230;quando c&#8217;era LEP&#8230;come si produce un antiprotone????Grazie</p>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13718</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 09:08:46 +0000</pubDate>
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		<description>@My_May: sono di corsa, per cui accetta queste tre righe come risposta sintetica. &quot;pacchettino minimo&quot; vuol dire che Planck ipotizzò che ogni molecola oscillante a un certa frequenza $$\nu$$ nella materia a una certa temperatura potesse emettere energia &lt;em&gt;soltanto in multipli interi&lt;/em&gt; di $$E = h\nu$$, dove $$h$$ è la costante di Planck.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@My_May: sono di corsa, per cui accetta queste tre righe come risposta sintetica. &#8220;pacchettino minimo&#8221; vuol dire che Planck ipotizzò che ogni molecola oscillante a un certa frequenza <img src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/cache/tex_4fdefba26320686bb2bd0579a0df421c.png" align="absmiddle" class="tex" alt="\nu" /> nella materia a una certa temperatura potesse emettere energia <em>soltanto in multipli interi</em> di <img src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/cache/tex_f43d56f4d269389e3158d69322b9d577.png" align="absmiddle" class="tex" alt="E = h\nu" />, dove <img src="http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-content/cache/tex_2510c39011c5be704182423e3a695e91.png" align="absmiddle" class="tex" alt="h" /> è la costante di Planck.</p>
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	<item>
		<title>Di: My_May</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13700</link>
		<dc:creator>My_May</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 10:30:32 +0000</pubDate>
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		<description>Ecco bene, quindi a maggiore frequenza avrò maggiore energia?
A lunghezze d&#039;onda cortissime corrisponderebbe una elevata energia? Quindi il limite oltre il quale l&#039;indagine fisica non può andare è quando la lunghezza d&#039;onda (quindi la frequenza) è tale da entrare nell&#039;ordine concettuale dell&#039;infinitamente piccolo (e quindi infinitamente energetico)?
Quindi il &quot;quanto&quot; ( in maniera divulgativa per Oliver) è il limite che si pone all&#039;infinitamente energetico che corrisponde a lunghezze d&#039;onda cortissime?
Ma quello che non comprendo maggiormente è quanto si dice di seguito: &quot;La formula di Planck ci rivela che l’energia proveniente dalle molecole del corpo che abbiamo scaldato[...] viene emessa in pacchettini, ognuno dei quali è multiplo di un pacchettino minimo proporzionale alla frequenza della luce emessa&quot;.

Che vuol dire &quot;pacchettino minimo&quot;.
Se per assurdo si prevedesse che la frequenza della luce emessa deve essere infinitamente energetica (tale che è assurdo perchè non lo osserviamo)  come devo, forzatamente, formare questo pacchettino in modo da rendere tale energia, invece, finita?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco bene, quindi a maggiore frequenza avrò maggiore energia?<br />
A lunghezze d&#8217;onda cortissime corrisponderebbe una elevata energia? Quindi il limite oltre il quale l&#8217;indagine fisica non può andare è quando la lunghezza d&#8217;onda (quindi la frequenza) è tale da entrare nell&#8217;ordine concettuale dell&#8217;infinitamente piccolo (e quindi infinitamente energetico)?<br />
Quindi il &#8220;quanto&#8221; ( in maniera divulgativa per Oliver) è il limite che si pone all&#8217;infinitamente energetico che corrisponde a lunghezze d&#8217;onda cortissime?<br />
Ma quello che non comprendo maggiormente è quanto si dice di seguito: &#8220;La formula di Planck ci rivela che l’energia proveniente dalle molecole del corpo che abbiamo scaldato[...] viene emessa in pacchettini, ognuno dei quali è multiplo di un pacchettino minimo proporzionale alla frequenza della luce emessa&#8221;.</p>
<p>Che vuol dire &#8220;pacchettino minimo&#8221;.<br />
Se per assurdo si prevedesse che la frequenza della luce emessa deve essere infinitamente energetica (tale che è assurdo perchè non lo osserviamo)  come devo, forzatamente, formare questo pacchettino in modo da rendere tale energia, invece, finita?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: hronir</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13697</link>
		<dc:creator>hronir</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 08:35:54 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;energia che non c&#039;è (che doveva esserci classicamente ma non quantisticamente) sono quelle infinitamente alte e non quelle infinitamente basse.
Il motivo è che bisogna girare il punto di vista come dicevo nel mio precedente commento: l&#039;energia che hai a disposizione è quella termica, e devi capire come si distribuisce nello spazio che hai a dispozione: le frequenze.
Classicamente potevi infilare energia nelle varie frequenze come meglio preferivi e un po&#039; di matematica ti diceva che la maggior parte dell&#039;energia andava alle frequenze più alte.
Ora che hai scoperto che se vuoi mettere un po&#039; di energia ad una certa frequenza devi averne almeno un quanto, alle frequenze più alte non riuscirai che a metterne solo pochi, di quanti, che l&#039;energia che hai non ti basta. Addirittura esisterà una frequenza con un quanto così grande che non avrai abbastanza energia per farne uno, e quello non ci sarà proprio.

