La mezz'ora migliore della giornata

Esci dall'ufficio alle cinque e mezza per andare a recuperare la tua progenie all'asilo, e ti senti costantemente un fannullone degenere che ha passato appena 8 ore e mezza a lavorare. Insomma, niente di lontanamente paragonabile ai tuoi colleghi americani, che spesso passano la notte al CERN sul divano sfondato che hanno fatto installare nell'ufficio; o alle dodici ore di prammatica di qualunque studente di dottorato cinese che si rispetti (e che abbia ottenuto il permesso di venire fino a qui). Il senso di inadeguatezza e di essere fuorigioco nella competizione si appollaia sulla spalla per tutto il tragitto, accompagnato da insani progetti di notti insonni spese a recuperare il presunto distacco.

Arrivi all'asilo alle cinque e quaranta - per fortuna non è distante - e nella penombra della bella aula colorata, tra disegni fatti con i colori a dite e i mobili in miniatura, ci sono solo più cinque bambini, decisamente spossati dalla lunga giornata di gioco; tentano di giocare ancora un po', ma che in fondo al cuore ormai da un po' aspettano e basta. D'improvviso alla sensazione di inadeguatezza professionale e fannullomismo si sostituisce quella di padre degenere: le 5 e mezza sono troppo tardi, la giornata è lunghissima per questi pupi, devo provare ad arrivare prima! In ogni caso non c'è speranza: deve esistere una legge misteriosa per cui il senso di colpa, come l'entropia, non può fare altro che aumentare.

Appena fuori dall'asilo ci sono i giardinetti, e tutti i giorni, stanca o meno, Giulia indica con chiarezza i suoi desideri: un giro sull'altalena è diventato un rito immancabile. La forsizia è un'esplosione gialla tutto intorno, e inizia a fare caldo; Giulia ridacchia goduta mostrando i sui tre denti e mezzo, mentre la spingo avanti e indietro sull'altalena. Che si impicchino americani tristi divano-muniti e cinesi efficienti e infaticabili: è la mezz'ora migliore della giornata. E, senza, io sarei una persona peggiore.

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22 Commenti

  1. Pubblicato il 8 aprile 2009 alle 13:29 | Permalink

    si forse è proprio questo essere padre, sentirsi sempre inadeguato al ruolo e nel contempo gioire nel vederli crescere.

    Personalmente per me è un dato indicativo che tutti i più grandi fisici e matematici hanno avuto delle relazioni personali piuttosto vuote e problematiche.

    zero

  2. GM
    Pubblicato il 8 aprile 2009 alle 16:27 | Permalink

    zerocold, mi sembra un commento totalmente gratuito. Eulero, Fermi, Riemann, Gauss, Feynman, solo per citare alcuni dei piu` grandi, non hanno avuto relazioni personali "vuote e problematiche"

  3. Pubblicato il 8 aprile 2009 alle 16:38 | Permalink

    @zerocold:

    Gm ha perfettamente ragione. Una mente geniale non implica una sfortuna a livello personale. Io credo che un uomo in grado di avere una buona famiglia (con o senza figli) sia anche in grado di fare una scoperta scientifica di grande portata poichè, come Marco dimostra, tutti e due i lavori sono difficili e impegnativi.

    @Marco:

    Ricorda che dalla tua parte hai il caro e vecchio sangue italiano 😀 Non demoralizzarti e cerca di migliorare ogni giorno.

    P.s. i cinesi e gli americani puzzano ;D

  4. nemo
    Pubblicato il 8 aprile 2009 alle 17:28 | Permalink

    ti capisco in pieno, Marco... ormai il senso di colpa è multidirezionale (moglie, piccolino, lavoro)... ma non ci si può far niente.. ogni giorno attraverso mezza città all'ora di pranzo solo per tornare dal cucciolo, vederlo una mezz'ora e non fargli sentire che il papà e la mamma lo lasciano solo per quasi tutta la giornata... e mi chiedo se mi non sentirei meglio a fare un lavoro che non ti tiene il cervello occupato 24 ore su 24.. forse mi godrei di più il bimbo che cresce... e, allo stesso tempo, mi chiedo se riuscirei davvero a fare un mestiere diverso dal fisico (precario ma chissenefrega)... meglio non pensarci troppo...

