Fusi orari

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Immaginate un tizio che debba organizzare una phone conference (o meglio, una conferenza EVO), e che scopra che tra i partecipanti (oltre al CERN e a qualche parigino) ci sono anche un ricercatore della Università  di Santa Cruz in California e una dottoranda di Pechino. Immaginate la quantità di messaggi email scambiati e di sondaggi Doodle fatti per trovare l'orario perfetto. Vi siete fatti un'idea?

Provate adesso a immaginate questo povero tapino portare sua figlia all'asilo il giorno della connessione (immaginate sia oggi), e rimanere bloccato in uno splendido ingorgo a 3 (tre!) minuti dall'inizio della suddetta conferenza virtuale; cercate di dipingervi nella mente lo stato della sua serenità psicofisica (il tizio in questione è il chairman della discussione, mica può arrivare tardi), mentre tra il suo ipotalamo e il suo cervelletto si affollano immagini di californiani addormentati e pechinesi impazienti. Non vi viene voglia - chessò - almeno di offrirgli un caffè?

P.S. Se poi vi piacciono i film d'azione, provate anche a immaginare la serie di infrazioni stradali commesse dal tapino in questione per arrivare all'inizio della discussione con soli due minuti di ritardo. Se vi piaccono i film splatter, immaginatevi invece lo stato della sue ascelle.

P.P.S. la conferenza iniziava alle 9 svizzere, gli orologi là sopra sono stati immortalati a fine connessione. E per fortuna non c'era nessuno di Brookhaven.

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7 Commenti

  1. delo
    Pubblicato il 23 aprile 2009 alle 11:41 | Permalink

    Erano connessi anche da NY?

    comunque fare una conferenza con gente da tutte e due i lati dei fusi orari e' veramente difficile...
    forse senza S.Francisco trovavi un orario "normale" per tutti (tipo pomeriggio ora CERN)

    delo

  2. Marco
    Pubblicato il 23 aprile 2009 alle 11:57 | Permalink

    17:00 CET non credo avrebbe creato grossi problemi..

  3. Pubblicato il 23 aprile 2009 alle 12:34 | Permalink

    Beh, almeno il fatto che ne scrivi significa che sei sopravvissuto senza troppi traumi!

  4. Pubblicato il 23 aprile 2009 alle 14:01 | Permalink

    @delo: no, per fortuna stavolta nessuno dalla costa est!

    @Marco: in effetti, non fosse che il tizio della California aveva dei doveri di padre in quell'orario (l'accompagnamento mattutino dei bimbi a scuola è di sua competenza a quanto pare).

    @Pinin. Già. E alle 14 (cioè adesso) me ne tocca un'altra... 🙁

  5. Gianluca G.
    Pubblicato il 23 aprile 2009 alle 17:16 | Permalink

    Eh eh ... anche a me succede ogni tanto lo stesso problema, ma vediamo i vantaggi nell'essere in Europa: ti colleghi sempre in un orario lavorativo, mentre a cinesi o americani capita spesso alla sera tardi o alla mattina presto

  6. Pubblicato il 23 aprile 2009 alle 20:36 | Permalink

    Ma che vuol dire °° Ognuno ha i suoi fusi orari. Dipende molto dall'organizzatore e dalla disponibilità. Non è che in Europa siamo privilegiati.

  7. Alberto
    Pubblicato il 23 aprile 2009 alle 23:33 | Permalink

    Il problema è il lavorare in parallelo: 1h di lavoro assonnato e poi qualcuno deve andare a nanna o a recuperare il figlio all'asilo.
    Ci si guadagnerebbe invece parecchio a lavorare in serie: il tuo collega cinese lavora 8h, poi ti passa il tutto e va a nanna. Tu lavori 8h, poi passi il tutto al tuo collega americano e vai a nanna. Ecco fatto un bel 3x8, o 24h/24h, produzione moltiplicata per 3 e rispetto di orari di lavoro decenti. La mondializzazione informatica, altro che.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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