Un italiano vero

L'altro ieri il motorino di Irene si è fermato (quasi sotto casa, per fortuna, almeno non ha dovuto issarlo per la salita che porta a Prevessin) e non ha più voluto saperne di ripartire. Per carità, era giù successo una volta, ma allora la colpa era del serbatoio vuoto. Questa volta la benza traboccava, e così pure l'olio. Amen. Ieri ho chiamato il concessionario per sapere che fare.

Allora, immaginate la mia conversazione con il signor Charles Montanari, scooterista di Segny, paesello della profonda provincia francese appena al di là di Ginevra. Immaginate il suo accento savoiardo macchiato da inequivocabili radici italiane, e soprattutto provate a figurarvi il mio forbito eloquio motociclistico nella lingua dei cugini transalpini: "Caro signore, può portarmi il motorino imbizzarrito in officina?" "Gentile monsieur Montanari, siccome la suddetta motocarrozzetta non parte temo avrò delle difficoltà a soddisfare la sua richiesta" "Non è grave, dato che comunque domani parto in vacanza. e se lei proprio vuole un depannage dovrà rivolgersi al mio collega di Gex, il quale in ogni caso non ha nessun mezzo di trasporto per raggiungerla, potrebbe forse farsi prestare l'aiuto da suo cugino ma comunque difficilmente riuscirà a instaurare un dialogo con lei siccome è un po' dislessico e pizzica tre consonanti diverse" (ok, l'ultima parte non l'ha esattamente detta, ma le informazioni sono autentiche, le ho ricavate personalmente dalla telefonata fatta immediatamente dopo al collega) "E allora come me la cavo?" "Ascolti, il problema è probabilmente la candela, sarà da cambiare o almeno da pulire per bene" "E dunque?"

Bene. Adesso sforzatevi di immaginare che il signor Montanari passi repentinamente dal francese all'italiano (giuro!), e urli nella cornetta la seguente frase: "Ma lei è italiano, no? Gli italiani devono saper usare le mani!" seguita da due italianissime bestemmie a sottolineare sornione un presunto retroterra comune, per poi aggiungere - di nuovo in francese - di arrangiarmi. Siete liberi di non crederci, ma è andata proprio così.

Passati i primi 15 secondi a scongelare la mandibola (e i successivi 45 a non capire che cosa diceva l'amico meccanico di Gex di cui sopra) ho mollato quello che stavo facendo, preso l'auto, raggiunto il Brico di Meyrin e acquistato per un totale di 8 CHF: una chiave per candele, un set per pulizia delle medesime comprendente uno spazzolino di metallo, una limetta e un set di spessori per tarare la distanza tra gli elettrodi (ma questo l'ho capito solo più tardi).

Irene stamattina è andata a lavorare in motorino. Spaghetti al dente, un partigiano come presidente.

pulizia_candele_400px.jpg

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Un Commento

  1. Pubblicato il 19 agosto 2007 alle 11:06 | Permalink

    Pensa quanto ti ha fatto risparmiare! Dovresti ringraziarlo.
    Mi passi il suo numero così la prossima volta che mi si ferma l'auto mi faccio dare consigli al telefono che mi spronino ad aggiustarla da solo? 🙂

    ciao
    mc

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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