  5. GammaRayBurst
    Pubblicato il 8 aprile 2009 alle 18:42 | Permalink

    Vedo che questo stato d'animo ci accoumuna un pò tutti. A volte dico a me stesso che quello che faccio a lavoro lo faccio pure per lui, anche se in quei momenti mi privo della sua presenza. Altre volte penso "ma chi me lo fa a fare a perder tempo su queste cose" mentre potrei vivere spensierato e godermi la vita.
    La cosa che più mi rattrista è constatare che, nonostante tutti i sacrifici che si fanno, vanno avanti sempre le solite persone e che la meritocrazia se ne va a benedire.
    Comunque Marco hai toccato un argomento di cui mal volentieri se ne vuole discutere, proprio per quel senso di colpa che continuamente ci accompagna. Ma sciverlo e discuterne può essere catartico.

  6. Pubblicato il 9 aprile 2009 alle 16:46 | Permalink

    Carriera o figli?

    Figli, decisamente.
    Anche se si vive sempre un po' sul baratro diciamo!

  7. Ciro Chiappini
    Pubblicato il 9 aprile 2009 alle 18:13 | Permalink

    Ciao

    E' da un po' che seguo il blog in maniera molto indiretta, attraverso lo sharing dell'rss feed di Diego su google reader. Oltre a dirti che probabilmente solo li' al CERN i Grad Student americani dormono sui divain sfondati (qui a UT-Austin vanno tutti a casa prima di me, figli o non figli), e che i cinesi nel mio gruppo sono i piu' grandi fancazzisti della storia (e qui so che e' un caso particolare), mi domando in tutto quel casino dove trovi il tempo per scrivere un blog, soprattutto non il solito blog che parla di cazzate varie, e dove trovi il tempo per leggere di Bayesian Statistics. Cmq, complimenti per il blog che da oggi e' nel mio feed di google reader. Don't keep your hopes up, attualmente non trovo il tempo nemmeno per leggere i feed di Nature Nanotech, quindi....

  8. sergio
    Pubblicato il 10 aprile 2009 alle 00:03 | Permalink

    e poi c'è una cosa da dire i stacanovisti sono più i giapponesi che i cinesi non a caso si dice che le aziende giapponesi accompagnino i propri dipendenti "dalla culla alla bara" senza contare il più alto tasso di suicidio a livello mondiale il motivo è facilmente intuibile.

  9. Pubblicato il 10 aprile 2009 alle 13:01 | Permalink

    Prendersi i propri tempi è un'arte che si impara soltanto con una costante applicazione.

  10. Pubblicato il 10 aprile 2009 alle 16:27 | Permalink

    Spero che un giro sull'altalena lo faccia anche tu...

  11. Pubblicato il 11 aprile 2009 alle 08:50 | Permalink

    @Ciro: ciao, benvenuto! Dove trovo il tempo per scrivere il blog? Beh, come vedi ne trovo veramente molto poco, l'unica cosa che mi riesce è appunto scrivere con il contagocce. A questo punto meglio saltare in diretta le cagate, se mi riesce. Nella pratica, rubo il tempo in parte alle mie striminzite pause pranzo, ma soprattutto alle sere in cui mi privo senza rimorsi della tv; per le risposte ai commenti invece tornano comodi sabato e domenica mattina presto. Quanto a "Bayesian Statistics", che tu ci creda o meno è veramente sul comodino insieme al resto, e da una settimana a questa parte me ne ingollo a forza un capitoletto a sera. Poi faccio sogni agitati, ma è un'altra storia 🙂

    @Fabio: beh, in quelle per i pupi della dimensione di Giulia non ci entro proprio, mentre nelle altre - prive di schienali e sicurezze - la mia presenza è necessaria per evitare ribaltamenti della gnoma. Il che è una bella cosa: dovrebbero fare anche le altalene per adulti!

    @Tutti: Buona pasqua!

  12. Francesco
    Pubblicato il 12 aprile 2009 alle 23:25 | Permalink

    Caro marco goditi questi momenti con tua figlia, assapora ogni istante che passi con lei, sono momenti che non torneranno più a meno che la fisica quantistica non faccia passi da gigante. Il tempo che passi con lei non è il meglio della giornata ma il meglio della vita, cerca di stare con lei il più possibile perchè ora, per lei ,tu sei la cosa più grande e bella che ci sia, poi quando diventerà grande tu purtroppo passerai in secondo piano , ci saranno gli amici , la scuola,internet, i blog, le chats, le compagnie ecc. e tu improvvisamente diventerai " mi dai ? " o meglio " mi dai i soldi? " Cioè tu sarai sempre suo padre, sarai sempre il suo riferimento ma non ci saranno più momenti da stare assieme, c'è sempre qualcos'altro che viene prima.....purtroppo è così, perciò goditi questi momenti e fregatene del resto. Ciao a presto