Al contrario, le frequenze basse hanno un così piccolo valore del priorio quanto che basta dargli anche pochissima energia e quella si trasforma in un numero enorme di quanti. Così tanti che anche la fisica che non &quot;vede&quot; i quanti (la fisica classica) predice benissimo quel che succede.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;energia che non c&#8217;è (che doveva esserci classicamente ma non quantisticamente) sono quelle infinitamente alte e non quelle infinitamente basse.<br />
Il motivo è che bisogna girare il punto di vista come dicevo nel mio precedente commento: l&#8217;energia che hai a disposizione è quella termica, e devi capire come si distribuisce nello spazio che hai a dispozione: le frequenze.<br />
Classicamente potevi infilare energia nelle varie frequenze come meglio preferivi e un po&#8217; di matematica ti diceva che la maggior parte dell&#8217;energia andava alle frequenze più alte.<br />
Ora che hai scoperto che se vuoi mettere un po&#8217; di energia ad una certa frequenza devi averne almeno un quanto, alle frequenze più alte non riuscirai che a metterne solo pochi, di quanti, che l&#8217;energia che hai non ti basta. Addirittura esisterà una frequenza con un quanto così grande che non avrai abbastanza energia per farne uno, e quello non ci sarà proprio.</p>
<p>Al contrario, le frequenze basse hanno un così piccolo valore del priorio quanto che basta dargli anche pochissima energia e quella si trasforma in un numero enorme di quanti. Così tanti che anche la fisica che non &#8220;vede&#8221; i quanti (la fisica classica) predice benissimo quel che succede.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: My_May</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13694</link>
		<dc:creator>My_May</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 13:39:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=1496#comment-13694</guid>
		<description>Ok! Ma come ho detto sto davvero lontano dalla comprensione. 
Quindi non me ne vogliate:
Cerchiamo di svegliare Oliver :P, gli possiamo dare il biscottino qualora  un&#039;onda, con una sua precisa lunghezza d&#039;onda, ha anche una precisa energia &quot;classicamente&quot; calcolabile? Se la risposta è si,  in che modo calcolerò questa energia (in un dato tempo) in modo classico, e quando, dell&#039;onda, invece non è possibile conoscere la sua energia in modo preciso? 
Faccio questa domanda già sapendo che in m.q. energia e tempo sono variabili coniugate (anche se il tempo non è una osservabile, ma non complichiamoci troppo la vita), ma nella mia concezione classica in un dato tempo un&#039;onda deve avere un&#039;energia certa (è giusto o no? Diamo il biscottino a Oliver? :P). 
Ad un certo punto però, nel microcosmo, questa certezza svanisce, e l&#039;onda trasporta (si fa per dire) un pacchetto finito di energia; questi valori sono conosciuti (determinati) e non sono continui, (come credo di aver capito avviene nella m.classica) ma il valore preciso non sarà determinabile in un tempo preciso. 
Questo però risulta essere un passettino in avanti (purché sia giusto); ritorniamo quindi indietro: Planck ebbe l&#039;idea che ad un certo punto, scendendo di alcune scale minime di grandezze, le energie non fossero piu continue nel tempo, ma che fossero delimitate da pacchettini la cui minima quantità fosse la sua costante (e multipli di questa). Ovvero che la piu piccola dose di energia che un&#039;onda può trasportare non è arbitraria, o arbitrariamente piccola a piacere. Così facendo quella curva che andava su all&#039;infinito, che immetteva energia di &quot;dosi&quot; infinite, che non si osserva, veniva bloccata.
Dunque se quello che ho colto è giusto (o pressapoco) l&#039;energia che non c&#039;è, e che classicamente veniva ipotizzato, sono quelle infinitamente basse. Ad un certo punto il quanto d&#039;azione limita questo flusso di energia che non si vede.
 
