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	<title>Commenti a: Anche gli scienziati sbagliano. Parte seconda, ovvero una doverosa parentesi sui fondamenti dell&#039;omeopatia.</title>
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	<description>Scienza e opinioni di frontiera</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 16:41:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2007/02/27/anche-gli-scienziati-sbagliano-parte-seconda-ovvero-una-doverosa-parentesi-sui-fondamenti-dellomeopatia/#comment-20075</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 14:32:35 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Giorgio, nel suo commento lei da per scontato che cosa io abbia letto e cosa non abbia letto, presunzione piuttosto gratuita visto che non vedo come possa dedurre il mio grado di informazione da questo articoletto sul blog. In realtà la bufala omeopatica è un argomento che mi sta talmente a cuore che potrei stupirla per la quantità di roba (e robaccia) che ho digerito per farmene un&#039;idea piuttosto chiara. Che poi valga la pena parlarne sue queste pagine è un&#039;altra storia (da quando ho scritto questi articoli sono passati più di quattro anni, e ho perso interesse nel tentare di dialogare con i sostenitori dell&#039;omeopatia, visto che sembrano sistematicamente allergici a ogni ragionamento scientifico).

Quanto alle specifiche obiezioni che solleva:

1) Che il compendio di farmacologia europea contenga anche voci relative a preparati omeopatici non significa che questi abbiano una vera proprietà medicinale. Anche braccialetti power-balance si vendono in farmacia, e questo non li rende meno bufale.

2) La questione non quella di citare voci a favore o voci contro. Il punto è citare studi epidemiologici o meta-analisi che dimostrino o meno un effetto farmacologico distinguibile dal placebo per un qualunque preparato omeopatico, con un trattamento statistico e procedurale dei dati che sia affidabile accettabile. Sarò lieti di convertirmi all&#039;omeopatia quando me ne mostrerà uno. La scienza non è a favore o contro, semplicemente pretende di rigore e prove. Il resto è fuffa.

3) Lei dice &quot;quando non riusciamo a misurare un fenomeno le possibilità sono due: o il fenomeno non esiste, oppure non abbiamo un metodo di misura adeguato&quot;. È vero, ma nel caso dell&#039;omeopatia stiamo parlando di un fenomeno che dovremmo essere in grado di misurare, ovvero l&#039;efficacia terapeutica dei preparati. Nessuno pretende di indagare il &lt;em&gt;perché&lt;/em&gt; i preparati omeopatici funzionerebbero, ma semplicemente &lt;em&gt;se&lt;/em&gt; funzionino. Per questo l&#039;adeguatezza dello strumento di misura non è in questione: i trial clinici funzionano piuttosto bene per tutte le altre medicine!