  13. Valter
    Pubblicato il 14 aprile 2009 alle 10:04 | Permalink

    Da un po' non apro il blog ma sul tuo post relativo ai sensi di colpa per il trend lavorativo più basso di altri, mi viene voglia di farti presente che in un documentario circa i nativi d'america visto anni fa, un imprenditore che ne aveva alcuni in fabbrica, li giudicava i migliori in assoluto in quanto non si curavano di confrontare il proprio rendimento con quello altrui, ma cercavano di fare del loro meglio e basta. Non l'ho più dimenticata! Tengo inoltre a sottolineare che in certi libri di spiritualità si fa notare come l'uomo abbia in pratica solo due nemici, dai quali poi partorisce tutto il resto. Che sarebbero 1 - la paura e 2- i sensi di colpa. Alla larga quindi. ciao Valter

  14. Xisy
    Pubblicato il 16 aprile 2009 alle 02:06 | Permalink

    scusa se sono completamente off topic, ma questa te la devo segnalare

    http://xkcd.com/242/

    : - )

  15. daniele
    Pubblicato il 17 aprile 2009 alle 16:29 | Permalink

    Questo è il mio primo commento, seguo il tuo blog da quando, per caso, ho letto un tuo post sull'incidente accaduto all'accelleratore del cern.

    Ti devo fare i miei complimenti per questo sito, non sai quante volte mi sono trovato d'accordo con i tuoi post dal gtd a emacs, in questo post mi ci sono proprio riconosciuto e non posso astenermi dal commentarlo:

    Il cervello è uno strano organo, puoi stare tutte le 24 ore della giornata a studiare una cosa e non capirla, poi mentre stai giocando con tua figlia, accorgerti che non c'era niente di più semplice..... lo studio non si misura a ore, non si produce di più se si sta chiuso in ufficio e si passa la notte sul sul divano (a meno che non ci si diverta a farlo).

    Credo che il lavoro sia funzionale a queste "mezz'ore milgiori della giornata", senza questi momenti non avrebbe senso faticare.

    La vita è breve, un luovo comune che apprezzi quando ne hai già trascorsa un po e non sai quanta te ne rimane.

  16. francesco
    Pubblicato il 17 aprile 2009 alle 22:35 | Permalink

    Ciao Marco Ho sentito solo oggi questa canzone ed è maledettamente vera anche se un pò sdolcinata, leggila e fanne tesoro................Ciao

    Testo Fausto Leali “Una Piccola Parte Di Te”

    Quando crescono i figli, non li tieni più in braccio
    Ma diventi un ostaggio, per il loro futuro
    E si alza quel muro che non c’era mai stato
    Che segna il confine tra presente e passato…
    Quando crescono i figli non ti danno più retta
    Hanno sempre ragione, vanno troppo di fretta
    Sanno dirti soltanto “Buonanotte o Buongiorno”
    E ti accorgi che è meglio… se ti levi di torno…
    E allora ripensi ai tuoi genitori
    La tua insofferenza ai loro timori
    Ma basta acquiloni o castelli di sabbia
    Il mondo era là fuori
    Tu dentro una gabbia…
    E tutto ritorna ma cambiano i ruoli
    La scuola, lo scooter, gli amici, gli amori
    I figli ne fanno di tutti i colori
    Vai fuori di testa
    Ma poi li perdoni…
    Quando crescono i figli c’è uno scontro diretto
    Tra le loro esigenze e il tuo mare d’affetto
    Chi si crede più grande, chi si sente più vecchio
    Ma poi ti guardi allo specchio
    E quel ragazzo davanti ai tuoi occhi… sei tu…
    E gridi a te stesso…
    Che tutto ritorna ma cambiano i ruoli
    La scuola, lo scooter, gli amici, gli amori
    I figli crescono ti tagliano fuori…
    Ma in ogni cosa che fanno
    Sai che c’è sempre una piccola parte di te…
    E anche se poi se ne vanno…
    Sai che c’è sempre una piccola parte di te…

  17. Sara
    Pubblicato il 29 giugno 2009 alle 18:33 | Permalink

    cavoli Marco, questo post lo devo far leggere al mio Davide, docente-ricercatore e papà della nostra piccola Gea. Anche lui ha mille incombenze lavorative ma, per motivi logistici, è lui che va a prendere la nostra pupetta al nido. Anche lui combattuto dal dover lavorar di più (e spesso dopo cena si rimette al lavoro, mentre io addormento Gea, e tira fino all'una di notte) e anche lui la porta ai giardinetti, prima di riportarmela a casa. Wow, come ti capiamo!!!