Ditemi se ho sbagliato o cosa può essere salvato, altrimenti Oliver non si merita il biscottino :)
ciao ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok! Ma come ho detto sto davvero lontano dalla comprensione.<br />
Quindi non me ne vogliate:<br />
Cerchiamo di svegliare Oliver <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> , gli possiamo dare il biscottino qualora  un&#8217;onda, con una sua precisa lunghezza d&#8217;onda, ha anche una precisa energia &#8220;classicamente&#8221; calcolabile? Se la risposta è si,  in che modo calcolerò questa energia (in un dato tempo) in modo classico, e quando, dell&#8217;onda, invece non è possibile conoscere la sua energia in modo preciso?<br />
Faccio questa domanda già sapendo che in m.q. energia e tempo sono variabili coniugate (anche se il tempo non è una osservabile, ma non complichiamoci troppo la vita), ma nella mia concezione classica in un dato tempo un&#8217;onda deve avere un&#8217;energia certa (è giusto o no? Diamo il biscottino a Oliver? <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> ).<br />
Ad un certo punto però, nel microcosmo, questa certezza svanisce, e l&#8217;onda trasporta (si fa per dire) un pacchetto finito di energia; questi valori sono conosciuti (determinati) e non sono continui, (come credo di aver capito avviene nella m.classica) ma il valore preciso non sarà determinabile in un tempo preciso.<br />
Questo però risulta essere un passettino in avanti (purché sia giusto); ritorniamo quindi indietro: Planck ebbe l&#8217;idea che ad un certo punto, scendendo di alcune scale minime di grandezze, le energie non fossero piu continue nel tempo, ma che fossero delimitate da pacchettini la cui minima quantità fosse la sua costante (e multipli di questa). Ovvero che la piu piccola dose di energia che un&#8217;onda può trasportare non è arbitraria, o arbitrariamente piccola a piacere. Così facendo quella curva che andava su all&#8217;infinito, che immetteva energia di &#8220;dosi&#8221; infinite, che non si osserva, veniva bloccata.<br />
Dunque se quello che ho colto è giusto (o pressapoco) l&#8217;energia che non c&#8217;è, e che classicamente veniva ipotizzato, sono quelle infinitamente basse. Ad un certo punto il quanto d&#8217;azione limita questo flusso di energia che non si vede.</p>
<p>Ditemi se ho sbagliato o cosa può essere salvato, altrimenti Oliver non si merita il biscottino <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
ciao <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gio</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13692</link>
		<dc:creator>Gio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 10:29:59 +0000</pubDate>
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		<description>Ho avuto un prof al liceo che spiegava le cose propio così: ecco perché ho rischiato di finire a fare fisica all&#039;università, mentre ora sono un –beato– designer.
Dovessi tornare indietro però non disdicerei di provare fisica...

Premetto che non so se sia un fatto realmente accaduto o solo una storia per farci capire le cose.
Cmq una volta ci raccontò (in questa mia storia, noi eravamo &quot;dei cani&quot; di studenti n.d.a.) di un fisico che stava cercando di capire il comportamento degli elettroni –non ricordo neppure il nome– e non ne arrivava ad una finché, per rilassarsi un po&#039;, decise di andare a fare –guardacaso!– una passeggiata con il figlio nel bosco.
Mentre era lì, alzò lo sguardo e vide il sole attraverso le foglie mosse dal vento, che vedi e non vedi brillare attraverso esse, e gli venne una folgorazione: per spostare un elettrone da un&#039;orbita ad un&#039;altra + esterna serve una ben determinata quantità di energia, un po&#039; come il sole attraveso le foglie, un &quot;quanto&quot; alla volta, non di meno, se non non salta!