4) Affermare che Hahnemann abbia inventato la sperimentazione clinica mi sembra quantomeno eccessivo. E, per restare sul contenuto di questi articoli, non mi sembra che abbia mai implementato nessun tipo di protocollo di doppio cieco per le sue &quot;misure&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Giorgio, nel suo commento lei da per scontato che cosa io abbia letto e cosa non abbia letto, presunzione piuttosto gratuita visto che non vedo come possa dedurre il mio grado di informazione da questo articoletto sul blog. In realtà la bufala omeopatica è un argomento che mi sta talmente a cuore che potrei stupirla per la quantità di roba (e robaccia) che ho digerito per farmene un'idea piuttosto chiara. Che poi valga la pena parlarne sue queste pagine è un'altra storia (da quando ho scritto questi articoli sono passati più di quattro anni, e ho perso interesse nel tentare di dialogare con i sostenitori dell'omeopatia, visto che sembrano sistematicamente allergici a ogni ragionamento scientifico).</p>
<p>Quanto alle specifiche obiezioni che solleva:</p>
<p>1) Che il compendio di farmacologia europea contenga anche voci relative a preparati omeopatici non significa che questi abbiano una vera proprietà medicinale. Anche braccialetti power-balance si vendono in farmacia, e questo non li rende meno bufale.</p>
<p>2) La questione non quella di citare voci a favore o voci contro. Il punto è citare studi epidemiologici o meta-analisi che dimostrino o meno un effetto farmacologico distinguibile dal placebo per un qualunque preparato omeopatico, con un trattamento statistico e procedurale dei dati che sia affidabile accettabile. Sarò lieti di convertirmi all'omeopatia quando me ne mostrerà uno. La scienza non è a favore o contro, semplicemente pretende di rigore e prove. Il resto è fuffa.</p>
<p>3) Lei dice "quando non riusciamo a misurare un fenomeno le possibilità sono due: o il fenomeno non esiste, oppure non abbiamo un metodo di misura adeguato". È vero, ma nel caso dell'omeopatia stiamo parlando di un fenomeno che dovremmo essere in grado di misurare, ovvero l'efficacia terapeutica dei preparati. Nessuno pretende di indagare il <em>perché</em> i preparati omeopatici funzionerebbero, ma semplicemente <em>se</em> funzionino. Per questo l'adeguatezza dello strumento di misura non è in questione: i trial clinici funzionano piuttosto bene per tutte le altre medicine!</p>
<p>4) Affermare che Hahnemann abbia inventato la sperimentazione clinica mi sembra quantomeno eccessivo. E, per restare sul contenuto di questi articoli, non mi sembra che abbia mai implementato nessun tipo di protocollo di doppio cieco per le sue "misure".</p>
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		<title>Di: Giorgio</title>
		<link>http://www.borborigmi.org/2007/02/27/anche-gli-scienziati-sbagliano-parte-seconda-ovvero-una-doverosa-parentesi-sui-fondamenti-dellomeopatia/#comment-20032</link>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 08:52:11 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; bello rileggere dopo così tanto tempo un articolo fatto così male.  Purtroppo l&#039;autore ignora molte cose, tra cui il fatto che esista una farmacopea omeopatica riconosciuta a livello europeo e che fa parte della farmacopea eurropea che è considerata una delle fonti secondarie del diritto, il che fa pensare che se in europa qualcuno abbia deciso di inserire delle monografie a livello di farmacopea europea o è un imbecille, oppure c&#039;è qualcosa di più. Inoltre l&#039;autore purtroppo parla male di una cosa che non conosce a sufficienza, in quanto cita solo fonti contrarie all&#039;omeopatia, mentre dovrebbe parlarne male solo dopo aver letto le fonti a favore di questo metodo. Terza cosa fortemente ignorata è il fatto che il caso Bienveniste è stato l&#039;unico caso in cui qualcuno si è preso la briga di ricontrollare i suoi esperimenti, mentre è ben noto agli ambienti della ricerca scientifica che diversi scienziati in passato hanno taroccato i risultati delle proprie ricerche. Ultima ma non ultima cosa ignorata è il fatto che l&#039;autore dimentica un concetto galileiano molto semplice: quando non riusciamo a misurare un fenomeno le possibilità sono due: o il fenomeno non esiste, oppure non abbiamo un metodo di misura adeguato.
Io sono un chimico che si è accostato al problema dell&#039;omeopatia in maniera razionale e senza pregiudizi, non sono a favore, ma non sono neanche contro, il problema è che bisognerebbe studiarla senza pregiudizi. Per quanto riguarda gli studi clinici, non si possono applicare i canoni classici della sperimentazione clinica, peraltro inventata da Hahnemann, padre dell&#039;omeopatia, per alcune definizioni intrinseche al metodo. Si dovrebbe quindi prendere un campione di soggetti e lasciarli trattare secondo certi canoni e vedere i risultati finali. Concludo dicendo inotlre che l&#039;omeopatia messa a punto da Hahnemann è molto diversa da quella che oggi si vede applicare chiamata complessismo o pluralismo al contrario della sua che era chiamata unicismo. Ma di questo ovviamente l&#039;autore dell&#039;articolo non può saperlo, così intento a leggere tutto ciò che è contro.
Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E' bello rileggere dopo così tanto tempo un articolo fatto così male.  Purtroppo l'autore ignora molte cose, tra cui il fatto che esista una farmacopea omeopatica riconosciuta a livello europeo e che fa parte della farmacopea eurropea che è considerata una delle fonti secondarie del diritto, il che fa pensare che se in europa qualcuno abbia deciso di inserire delle monografie a livello di farmacopea europea o è un imbecille, oppure c'è qualcosa di più. Inoltre l'autore purtroppo parla male di una cosa che non conosce a sufficienza, in quanto cita solo fonti contrarie all'omeopatia, mentre dovrebbe parlarne male solo dopo aver letto le fonti a favore di questo metodo. Terza cosa fortemente ignorata è il fatto che il caso Bienveniste è stato l'unico caso in cui qualcuno si è preso la briga di ricontrollare i suoi esperimenti, mentre è ben noto agli ambienti della ricerca scientifica che diversi scienziati in passato hanno taroccato i risultati delle proprie ricerche. Ultima ma non ultima cosa ignorata è il fatto che l'autore dimentica un concetto galileiano molto semplice: quando non riusciamo a misurare un fenomeno le possibilità sono due: o il fenomeno non esiste, oppure non abbiamo un metodo di misura adeguato.<br />
Io sono un chimico che si è accostato al problema dell'omeopatia in maniera razionale e senza pregiudizi, non sono a favore, ma non sono neanche contro, il problema è che bisognerebbe studiarla senza pregiudizi. Per quanto riguarda gli studi clinici, non si possono applicare i canoni classici della sperimentazione clinica, peraltro inventata da Hahnemann, padre dell'omeopatia, per alcune definizioni intrinseche al metodo. Si dovrebbe quindi prendere un campione di soggetti e lasciarli trattare secondo certi canoni e vedere i risultati finali. Concludo dicendo inotlre che l'omeopatia messa a punto da Hahnemann è molto diversa da quella che oggi si vede applicare chiamata complessismo o pluralismo al contrario della sua che era chiamata unicismo. Ma di questo ovviamente l'autore dell'articolo non può saperlo, così intento a leggere tutto ciò che è contro.<br />
Grazie.</p>
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