  18. Pubblicato il 30 giugno 2009 alle 16:31 | Permalink

    GM:
    Gauss: ha sempre avuto una prostituta d'ufficio e la prima notte di nozze pensava a come scoprire la legge che regola il moto lunare.
    Feynman: nei suoi diari lamentava anche lui il fatto di essere spesso lontano dalla moglie, che comunque è spirata negli ultimi giorni aspettando che lui finisca il suo turno al progetto manhattan.
    Einstein nelle sue lettere a Curbastro lo lodava per il fatto di essere riuscito a stare tutta la vita assieme alla moglie.
    Von neumann, non sapeva neanche dove fossero i bicchieri in casa sua.
    Godel, sappiamo come è finito
    ... Non mi sembra poco gratuito. Mi sembra invece chiaro che o sei un genio che rivoluziona il modo di vedere il mondo o scegli il calore del focolare.
    P.s non mi considero in alcun modo un genio che rivoluziona il modo di vedere il mondo

  19. Pubblicato il 30 giugno 2009 alle 16:53 | Permalink

    Zerocold, di tutti quelli che citi almeno su Feynman mi sentirei di obiettare: dire che la sua relazione con Arlette (la prima moglie) fosse problematica senza citare i dettagli del progetto Manhattan -e i modi con cui i due gestivano comunque le comunicazioni tra loro - o la tubercolosi della moglie chela teneva in sanatorio vuol dire raccontare solo una parte della storia.

    La tua equazione non mi sembra poi funzionare per due ragioni: dire che tutti i geni rivoluzionari non hanno goduto di una famiglia non implicherebbe affatto che chi goda della famiglia non possa essere un genio rivoluzionario. E anche se fosse, basterebbe un controesempio per falsificare la teoria.

    In ogni caso qui non stiamo parlando di potenziali Premi Nobel, ma di onesti operai della fisica: come scrivo altrove, troppi si ritengono migliori perché lavorano la notte o il weekend, anche quando questo è decisamente inutile; e una migliore organizzazione del tempo e del lavoro renderebbe questi eccessi inutili per la maggior parte delle persone, sottoscritto incluso, che hanno soltanto ambizioni di eccellenza anche se non necessariamente di genialità.

  20. Pubblicato il 25 ottobre 2010 alle 20:48 | Permalink

    Stendersi accanto a un figlio per accompagnarlo nelle nebbie della notte dopo avergli letto la sua storia preferita, guardarlo mentre i sogni entrano nel suo sonno facendogli muovere le palpebre e pronunciare parole sconnesse, rassicurarlo quando un incubo lo sveglia, sentire nel bel mezzo della notte il suono delicato di due piedi nudi che corrono nel corridoio e dopo un attimo essere schiacciati da un quattro zampe che si catapulta sulle tue gambe, accettare il suo bisogno di contatto fisico, stringersi nell'angolo del lettone, ascoltare il suo respiro, sentirlo vivo.
    Niente come guardare un bambino che dorme può rappacificarti col mondo. Se è il tuo bambino, è orgoglio e felicità allo stato puro.
    Non rimpiangere NEMMENO UN ISTANTE passato con tuo figlio, il lavoro la carriera i soldi e tutto il resto non sono niente, al confronto.
    29 novembre 2009

  21. Giuliano
    Pubblicato il 29 dicembre 2010 alle 08:43 | Permalink

    Marco, hai giustamente corretto zerocold sulla relazione
    tra Feynman e sua moglie Arlene. E' una storia incredibile e cosi'
    toccante, descritta nel libro autobiografico di Feynman "Che
    t'importa di cio' che dice la gente?", che mi commuove ogni volta
    che la rammento. L'ho ritrovata parzialmente in un blog dei vostri
    "cugini" matematici:
    http://rudimatematici-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/tag/alrlene/

  22. Giuseppe
    Pubblicato il 28 settembre 2011 alle 10:18 | Permalink

    Grazie per questo post, hai fatto sentire una persona migliore anche me

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  • […] Decido di seguire il consiglio del tizio di cui sopra, e do libero sfogo alle mie ossessioni del periodo. Fatevene una ragione, questo blog si occupa appunto di borborigmi. Oggi imbratto dunque queste pagine con qualche lamentazione a proposito del punto 3. (e non temete, prima o poi raglierò anche a proposito del punto 2.; del punto 1. mi sono già preso la briga di parlare). […]

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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