Spero di non aver detto troppe boiate; d&#039;altro canto non sono un fisico, non me ne vogliate per le imprecisioni e correggetemi pure ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho avuto un prof al liceo che spiegava le cose propio così: ecco perché ho rischiato di finire a fare fisica all&#8217;università, mentre ora sono un –beato– designer.<br />
Dovessi tornare indietro però non disdicerei di provare fisica&#8230;</p>
<p>Premetto che non so se sia un fatto realmente accaduto o solo una storia per farci capire le cose.<br />
Cmq una volta ci raccontò (in questa mia storia, noi eravamo &#8220;dei cani&#8221; di studenti n.d.a.) di un fisico che stava cercando di capire il comportamento degli elettroni –non ricordo neppure il nome– e non ne arrivava ad una finché, per rilassarsi un po&#8217;, decise di andare a fare –guardacaso!– una passeggiata con il figlio nel bosco.<br />
Mentre era lì, alzò lo sguardo e vide il sole attraverso le foglie mosse dal vento, che vedi e non vedi brillare attraverso esse, e gli venne una folgorazione: per spostare un elettrone da un&#8217;orbita ad un&#8217;altra + esterna serve una ben determinata quantità di energia, un po&#8217; come il sole attraveso le foglie, un &#8220;quanto&#8221; alla volta, non di meno, se non non salta!</p>
<p>Spero di non aver detto troppe boiate; d&#8217;altro canto non sono un fisico, non me ne vogliate per le imprecisioni e correggetemi pure <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: hronir</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13687</link>
		<dc:creator>hronir</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 08:11:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=1496#comment-13687</guid>
		<description>&lt;i&gt;Ma perchè si parla, per esempio, di catastrofe ultravioletta e no di catastrofe del rosso? Per energia infinita si intende piccola ma infinita, o infinitamente sempre piu grande?&lt;/i&gt;

La legge di Planck (would-be Rayleigh-Jeans) rappresenta la distribuzione di equilibrio della radiazione elettromagnetica in una cavità (corpo nero). Se fosse vera la legge di R-J, dato che l&#039;energia disponibile è finita (è data dalla temperatura della cavità), quel che succeederebbe è che tutta questa energia non si ripartirebbe fra tutte le frequenze possibili, ma verrebbe risucchiata dalle frequenze più alte, ossia tutta l&#039;energia termica si riverserebbe in raggi gamma energeticissimi. 
E&#039; questo, secondo me, che dovrebbe essere il modo più corretto di spiegare il concetto di catastrofe ultravioletta, più che dire che l&#039;energia sarebbe infinita. 

Quel che succede, in realtà, è che per poter produrre raggi gamma molto energetici ci sarebbe bisogno di avere a disposizione l&#039;energia per poterne produrre *almeno uno* (cosa neanche pensabile prima di Plank, poter parlare di *un*singolo quanto di radiazione elettromagnetica) e dunque i raggi gamma più energetici non vengono nemmeno prodotti e l&#039;energia totale si distribuisce in maniera variegata (secondo proprio la legge di Plank) su *tutte* le frequenze.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><i>Ma perchè si parla, per esempio, di catastrofe ultravioletta e no di catastrofe del rosso? Per energia infinita si intende piccola ma infinita, o infinitamente sempre piu grande?</i></p>
<p>La legge di Planck (would-be Rayleigh-Jeans) rappresenta la distribuzione di equilibrio della radiazione elettromagnetica in una cavità (corpo nero). Se fosse vera la legge di R-J, dato che l&#8217;energia disponibile è finita (è data dalla temperatura della cavità), quel che succeederebbe è che tutta questa energia non si ripartirebbe fra tutte le frequenze possibili, ma verrebbe risucchiata dalle frequenze più alte, ossia tutta l&#8217;energia termica si riverserebbe in raggi gamma energeticissimi.<br />
E&#8217; questo, secondo me, che dovrebbe essere il modo più corretto di spiegare il concetto di catastrofe ultravioletta, più che dire che l&#8217;energia sarebbe infinita. </p>
<p>Quel che succede, in realtà, è che per poter produrre raggi gamma molto energetici ci sarebbe bisogno di avere a disposizione l&#8217;energia per poterne produrre *almeno uno* (cosa neanche pensabile prima di Plank, poter parlare di *un*singolo quanto di radiazione elettromagnetica) e dunque i raggi gamma più energetici non vengono nemmeno prodotti e l&#8217;energia totale si distribuisce in maniera variegata (secondo proprio la legge di Plank) su *tutte* le frequenze.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13686</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 08:06:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=1496#comment-13686</guid>
		<description>My_May, cominciamo dal basso: puoi descrivere le caratteristiche fondamentali di un&#039;onda (monocromatica) tramite la sua velocità di propagazione (nel caso della radiazione elettromagnetica nel vuoto, la velocità della luce nel vuoto) e della sua frequenza. O della sua lunghezza d&#039;onda: i due parametri sono collegati, dunque l&#039;uno implica l&#039;altro e puoi usarli indifferentemente. Il &quot;colore&quot; di una radiazione elettromagnetica nello spettro di frequenze (o lunghezze d&#039;onda) che noi chiamano &quot;visibili&quot;, nel senso di quelle che il nostro occhio percepisce è la caratteristica che il nostro sistema di percezione (occhio + cervello) assegna a una caratteristica lunghezza d&#039;onda, o una sovrapposizione. Da questo il mio parlare di &quot;colore&quot; per rendere digeribile a Oliver l&#039;idea che le radiazioni elettromagnetiche hanno caratteristiche variabili. Per quello che riguarda questo punto temo di debba bastare, altrimenti dovrai cercarti un buon testo di teoria della percezione del colore.

Quanto alla &quot;catastrofe&quot; ultravioletta, il punto rimane lo stesso: la legge di R.-J. funziona ragionevolmente bene nella regione dell&#039;infrarosso, mentre fallisce miseramente nella regione dell&#039;ultravioletto. Questo fallimento è la catastrofe che tanto ti inquieta. Guardati la figura, dovrebbe essere abbastanza chiaro: il problema è una &lt;em&gt;intensità di radiazione&lt;/em&gt; che tende all&#039;infinito. E qui mi fermo, perché altrimenti dovrei tirare fuori le formule. 

E adesso attenzione all&#039;ultimo punto: non fare confusione tra lo spettro di energia emessa da una molecola e l&#039;intensità di radiazione in funzione della lunghezza d&#039;onda. Le due cose sono collegate (in modo diverso tra teoria classica e quantistica) ma non sono equivalenti. Riassumo: per la teoria classica una molecola che oscilla può emettere energia in uno spettro continuo, ovvero al valore che le pare. La conseguenza di questa ipotesi è la legge di R.-J., che ti dice che l&#039;intensità di radiazione in finzione della lunghezza d&#039;onda tende all&#039;infinito per lunghezze d&#039;onda decrescenti. E questo è falso, non avviene in natura, dunque deve esserci un problema nell&#039;ipotesi di fondo (la radiazione elettromagnetica emessa da una molecola in movimento può avere uno spettro energetico continuo). L&#039;ipotesi quantistica (lo spettro energetico di emissione è quantizzato, la quantità di energia trasportata dalla radiazione elettromagnetica emessa da questa benedetta molecola oscillante può assumete solo valori definiti multipli interi di una certa quantità, come se esistesse per quella molecola un&#039;unità fondamentale di energia elettromagnetica, e frazioni di quella non possano essere emesse) ha invece come conseguenza la curva di Planck, che descrive perfettamente la realtà. Ergo, la radiazione elettromagnetica è quantizzata.

Oliver si è addormentato. :-P</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>My_May, cominciamo dal basso: puoi descrivere le caratteristiche fondamentali di un&#8217;onda (monocromatica) tramite la sua velocità di propagazione (nel caso della radiazione elettromagnetica nel vuoto, la velocità della luce nel vuoto) e della sua frequenza. O della sua lunghezza d&#8217;onda: i due parametri sono collegati, dunque l&#8217;uno implica l&#8217;altro e puoi usarli indifferentemente. Il &#8220;colore&#8221; di una radiazione elettromagnetica nello spettro di frequenze (o lunghezze d&#8217;onda) che noi chiamano &#8220;visibili&#8221;, nel senso di quelle che il nostro occhio percepisce è la caratteristica che il nostro sistema di percezione (occhio + cervello) assegna a una caratteristica lunghezza d&#8217;onda, o una sovrapposizione. Da questo il mio parlare di &#8220;colore&#8221; per rendere digeribile a Oliver l&#8217;idea che le radiazioni elettromagnetiche hanno caratteristiche variabili. Per quello che riguarda questo punto temo di debba bastare, altrimenti dovrai cercarti un buon testo di teoria della percezione del colore.</p>
<p>Quanto alla &#8220;catastrofe&#8221; ultravioletta, il punto rimane lo stesso: la legge di R.-J. funziona ragionevolmente bene nella regione dell&#8217;infrarosso, mentre fallisce miseramente nella regione dell&#8217;ultravioletto. Questo fallimento è la catastrofe che tanto ti inquieta. Guardati la figura, dovrebbe essere abbastanza chiaro: il problema è una <em>intensità di radiazione</em> che tende all&#8217;infinito. E qui mi fermo, perché altrimenti dovrei tirare fuori le formule. </p>
<p>E adesso attenzione all&#8217;ultimo punto: non fare confusione tra lo spettro di energia emessa da una molecola e l&#8217;intensità di radiazione in funzione della lunghezza d&#8217;onda. Le due cose sono collegate (in modo diverso tra teoria classica e quantistica) ma non sono equivalenti. Riassumo: per la teoria classica una molecola che oscilla può emettere energia in uno spettro continuo, ovvero al valore che le pare. La conseguenza di questa ipotesi è la legge di R.-J., che ti dice che l&#8217;intensità di radiazione in finzione della lunghezza d&#8217;onda tende all&#8217;infinito per lunghezze d&#8217;onda decrescenti. E questo è falso, non avviene in natura, dunque deve esserci un problema nell&#8217;ipotesi di fondo (la radiazione elettromagnetica emessa da una molecola in movimento può avere uno spettro energetico continuo). L&#8217;ipotesi quantistica (lo spettro energetico di emissione è quantizzato, la quantità di energia trasportata dalla radiazione elettromagnetica emessa da questa benedetta molecola oscillante può assumete solo valori definiti multipli interi di una certa quantità, come se esistesse per quella molecola un&#8217;unità fondamentale di energia elettromagnetica, e frazioni di quella non possano essere emesse) ha invece come conseguenza la curva di Planck, che descrive perfettamente la realtà. Ergo, la radiazione elettromagnetica è quantizzata.</p>
<p>Oliver si è addormentato. <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> </p>
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	<item>
		<title>Di: My_May</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2009/06/10/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/#comment-13685</link>
		<dc:creator>My_May</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 07:25:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.borborigmi.org/?p=1496#comment-13685</guid>
		<description>Marco questo punto è il punto piu oscuro per me, ed è per questo che non riesco a formulare nemmeno bene la domanda :)
Incominciamo dalla prima domanda: se non fosse arrivato Planck col suo gioco di prestigio, l&#039;energia, secondo le leggi classiche, sarebbe dovuta essere infinita. Ma perchè si parla, per esempio, di catastrofe ultravioletta e no di catastrofe del rosso? Per energia infinita si intende  piccola ma infinita, o infinitamente sempre piu grande?
Ad un certo punto il pacchettino che confeziono è un limite al primo (piccola ma infinita) o al secondo (infinitamente sempre piu grande)?

p.s.
ricordi che in un altro argomento avevo fatto la domanda sul colore della luce che dipende dalla sua frequenza che poi dipende dalla sua lunghezza d&#039;onda? Dicevo lì che questo punto non riesco proprio a comprenderlo. Grazie :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco questo punto è il punto piu oscuro per me, ed è per questo che non riesco a formulare nemmeno bene la domanda <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
Incominciamo dalla prima domanda: se non fosse arrivato Planck col suo gioco di prestigio, l&#8217;energia, secondo le leggi classiche, sarebbe dovuta essere infinita. Ma perchè si parla, per esempio, di catastrofe ultravioletta e no di catastrofe del rosso? Per energia infinita si intende  piccola ma infinita, o infinitamente sempre piu grande?<br />
Ad un certo punto il pacchettino che confeziono è un limite al primo (piccola ma infinita) o al secondo (infinitamente sempre piu grande)?</p>
<p>p.s.<br />
ricordi che in un altro argomento avevo fatto la domanda sul colore della luce che dipende dalla sua frequenza che poi dipende dalla sua lunghezza d&#8217;onda? Dicevo lì che questo punto non riesco proprio a comprenderlo. Grazie <img src='http://www.borborigmi.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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